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mercoledì 21 ottobre 2020

pronti non ansiosi

Lc 12,39-48


Siate pronti! Queste parole del Signore oggi mi hanno fatto molto riflettere. Ho pensato a quelle persone, che pensano di dover essere sempre all'altezza della situazione e sempre pronti a tutto ma... non appena capita un imprevisto, si bloccano. E' un'esperienza che è capitata ad ognuno di noi nella vita. Tuttavia per qualcuno è condizione in cui vive. Qual è la differenza tra la prontezza e l'ansia? Tutte e due partono dalla considerazione sul futuro, fosse anche prossimo. L'ansia infatti è la condizione di chi vive talmente attento al futuro da vivere male il proprio presente non essere in grado di viverlo per la preoccupazione per il futuro. Ha bisogno di una massima sicurezza su ciò che accadrà, vuole controllarlo, vuole evitare errori o/e imprevisti. Non così per la prontezza di cui oggi ci parla il Signore. Essere pronti significa vivere nella serena consapevolezza che l'imprevisto può accadere, qui ed ora e che esso fa parte della vita anche se non lo si può capire prima che accada. Esattamente come quel padrone che, arrivando e trovando i servi che lo accolgono, inaspettatamente si mette lui a loro servizio. E' un imprevisto questo! Potrebbe generare l'ansia per la risposta: "cosa dovrò fare ora? come comportarmi? va bene? non va bene? cosa dirà la gente?" ecc.ecc... La prontezza è vita, mentre l'ansia è il timore della sua perdita. Sicuramente a ciascuno di noi è capitato di sperimentare per qualche motivo quell'ansia che arriva ad accorciare il nostro respiro. Ecco questo è desiderio di vita: chi vive, respira calmo, con larghezza di polmoni, se così si può dire, pronti ad accogliere ciò che viene. Chi invece è portato dall'ansia, ha il respiro corto, sente che la vita gli sfugge, boccheggia, cerca la vita... resta infelice, perché incapace di ricevere la novità non calcolata, che inevitabilmente arriva. Siamo nei tempi in cui ne soffre tanta gente, perché tanti strumenti abbiamo inventato per darci sicurezza, che deve, prima o poi sgretolarsi per far spazio alla possibilità di riacquistare la libertà. Beato invece cioè felice è chi vive pronto: serenamente capace di accettare le cose così come vengono (senza idealizzare ovviamente anche l'ansia fa parte di una vita normale, fino a quando non impedisce di vivere fondamentalmente tranquilli), chi sa fin nel profondo del suo cuore, che non è padrone della propria vita, ma che il suo "padrone" è, appunto, imprevedibile nell'amore. 

venerdì 24 aprile 2020

moltiplicazione con-divisione

Gv 6,1-15

Di questo Vangelo che tutti conosciamo così bene, mi colpisce oggi il modo in cui Gesù risponde all'ansia dei discepoli. Ci sono infatti vari modi per approcciare l'emergenza. 
Anche se il brano ci riporta che la prima domanda fatta da Gesù a Filippo, era stata fatta per metterlo alla prova, è anche vero che Gesù procede con estrema chiarezza di intenti. Emergenza: mettere bene a fuoco le risorse che ci sono, cioè domandarsi da dove reperire da mangiare e in mancanza di questa possibilità, guardare ciò che c'è già. Andrea non è in grado di mantenersi in questa realtà. Immediatamente scatta la convinzione che comunque non c'è nulla da fare perché non basta lo stesso. E Gesù ritorna a fare semplici cose, una alla volta, con la logica dei piccoli passi possibili. Fateli sedere. Chiaro: se la paura è per rifornire le energie alla folla, intanto non gliele facciamo perdere. Facciamoli sedere. Dopo prendiamo quello che abbiamo e... chiediamo quello che non abbiamo. Due cose loro ce le hanno di certo, o meglio, tre. Pani, pesci e benedizione di Dio. Queste bastano per sfamare tutti. Perché noi ragioniamo poi per risorse umane, materiali, ma ci sono anche le risorse spirituali, perché sappiamo che senza di Lui non possiamo far nulla. Ed ecco Gesù fidarsi del Padre e della sua continua presenza. Il miracolo, come ben sappiamo, non avviene perché Gesù fa la benedizione dei pani e dei pesci e all'improvviso davanti a tutti queste cose si moltiplicano, crescono e bastano per tutti. Il miracolo sta nella condivisione di quello che c'è, qui ed ora. Una dimensione particolarmente importante per noi oggi, il qui ed ora. Anche nell'emergenza che stiamo vivendo, è bene che ciascuno di noi sia molto presente a se stesso e a ciò che si può condividere nell'oggettività di quello che c'è. E non si tratta solo del materiale. E' ora che ciascuno di noi metta a disposizione il suo: materiale, morale, spirituale, creatività, ecc ecc. Senza preoccupazione che sia troppo poco, perché, a scapito di ciò che calcoliamo, c'è un Economo che mette insieme tutto e lo moltiplica quando noi con-dividiamo. 

lunedì 17 luglio 2017

giovani e senza respiro

Prima di scrivere questo piccolo brano, vado su google e digito 'respiro'... resto sbalordita al vedere che spunta immediatamente: 'respiro corto', 'respiro affannoso'... Nulla per caso, e, dato che digitando sapevo di cosa avrei voluto scrivere in questa serata, in cui ho riflettuto dopo aver fatto giusto due chiacchiere con una giovane, lo ritengo altamente sintomatico.
Ormai anche i nostri social sono pieni di chi con più o meno disinvoltura, afferma di essere ansioso... certamente lo siamo tutti un po', costretti dalla costante corsa del mondo. Ma oggi così, sentendomi dire proprio questa cosa, ci ho pensato molto. Il punto, io penso, non è solo essere in grado di affermarlo (sebbene sia già un passo in avanti). Personalmente, quando sento un'affermazione del genere, invece, la sento seguita da un punto. Certo, sia chiaro, è bene conoscersi ed accettarsi così come si è. Solo che di fronte all'ansia che regna ormai dovunque, anche tra persone più giovani che uno potesse pensare, io domando: sei ansioso...e quindi? Non mi sembra che basti affermarlo, occorre seriamente chiedersi cosa ne vogliamo fare e anche, perché no, cosa ne sarà fra qualche anno, se oggi sono ancora giovane e mi ritrovo così.
Non posso togliermi dalla testa e dal cuore una frase di un pensatore, che ritengo maestro di gratitudine, Enrico Peyretti: L'affanno è la malattia del respiro. Non permette di inspirare lo Spirito al ritmo giusto, il suo, non quello della nostra fretta, avida di risultati. 
Per chi è cristiano dunque, la domanda muta inevitabilmente. Perché ti permetti di non vivere al ritmo dello Spirito, l'unico donatore di vita e di felicità? Quanto tempo ancora vuoi vivere, sfuggendo a Lui? Sono domande serie, che ognuno di noi dovrebbe farsi, ma soprattutto che dovrebbero farci rendere conto, che non c'è da sorridere se ci troviamo incapaci di controllare il nostro respiro. Noi possiamo inspirare lo Spirito e dobbiamo espirarlo nel mondo, perché solo di questo realmente il mondo ha bisogno. Il rimedio, ognuno se lo saprà trovare, nella misura in cui trova nella propria vita ciò che non gli permette di ossigenare sufficientemente la propria esistenza, per essere veri testimoni.