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domenica 17 luglio 2022

sia fatta la...mia volontà

Lc 10,38-42

Ed eccoci in una nuova puntata in cui ci si mettere a dare addosso alla povera Marta, casalinga disperata...
No, non esattamente. Certo avremo letto e meditato questo Vangelo tantissime volte. E probabilmente ogni volta ci viene il latte alle ginocchia a sentirla ripetere che insomma è sempre lei a dover fare tutto e nessuno le dà una mano per adempiere ai doveri della casa. 
Mi sembra che ci siano due cose interessanti da vedere in questo brano.
Il primo è una dinamica che ricorre spessissimo nella nostra vita. Ci sono quelle persone, molto attive, con un certo spirito del darsi da fare, che inizialmente sono sempre entusiaste e credono tanto in quel che fanno. Ma che, col passar del tempo, per qualche motivo più o meno misterioso, si ritrovano ad affrontare da sole tutte le faccende. 
Queste persone le si riconosce proprio dall'atteggiamento di Marta: se non lo faccio io, non lo fa nessuno. Non si fermano a riflettere sul perché di una tale situazione. Anzi, danno la colpa agli altri, dicendo che sono gli altri che non sanno lavorare insieme, ma scaricano su di loro tutti i compiti. Mentre senza accorgersene, piano piano, attraverso l'attivismo e l'accentramento su di sé di ogni cosa, si ritrovano a lavorare da sole. E' un problema ricorrente nelle persone che esigono che si stia al loro ritmo. Della serie: o me lo fai ora o guarda, me lo posso fare pure benissimo da solo. Magari un messaggio così, non necessariamente verbalizzato così. E la risposta arriva prestissimo, anche questa non verbale. Uno si ritrova a fare tutto da solo, è stanco, scoraggiato, offeso, la colpa è di tutto il mondo e il bene non viene costruite.
Ecco, appunto, il bene... perché in questo brano si parla proprio di un bene o di "due beni" da compiere. Capita spessissimo che noi siamo convinti nel fare certe cose. Decidiamo noi un bene da farsi, ci mettiamo in moto...eventualmente informiamo Dio, anche nella preghiera, delle belle cose che abbiamo deciso di fare. Non ci viene il dubbio che forse le belle cose, dovremmo prima consultarle con il Signore, per capire con più chiarezza quale è il bene da compiere, quello vero, quello che corrisponde al momento presente, quello che, impregnato di carità, detta ciò che è da farsi non secondo le nostre belle fantasie, ma secondo le vere esigenze che ci si presentano in base a ciò che vediamo attorno a noi. Mi raccomando, attorno, non solo dentro di noi. Perché dentro di noi ci sono tanti desideri di bene, ma un bene può purtroppo essere anche egoistico. Voler fare una cosa a tutti i costi, perché si è deciso così, è come rovesciare quella parte del Padre Nostro che parla della volontà da compiere e dire: sia fatta la mia volontà...insomma, è un bene quello che desidero! Si, cara Marta, è un bene, ma è un bene attinente alla situazione in cui ti trovi, oppure è un bene minore, proprio perché non proporzionato al momento? Vedi di fare quel bene maggiore, che consiste necessariamente nel mettersi per primo ai piedi del Maestro, per sentire la sua parola, ciò che vuole Lui. Allora la forza centripeta di un bene compiuto "perché io ritengo che vada bene così", si trasforma in quella centrifuga, quella che sa, che da sola non può far nulla e che, mettendo Dio al centro, guarda a Lui e distribuisce gli incarichi, per una comunione sempre più profonda e fondata.

lunedì 25 marzo 2019

la libertà del SI

La Festa del SI

Una gravidanza come tante inattese di tutti i giorni in tutto il mondo. Gli stessi sentimenti di una qualsiasi donna che all’improvviso si scopre invasa. O peggio ancora: tu non conosci l’uomo. Nessuna, nemmeno una minima probabilità. È l’ora di trasformare invasione in inabitazione. In fondo ad invadere è solo la presenza del Signore presso di Lei. Nel suo racconto Luca usa tutti gli altri verbi detti dall’angelo al futuro: concepirai, darai alla luce, chiamerai, lo Spirito scenderà…Forse umanamente parlando sarebbe stato più facile se lui avesse pronunciato tutte queste cose al presente. Detto, fatto. Nulla da decidere, nulla da valutare. Forse da donna d’Israele del tempo, non era nemmeno abituata a decidere o ad avere diritto di dire qualcosa, ma piuttosto era abituata a sottomettersi. Non c’era nulla da intuire, perché le cose venivano stabilite dagli uomini o dalla Legge e andava bene ciò che emergeva da queste due fonti. Ora invece non c’è un uomo. Non lo conosce. E non c’è la Legge. Sta arrivando un bambino senza che si fossero adempiuti tutti i passaggi necessari per la creazione di una famiglia e la nascita di un figlio. 
Tempo della massima espressione della libertà dell’uomo, data dall’intuizione che viene dallo Spirito che abita l’umano. Il passaggio dall’osservanza alla libertà genera Dio nel mondo. In punta dei piedi e con la massima cautela, nell’attento ascolto di ciò che muove interiormente. È discernimento delle voci che risuonano dentro, discernimento che per sempre cambierà le sorti dell’uomo. Lasciati dunque guidare da quelle intuizioni bambine, che nessun genitore al mondo mai può trasmettere al proprio figlio. Esse appartengono al tuo essere Figlia di Dio e ad una relazione unica, irripetibile, con la misteriosa voce di Colui che ama e ti rende feconda in tenera età. Esse ti porteranno dietro alla voce dell’amore che non inganna. E tutto si giocherà nel tuo piccolo cuore, per quel piccolo piano salvifico che nella sua immanenza si nasconde in ogni piccolo frammento della vita del mondo. 
Ed eccoti ancella e portatrice dell’eternità, per sempre. Per sempre madre e serva. Un incontro stupefacente, il tuo, con il divino. Il piccolo si mescola con il grande, anzi con la grandezza. Non perdi nulla della tua piccolezza, assumendo tutta la grandezza. Fai entrare la grandezza nella piccolezza, l’infinito tra le pareti di un grembo. L’angelo se ne può andare. Ha compiuto la sua missione: affidare il suo Signore all’intuizione di una ragazza madre.