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domenica 18 ottobre 2020

le tasse per la vita?



Mc 12,13-17

Discorso difficile e delicato oggi. Si sa, le tasse sono sempre troppe, danno sempre la sensazione che lo stato ci stia derubando... in questo tempo della pandemia, diventano parte dell'incubo di tante famiglie... c'è più scoraggiamento, che non speranza. 
Per questo il Vangelo di oggi ci stuzzica e mette in discussione a tutti i livelli. E sarebbe comodo dunque se Gesù ci dicesse oggi proprio questo: no, dai, basta, lascia perdere, sono tutti ladri. Ma Gesù non porta questo messaggio, anzi. Sa benissimo che fare la Volontà del Padre significa vivere e coltivare non solo quelle che sono le dimensioni del Tempio, ma anche il mondo, dunque la responsabilità che comporta la vita nel mondo. Non si lascia intrappolare, dove vogliono far vedere che lui, rivoluzionario come è, minaccia il potere. Le radici infatti del suo Regno non sono di questo mondo, come dice lui stesso, eppure lui stesso porta nel mondo il Regno. La Basileia, appunto il Regno è Lui stesso. E rimane in questo mondo, fino alla sua fine. Lo viviamo e testimoniamo anche noi, quando troviamo un giusto modo di vivere in questo mondo, che Dio ha tanto amato da dare il suo Figlio. Quasi verrebbe da dire che Gesù per primo ha promosso la laicità dello stato. Lui, che non ha fatto distinzione tra giudei e pagani, nella sua missione terrena, ora afferma la nostra responsabilità per il bene comune che riguarda il nostro vivere nella società.  Anche ai suoi tempi si diceva dei governanti che erano ladri, tant'è vero che ribadisce: fate quel che vi dicono, ma non imitateli. 
L'idea delle tasse dunque è quella per la vita, per la vita di tutti, per il bene comune, quando rende tutti noi uguali, nessuno privilegiato, ma neanche discriminato. Cos'è successo con questa idea? Il discorso basato sul Vangelo di oggi, non vuole sminuire la realtà pesante che stiamo vivendo. Resta sempre vero che noi non abbiamo i mezzi necessari per affrontare tante cose a livello economico. Dio non ci dice di disobbedire, ma ci chiede una creatività solidale. Esattamente la stessa creatività che si è messa in moto durante la quarantena, quando abbiamo condiviso anche i beni che avevamo, per dar da mangiare a tutti e quando abbiamo sperimentato che abbiamo risorse per tutti, solo esse sono mal distribuite. Ciò che infatti non ci viene assicurato "dall'alto", possiamo cercarlo insieme "dal basso". Perché a Cesare occorre dare ciò che è suo, ma darglielo aiutandosi e sostenendosi a vicenda non è lo stesso che disperarsi facendo gli sforzi solitari. Una nuova economia (oikonomia), insomma, amministrazione della casa, del nostro mondo, di cui abbiamo la responsabilità comune. 

venerdì 18 maggio 2018

una donna, traumi e... vocazione

Oggi parliamo di una figura femminile: Ester.

Chi era?
Ester visse nel VI secolo aC, era regina di Babilonia. Nacque in esilio, presto rimase orfana, poi cresciuta da Mardocheo, suo parente. Dopo che la regina Vashti perse i suoi favori presso il re, Ester fu invitata ad abitare insieme ad altre donne, nell’harem del monarca. Ester si distingueva per la sua straordinaria bellezza, veniva infatti sottoposta a molte cure, educata al comportamento adeguato per entrare nelle grazie del re e, infine, fu scelta da lui come regina. Purtroppo il grande visir Aman a causa del rifiuto di Mardocheo di prostrarsi a lui, decise di sterminare gli ebrei. A Ester fu chiesto di intercedere per il suo popolo. Prima di intervenire ella fece un digiuno di tre giorni, e poi, senza nessun invito da parte del sovrano, andò da lui e lo invitò ad un banchetto, durante il quale il re si ricordò degli antichi meriti di Mardocheo e decise di premiarlo. Quando Ester gli raccontò delle intenzioni di Aman, egli comandò di ucciderlo e nominò Mardocheo come nuovo visir. Ester e gli ebrei trionfarono, salvando la loro vita.
Esperienze difficili
Molte persone guardano a Ester come una giovane donna, che fu molto fortunata nella sua vita. Infatti riuscì ad entrare nelle grazie del re, poi salvò il suo popolo dallo sterminio. Spesso noi la pensiamo come protagonista di un romantico racconto. Eppure la sua vita è piena di eventi tragici. I suoi genitori morirono quando lei era ancora bambina, fu accolta dallo zio, il quale le raccomandò di non rivelare le sue origini ebree. Possiamo provare ad immaginare quanto fu difficile per lei nascondere la sua vera identità.
In più essa crebbe nella tradizione ebraica,  per cui la legge le impediva di sposare gli uomini di una cultura diversa dalla sua. La prospettiva di dover sposare un nemico fu terrificante. Possiamo dire che della maggior parte delle cose successe a lei, ella non aveva alcun controllo. Se oggi volessimo qualificare le esperienze di Ester, diremmo che furono traumatiche. Oggettivamente parlando, possiamo dire che ciò che fu la sua sorte, ella lo subì ingiustamente.
L’atteggiamento di fronte alle difficoltà
Eppure Ester nella situazione in cui si ritrovò, assunse il miglior atteggiamento possibile. Non si disperò, non si tirò indietro, fu paziente e rimase fedele alla trasformazione in atto. Ella capì che non aveva un’altra scelta, per cui accettò tutte le cure di bellezza come i consigli delle persone che volevano il suo bene. I pensieri, le parole, le azioni, sottopose tutto alla sapiente azione di Dio, collaborando con gli uomini, con saggezza e prudenza, ed è per questo che conquistò il cuore del re. Dio preparò così la sua anima, che ella poté amare sinceramente il re. Successivamente il Signore l’aiutò a vincere le paure e le diede il coraggio e la forza, affinché potesse intercedere per il suo popolo. Grazie all’obbedienza alla vita, ebbe la vittoria.
E noi?
La storia di Ester sicuramente porta la speranza alle donne (ma non solo), che nella vita hanno sperimentato situazioni traumatiche. Essa ci fa vedere che Dio protegge e opera nonostante la paura, il pericolo, e che egli ci può far arrivare a compiere quella missione a cui siamo chiamati, anche laddove le condizioni per la sua realizzazione sembrano o effettivamente sono scarse. L’abbandono a Dio e alla sua guida paterna ci porta sicuramente alla pienezza, in tutti gli aspetti della nostra vita. Questa storia ci ricorda pure che Dio ha un tempo opportuno per ogni cosa, e il tempo della preparazione ad un ruolo, un compito o una vocazione, è molto importante e non occorre avere fretta. È per noi una prova che con l’aiuto di Dio possiamo vincere le paure e agire coraggiosamente.

Se stai vivendo delle vicende che ti sembrano difficili e sembrano allontanarti da qualche meta, non perdere la speranza. Rivolgiti come Ester a delle persone sapienti, e chiedi a Dio gli stessi suoi doni, cioè la capacità di abbandono nelle sue mani, l’audacia, la saggezza. Non dare retta alla falsa illusione, secondo la quale devi affrontare tutto da sola, o sei condannata alla sconfitta. Non lasciare che entri in te la convinzione che non ce la farai e che nulla di buono potrà succedere nella tua vita, che tutti attorno a te possono essere felici ma non tu. Fidati del Signore, perché egli può portare avanti i suoi piani anche quando soffri, piuttosto credi che, se ti fidi di Lui, Lui saprà guarirti con il suo amore. Infatti lui vuole portare a termine le promesse sulla tua vita, nonostante tutto. Non smettere di cercare la tua vocazione e se ancora non ce l’hai chiara, lascia che Egli ti aiuti a scoprirla. Apriti all’amore di Dio, che è con te ogni giorno. Lascia che Dio operi nella tua storia. Sogna, perché, come disse Giovanni Paolo II (cui compleanno ricorre proprio oggi!): “Ancora ne vedrai di bellezza, nonostante tutto. Solo mettiti scarpe comode, perché hai da camminare per tutta la vita”.