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venerdì 18 aprile 2025

Venerdì Santo puoi...

Questa settimana è santa. Così la chiamiamo, perché crediamo che ogni suo giorno è carico di messaggi spirituali che ci guidano verso la verità sulla nostra vita, tanto da noi temuta, quanto desiderata: la verità che siamo fatti per la vita, per la vita eterna. Questa settimana, come vediamo nella Parola che ci accompagna, Gesù vive un ventaglio direi completo dei sentimenti umani. E' dunque santa, perché mette a fuoco tutto ciò che è umano e assunto da Dio, fino al punto in cui ci sembra di vedere una separazione provvisoria, appunto dell'umano dal divino, in Gesù, per rendere possibile il ritorno grande e definitivo dell'umanità a se stessa, cioè a Dio. Mentre Gesù sulla croce spira, restituisce l'alito di vita, donato all'inizio dei tempi al primo uomo, al Padre, per significare che dopo questo resta solo la risurrezione, che completerà l'opera di Dio in noi. Mi viene da gridare allora GRAZIE al Signore, che mi chiama verso la sua croce, per rivivere con lui tutti i sentimenti umani, fino al ritorno fecondo di ogni cosa al suo posto! Si, tutti i sentimenti, anche quelli che contrassegnano la fragilità della creatura umana. Perché dov'è il suo posto, se non proprio qui: tra la morte e la risurrezione, nel già e non ancora? La fragilità mi rimanda alla possibilità o forse alla necessità della morte e così mi apre alla Pasqua! Senza la fragilità che sperimento e che posso accogliere, io non ho bisogno della Pasqua. Se non l'accolgo come mia condizione normale, non potrò resistere alla tentazione del fai-da-te, quella stessa che raggiunge Gesù quando lì sulla croce gli viene detto di scendere, se ne ha il potere. Si, Egli accoglie il raggio della fragilità, illuminazione grigia del momento in cui non c'è nulla da fingere e quindi anche Dio grida il suo sentirsi abbandonato... Si, perché in quel buio di mezzogiorno Dio si rivela, nello squarciarsi del velo del Santo dei Santi, luogo riempito della sua presenza. E forse luogo da cui liberare finalmente i sentimenti di finta riverenza e distanza e lasciare che Dio entri ancora nel mondo, nel nostro grido di aiuto. Alcuni studiosi dicono appunto che il grido di Gesù è espressione del momento in cui le sue due nature hanno sperimentato più divisione. Non sappiamo... ma una cosa è certa: Venerdì Santo puoi... puoi permetterti di sperimentare la divisione tra quei contrasti che ti abitano: tra la forza e la debolezza; tra la decadenza e l'ascesa; tra la bellezza e la bruttezza. E puoi sentire la misericordia che ti invade e riunisce in te tutto ciò che sei. Venerdì Santo puoi finalmente domandare: perché mi hai abbandonato?, nella consapevolezza di essere amato, finalmente senza paura di rivelare con la domanda la tua debolezza, il tuo non essere arrivato. Venerdì Santo puoi ammettere che sei anche tu un discepolo impaurito che fugge; che sei anche tu Pietro che pur sentendosi guardato e visto, rinnega; che sei anche tu Giuda che tradisce, Pilato a cui non importa altro che mantenere calmi gli animi, e non vuole prendere posizioni; Erode che sa ridurre al nulla la persona umana; Barabba che se ne approfitta della morte dell'innocente; folla che sragiona. Si, puoi dirlo: anche io e te siamo tutto ciò. Puoi ammetterlo e prenderne coscienza, perché quel sangue che sgorga dalla croce ti dice: ti amo proprio così, e ancora, e ancora... E, presa coscienza di quello che sei, puoi essere anche tu un raggio della luce. Passa ora al secondo giorno, quello in cui le donne in silenzio preparano gli unguenti e i profumi, sostanze che accompagnano lo sposalizio della risurrezione. Prepara nel silenzio la tua vita alla risurrezione da ciò che ti impedisce l'unione con lo sposo. E apri, apri, non rinchiuderti più nel sepolcro, appesantito di ciò che sei. Solo credi che sei amato così come sei.  "Fagli spazio nel tuo disordine"...Da oggi, per sempre, tu puoi...




giovedì 6 aprile 2023

il sapore del pane

Giovedì Santo

La fame. Una condizione del nostro corpo che noi, da questa parte del mondo conosciamo oggi poco, ma forse in questa quarantena segnata dal calo economico, qualcuno un po' di più... Per la maggior parte conosciamo il languorino che si fa sentire quando il livello di zuccheri nel nostro sangue si abbassa a tal punto da segnalare al nostro sistema nervoso che bisognerebbe mangiare qualcosa. Ma in fondo è più questo: vedi di mettere qualcosa nello stomaco. Non: cerca qualcosa da mangiare altrimenti muori. E penso a tutti quelli che al Sud del mondo non sanno cosa sia il languore, perché non conoscono la sensazione della sazietà. Si sa, le due cose vanno in coppia, come molte altre nella vita, e senza conoscere una non puoi conoscere o accorgertene dell'altra (tipo il cieco nato non sa cosa significa vederci). Mangiare significa alla base una cosa: vivrai ancora (fisicamente). Mangiare in compagnia significa: vivrai ancora da persona umana, in relazione. Dar da mangiare è l'espressione più basilare dell'affetto, come fa la madre col suo figlio appena nato. Dar da mangiare se stessi significa: io ti amo e farò di tutto affinché tu non muoia, a costo di sacrificare me stesso. Questo è esattamente quello che fa Dio per noi. E lo fa proprio perché delle volte non sappiamo nemmeno di avere fame. Oggi è giovedì santo. Cristo si spezza per noi, per ricordarci la nostra fame. Si presenta sul piatto della mensa, sperando di risvegliare la nostra fame di Lui, della pace, della fratellanza. Per ricordarci quel sapore del pane fresco, genuino, che riveste la nostra vita di sentimenti di serenità, di reciproca accoglienza. Oggi è la giornata per tenere in bocca, e nella nostra memoria affettiva il sapore del Pane spezzato per noi. Possiamo guardarlo, possiamo sentire il profumo, possiamo infine sentire il suo sapore, assaggiandolo o divorandolo, secondo la misura del nostro "digiuno". Buon giovedì santo, allora, dal sapore del pane che sa di un'infinita nostalgia della vita. 

domenica 2 aprile 2023

innamorarsi o amare?

E' Domenica delle Palme...
Ci viene data un'abbondanza e una pregnanza straordinaria della Parola di Dio. 
E' vero, questi stessi Vangeli li sentiamo ogni anno, ma la nostra vita è sempre nuova per cui ci parlano sempre in una maniera nuova, se ascoltiamo col cuore. 
Mi soffermo solo brevemente sull'ingresso di Gesù a Gerusalemme e sulla domanda che forse tante volte abbiamo sentito porre. Come fa questa gente a cambiare di 180 gradi, in giro di pochi giorni? Osannare Gesù questa domenica per poi urlare "crocifiggilo" nemmeno una settimana dopo...  
E mi torna nel cuore la differenza tra gli innamorati e gli amanti. Chi è innamorato, idolatra l'altro, lo idealizza, lo esalta, gli corre dietro, cerca di osannarlo, appunto, dà sfogo alle sue emozioni.
Ma l'innamoramento passa presto. Improvvisamente tira un altro vento, qualcuno urla più forte, arriva la paura delle conseguenze che potrebbe portare con sé l'abbracciare l'oggetto del proprio interesse. Si comincia a prendere la consapevolezza che amare una persona comporta sacrificio e responsabilità. E quindi, siccome appare qualcun altro dietro cui andare, seguendo la folla, scegliendo una corrente facile, allora si va, e dopo 5 giorni si urla il contrario di quello che si gridava prima. 
Sì perché l'amore arriva dopo l'innamoramento. E arriva come scelta e decisione, quella presa ogni giorni. Arriva come desiderio del bene dell'altro e degli altri, perché nessun amore è esclusivo, ma è sempre generativo. L'amore arriva con l'accettazione della ferita, della sofferenza. L'innamoramento svanisce con l'emozione che ti prende e che passa. L'amore resta come sentimento del bene. 
La settimana santa è tutta improntata su questo. Gesù si consegna, perché ama, perché il voler bene delle sue creature, è duraturo e prevale su ogni altra cosa. Ciò che noi chiamiamo allora passione di Cristo, cioè racconto della sua morte, è una vera passione, che porta alla follia più grande, a dare la vita. Passiamo anche noi dall'innamoramento all'amore. In fondo, solo questo passaggio produce poi la risurrezione. 

domenica 6 novembre 2022

punti di riferimento

Lc 20,27-38

Funziona così e non può essere diversamente. Finché siamo su questa terra, cerchiamo e cercheremo sempre dei punti di riferimento umani, secondo i quali definire noi stessi. E' un processo normale. Ogni persona, che lo voglia o meno, fa riferimento con se stessa ai propri genitori, siamo sempre figli, genitori, sposi, zii, amici, conoscenti, nemici, collaboratori ecc, di qualcuno. Da qui parte l'interrogativo dei sadducei, che, sebbene furbo e fortemente risonante della loro opposizione verso le novità proposte da Gesù, fa comunque parte del patrimonio antropologico di ogni essere umano. In questo preciso caso possiamo intuire qualche nota di convenzioni e di abitudini che fanno di persone, cose. Ad esempio il fatto che una moglie passi quasi come una macchina da un fratello all'altro, in funzione dell'eredità che deve essere data al primo dei fratelli. E ancora, sempre come se fosse una cosa: a chi apparterrà nell'eternità?
Ed ecco che la risposta di Gesù non è solo il voler distogliere chi lo interroga, dalla logica di legami terreni. E' anche il far vedere che nell'eternità decadono tutti i rischi provenienti dalla reciproca appartenenza degli esseri umani. Rischi, appunto, quali: reificazione, uso, dipendenza, strumentalizzazione tra le persone, quelle cose che producono comunque totalmente o parzialmente, la morte dell'essere umano a quello che è davvero. Perché se io, se tu, siamo usati dai nostri simili, non siamo più uguali a loro, non siamo più davvero uomini e donne, ma veniamo trattati come oggetti. E spesso rispondiamo diventando oggetti, appunto. Il Signore ci dice invece che l'eternità è fatta di un solo punto di riferimento, a fronte dei tanti, terreni. Il Riferimento per eccellenza: l'amore totalizzante e liberante per sempre di Dio, che fa sì che non abbiamo di fatto più bisogno gli uni degli altri, perché Dio finalmente è tutto in tutti e così tutti ci ritroviamo a vivere dello stesso eterno Amore. 

lunedì 18 aprile 2022

un guadagno facile

Mt 28,8-15

Impressionante leggere nel Vangelo di oggi, come la diceria sul furto del corpo di Gesù, stia continuando fino ai nostri tempi. E fa anche molto riflettere, se vogliamo soffermarci sul meccanismo che sottosta a questo racconto. Inventarsi di sana pianta una spiegazione laddove la spiegazione non è conosciuta. Perché? Perché inventarsi delle cose e non dire secondo la verità "non sappiamo cosa sia successo"? 
C'è sempre un guadagno facile, dietro una pronta spiegazione e non stiamo parlando solo della spiegazione della scomparsa del corpo di Gesù dalla tomba. Nel brano di Matteo vediamo il guadagno nella più semplice e immediata delle sue forme: il denaro. Una spiegazione falsa, comprata per soldi. Ma, se guardiamo bene la nostra vita, troveremo molti altri tipi di guadagni dietro queste tipologie di situazioni. Quante volte si cerca e si trova una spiegazione, falsa, solo ed esclusivamente per guadagnare a livello affettivo. Il noto meccanismo: se io saprò dare la risposta subito e prontamente, l'altro mi stimerà, mi vedrà, mi noterà, mi raccomanderà agli altri, mi farò una buona fama... Facciamo mille giri mentali, per calcolare le reazioni, calcolare la quantità di attenzione che riceveremo... Ci vendiamo non per soldi, ma per affetti, per anche la minima dose del senso di valore, che non sappiamo darci da soli, ma mendichiamo dagli altri, anche a costo di bugie. Delle volte siamo così affannati dietro questi facili guadagni, che non ci rendiamo conto che certe "dicerie" si perpetuano e perdurano nel tempo. E nel caso in cui di mezzo non c'è il denaro,  continuiamo a costruire le nostre relazioni sul falso. Corriamo dietro alle richieste degli altri, anche quando non siamo realmente capaci di rispondere, per un motivo o per un altro, e perdiamo infine la nostra dignità, facendo finta di essere altro di quel che siamo, non riconoscendo il nostro proprio limite ma soprattutto non dandoci la possibilità di essere amati per quel che siamo e per quel che possiamo dare. Accontentiamo per avere in cambio i riconoscimenti. Certamente questo succede, perché in fondo non amiamo noi stessi, non sappiamo stare da soli con noi stessi e sentirci amati da Dio. Forse questa Pasqua può essere principio di liberazione da ogni legame malato. Come Cristo ha spezzato i lacci della morte, così anche noi possiamo decidere di abbandonare ciò che ci lega in una maniera malsana alle persone, alle cose... e che in fondo è una forma di morte.  Sono quelle cose in cui prima cominciamo a credere noi stessi, perché il ritorno che ne riceviamo ci condiziona. Rinunciamo ai guadagni facili e alle "dicerie" che ci sono nella nostra vita. Potremo così darci vita "da soli", prendendo in mano la nostra esistenza e lasciandoci amare da Dio e da chi ci accetta così come siamo. 

mercoledì 2 marzo 2022

bruciare per l'essenziale


Solo quel che arde diviene cenere.
Sacra è la cenere.
Tu mi sfiorasti e io divenni cenere.
Il mio io, il mio essere divenne cenere, consumato da te.
Così dice l'amante e il credente.
Tu mi sfiorasti. Io sono sacro.
Non io ma la mia cenere è sacra.
(Pär Lagerkvist)


Probabilmente quest'anno le ceneri a cui pensiamo sono quelle delle esplosioni, ceneri di posti distrutti, purtroppo anche delle vite scomparse in pochi secondi... Voglio pensare che siano vite donate, donate non per l'odio ma per amore ai fratelli. E che siano conseguenza di un fuoco interiore, fuoco che arde per la pace. 
Dunque, il tempo della Quaresima non può essere che tempo di ardere! Nati dall'ardore dell'amore di Dio che altrimenti non si poteva esprimere che nel creare l'uomo per amore, diciamo nella liturgia che torneremo ceneri. Si, così siamo in questa Quaresima: sospesi tra la nascita e la morte, cioè la rinascita della risurrezione. La vita si contrae tutta in questi 40 giorni. E vediamo chiaramente come reagiamo al concentrato dell'amore, che quando sfiora, incenerisce. Si, perché nello spazio tra la nascita e la rinascita, quello che speriamo per tutto il mondo, messo alla prova col fuoco, è che evapori tutto ciò che non ha significato...e resti l'amore. Camminiamo consapevoli della sacralità dell'esito di questo processo! Facciamo evaporare ogni voglia di vendetta... inceneriamo ogni divisione. Resti l'amore. 

sabato 8 gennaio 2022

l'invito ad un compleanno

INNAMORARSI DELLA VITA

Questo è l’invito ad un compleanno. Anzi, visto che la festa è a sorpresa, fammi un piacere: vai a comprare le candeline, ne servono… 128. Non fare quella faccia 🙂 Non è che proprio ti sto invitando a festeggiare un vecchietto. Prendilo come invito a celebrare la vita, una vita vissuta in pienezza. Scommetto che anche tu vorresti che in futuro qualcuno, ripensando a te, possa dire: questo sì che ha vissuto appieno la sua esistenza. E, perché no, fatti passare davanti agli occhi del cuore tutti i tuoi desideri più profondi.


 

Alla ricerca della felicità

Sai, penso che questo potrebbe essere il regalo più bello che tu oggi possa fare a Massimiliano, se sei d’accordo di partecipare alla festa del suo compleanno. Lui infatti è stato proprio così, come te. Un giovane innamorato della vita, che desiderava la felicità, desiderava sempre di più. Sai cosa ripeteva Lui durante tutta la sua vita? “La felicità non sta fuori, ma dentro di noi”. E, a chi ha voluto condividere qualche avventura di cui fu piena la sua vita, diceva che bisognava portare tutta l’umanità alla felicità. E che bisognava iniziare da se stessi. Ma chi è lui? Si chiama Massimiliano Kolbe, poi hanno aggiunto pure “san” davanti al suo nome. Un ragazzo proveniente da una famiglia povera, senza grandi prospettive. Un ragazzo che ha capito che la sua felicità sarebbe stata nel fare della propria vita un dono. Ha viaggiato molto nella sua vita, ha lasciato tanti pezzi del suo cuore in varie parti del mondo fino all’ultimo viaggio. Dopo la Polonia, dove era nato, ha girato l’Italia, il Giappone, le Indie… sognava altri viaggi. Voleva insegnare a tutti che la felicità era dentro di loro.


 L’amore ad Auschwitz

 Ma probabilmente non si sarebbe aspettato che la sua ultima destinazione sarebbe stata una piccola cella di Auschwitz, il cuore dell’inferno della II Guerra Mondiale. Sai che questa buia e sporca stanza viene chiamata oggi Cella dell’Amore? Sì, perché lui sapeva che non bastava dire di cercare la felicità, ma che bisognava amare nel concreto le persone che gli stavano accanto, anche quelle incontrate per caso, di qualsiasi provenienza, età… e allora l’uomo, sentendosi amato, trova la felicità. E quindi ha deciso di amare anche ad Auschwitz, anche immediatamente prima della morte, per fame. I suoi compagni di prigionia si sono sentiti toccati dalla sua tenerezza e… sono passati all’altra vita mentre il canto che avevano sulle labbra si stava trasformando nel sorriso, segno evidente che hanno saputo trovare serenità anche in questo luogo più orribile che si possa immaginare.


 Il vero dono

Facciamo così: andiamo a questo compleanno, tu ed io: facciamoci questo regalo. Troviamo dove sia, nella nostra vita, quella cella dell’amore, quel luogo dove risiede la felicità; quello spazio del cuore in cui puoi sempre tornare per attingere le forze. Perché se lo ritrovi e ogni tanto ci torni, capirai che il vero dono sei tu, e che facendo della tua vita un dono troverai la felicità, anche nelle più piccole pieghe della tua vita quotidiana. Buon compleanno di Max, allora e… cin cin, alla nostra salute e felicità!

sabato 18 dicembre 2021

il Dio fuori tempo


Mt 1,18-24

Non so voi, ma io leggendo il Vangelo di oggi, mi sono detta: insomma, povero uomo, il nostro Giuseppe... Ma non poteva Dio, nella sua sapienza, aspettare che questi due promessi sposi andassero ad abitare insieme, per arrivare con il grande Annuncio? C'era bisogno di far incasinare questa povera gente mettendo in enorme imbarazzo Giuseppe, per non parlare dei rischi per Maria? Insomma, dai, questo Dio arriva sempre fuori del tempo da noi previsto: o prima, o dopo... Hai mai ripensato alla tua vita in quest'ottica? Guardando come alle volte sembra un giocare a nascondiglio, da parte di Dio, quando le risposte o non arrivano o arrivano nel tempo in cui ancora non ti senti pronto... Eppure, c'è un disegno di sapienza in tutto ciò: i nostri tempi non sono quelli di Dio. Ma se guardi attentamente la tua vita, ti accorgi che tutto ciò che per noi è avvenuto "fuori tempo", si è rivelato importante e strumento educativo da parte di Dio, nella lettura illuminata dalla fede della nostra vita. Ricordiamoci, che anche quando le cose accadono non come e non quando noi vorremmo, c'è sempre una chiave di lettura e i segni da leggere attorno a noi con attenzione, che illuminano questi "imprevisti". Per Giuseppe sono state le parole dell'angelo di cui si è dovuto fidare ciecamente.
E per me e per te? Siamo invitati oggi a fare la lettura della nostra storia e ad imparare da essa, con quale linguaggio il Padre tenero, anche se imprevedibile, parla nella nostra esistenza. Questo esercizio, fatto nel silenzio orante del cuore, ci permetterà di imparare ad accettare ciò che è inaspettato, oggi e domani, con meno ansia e più consapevolezza di essere inseriti in un piano di amore, piano della salvezza. Ci permetterà di vivere il tempo come sacramento dell'eternità.

martedì 30 novembre 2021

lasciare tutto per ritrovare tutto...

Mt 4,18-22

Non ha detto Gesù ad Andrea o a Pietro: guarda siccome io ti ho scelto, tu non puoi più essere pescatore. No, no! Tu, Andrea, Pietro, sarai ancora pescatore, perché questo è il tuo mestiere e va rispettato anche come una chiamata. Ma il tuo lavoro sarà trasformato dalla presenza di Dio, pescherai per lui! Quindi lascia le tue reti, per ritrovarle! Ne avrai di altre, per continuare a pescare. Da qui il nostro impegno secolare: trasformare tutte le realtà della nostra vita, compiendo ogni cosa per portare l'amore di Dio ai fratelli tra cui viviamo il nostro quotidiano, anche o soprattutto nel nostro lavoro, che spesso ci occupa la gran parte delle nostre giornate. Così, senza che nessuno se ne accorga, nemmeno noi, Dio potrà essere sempre di più tutto in tutti. La nostra missione d'amore verso il mondo sarà compiuta. 

sabato 30 ottobre 2021

in una frase sola

Mc 12,28-34 

Sicuramente tutti abbiamo partecipato alle volte in quelle discussioni in cui delle persone scambiavano dei pensieri e dei ragionamenti contorti, senza venirne fuori, senza trovare la soluzione, senza trovare un accordo... per giungere al punto in cui, come disse qualche persona saggia, arriva quello che non sa che in quella data situazione non ci sono soluzioni, e semplicemente le trova. Solitamente queste discussioni finiscono per essere concluse da questo "disturbatore" dell'andamento della discussione, con una espressione o una frase sola, per dire: le cose sono semplici. Ma non a tutti sta a genio questa cosa. Ci sono persino quelli che, di fronte ad uno che tende a semplificare la vita con i suoi ragionamenti diretti e limpidi, si incavolano, come se la persona che hanno davanti, in fondo non capisse l'importanza delle questioni sollevate. Ma non è così: spesso queste persone comprendono fino in fondo e sanno andare all'essenziale e per questo che sono come dei fari che quando si accendono, improvvisamente illuminano le situazioni e fanno vedere le cose che prima restavano invisibili.
Fa ridere come gli scribi nel Vangelo vanno da Gesù, chiedendo che lui riordini tutta la molteplicità di leggi minuziose da osservare, secondo la loro importanza. Ma Gesù, da Luce che è , va direttamente al sodo. Quel che è importante è semplice e racchiudibile in un'unica frase. Purtroppo per quelli che si immaginano di ricevere ancora un'altra norma che dia loro sicurezza e senso di adempimento, il semplice comandamento dell'amore, non dà sicurezze. Quel che è semplice, come ad esempio un bambino, quando lo consideriamo fino in profondità, interpella radicalmente la nostra libertà. Non moltiplicazione delle regole, dunque, ma la crescita nella libertà, verso quel compimento della legge di cui Gesù parlava l'altro giorno. Ed è la libertà interiore da tutte le rigide convenzioni, che permette di dare la snellezza alla nostra vita e ad essere costruttori di un futuro più limpido e meno complicato. Il comandamento semplice dell'amore, si esplicita non in tanti regolamenti, ma nelle scelte quotidiane del nostro cammino. 

martedì 19 ottobre 2021

aspettare e aprire

Lc 12,35-38

Che stanchezza al solo pensiero che dobbiamo stare sempre vigilanti! Essere sempre svegli, stanca e stanca molto. Ma stanca solo coloro che vivono la necessità di vegliare come obbligo o per paura. Cioè quando non c'è di mezzo l'amore. 
Quando ami, tu sei abituato a vigilare. E non sto parlando di quell'innamoramento che ti occupa completamente la mente, per cui non sei capace di pensare ad altro che all'oggetto del tuo affetto. Questa, in ogni relazione, è una fase che termina, e relativamente presto. Amare, lo sappiamo, è scegliere ogni giorno la persona amata, nonostante e al di là di tutto. Per fare questo, chi ha fatto esperienza del vero amore, sa che c'è bisogno di essere sempre presenti. In primis a se stessi, poi all'altro. E diventa un'esigenza del cuore, una condizione di vita, perché, con tutti alti e bassi che possono esserci nella nostra vita, l'amore si esplicita e cresce proprio nella nostra consapevolezza di quel che succede dentro e attorno a noi. E allora l'amore diventa non soltanto servire ma anche essere serviti, perché con gli occhi aperti, come lampade accese, noi sappiamo scorgere tutti i regali che Dio o gli altri, ci fanno. Cioè diventa reciprocità percepita, sia di giorno, quando le cose si vedono con chiarezza, che di notte, quando facciamo fatica a prendere le misure e a vedere. E scopriamo che Dio sta sia nei "giorni" che nelle "notti" della nostra vita, perché lo stile di vita da "vigilanti" è proprio stile dei risorti, gente capace di vedere la vita vera ovunque e in qualsiasi pagina, anche la più buia, della nostra storia. 
Aspettare e aprire, due verbi importanti del Vangelo di oggi. Aspettare certi al 100% che Dio c'è e questo basta. Aprire sempre, perché è dalla nostra libertà che dipende la possibilità del suo passaggio non solo nel nostro cuore ma anche nel mondo a cui siamo inviati. 

giovedì 14 ottobre 2021

Dio che si fida di te


 

Lc 12,1-7

E' un Vangelo con tanti cuoricini, quello di oggi. Gesù, pur usando il tono di raccomandazione e di allerta per certi versi, sta mostrandosi tenero e premuroso. Anzitutto chiama i discepoli amici. Forse questa parola è oggi molto sottovalutata e usata a sproposito talvolta. Sembra che con chiunque non ci ritroviamo, siamo già amici. Su Facebook, abbiamo "le amicizie"... spesso si attivano alcune "amicizie", quando abbiamo dei bisogni particolari. Ma cos'è secondo te l'amicizia? Oppure, cosa desidereresti che fosse amicizia? Che tipo di relazione, legame? Alle volte penso che nella possibilità dell'amicizia è nascosto un tesoro unico e irripetibile: un'opportunità di stabilire un rapporto con l'altro/a talmente profondo, da appartenersi vicendevolmente ma non essere schiavi l'uno dell'altro. Per noi cristiani, l'amicizia potrebbe significare anche quel tipo di condivisione di vita in cui ci si sente come in un grembo, dove si può essere e dire tutto quel che si è e si sente, e tutto rimane lì per essere offerto al Padre come dono che viene e a Lui torna. Questo probabilmente è ciò che Gesù intende quando chiama i discepoli amici. Intende quelle persone a cui può raccontare nella verità sia il positivo che il negativo, sia le luci che le ombre, perché sa di avere a che fare con la gente che si fida di lui e... dimostra di fidarsi anche Lui di loro. Dunque, è un Dio che si fida dell'uomo. Del resto la stessa sua incarnazione dice già questa fiducia. Penso sempre che la capacità di Gesù di fare la "danza" di avvicinamenti e allontanamenti, parla di un'incredibile equilibrio relazionale che solo in Dio troviamo in pienezza, ma anche nell'amicizia fondata su di Lui, possiamo costruire e percepire. Infine, la tenerezza di Gesù si manifesta in questo brano, quando ci ricorda il nostro valore. Noi valiamo molto, se Dio si fida di noi, veramente tanto. E' che alle volte non sappiamo ricordarcelo, non cerchiamo questo Dio che ce lo ripete tutti i giorni, che siamo preziosi. Evidentemente Gesù ci dice oggi di non temere, proprio per confermare queste verità su Dio: è nostro amico, si fida di noi, siamo preziosi ai suoi occhi. E non importa quanto piccoli o quanto insignificanti come passeri, ci sentiamo. 

 

martedì 21 settembre 2021

tu non stai bene...

 

Mt 9,9-13

Cosa rispondi quando ti chiedono come stai? Non nascondiamolo: di solito anch'io rispondo bene, bene. Ci sono quelle volte che so che sto mentendo. Ci sono contesti in cui non ci si dilunga sul proprio ben o malessere. Ma resta vero che siamo abituati a mostrarci forti, non bisognosi di sostegno, autosufficienti, resistenti, combattenti ecc ecc. Élite insomma. La crema del mondo. Ma poi ci sono i cuori spezzati, le lacrime notturne e anche diurne, le battaglie portate avanti in silenzio, le violenze di qualsiasi tipo, subite... Va bene o non va bene così? Come sarebbe se ogni nostro dialogo iniziasse dallo scambio sul nostro stato d'animo? Come cambierebbero i dialoghi stessi, se, io che dialogo con te, ad esempio sulle cose del lavoro, sapessi che tu non stai dormendo da un po' di tempo per una preoccupazione o se tu, parlando con me di altre cose, sapessi che vivo delle sofferenze in famiglia? Non sarebbero degli scambi più umani? Tipo: prima di parlare di altro, diamoci due carezze, sentiamoci vicini. Ma ciascuno di noi ha anche fatto esperienza di essersi aperto con qualcuno che non sapeva far tesoro della nostra apertura, ci siamo feriti, per questo oggi preferiamo dire, come di consueto: tutto bene, grazie. Siamo abituati che certe cose non si fanno o non si dicono. Schemi prestabiliti, trasmessi dalla società. Ed ecco Gesù che rompe gli schemi. Non chiede nulla a nessuno ma va direttamente da quelli che sono i "malati" della società. Loro non possono dire che stanno bene, perché la loro condizione è pubblica, quindi non hanno scuse, restano allo scoperto, sono vulnerabili. E Gesù assicura a coloro che gridano allo scandalo, che no, non si è sbagliato, è venuto sulla terra proprio per loro, perché non sanno e non possono nascondere il loro malessere. Così viene anche da noi. Ovvio, questo solo se vogliamo definirci malati e in giornata intrattenerci con Lui che ascolta e ama le nostre fragilità. Si, è così, tu non stai bene e io non sto bene. Ma siamo sicuri che Lui è con noi. E poco importa cosa pensano gli altri. Se non ammettiamo di essere malati, non possiamo ricevere l'amore che è cura gratuita, che è un ricevere senza avere in cambio nulla. Ricordati, sei chiamato perché sei malato.  







martedì 7 settembre 2021

chiamati per nome



Lc 6,12-19


Un elenco di nomi. Noioso. Non appena vediamo un elenco di nomi, ci viene da pensare che quello che abbiamo davanti è una cosa noiosa, un'ennesima pila di documenti o quant'altro. L'evangelista Luca ci propone un elenco, quello dei nomi dei dodici apostoli, i primi 12. Il fatto che siano stati i primi inviati, può in parte spiegare, perché sia importante riportarne i nomi. 
Ma forse c'è una ragione più importante ed è la preziosità di ciascuno di noi. Dio chiama e invia ciascuno di noi, ognuno per una missione che è sfumatura diversa dell'amore di Dio verso l'umanità. Per questo ognuno di noi è pensato, amato e chiamato precisamente per nome, non come massa o come appartenente ad un determinato gruppo o famiglia. Per nome. Ti chiama per nome, ti dice il suo amore, ti dice il suo amore da portare nel mondo. Ti guarda, ti ama e ti chiama. Non potrai perderti se non nel suo sguardo. Vai, scopri la sfumatura dell'amore di Dio che sei, portalo nel mondo!

martedì 24 agosto 2021

il tuo albero di fichi

 

Gv 1,45-51

Il brano del Vangelo di oggi ci può servire a ricordarci spesso una cosa essenziale. E cioè che per primo e in ultimo è sempre il Signore che ci guarda, il suo sguardo d'amore, collocato proprio laddove siamo collocati noi, sotto qualsiasi nostro albero di fichi, è già con noi. Tante volte sono gli altri che ci chiamano, che ci vogliono dare un nome, un'identità, cose talvolta molto belle, ma che non possono nella vita essere un riferimento ultimo. Anche a me e a te il Signore dice oggi: ricordati, che in mezzo a tutte le chiamate, prima che chiunque ti abbia conosciuto e amato, io ti avevo già visto. Il mio sguardo ti ha dato vita e identità. Ti vedo anche oggi in qualsiasi tuo luogo, anche quello più indesiderato o insignificante. E lì, al di là di tutto e di tutti, TI AMO! 

martedì 20 luglio 2021

l'umanità

Mt 12,46-50

Mi è sembrata una bella immagine, questa, costruita proprio per questi tempi della crisi dell'umano, dell'umanità... Gesù che prende in braccio e fa sua proprio l'umanità. La sottolineatura della sua piena accoglienza dell'umanità in sé. Essa è diventata sin dall'incarnazione, la sua lei, la sposa del suo corpo e del suo cuore. Assunta e vissuta pienamente, nella volontà del Padre. Ci deve essere qualcosa nella nostra umanità, che ci lega strettamente al compimento di ciò che Dio ci chiede. Sarà la bellezza che salva il mondo, l'uomo bello, neonato, appena uscito dalla mano di Dio, sua immagine e somiglianza. Sarà l'uomo creato gratuitamente, destinatario dell'amore sovrabbondante di Dio. Sarò io, sarai tu, suo fratello, sorella e madre. 

domenica 18 luglio 2021

Un "autismo" volontario

Mc 6,30-34
L'autismo, lo sappiamo, è una patologia che si caratterizza da deficit sociali ed emotivi legati all'incapacità di recepire e di rispondere agli stimoli che vengono dall'esterno. Gli stimoli... tutta colpa loro! Ne abbiamo così tanti che uno o diventa autistico o ...si esaurisce. L'efficientismo, il carrierismo, il dover essere all'altezza, oppure una semplice ricerca di una vita dignitosa, fanno sì, che perdiamo la bussola e la nostra emotività non ci dà più permesso di fermarci, di non-fare. Dimentichiamo che per agire, specialmente laddove il nostro lavoro ha a che fare con la cura delle persone, occorre saper dare del tempo e delle possibilità a sé stessi. Se è vero che ci sono delle situazioni che richiedono la nostra presenza e disponibilità, è anche vero che ci siamo noi che abbiamo bisogno di stare, di riflettere, di farci aiutare dove occorre. Ecco perché è così malato un sistema che non permette all'impiegato di essere assente per malattia, ad esempio. Si, perché anche il tessuto sociale con tutto ciò che esso comprende, tra le relazioni e le interazioni, va intrecciato tra le presenze e le assenze. Se tu credi di essere importante, di essere prezioso, tu ti darai del tempo per te stesso, non solo per gli altri. E questo perché ami te stesso e perché ami gli altri e sai che servire bene significa servire con tutte le forze, che hanno bisogno di rigenerarsi. Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto e riposatevi un po'. Mi verrebbe da aggiungere: Dio c'è ma non sei tu, rilassati! Gesù lo fa vedere chiaramente nel Vangelo di oggi. Anche laddove tanta gente ti cerca e ti segue, sappi staccare la spina e diventare volontariamente "autistico". Non permettere ai troppi stimoli di sopraffarti. Ritrovati sotto l'unico sguardo rigenerante per la tua vita: lo sguardo amoroso di chi agisce laddove e quando tu non puoi e bada a tutto con misericordia. 




sabato 17 luglio 2021

puoi andartene

Mt 12,14-21


Mi piace oggi guardare come si atteggia il Signore con le persone che sono i suoi cosiddetti "nemici". Certamente tutti abbiamo nella nostra vita delle presenze che o non ci stanno simpatiche oppure le percepiamo come persone che fanno di tutto per contrastarci. Spesso lo fanno nel nome di una legge, del rispetto di un insieme di regole, spesso le loro intenzioni sono buone, eppure noi ci sentiamo annientati dalle loro azioni, parole, atteggiamenti. Così Gesù ci fa vedere che questo è capitato pure a Lui. Addirittura, un gruppo sociale si riunisce per cercare il modo per metterlo alla morte... questo forse a noi non capita, per fortuna. Comunque, sono cose pesanti, indubbiamente. Possiamo ricordarci questi tipi di situazioni e di persone e vedere, come reagiamo. Resta sempre valida una regola d'oro: le persone non cambiano, ma siamo noi che abbiamo il potere sulla nostra vita e, a partire dai dati di fatto, possiamo decidere cosa fare. C'è chi si ritiene eroe e resta in delle situazioni veramente pesanti, dicendo di farlo per amore, o perché non si sa cosa direbbe la gente, o perché pensiamo che la virtù in queste situazioni sta nel continuare a soffrire, anche con le più alte motivazioni spirituali. Ebbene, certamente la capacità di sopportare pazientemente le persone moleste, o le situazioni contrarie, appartiene alla nostra vita da cristiani, ma solo fino a un certo punto. E oggi il Signore ci dice con molta chiarezza qual è questo punto. I farisei si riuniscono per metterlo alla morte. Ma qui non si tratta solo di una morte fisica. La morte è il limite della nostra vita, della nostra vitalità. Quando tu senti che una situazione di sofferenza, magari subita e non per colpa tua, ti toglie la serenità minima, la tua abituale vitalità, allora è il momento di reagire. Attenzione però, ci sono almeno due cose da ricordare. La prima è la capacità e il coraggio di manifestare alle persone che ci fanno soffrire, il nostro disagio, cioè un sereno confronto. La seconda è la necessità di guardarsi dentro, perché quando una cosa o persona ci fa soffrire molto, può essere che tocca qualche punto debole o qualche ferita nostra e... potrebbe essere un'occasione per guarire. Considerate queste due cose, quando la certezza interiore è che abbiamo fatto quel che dovevamo, occorre prendere delle decisioni per il nostro bene. L'atteggiamento cristiano verso chi ci crea difficoltà, tuttavia, è questo: avere coraggio di pensare che nessuno mi fa del male apposta. Questo aiuta a non coltivare la rabbia e lo sdegno, a non portare rancore in futuro. In poche parole: aiuta a far entrare la risurrezione in questa piccola morte relazionale. Ed ecco Gesù: avendo saputo che volevano farlo morire, si allontanò. Si mostrò essere colui che Isaia aveva annunciato: non grida, non spezza la canna incrinata. Sì, perché ci sarebbe un ultimo elemento da considerare nelle nostre relazioni. Alle volte ci facciamo del male a causa delle cose che sono dentro di noi e di cui non ci accorgiamo. Non spezzare la canna incrinata in questo caso significa non gridare in faccia a chi mi fa del male, ciò che posso intuire come causa del male che mi fa. Proprio perché le persone si spezzano alle volte scoprendo la loro stessa debolezza. E ad essa devono arrivare gradualmente, non con la violenza di chi gliela grida in faccia. Resta sempre attuale che le persone non cambiano perché le rimproveri, ma perché le ami. E capita che questo debba significare allontanarsi, cambiare rotta, andare via. Fa male, ma può essere una scelta per la vita, come oggi il Signore ci mostra con il suo comportamento. Non temiamo, dunque. Possiamo andarcene, ma solo se questo significa ricominciare a vivere, non per vendetta, non per rabbia. 

giovedì 8 luglio 2021

senza attrezzi



Mt 10,7-15

E' abbastanza evidente come Gesù, facendo l'invio missionario, non lasci loro nessuna attrezzatura o ricchezza particolare. Quanti missionari, nella storia, sono stati tanto coraggiosi da partire verso lo sconosciuto, spogli di ogni sicurezza e appoggio! Non procuratevi... gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Quando l'amore ti invia, non guardare né a destra né a sinistra, non pensare cosa dovresti procurarti o cercare, per essere "efficiente". Il Signore ha fatto di te una meraviglia, così come sei, hai ricevuto abbastanza per donare, per distribuire. Perché, come diceva san Massimiliano Kolbe, quando il fuoco dell'amore si accende non può chiudersi nei limiti del cuore, ma divampa al di fuori, ed incendia, assorbe e divora altri cuori... La nostra testimonianza quotidiana non richiede studi, grandi parole o scervellamenti vari, ma si nutre della fiammella che viene coltivata dentro di noi, sorgente della vita, sorgente dell'affezione profonda verso il mondo, cui siamo parte, il mondo amato da Dio. E sì, possiamo farcela senza argento e oro, perché essi sono nulla di fronte a Colui che abita il nostro cuore. 

domenica 30 maggio 2021

non capirci niente

Mt 28,16-20
Comunque andare, anche quando ti senti svanire... Così canta Alessandra Amoroso. E io oggi ascoltando mi domando se per caso i discepoli oggi si sentono svanire anche loro, almeno un po'? Non è passato molto tempo da quel momento in cui erano praticamente convinti che tutto ciò che avevano vissuto con il Signore, fosse una farsa. Lì sicuramente sarà stato un momento in cui si erano sentiti morire... Però Lui è risorto! L'hanno visto, si è riaccesa la speranza della sua Presenza, ma ecco, ora lo vedono sparire di nuovo. Come dunque andare avanti? E' come con ogni persona cara: se la vedi andarsene, addirittura ripetutamente, ogni volta se ne va un pezzo del tuo cuore. Ed è normale che sia così. E ogni volta occorre trovare la propria dimensione per continuare a vivere. Loro si prostrano, cercano di accettare il fatto più grande di loro a cui stanno assistendo. Ma nel cuor loro dubitano. Ecco, devono andare anche nel dubbio. Il Signore, che conosce i cuori, sa che loro stanno di nuovo dubitando, che sono lì come su delle sabbie mobili. E, consapevole di questo, li invia. Si, si tratta di andare anche o proprio perché ci sono dei dubbi nel cuore. Forse è proprio qui il punto cruciale della giornata di oggi: che se tu non hai dei dubbi, non metti in discussione te stesso, gli altri, la relazione con Dio, non puoi essere un inviato credibile. Se sei troppo sicuro di te, troppo fissato, potrai portare in giro delle dottrine rigide, quelle che non si mettono in discussione, ma non avrai né davanti né dietro a te quell'alone dello Spirito che ti e ci trascina dove vuole Lui, senza darci sicurezze e scombinando ogni volta tutti i piani prestabiliti. Qui sta la vita vera. Comunque andare, anche solo per capire o per non capirci niente, però all'amore poter dire: ho vissuto nel tuo nome. Buona festa della Trinità!