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giovedì 14 ottobre 2021

Dio che si fida di te


 

Lc 12,1-7

E' un Vangelo con tanti cuoricini, quello di oggi. Gesù, pur usando il tono di raccomandazione e di allerta per certi versi, sta mostrandosi tenero e premuroso. Anzitutto chiama i discepoli amici. Forse questa parola è oggi molto sottovalutata e usata a sproposito talvolta. Sembra che con chiunque non ci ritroviamo, siamo già amici. Su Facebook, abbiamo "le amicizie"... spesso si attivano alcune "amicizie", quando abbiamo dei bisogni particolari. Ma cos'è secondo te l'amicizia? Oppure, cosa desidereresti che fosse amicizia? Che tipo di relazione, legame? Alle volte penso che nella possibilità dell'amicizia è nascosto un tesoro unico e irripetibile: un'opportunità di stabilire un rapporto con l'altro/a talmente profondo, da appartenersi vicendevolmente ma non essere schiavi l'uno dell'altro. Per noi cristiani, l'amicizia potrebbe significare anche quel tipo di condivisione di vita in cui ci si sente come in un grembo, dove si può essere e dire tutto quel che si è e si sente, e tutto rimane lì per essere offerto al Padre come dono che viene e a Lui torna. Questo probabilmente è ciò che Gesù intende quando chiama i discepoli amici. Intende quelle persone a cui può raccontare nella verità sia il positivo che il negativo, sia le luci che le ombre, perché sa di avere a che fare con la gente che si fida di lui e... dimostra di fidarsi anche Lui di loro. Dunque, è un Dio che si fida dell'uomo. Del resto la stessa sua incarnazione dice già questa fiducia. Penso sempre che la capacità di Gesù di fare la "danza" di avvicinamenti e allontanamenti, parla di un'incredibile equilibrio relazionale che solo in Dio troviamo in pienezza, ma anche nell'amicizia fondata su di Lui, possiamo costruire e percepire. Infine, la tenerezza di Gesù si manifesta in questo brano, quando ci ricorda il nostro valore. Noi valiamo molto, se Dio si fida di noi, veramente tanto. E' che alle volte non sappiamo ricordarcelo, non cerchiamo questo Dio che ce lo ripete tutti i giorni, che siamo preziosi. Evidentemente Gesù ci dice oggi di non temere, proprio per confermare queste verità su Dio: è nostro amico, si fida di noi, siamo preziosi ai suoi occhi. E non importa quanto piccoli o quanto insignificanti come passeri, ci sentiamo. 

 

mercoledì 9 dicembre 2020

la rivelazione dalle crepe

Mt 11,28-30

Non so se succede anche a voi, ma io quasi ogni volta che mi metto davanti a questa Parola, comincio a guardarmi a partire dalla mia complicatezza.
Dunque: si, eh, questo brano è una benedizione per i bambini... per i poveri, per chi è più semplice di me, fragile e per questo si fa guidare dal Signore. Eh, non sono io... Hai mai avuto questi pensieri? Bene, allora oggi è quella giornata in cui tu puoi invece pensare che si, questa Parola è anche per te. Perché riconoscersi complicati e confusi, in generale diciamo, non serve, lo sappiamo fare tutti, molte volte in un tentativo di autocommiserarci, magari senza nemmeno accorgercene.
Oggi invece il Signore ci dice: guardati dentro e riconosci quella crepa, quella particolare fragilità, stanchezza, senso di oppressione, che ti rende piccolo evangelicamente parlando. Essere piccoli diventa evangelico quando sappiamo mettere a fuoco una debolezza, che ha estremo bisogno di essere  redenta ogni giorno dal Signore che ci da la vita. Ecco noi siamo lì: solo allora l'imperfezione diventa giogo dolce e leggero, quando è riconosciuta nell'amore di cui siamo colmati sempre da Dio. E allora questo Vangelo non è più solo un rimorso di coscienza o occasione per piangersi addosso, ma è gioia profonda di chi ha tante crepe, ma è sempre intero sotto lo sguardo risanante di Dio. Ed è una rivelazione, si, quella vera, perché occasione per conoscere qualcosa di più della grazia che guarisce, che altrimenti non si potrebbe accogliere. 

martedì 27 ottobre 2020

osare la piccolezza


Mt 13,24-43

Cosa può dire una persona umana al proprio animo, vedendo come esso tende sempre alle cose più grandi, più nobili, più elevate, rispetto a ciò che già è, possiede ecc.? Quale il lavoro interiore da fare, che faccia sì che l'uomo viva serenamente e in pace il fatto che, mentre tende sempre verso l'alto per natura, riesce realmente a stare nella pace solo se riconosce e ama la sua piccolezza? Non stiamo qui oggi a fare dei trattati di scienze umane, psicologiche... tuttavia la domanda senz'altro ci si pone. Sant'Agostino parla del cuore inquieto finché non giunge a riposare in Dio, finché non arriva a Lui, dunque parla di una tensione verso l'infinito, una tensione che "sfinisce" l'uomo, sì, ma solo se Egli pensa di poterci arrivare attraverso una falsa perfezione da raggiungere con le proprie forze. Il punto da tenere presente è questo: Dio, non avendo bisogno dei nostri sforzi, ma amando alla follia la sua creatura, è venuto tra noi. Ed è questo il senso del Regno di Dio di cui parla Gesù. L'ha portato lui e non c'è bisogno che ci sforziamo per introdurlo nel mondo, perché c'è già. Il nostro compito cristiano è farlo venire fuori dagli eventi, dalle circostanze, dalle persone. Ma prima di fare questo bisogna che siamo convinti che è già qui, bisogna che siamo donne e uomini di speranza, risorti. Ecco dove acquista il senso la consapevolezza della nostra piccolezza. Essa è rivelazione del Regno. Se pretendiamo di essere e/o di mostrarci grandi, intanto inciampiamo nella falsità, perché il limite e la limitatezza, fanno parte integrale della nostra vita. Mentre la capacità di sentirci piccoli ma amati, è proprio quel canale per far venire fuori il Regno nascosto nelle pieghe della vita. Il granello di senape: una realtà quasi invisibile, eppure di un'efficacia straordinaria. Infatti, noi non siamo infiniti, noi siamo solo coloro che fanno partire delle reazioni a catena. A un certo punto, il nostro compito finisce, perché siamo solo strumenti. Ma che strumenti! Collaboriamo al piano della salvezza! Dunque, occorre osare la piccolezza, occorre tornare sempre e sempre di nuovo, quando si affaccia la tentazione della grandezza "fai da te", a Colui che è sorgente e fine di ogni cosa. Solo il guardare l'uomo - Dio ci permette di coniugare e integrare all'interno della nostra persona umana, la sua innata piccolezza e l'altrettanto innato desiderio di grandezza, desiderio di Dio. Il diavolo si nasconde nei dettagli, si usa dire.  Sì, ed è così proprio perché nelle piccole cose di ogni giorno si nasconde anche il Regno. La lotta tra il male e il bene, la bellezza e la bruttura avviene lì. E il Regno vince, quando noi stessi siamo capaci di riconoscere in queste piccole cose, il passaggio di Dio. 

venerdì 2 ottobre 2020

poco e piccolo

Ieri era la festa di santa Teresina. Come sempre, lei preferisce restare nascosta
ma non voglio dimenticarla, oggi soprattutto mentre festeggiamo gli angeli custodi. 
Stiamo parlando di esseri che ispirano tenerezza, che noi associamo facilmente ai bambini, anche se erroneamente. La preghiera agli angeli custodi è una delle prime preghiere che insegniamo ai bimbi... E poi c'è appunto Teresina, con la sua fede che lei definisce piccola, ma che è tanto grande! E quel bambino, che Gesù pose in mezzo dopo che hanno domandato chi è il più grande nel Regno dei Cieli? Tanto piccolo, tanto grande. Sì i bambini fanno poco e ciò che fanno è piccolo, ma prezioso e grande agli occhi di chi ha l'animo grande. Si, Teresina in fondo non è mai uscita dal suo convento, compiendovi delle piccole mansioni, man mano facendo sempre di meno, quando stava ammalandosi. Davanti a noi una piccola via. Scegliere l'essere piuttosto che il fare. Scegliere di fare memoria sempre di quegli angeli che nel cielo guardano il volto di Dio. Questo significa tante cose, anche se piccole e poche agli occhi del mondo. Nel cuore della chiesa, mia Madre, io sarò l'amore, così sarò tutto. Ecco, essere l'amore, non significa niente e significa tutto... Essere bambino significa non fare nulla di "utile", e significa essere una gioia per tutti. Possa il Signore insegnarci questa grande pochezza e piccolezza, che ci ricorda l'unica cosa essenziale, quella appunto che fanno gli angeli di coloro che sono più che fanno: il Volto di Dio. Allora si, non sono più solo gli angeli a vederlo costantemente, ma lo vediamo anche noi, nella nostra vita, nella quotidianità delle azioni più piccole, compiute con e per amore, sopratutto quando questo costa. 

martedì 9 aprile 2019

da un'altra prospettiva

Gv 8,21-30

Continua il discorso di Gesù. Continua anche l'incredulità e l'ostinazione di chi non vuole o non può credere in Lui. 
E allora scatta la considerazione sul punto di vista da cui guardare le cose. Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora conoscerete... 
Hai mai guardato la stessa persona prima dal basso e poi dall'alto (oppure vice versa)? O meglio ancora: mettendo ben a fuoco cosa succede quando cambiamo la posizione verso la persona, dal punto di vista fisico, pensiamo ora allo sguardo interiore. Hai mai cambiato la posizione verso qualcuno, interiormente? Ti è capitato di guardare (forse anche inconsapevolmente) qualcuno dall'alto verso il basso per un lungo tempo, con la poca voglia di avvicinarti a lui o di "degnarlo" di uno sguardo diverso rispetto al solito? Ti è mai venuto in mente che forse proprio quella persona, che guardi un po' dall'alto, magari non tanto o non solo per antipatia ma anche per la tua personale insicurezza, che non vuoi esternare (come fu nel caso di farisei che, insicuri sulla persona di Gesù, preferivano coglierlo in fallo e/o comunque ostinarsi nel non volersi avvicinare alla sua "posizione"), potrebbe essere qualcos'altro, rispetto a quello che tu pensi? Beh, se hai questa esperienza, sai allora che le parole di Gesù sono sacrosante. Solo quando cambiamo la prospettiva, quando "innalziamo" la persona, purtroppo spesso esattamente come fu fatto a Lui, messo in croce, riusciamo a vedere la sua grandezza. Questo può succedere nelle circostanze della vita o semplicemente perché anche noi ci mettiamo in croce a vicenda. Ma poi finalmente abbiamo modo di guardare l'altro dal basso, da una nuova prospettiva... forse si presenta finalmente quell'occasione in cui siamo noi quelli piccoli, quelli più indifesi o perché ci rendiamo conto che abbiamo messo in croce qualcuno, o perché vediamo una grandezza che prima non eravamo in grado di percepire. Dunque, può essere un compito interessante per questi ultimi giorni della Quaresima: cambiare la prospettiva, assumere un'altra posizione, e questo significa: permettere ai nostri occhi di vedere qualcosa, che prima non sono stati capaci di scorgere.