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sabato 22 luglio 2023

vedere e correre

Gv 20,1-18



Cara Maria Maddalena, grazie. La tua compagnia oggi mi ha ricordato quanto segue: ogni volta che io dico "ho visto il Signore" dovrei sentire quel calcio nel sedere che mi catapulta nel mondo per due motivi. Uno: per testimoniare, perché averlo visto davvero non ti permette di stare fermo, ma ti spinge verso gli altri. Avere gli occhi pieni di Lui, fa sì che uno è spinto interiormente a condividere questa luce, che emana dagli occhi, quando tu l'hai visto. Due: per imparare finalmente che il vedere il Signore non è un'esperienza singola, ma è quel momento a partire dal quale noi possiamo essere ogni giorno più capaci di vederlo all'opera nel mondo, di trovarlo dovunque andiamo, se solo lo vogliamo. Sì, l'incontro ci apre gli occhi, perché nell'incontro c'è lo Spirito, che Agostino chiama amore tra il Padre e il Figlio, lo stesso amore che fluisce nel vero incontro dell'uomo con Dio.

giovedì 24 novembre 2022

l'esatto contrario

 


Lc 21,20-28

Ancora una volta, all'avvicinarsi dell'Avvento, ci troviamo davanti ad una parola che ci descrive la cosiddetta "fine del mondo". Un brano quello di oggi, composto di 8 corposi versetti che più avanti andiamo nella lettura, più può crearci ancora condizionamento e anche spavento. Come se il tempo che si apre davanti a noi dovesse essere qualcosa di terrificante. E poi... arriviamo all'ultima frase: risollevate il capo perché la vostra liberazione è vicina. E si comincia subito a respirare non solo il vero significato della fine del mondo, ma anche il vero significato del tempo dell'attesa della venuta del Signore. E' tempo di sconvolgimenti, di sensazione che il tempo cronologico si sta stringendo. Siamo verso la fine dell'anno, sta iniziando l'inverno, in molti siamo stanchi, l'Avvento porta una nota di nostalgia. Ma tutto questo acquista un significato nuovo, quando guardiamo proprio verso la fine. Nascerà ancora il Salvatore, la Vita ancora si rinnoverà, la nostra liberazione si incarna in un bambino. Non è così terribile allora la fine del mondo né la fine dell'anno, quando nel cuore vogliamo coltivare il calore di questa vita rinnovata e di questa indelebile promessa: promessa della salvezza e della felicità. Collocare il cuore nell'ottica dell'Avvento significa sfidare il colore viola che sovrasta anche le nostre liturgie. Il viola non più tristezza, ma inizio del rinnovamento, un viola che si confonde a un certo punto con il rosa e che arriva al bianco. Un colore che in molti leghiamo alla tristezza e malinconia, si rovescia nel suo opposto, nel bianco, non solo purezza, ma nel bianco che significa quel "nulla" che dona spazio al Tutto. Il Tutto che viene con Cristo, che quando viene, viene sempre per ridonarci la vita e la libertà! 



domenica 3 aprile 2022

responsabile per me, responsabile per tutti

Gv 8,1-11

In questi giorni si parla tanto della responsabilità. All'improvviso abbiamo un esempio chiaro e forte di quanto la responsabilità personale non sia più un fatto tanto personale, ma si estenda su tutti. E' sempre stato così, ma forse in generale come esseri umani, abbiamo un po' perso nel tempo questa consapevolezza. Senso di condivisione, dell'aver bisogno dell'altro, del sapere di non poter sopravvivere senza l'aiuto dell'altro, o, come disse il Papa, che nessuno si salva da solo... tutto ciò, con l'avvento o meglio con un certo utilizzo del benessere dominante, si è smarrito. Siamo bravi a guardare e coltivare il nostro giardino, ma all'occorrenza a guardare quello dell'altro, non appena vi spunta quella che noi interpretiamo come zizzania o qualche cosa che minaccia la nostra incolumità. Ed eccola, la nostra zizzania del Vangelo di oggi: l'adultera. Peccatrice. Senza dubbio. Ma, guarda caso, il suo peccato non è un peccato di quelli invisibili, compiuti al di là degli sguardi degli altri. Al suo peccato ha partecipato anche qualcun altro. Ma nessuno lo guarda e lo accusa. Insomma la colpa sta solo da una parte. Però il giudizio è della folla. Manca la responsabilità dell'uomo, con cui la donna ha compiuto l'adulterio. Ma non solo. Ci sono tutti quegli occhi rivolti all'esterno, a lei, per giudicarla ma... non troppo. Cioè loro vedono che lei ha peccato. Tuttavia siccome vogliono mettere alla prova Gesù, non applicano la legge che conoscono, ma chiedono a lui di dare la sua risposta. Qualsiasi cosa egli non dica, comunque potranno rigirarlo contro di lui. E' il classico esempio di come il peccato porti con sé il peccato, di come il male viene strumentalizzato per un altro male. Insomma... la domanda che mi viene alla fine è questa: ma dov'è in tutto ciò la responsabilità personale? E penso a Giuseppe... che avrebbe ripudiato Maria, se avesse applicato alla lettera la legge... ma si è preso la responsabilità personale per colei che era parte di lui. E penso agli accusatori, che non stanno dentro il loro cuore ma puntano il dito. E penso alla donna che si ritrova da sola con tutto il peso della colpa. E penso all'uomo che ha abusato di lei, il quale semplicemente sparisce. Sono tutti giochi di responsabilità. Allora ci potremmo chiedere anche noi oggi, come viviamo la nostra responsabilità personale. Perché il benessere e la pace per tutti cominciano con la responsabilità personale di ognuno. Infatti, l'unica persona su cui noi abbiamo davvero il "potere" siamo noi stessi. Se tutti partiamo oggi da questo principio, senza voler cambiare o salvare il mondo, senza accorgercene, cambieremo il mondo e parteciperemo all'opera della salvezza, che Dio sta compiendo, nonostante tutto, nella sua fedeltà.  





sabato 9 ottobre 2021

un parto soprannaturale

 


Lc 11,27-28

Leggendo il Vangelo di oggi, occorrerebbe domandare alle donne che sono madri, qual è il compito secondo loro più importante e quale quello più arduo per una madre. La donna che grida dalla folla verso Gesù, mette in risalto la benedizione che è scesa sulla sua madre, col solo fatto di esserlo biologicamente: grembo che l'ha portato e seno che l'ha allattato. E noi, che conosciamo chi è la mamma di Gesù, Maria, sappiamo quanto lei sia stata cosciente di questa benedizione. Ma sappiamo anche quanto Ella sia rimasta attonita e stupita davanti alla vocazione ad essere la Madre di Dio, sappiamo quanto non se ne sentiva all'altezza. Probabilmente Maria aveva in parte coscienza e in parte intuizione, che appunto il suo compito verso il Figlio di Dio, quel Compito supremo, non era affatto darlo alla luce e farlo crescere, ma qualcos'altro. 
Maria, quando suo figlio è cresciuto, ha sofferto tantissimo per lui. Specie all'inizio per la sua mancanza, per la mancanza delle notizie su di Lui. Ma probabilmente il parto più grande e più doloroso, era quello interiore, dell'accettazione del compimento della Parola di Dio su di Lui. Ecco cosa risponde il Signore alla donna: beati coloro che ascoltano la Parola e la osservano. Beati coloro che si concentrano su ciò che Dio opera nella loro vita attraverso la sua Parola, che non si soffermano solo sul livello materiale, ovviamente necessario e "primario", ma sanno elevare anche la relazione così stretta, come quella materna, ad un livello diverso. Ognuno di noi infatti è madre di Dio, nella misura in cui è in grado di cercare e di trovare la Presenza di Dio nella propria vita quotidiana. A cosa pensa una mamma, infatti, se non al proprio figlio, tutti i giorni? Ecco la nostra chiamata. Essere madri di quel dio che abita il nostro mondo e la nostra storia, alle volte di nascosto, altre volte manifestamente, ma che dispiega la sua presenza nella Parola che trasforma verso il bene la nostra esistenza. Perché la Parola di Dio è sempre quella che ci spinge al bene e alla costruzione del mondo. Ecco, questa va osservata, per la beatitudine "materna" che Gesù oggi ci presenta. 






lunedì 12 luglio 2021

una crisi perenne

Mt 10,34-11,1

E' una parola che ci fa paura, che ci fa venire l'ansia, che vogliamo evitare, che ci parla di instabilità, di incertezza, insomma, per la maggior parte di noi o per la maggior parte dei tempi della nostra vita, non è una parola gradita. La crisi. Peccato che raramente prendiamo in considerazione, che il termine viene dal greco κρίσις cioè scelta, decisione. Insomma, opportunità di fare quella svolta che cambierà effettivamente la nostra vita. Ed è esattamente dove ci manda il Vangelo di oggi. Dice il Signore: sono venuto a portare la spada, non la pace. Chi ama il padre e la madre più di me, non è degno di me. Chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Crisi. Ma Gesù non era quello che doveva rappacificare tutto? Non era quello che avrebbe reso più leggera la nostra croce? Evidentemente non nel senso in cui noi ce lo aspetteremmo. Gesù è soprattutto per smuovere le nostre logiche, le nostre continue voglie di inquadrare dentro queste logiche le persone, le situazioni; è per farci sperimentare che la vita non si consuma negli angoli retti dei nostri schemi, ma che è quella che si svolge nelle pieghe dei nostri programmi quotidianamente compilati. E che la vera vita sta laddove noi riusciamo a vedere e portare Dio nel quotidiano, anche senza grandi trasporti di sentimenti o misticismi. I cristiani siamo donne e uomini sempre in crisi, sempre pronti a crescere, a interrogarsi, ad andare oltre, a perdere il controllo, a lasciarsi portare dallo Spirito... e tutto perché è discepolo di un Dio che ha talmente "rovesciato" la sua divinità da diventare l'uomo e immettersi nella storia, con tutte le sue debolezze e incertezze. Un Dio così siamo chiamati a seguire, consapevoli dell'amore suo, che si riversa ogni giorno su di noi, certo anche quando non percepibile, per il bene del mondo. 

giovedì 8 luglio 2021

senza attrezzi



Mt 10,7-15

E' abbastanza evidente come Gesù, facendo l'invio missionario, non lasci loro nessuna attrezzatura o ricchezza particolare. Quanti missionari, nella storia, sono stati tanto coraggiosi da partire verso lo sconosciuto, spogli di ogni sicurezza e appoggio! Non procuratevi... gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Quando l'amore ti invia, non guardare né a destra né a sinistra, non pensare cosa dovresti procurarti o cercare, per essere "efficiente". Il Signore ha fatto di te una meraviglia, così come sei, hai ricevuto abbastanza per donare, per distribuire. Perché, come diceva san Massimiliano Kolbe, quando il fuoco dell'amore si accende non può chiudersi nei limiti del cuore, ma divampa al di fuori, ed incendia, assorbe e divora altri cuori... La nostra testimonianza quotidiana non richiede studi, grandi parole o scervellamenti vari, ma si nutre della fiammella che viene coltivata dentro di noi, sorgente della vita, sorgente dell'affezione profonda verso il mondo, cui siamo parte, il mondo amato da Dio. E sì, possiamo farcela senza argento e oro, perché essi sono nulla di fronte a Colui che abita il nostro cuore. 

giovedì 25 marzo 2021

le conseguenze del SI



Ogni SI porta con sé delle conseguenze. Quelle del SI di Maria, le conosciamo bene, si sono fatte carne. Hanno cambiato e salvato il mondo. Sono  le conseguenze dell'Amore. 

LO SAI CHE ANCHE OGNI TUO "SI" CAMBIA IL MONDO?

martedì 2 febbraio 2021

Profumate e sporche del mondo

Le foto di gente vestita con l'abito religioso di qua e di là... oggi nella Presentazione del Signore si celebra la giornata dei consacrati e... sorrido ricordandomi alcune volte quando...
"Cosa? Cosa sei? Una consacrata secolare? Che cos'è?" Non è sempre semplice spiegare alle persone che sono incuriosite nel conoscere una "suora in pantalone", cosa veramente è la nostra vocazione. Forse non è semplice nemmeno per noi, comprendere, perché il Signore ha suscitato nella chiesa questa forma di vita consacrata, che non va associata ad un abito, ad un convento, alla cosiddetta separazione dal mondo. Anzi, su quest'ultima...proprio tutt'altro. Mi piace ricordare oggi le parole che in qualche maniera sono eredità da vivere per noi, consacrati nel mondo. Le scrisse Madeleine Delbrel
Ci sono luoghi in cui soffia lo Spirito, ma c'è uno Spirito che soffia in tutti i luoghi. C'è gente che Dio prende e mette da parte. Ma ce n'è altra che egli lascia nella moltitudine, che non «ritira dal mondo». E' gente che fa un lavoro ordinario, che ha una famiglia ordinaria o che vive un'ordinaria vita da celibe. Gente che ha malattie ordinarie, lutti ordinari. Gente che ha una casa ordinaria, vestiti ordinari. E' la gente della vita ordinaria. Gente che s'incontra in una qualsiasi strada. Costoro amano il loro uscio che si apre sulla via, come i loro fratelli invisibili al mondo amano la porta, che si è rinchiusa definitivamente dietro di loro. Noialtri, gente della strada, crediamo con tutte le nostre forze che questa strada, che questo mondo dove Dio ci ha messi è per noi il luogo della nostra santità.
Si, queste parole parlano di noi. Noi, consacrate e catapultate per e nel mondo. Noi, donne che del mondo dobbiamo fare un grembo in cui ancora oggi Dio possa nascere, crescere e manifestarsi. Noi, che camminando per le strade, improvvisamente cadiamo nella contemplazione, perché vediamo che Lui è presente dovunque. Una normale vocazione. Una vocazione che non conosce la perfezione, ma che si trova perfettamente nella propria e altrui fragilità, perché sa che le ferite sono feritoie. Una come tutte, e diversa da tutte. Forse assomiglia a quella di Simeone...che da sempre vive la sua vita per e con Dio, eppure...anch'egli lo accoglie tra le braccia. Perché ha bisogno di sentire che il suo Signore ha una carne umana, che abita i nostri tempi e i nostri spazi, che non si sottrae alle normali leggi della vita. E lì si compie la sua chiamata. Nel bambino vede la salvezza, nel povero vede la pienezza, nel proprio peccato, l'infinita misericordia di Dio. Siamo donne coscienti di essere chiamate ad essere spose di un Dio geloso di diventare tutto in tutti. Si, ci piace sporcarci del mondo e che il mondo si sporchi di noi, perché crediamo nel suo profumo e siamo certe che che quando una donna con un gesto d'amore mette la sua mano in quella di Cristo, il suo potere non ha più limiti (p. Luigi Faccenda
#kolbemission www.kolbemission.org










lunedì 28 dicembre 2020

To be or not to be


Mt 2,13-18
Quando un bambino è piccolo, noi percepiamo fortemente il suo esserci, ma ancora non tanto il suo essere...è normale perché il suo esserino deve ancora crescere e cominciare a formare ed esprimere i tratti personali, che gli faranno distinguere chiaramente dagli altri. Forse per questo, come dice il Vangelo di oggi, una madre di fronte alla scomparsa del suo figlio, sente che lui "non è più". Di fronte alla morte dei bambini, quando scompaiono tante vite piccole ed innocenti, ancora tutte in potenza, non possiamo non fare una riflessione sull'essere del nostro mondo. Privare i bambini di vita e della possibilità di crescere significa condannare il mondo al "non essere", che è molto peggio del "non esserci", cioè non rendersi presenti. Dio è colui che è e in Lui tutto esiste, anche ciò che noi volontariamente o meno, annientiamo.  E vuole che noi tutti siamo e ci siamo! A noi dunque, la decisione sul "TO BE OR NOT TO BE", nostro e quello del nostro mondo.

domenica 29 novembre 2020

la nona luna piena

Il caso vuole che la prima domenica di avvento coincide con la notte prima della luna piena. Domani notte si vedrà la luna piena luminosissima. È veramente l'ultima dritta prima della nascita del Bimbo. Sappiamo infatti che i bambini nascono dopo la nona luna piena della gravidanza. Sono utili i calcoli fatti dai medici, ma la vita va in armonia con la natura, e lo sapevano bene i nostri nonni. Loro infatti non si meravigliavano se nel caso il bambino nasceva un po' in anticipo, a sorpresa. La nonna metteva in guardia la futura madre, dopo la nona luna piena. 
Ho un'amica cui figlio dovrebbe nascere a Natale quest'anno. Mi fa tenerezza vederla felice e anche tanto affaticata. Penso a Maria. Tutte e due vegliano, perché non si sa mai! Ora si gioca proprio a nascondino. Quando finalmente verrà alla luce? Ora l'attenzione della mente e del cuore, con la fatica del peso che si porta, è tutta lì, sul grembo ricurvo, ricolmo della vita nuova. Sì, è così, noi attendiamo il nuovo, qualcosa di cui meravigliarci ancora. E questo ha un suo peso e alle volte ci sentiamo affaticati, proprio come una donna verso la fine della gravidanza.  Sarà quel regalo inatteso, sarà quella presenza di una persona amata... questo è ciò che riempie in questo tempo il grembo di Maria. Il figlio di Dio, che non ha rinunciato a nulla di umano, tranne il peccato, porta in sé la storia che vivrà, i pesi e le fatiche dell’umanità, i nostri pesi, le nostre fatiche. Quando nascerà tra tre settimane, sarà vero uomo, sarà già pieno di tutto ciò che costituisce la nostra quotidianità, pur essendo Dio. È sin da ora il Dio-con-noi. Vegliamo allora, davanti a questa super luna, per non farci sfuggire il momento della nascita, il momento in cui la nostra schiena sarà alleggerita, se partoriamo anche noi, facendo nascere Dio in questo mondo, con e come Maria. 

domenica 15 novembre 2020

e tu che colore ci metti?

Mt 25,14-30

Avete presente quando uno è portatore sano di un qualcosa che è geneticamente determinato? Ecco, noi siamo senza dubbio dei portatori sani di qualcosa che può colorare il mondo. E solo da noi dipende il fatto che sviluppiamo questa "malattia colorata" o meno. Sappiamo che restare portatori e non esplicitare una cosa che è deposta in noi, è buono e importante solo nel caso delle malattie. Ma noi qui oggi parliamo di qualcosa di molto importante e anzi, essenziale per la nostra esistenza...e per l'andamento del mondo. C'è un detto che recita, che il giorno in cui sei nato, è giorno in cui Dio ha deciso che il mondo non poteva andare avanti senza di te. Se ci fermiamo a pensare un attimo... quanto è vero e quanta responsabilità ci viene affidata! Spesso siamo soliti ripetere, che nessuno è indispensabile e che se uno non ci arriva a fare qualcosa, pazienza, ci sarà qualcun altro a sostituirlo, e il mondo andrà avanti lo stesso. E questo è vero. C'è tuttavia un altra faccia di questa stessa medaglia. Per quanto il discorso di "sostituibilità" sia valido per le singole faccende della nostra vita, non è così per la totalità della nostra esistenza. 
Ci sono infatti dei colori nella nostra vita, quei colori di cui il mondo ha bisogno, per andare avanti. Se noi li tiriamo fuori, passiamo appunto da portatori sani a "malati", cioè quelli che non solo arrivano fino in fondo nell'esplicitazione di ciò che dimora nei loro cuori, ma anche contagiosi, affinché questa stessa dinamica possa ripetersi in altre vite. Perché la verità è che mai la ricerca, che porta a riconoscere il tesoro, il talento deposto dentro di noi, è solo per noi stessi. Nulla nell'uomo, essere in relazione, è per lui stesso solo. Una persona felice, rende felici gli altri. Una persona che preferisce seppellire sotto terra il proprio talento, per timore malsano di ciò che possa succedere, quando ci si mette in gioco, è come seppellisse in parte se stessa. Ecco cosa significa quando diciamo che ci sono dei cadaveri che camminano... può essere un'espressione molto forte, per la sensibilità di qualcuno, ma rende molto bene quel che succede con un figlio di Dio, quando Egli abdica a ricercare quella sfumatura o quelle sfumature di Dio che sono deposte in Lui e che servono a continuare l'opera della creazione, cioè ad esercitare il meraviglioso potere della bellezza, che il Creatore ha messo nei nostri cuori. Si, perché se crediamo che sarà la bellezza a salvare il mondo, il nostro primo compito è tirarla fuori da noi stessi, mettendola in comune e condividendola, così da poter godere insieme agli altri la salvezza, che attraverso il bello e il buono, si sta cominciando a realizzare già sin da ora.





venerdì 13 novembre 2020

la fine del mondo

 


Lc 17,26-37

Di solito siamo abbastanza comodi rispetto al concetto della fine del mondo. Tuttavia, in questo tempo della pandemia, qualcuno sta vedendo delle scene apocalittiche (ignorando probabilmente il fatto che l'Apocalisse non è stata affatto scritta per rappresentare quel che presumibilmente dovrebbe accadere alla fine del mondo). Gesù invece ce la vuole presentare diversa e ci dice come reagire "quando avverrà". E le sue parole mi ricordano tanto una poesia polacca sulla fine del mondo, che condivido con voi.

Nel giorno della fine del mondo
un'ape gira sopra il fiore di nasturzio
il pescatore assetta le reti luccicanti
nel mare i delfini allegramente saltellano
i giovani passeri s'attaccano alle grondaie
il serpente ha la pelle dorata, proprio quella sua

Nel giorno della fine del mondo
le donne attraversano i campi con ombrello in mano
un ubriacone s'addormenta sul ciglio dell'aiuola
i fruttivendoli gridano per le strade
all'isola arriva la barca con la vela gialla
resta nell'aria il suono del violino
per aprire una notte stellata

e coloro che attendevano i tuoni e i fulmini
restano delusi
e coloro che aspettavano i segni e le trombe angeliche
non credono che invece già sta accadendo
finché il sole e la luna si vedono in alto
finché il bombo visita la rosa
finché i bambini nascono di color rosa
nessuno crede che già sta accadendo

Solo un vecchietto brizzolato che sarebbe stato un profeta
ma profeta non è perché ha un altro mestiere
dice, legando le piante dei pomodori:
non ci sarà una fine del mondo diversa
non ci sarà una fine del mondo diversa

Czeslaw Milosz







domenica 17 maggio 2020

vedere in prospettiva


Gv 14,15-21 

Potrebbe far venire il mal si testa, il discorso di Gesù, sulla sua visibilità/invisibilità. E' ancora sulla terra, però tra poco il mondo non lo vedrà, ma lo potremo vedere noi, perché Egli vive e noi viviamo. Cosa significano queste misteriose parole? Beh, noi sappiamo in avanti cosa succederà tra poco... Lui ascenderà al Padre e ci manderà lo Spirito Santo. E infatti la questione riguarda tutta proprio la capacità di vedere. Il mondo, in questo caso inteso come quelli che di Dio non ne vogliono sapere, in parole povere, non lo vedrà. Ma non perché Lui non sarà più presente sulla terra, ma non lo vedrà proprio perché non lo vuole vedere, appunto perché non gliene importa nulla. Noi potremo vederlo, perché Lui rimane, vivente tra noi. Certo non fisicamente, camminante sulle nostre strade, ma in prospettiva, guardando e vedendo più lontano. Una presenza fisica di una persona amata, spesso nella nostra vita fa sì, che ci concentriamo talmente su di essa, che quando viene meno, improvvisamente non sappiamo più come guardare il mondo. Invece il Signore se ne va fisicamente, per invitarci ad allargare lo sguardo... di vedere non più solo in noi e vicino a noi, ma anche in prospettiva, la sua presenza in ciò che è anche lontano da noi. Perché egli, essendo il Vivente, vive nell'universo. Ed è questo il modo in cui Egli viene da noi, ogni giorno.  Precisamente questa è prova che non ci ha lasciati orfani. Lo Spirito che Gesù manda, è il testimone della sua presenza nel mondo. Dunque, è lui che ci aiuta a guardare in prospettiva, facendo sempre nuove tutte le cose e insegnandoci a vedere il tutto in ogni frammento, la bellezza in ogni cosa bella, anche la più piccola.

venerdì 30 marzo 2018

donna che attira


Così difficile guardarti
le tue ginocchia all'altezza dei miei occhi
stanno piangendo lacrime di sangue
così difficile
mantenere ferma la testa
quando si china da sola
come la tua

Perché chiedi a me
che conosco il tuo sguardo
sin da quando sei uscito
dalle mie viscere
di alzare il capo 
mentre il tuo si china
Solo così ancora una volta 
posso leggere nei tuoi occhi la consegna
Ecco tuo figlio

Ma io non sapevo 
di aver portato nel grembo
tutto il mondo, tutta la storia
Solo ora che sei innalzato
che mi chiedi di alzare gli occhi
io so
Tu sei

E solo questa è la ragione
del mio nuovo SI
Sento il grembo pieno di nuovo
a questa età assurda
di nuovo senza conoscere l'uomo
Ma ora conosco te
che riempi il mio essere
di questo mondo

Mentre dal basso del tuo dolore
lo guardi dall'alto
mi rendi
madre che genera
oltre ogni tempo ed età
donna che attira
tutto a te.