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lunedì 28 dicembre 2020

To be or not to be


Mt 2,13-18
Quando un bambino è piccolo, noi percepiamo fortemente il suo esserci, ma ancora non tanto il suo essere...è normale perché il suo esserino deve ancora crescere e cominciare a formare ed esprimere i tratti personali, che gli faranno distinguere chiaramente dagli altri. Forse per questo, come dice il Vangelo di oggi, una madre di fronte alla scomparsa del suo figlio, sente che lui "non è più". Di fronte alla morte dei bambini, quando scompaiono tante vite piccole ed innocenti, ancora tutte in potenza, non possiamo non fare una riflessione sull'essere del nostro mondo. Privare i bambini di vita e della possibilità di crescere significa condannare il mondo al "non essere", che è molto peggio del "non esserci", cioè non rendersi presenti. Dio è colui che è e in Lui tutto esiste, anche ciò che noi volontariamente o meno, annientiamo.  E vuole che noi tutti siamo e ci siamo! A noi dunque, la decisione sul "TO BE OR NOT TO BE", nostro e quello del nostro mondo.

domenica 25 ottobre 2020

amare il presente e il futuro


 

Mt 22,34-40

Non mi sembra ci sia una particolare necessità di scervellarci oggi davanti a questo brano di Matteo. Anzi, è una parola che sta molto interpellando il nostro oggi. Gesù ribadisce il comandamento dell'amore. Mai come in questo periodo, abbiamo la possibilità di far vedere quanto ci vogliamo bene e quanto teniamo al nostro fratello oltre che a noi, rispettando le indicazioni che ci vengono date, per una vita il più possibile sicura e a tutela di tutti. E' interessante in questo contesto riprendere ciò che Gesù dice per ultimo: da questo dipendono tutta la legge e i Profeti. Cosa significa questo per noi? La legge è per l'uomo e non l'uomo per la legge. La fede, in mezzo a tante critiche giuste o ingiuste, non entro nel merito, ci riporta all'unica cosa necessaria: all'accoglienza di ciò che ci viene chiesto, detto, nella fiducia che, anche se non piace a noi o non ci convince, possa essere essenziale o perlomeno utile. Sì, questo è l'atteggiamento di fede, che segue al nostro ragionamento e lo rende fecondo nell'ottica della salvezza. Dunque, occorre credere che tutto ciò che ci viene chiesto, è per noi, per il nostro bene. I Profeti, è uno sguardo gettato verso il futuro. Si ama per costruire un futuro, si vuole bene, per far durare nel tempo la vita. E, come sempre è stato nella storia dell'umanità, ciò che oggi viene profetizzato, ciò che oggi può essere proiezione verso il futuro, non sempre sarà capito. Si capirà dopo, al presentarsi di questo futuro. Sarà interessante guardarci indietro tra qualche anno e vedere quali cose che oggi restano considerazioni e tentativi, sono delle vere profezie. Lo sapremo, se vogliamo vivere credendo che attraverso ogni circostanza, il Regno di Dio si realizza. E sta qui il senso del comandamento dell'amore. Direbbe san Paolo: affinché Dio sia tutto in tutti (cf. 1Cor 15,28). Intanto a noi il nostro presente. Il presente in cui amare. 





giovedì 7 maggio 2020

chi accogli?

Gv 13,16-20

Sebbene il parlare di Gesù sia per ora molto enigmatico, in quanto Egli sta preparando i suoi all'arrivo dello Spirito, ci sono anche nel brano odierno, dei passaggi che hanno una valenza importantissima, nella nostra vita quotidiana. Chi accoglie colui che manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Che discorso grandioso sull'accoglienza! A molti tra noi, man mano che conosciamo una persona, succede di avere la tentazione di cambiarla. Perché, con l'intuito o talvolta con discorsi anche molto ragionati, vogliamo provare che se cambiasse, sarebbe meglio... una volta ho assistito a un dialogo di questo genere. Una persona diceva all'altra che non va bene che faccia in una determinata maniera e come sarebbe meglio se facesse diversamente nella sua vita. L'altra persona ha ascoltato pazientemente, dopodiché ha guardato chi le stava dando quei "consigli" e ha risposto: cosa ne sai tu della mia vita, del mio passato, in base al quale oggi faccio proprio così? Mi hai mai chiesto con quale obiettivo mi comporto così, cioè che futuro intravedo? Il "consigliere" è rimasto a bocca aperta. Un esempio che azzecca perfettamente con ciò che dice Gesù. Prima di entrare nella vita degli altri, dovremmo accoglierli esattamente così come sono e ciò significa: con il loro passato che li ha portati ad essere ciò che oggi sono e con la prospettiva del loro futuro, che, sebbene noi possiamo aiutare a costruire, non siamo chiamati a costruire al loro posto. Chi accoglie me, te, accoglie ciò che ero e ciò che sarò. E chi accoglie l'altro così, crea uno spazio per la sua crescita, un terreno fertile. Perché una persona umana cambia, certamente, migliora, ma lo fa solo in un ambiente e in delle circostanze, in cui si sente pienamente accolta per quel che è. Bella esperienza da fare personalmente e da far fare agli altri, l'accoglienza reciproca, che fa crescere.