Lo sapevi che sei l'infinito? Si, l'infinito, edizione limitata! Qui troverai e, spero, condividerai, tutto ciò che Dio depone nel nostro cuore!
domenica 24 aprile 2022
gemelli diversi
mercoledì 16 marzo 2022
all inclusive
sabato 13 novembre 2021
il tempo da te definito
Lc 18,1-8
lunedì 30 agosto 2021
partendo dal ciglio
sabato 27 marzo 2021
lineare o circolare?
lunedì 15 marzo 2021
la distanza di... sicurezza
sabato 13 febbraio 2021
una lebbra benefica
venerdì 15 gennaio 2021
un deposito comune
giovedì 3 dicembre 2020
stare in piedi
Mt 7,21.24-27
In questo tempo difficile della pandemia, che posto dai nella tua vita alla forza della fede, quanto invece ti fidi della tua ragione? Inizio oggi con questa domanda provocatoria, perché più che mai ora succede che tutti cerchiamo di mettere insieme, usando la nostra intelligenza, i dati che ci pervengono a proposito del virus che ci opprime. E ci confondiamo, perché sentiamo tante cose contraddittorie. Sicuramente tutti sentiamo che ci manca la terra sotto i piedi e allora è qui che si apre lo spazio per la fede. E possiamo capire, guardandoci dentro, chi è veramente Dio per noi. Ce lo suggerisce pure Gesù oggi. Ci può essere chi sta in piedi proprio perché ha costruito la sua casa sulla salda roccia della fede, che è relazione con Dio, quella relazione che è per eccellenza relazione con un "partner", cioè con uno che si relazione sempre con noi nella libertà e nella reciproca fiducia. Poi c'è purtroppo chi pensa che Dio abbia bisogno di essere asservito e "comprato", cioè che bisogna "accontentarlo" per comprarsi la sua grazia. E questa purtroppo è una casa costruita sulla sabbia, perché non considera all'interno della relazione con il Signore, la propria umanità e la propria dignità. E questa casa, prima o poi, crolla. E questo semplicemente perché chi è saldo nella relazione con Dio, è saldo nella sua fede e pur soffrendo, trova in Lui la sua forza. Chi invece pensa di doversi sempre umiliare e abbassare, in realtà non è sicuro delle basi su cui ha fondato la sua vita e facilmente cade in disperazione. Ecco perché vale poco gridare a gran voce invocando il Signore, per far vedere quanto siamo devoti. Chi ha una vera relazione con Dio, intessuta del dialogo quotidiano, ovviamente grida al Signore, come succede in ogni normale relazione, ma non è un'invocazione per una conquista, perché sa di essere amato e resta saldo, al di là dei momenti più o meno difficili che possano presentarsi. Stare in piedi dunque significa avere bisogno di Dio e avere un sicuro rifugio in Lui, anche quando la nostra ragione viene vinta dall'insicurezza. Lì, in mezzo, c'è lo spazio della fede.
giovedì 19 novembre 2020
aprire quando bussa
Lc 19,41-44
Ci sono visite e visite. Ci sono quelle visite veloci, ultimamente molto risicate per ovvi motivi, in cui uno passa a casa tua per un caffè, per scambiare due parole, per aggiornarti sulla vita... non che non siano importanti queste, tuttavia poi ci sono quelle visite, talvolta inaspettate, di persone da tanto tempo attese, o da tanto tempo assenti oppure semplicemente di persone importanti, visite alle quali ci prepariamo, pulendo la casa, cucinando, mettendo vestiti belli.
Ti ricordi quando il Signore ti ha visitato con tutta la sua forza e questa visita ha lasciato il segno in te? Che ricordo ne hai? Hai saputo riconoscere quel momento in cui lui ha bussato alla tua porta, per trasformare la tua vita? Non andare solo a sbirciare nei tempi di emozioni interiori, di luce particolare, prova a vedere anche nei momenti di sofferenza, di confusione. Sono tutte possibili visite di Dio. E sono da riconoscere. Di fatto ci cambiano l'esistenza.
Nel Vangelo di oggi Gesù piange su Gerusalemme. La sua città amata non ha aperto la porta, non ha riconosciuto il tempo della Visita, quella con la V maiuscola. Ecco perché Lui già sa come andrà a finire. Il problema in realtà non è che Gerusalemme in futuro verrà assalita e distrutta. Il problema vero è che lei non aveva riconosciuto il tempo della visita e non ha la forza interiore per restare incolume contro ogni avversità. Perché nella vita avvengono inevitabilmente le distruzioni, le sconfitte, ma la memoria della Visita è fondamentale per non soccombere. Le tempeste della vita talvolta ci fanno cadere a pezzi ma la fede, quel frutto prezioso, sebbene spesso tanto piccolo, quasi come una calìa d'oro, fa sì che la nostra vita invece di subire la morte, si rinnova. Non resta che drizzare le orecchie e aprire, quando Lui bussa.
domenica 25 ottobre 2020
amare il presente e il futuro
Mt 22,34-40
Non mi sembra ci sia una particolare necessità di scervellarci oggi davanti a questo brano di Matteo. Anzi, è una parola che sta molto interpellando il nostro oggi. Gesù ribadisce il comandamento dell'amore. Mai come in questo periodo, abbiamo la possibilità di far vedere quanto ci vogliamo bene e quanto teniamo al nostro fratello oltre che a noi, rispettando le indicazioni che ci vengono date, per una vita il più possibile sicura e a tutela di tutti. E' interessante in questo contesto riprendere ciò che Gesù dice per ultimo: da questo dipendono tutta la legge e i Profeti. Cosa significa questo per noi? La legge è per l'uomo e non l'uomo per la legge. La fede, in mezzo a tante critiche giuste o ingiuste, non entro nel merito, ci riporta all'unica cosa necessaria: all'accoglienza di ciò che ci viene chiesto, detto, nella fiducia che, anche se non piace a noi o non ci convince, possa essere essenziale o perlomeno utile. Sì, questo è l'atteggiamento di fede, che segue al nostro ragionamento e lo rende fecondo nell'ottica della salvezza. Dunque, occorre credere che tutto ciò che ci viene chiesto, è per noi, per il nostro bene. I Profeti, è uno sguardo gettato verso il futuro. Si ama per costruire un futuro, si vuole bene, per far durare nel tempo la vita. E, come sempre è stato nella storia dell'umanità, ciò che oggi viene profetizzato, ciò che oggi può essere proiezione verso il futuro, non sempre sarà capito. Si capirà dopo, al presentarsi di questo futuro. Sarà interessante guardarci indietro tra qualche anno e vedere quali cose che oggi restano considerazioni e tentativi, sono delle vere profezie. Lo sapremo, se vogliamo vivere credendo che attraverso ogni circostanza, il Regno di Dio si realizza. E sta qui il senso del comandamento dell'amore. Direbbe san Paolo: affinché Dio sia tutto in tutti (cf. 1Cor 15,28). Intanto a noi il nostro presente. Il presente in cui amare.
sabato 8 agosto 2020
sempre la stessa storia
Una reazione tanto simpatica, quella di Gesù nel Vangelo di oggi, tanto umana e tanto conosciuta a ciascuno di noi. "Fino a quando dovrò sopportarvi?" Un Gesù scocciato insomma. Certo la scocciatura espressa con il linguaggio diverso da quello che quotidianamente usiamo noi, ma il senso resta lo stesso. Portatelo qui, ci devo per forza pensare io perché voi non ce la potete fare. E quindi la domanda che sorge è: ma poteva Gesù esigere dai suoi discepoli che facessero un miracolo? Dio davvero esige questo da noi? Probabilmente la risposta ciascuno di noi può trovarla da solo. Ciò che il Signore chiede ad ognuno di noi, in termini di fede, può essere diverso, perché ogni cammino è diverso e non ce ne sono due uguali. Ma la mancanza di fede che fa sì che non cresciamo, non avanziamo nel nostro cammino e solo continuiamo sullo stesso piano, che prima o poi, diventa piatto, è un ritornello ricorrente a cui corrispondono appunto le parole di oggi di Gesù. Uffa! Ma perché non fai quello sforzo di fede in più, che potrebbe cambiare la qualità della tua vita? La fede infatti non è l'andare in chiesa o il dire determinate preghiere, ma è la capacità di affidarsi completamente a Dio, quando le cose sembrano irragionevoli. E continuare a camminare, senza lasciarci portare dall'autocommiserazione, senza sederci per strada con la scusa di non riuscire perché "non capiamo". La guarigione, la liberazione dal demonio, nel caso del Vangelo di oggi, è un atto di fede. Non è magia, ma è fiducia, non sono formule da recitare, ma il cuore che si abbandona. Ecco perché, paradossalmente, la reazione di Gesù non è solo o non è tanto un rimprovero, quando un promemoria. Senza di Lui non possiamo far nulla. La fede è relazione con Lui, è capacità di ricorrere a Lui in necessità. E non potremo mai fare a meno di questa relazione. Anche perché questa relazione è quella che porta guarigione all'altro. Se ci fidiamo solo di noi stessi, ci indeboliamo e falliamo, e i miracoli non succedono. Mentre con quest'altra "storia di sempre", quella che ci fa tornare sempre a Lui, possiamo vivere nella certezza che nulla accade a caso e che, se glielo chiediamo, non saremo mai lasciati alle nostre sole forze. Ben venga allora la scocciatura che Gesù esprime, perché ci stimola a ritornare sempre a Lui!
lunedì 3 agosto 2020
assenza di dubbi, assenza di fede
sabato 27 giugno 2020
un deposito comune
martedì 19 maggio 2020
mi fa volare
sabato 18 aprile 2020
sfidare la durezza

sabato 21 marzo 2020
dritto al cuore
martedì 20 novembre 2018
una vista superiore
domenica 2 settembre 2018
questione di coerenza
domenica 15 aprile 2018
mangiare per credere
Possiamo vederci anche tutti i giorni, salutarci, scambiare due parole, prendere lo stesso autobus, frequentare gli stessi studi o lavorare nello stesso posto... ma, diciamoci la verità: finché non scatta l'invito ad andare a prenderci qualcosa insieme, noi non siamo amici.
Mi viene da sorridere quando leggo il Vangelo di oggi. Arriva Gesù: pace a voi, e hanno paura. Continua mostrando loro il corpo coi segni della passione, impazziscono di gioia... cmq non riescono né credere, né ragionare. Chiede di mangiare qualcosa di ciò che hanno, improvvisamente, nel chiacchierare mentre mangia, le loro menti si aprono. No, per carità, non voglio dire che il suo prendere il cibo abbia aperto le menti dei discepoli, questa sarebbe una forzatura. Ma certamente c'è qualcosa di magico nel mettersi insieme e mangiare. Un sentimento di fraternità che con nulla si può paragonare. Perché uno che mangia con te, davanti a te, è uno che da te si lascia nutrire, è uno che ha bisogno di te, è amico, perché si rende vulnerabile e bisognoso. E allora quel che dice acquista valore a partire dalla sua persona, dal riconoscimento di quello che egli è, amico, fratello. L'incontro così porta la gioia, porta il tratto di intimità. E allora la gioia della risurrezione diventa credibile, perché quello stesso Maestro che camminava con loro, ora è qui che mangia con loro. Non dunque un fantasma, né un essere irraggiungibile, ma sempre Lui, anche oltre il potere della morte. Sempre lui che è disposto a venire da me, sedersi con me e chiedermi da mangiare. Sì, quando mangiamo insieme tutto è più credibile, perché più semplice. Da qui al farsi mangiare, rimanendo per sempre presente nel segno del Pane, è solo un passo. E questo è il vero presupposto della vita da risorti.


















