Lo sapevi che sei l'infinito? Si, l'infinito, edizione limitata! Qui troverai e, spero, condividerai, tutto ciò che Dio depone nel nostro cuore!
giovedì 6 aprile 2023
il sapore del pane
martedì 27 dicembre 2022
corse natalizie, corse pasquali
lunedì 9 agosto 2021
accesi o spenti?
sabato 27 marzo 2021
lineare o circolare?
domenica 21 marzo 2021
di che morte morire?

lunedì 28 dicembre 2020
To be or not to be
martedì 15 settembre 2020
il ritorno della bellezza
Gv 19,25-27
Vi propongo oggi questa meditazione, lettura spirituale del brano di Maria ai piedi della Croce.
Qualche anno prima, si erano ritrovati davanti a lei in quella sala nuziale, tremando, dicendo che stava finendo il vino. E forse lei non sapeva nel primo momento se era un bisogno o un desiderio. L’essenza del momento più bello della vita di una persona, conditio sine qua non, la bellezza stessa. La bellezza… è un desiderio di cui abbiamo bisogno ed è un bisogno che desideriamo. Un cuore leggermente spento, se conserva la nostalgica nota attraverso la quale desidera il desiderio, è sulla strada verso la bellezza. Madre del desiderio sei allora, Maria, colei che precede il vuoto che si sta creando. Stabat Mater: il tuo posto fisso è lì, ai piedi della Croce. È proprio lì che tu guadagni per noi questo desiderio che tante, troppe volte è lucignolo fumigante, nelle nostre vite distratte dai vuoti che non colmano il cuore. Il bisogno più grande, tu lo intuisci così: non fuggi dalla croce. La bellezza ora ha sembianze di ecce homo, uomo morente e senza confini. Ritorna attraverso la tua maternità, la dignità di ogni persona umana, ritorna l’inequivocabile verità sulla bellezza che risiede in ciascuno di noi. Alzare il capo per vedere tuo figlio che muore per ridare la bellezza a tutto il mondo, alla storia. Far violenza al nucleo della propria maternità. Sentire la spada trafiggere il cuore. Scopri che la tua missione non era affatto compiuta con il dare al mondo il suo Redentore. E non termina nemmeno con il suo: Donna, ecco il tuo figlio. La missione è compiuta quando tu e Lui, due vite distrutte, rovesciate più o meno consapevolmente la logica della morte. Due corpi martoriati, di cui uno morente, immagini di bellezza che rinasce oltre ogni aspetto estetico. Lì, sul colle del Golgota, tu hai alzato lo sguardo per contemplare tra le lacrime, il volto sfigurato di Lui, precedi il vuoto che si sta creando. Precedi, con il tuo atteggiamento, ciò che non è stato intuito subito dopo la sua crocifissione e non viene intuito nemmeno oggi, tante volte. Ti accorgi che ciò di cui abbiamo più bisogno, quel desiderio dei desideri, si nasconde nel brutto. Si sta facendo buio su tutta la terra, per far risplendere la Luce con ancora più forza. Non desidereremmo la vita, se non avessimo dentro la nozione della nostra mortalità. Non potremmo mai vedere e apprezzare la bellezza, se non conoscessimo, per contrasto, la bruttezza. Sono contrasti a cui non badiamo, quando il vuoto si affaccia ai nostri cuori. Eppure è possibile non vedere nulla per eccesso di luce. Non sentire più nulla per eccesso di dolore. E proprio laddove ci sentiamo incapaci di provare alcun sentimento, quando i sensi si mettono a tacere, la bellezza e la vita esplodono: anche in mezzo all'orrore e alla morte. Probabilmente qualche esperto della vita spirituale lo chiamerebbe purificazione, oppure notte dei sensi. Ma quando quel dolore generativo diventa esperienza dello spirito e persino della carne, si comprende quanto è limitante vestire di parole un’esperienza. Le nostre lingue, soprattutto quelle moderne, quelle che con sfrenata corsa scappano dalle espressioni che chiamano per nome la sofferenza, fingendo che da essa si possa fuggire nella vita, arrivano solo fino a un certo punto. Dopo resta solo lo spazio di silenziosa condivisione di quello che succede nell’animo umano. Linguaggio oltre ogni linguaggio.
giovedì 21 maggio 2020
trasformazione
giovedì 14 maggio 2020
amare a distanza
martedì 21 aprile 2020
da dove vieni? dove vai?
giovedì 2 aprile 2020
fermarsi o proseguire?
domenica 29 marzo 2020
due in una
Non ci ho fatto proprio caso a Lazzaro oggi... anche se è lui la causa di tutta questa confusione Più che le solite considerazioni sull'uscire dal buio alla luce, abbandonare i propri sepolcri, sull'anticipazione della risurrezione di Cristo, vorrei guardare ancora alle due sorelle del risuscitato. Mai come oggi mi pare che siano una stessa persona nelle sue due espressioni. Marta, inquieta come sempre, non appena sente che Gesù sta venendo da loro, gli va incontro senza manco fargli entrare nel paese... Me la immagino che corre incontro a Lui per rimproverarlo che in un momento di massima debolezza del fratello, non è stato lì con loro. E poi... provoca, si, Marta è provocatrice, non le basta sapere che il fratello sarebbe risorto nell'ultimo giorno, vuole sapere di più, vuole sapere l'utilità per la quale Gesù è arrivato lì con Lazzaro già morto e sepolto. Attende parole che le parlino dei fatti. E, donna di animo grande e fiducioso, CREDE, crede prima che il miracolo avvenga: la sua è una confessione di fede non minore di ciò che diciamo noi nel credo. Ma non finisce qui. Torna a casa e dice a Maria che il Maestro l'aspetta. Gesù non ha detto nulla di simile. Ma il fatto è che Dio quando ti parla e quando tu lo interpelli, ti vuole nella tua interezza. Per questo Marta è come se andasse a recuperare la sua "seconda metà". Maria, che finora è stata seduta in casa, si muove finalmente. Questa persona che sono loro due, tira fuori "il resto di sé", lo fa uscire, esce allo scoperto con tutto ciò che ha dentro e che forse ha spesso tenuto dentro. E avviene che questa donna si getta ai piedi del Signore e piange. Finalmente cade la corazza della "forte" Marta, che sebbene faccia bene a "rimproverare" il Signore, deve mostrarsi anche nella sua debolezza. E' come quando noi (non si sa perché) pensiamo di dover essere forti di fronte al dolore e non riusciamo a lasciarci andare. E invece Dio, per fare miracoli nella nostra vita, ha bisogno della nostra autenticità, cioè che noi non ci vergogniamo né davanti a Lui né davanti agli uomini, della nostra fragilità. Ed ecco che il cuore di Dio si commuove e avviene il miracolo. Ciò che era causa del dolore profondissimo, riporta la vita in questa famiglia. Così Marta e Maria rappresentano una persona nella sua interezza e verità. Si, perché se la malattia di Lazzaro è per la gloria di Dio, noi sappiamo che la gloria di Dio è l'uomo vivente, quello intero, risorto, ricompostosi nella sua umanità. Risorge dunque il fratello, ma risorge anche LA sorella, si ricompone appunto. Siamo un po' tutti noi così: litighiamo (giustamente) con Dio, ma dobbiamo arrivare nei nostri dolori, a lasciarci andare, lasciare che il nostro cuore sia quello che è, forse che si spezzi, per far penetrare la luce nuova, la Luce della nuova vita.
Tanto attuale per il nostro oggi... gridare al Signore, coscienti della nostra debolezza, del nostro bisogno in questa situazione che denuda la vulnerabilità di tutti... ma gridare da CREDENTI, coloro che sanno di essere sempre ascoltati.













