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mercoledì 10 novembre 2021

il miracolo del cammino


Lc 17, 11-19 

I lebbrosi oggi ci insegnano con il loro esempio, una cosa importante. Se tu decidi di fermarti per vedere chissà quali meraviglie, ricordati: il miracolo è quando cammini. Quando tu cammini con la consapevolezza di camminare verso di Lui. E' nel movimento che il sangue scorre più velocemente, e avviene la purificazione di tutto noi stessi. E se tu pensi che, una volta avvenuto il miracolo, puoi stare comodo, ricordati: è solo un gioioso inizio.

Perché il tuo camminare deve produrre ancora molti miracoli, i passi dei piedi o i passi del cuore, non importa. Va' e torna. Muoviti. Mostrati grato, cioè disponibile al nuovo miracolo, perché riconoscente del fatto che non hai nulla di tuo, che sia in grado di compierlo, ma tutto ti è stato donato. 


 

giovedì 31 dicembre 2020

come finire, come iniziare?

Gv 1,1-18

Doveva essere un bellissimo ultimo dell'anno. Sia la giornata che la notte. Dopo un anno difficile almeno con qualche persona per una piccola festa o/e cenone.
Eppure... inaspettatamente: la chiusura e l'impossibilità di realizzare tutto ciò. Nel cuore il dispiacere e forse un po' di rabbia perché era tanto il desiderio, eppure la pandemia ancora vince!
La vita ci parla in tutti i suoi eventi. Siamo abituati a pianificare, fin nei minimi dettagli, fino all'ultima ora dell'anno, la nostra vita. E oggi salutiamo il 2020 con una sorta di convinta speranza, che il 2021 sarà diverso, meno sofferto, che ci permetterà di sentirci di nuovo insieme... come sarà realmente? L'importante è che non c
adiamo nell'autosufficienza, e non ci dimentichiamo che c'è Qualcuno che la nostra vita l'ha già pensata e che anche quando noi siamo impossibilitati di fare ciò che ci siamo pianificati, la vita resta bella, forse ancora di più, bella della bellezza dell'imprevedibile, cosa che può ancora accrescere in noi la speranza, ma ci aiuta a non fissarci in una maniera rigida con le nostre attese. Perché, ci ricorda oggi il brano del Vangelo di Giovanni, del Prologo, il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. Ed è questo il più benedetto imprevisto della storia. Oggi, per finire l'anno così, "in bellezza", in questa bellezza, penso che la vita ci stia facendo un augurio. Vivi il 2021 con una speranza nuova, con tutti i sensi aperti a ciò che di nuovo e inaspettato ti sarà donato. Occhio alle benedizioni che arriveranno. Il cuore resti aperto, perché anche quando i nostri piani più accurati non dovessero realizzarsi, ci viene sempre dato qualche dono. Quale sarà quello del 2021? Da domani, se vorremo, cominceremo ad accorgercene.  

lunedì 20 aprile 2020

la fine e l'inizio


Gv 3,1-8


Nicodemo è una figura curiosa. Va da Gesù di notte, quindi è evidente, che non vuole che si sappia che lo sta frequentando. Non avrebbe nessun senso che ci andasse, se non avesse poi dei desideri profondi, delle domande interpellanti. In fondo era un fariseo, di certo per via di questa appartenenza, non avrebbe avuto nessun bisogno di andare da Gesù, soprattutto non per un confronto. Invece lo fa, ma alla sua maniera simpatica. L'atteggiamento che assume è visibilmente distante. Dalle sue prime parole traspare che vorrebbe far finta di non volersi coinvolgere. Viene e fa un discorso di tipo: io so già chi sei tu, quindi sta' buono. Verrebbe da chiedersi: allora perché vai a trovarlo, se le prime cose che hai da dirgli sono quelle che tu "già sai" sulla sua identità e sul suo rapporto con Dio... Nicodemo di certo in parte lo sa, cosa vuole sentirsi dire, altrimenti non partirebbe in quinta, ma forse da qualche parte in fondo al cuore, c'è un desiderio della verità che egli ancora non sa chiamare per nome, perché non riesce a passare dal cervello al cuore. E infatti non appena Gesù gli parla della rinascita dall'alto, lui comincia a mettere in moto la pura razionalità, cioé è logico che un uomo anziano non può rientrare nel grembo della madre, per cui che storie sono quelle sulla rinascita? Gesù sale di gradino, lo porta su dei messaggi che parlano del mistero, gli parla dello Spirito... cose tutte certamente incomprensibili... ma questo, stranamente non scoraggia Nicodemo, come ci possiamo accorgere, scorrendo i versetti a seguire. 
Quante volte capita anche a noi ad accostarci alle persone con un'idea già ben precisa di quel che esse sono e anche delle loro capacità/incapacità/relazioni? Quante volte vogliamo racchiudere le persone nella pura logica consequenziale? Quanto poi è faticoso ammettere che la vita umana non procede per logiche e che le persone che abbiamo inquadrato in una certa maniera, non sono quello che noi pensiamo di loro e non camminano secondo le logiche che noi misuriamo con la nostra piccola mente? Ecco dunque che laddove finisce un ragionamento logico, dove esso risulta inefficace, inizia la rinascita. Perché è lì che permettiamo al mistero di Dio e dell'uomo a manifestarsi liberamente. Così può rinascere la persona che abbiamo davanti ma possiamo rinascere anche noi, con occhi nuovi. E non ci sono i limiti di età. Qualcuno dice che ciò che per il bruco è la fine del mondo (la fine effettiva della sua vita) è l'inizio della vita di una bellissima farfalla. Dunque, coraggio, dobbiamo dire a Nicodemo che siamo: nessuno è troppo anziano per rinascere. Perché la salvezza, quella che Dio ci offre, ma anche quella che ci possiamo offrire reciprocamente, non conosce l'età.


sabato 2 novembre 2019

passaggi

2 novembre cos'è? È il giorno dei morti, ovviamente. Oggi riflettevo su cosa dovesse significare questo... Stiamo ricordando coloro che fisicamente non sono più qui in mezzo a noi. E li chiamiamo "morti"... ma è un nome appropriato? Delle volte quando siamo stanchi, noi diciamo che siamo "morti", quando ci arriva una notizia inaspettata, negativa, diciamo che per un momento "siamo morti" al sentirla. Se ci guardiamo bene in giro (e forse anche dentro di noi, chissà), noi scopriamo che ci sono tante persone morte, eppure viventi. Sì, perché nel loro cuore, nella loro vita, hanno seppellito qualcosa, l'hanno messo a tacere, abbandonando la speranza. Al di là di questa triste condizione in cui versano molte persone, mi stavo domandando: ma sono davvero "morti", quelli che noi festeggiamo oggi? Non è per caso meglio chiamarli "viventi in eternità", o al limite "defunti", cioè quelli che semplicemente hanno compiuto qui la loro parte e sono passati altrove? 

Mi hanno sempre colpita molto quelle necropoli antiche, in cui quando si va a visitarle, nelle tombe si trovano gli scheletri con delle stoviglie o comunque oggetti utili per la vita quotidiana. Sebbene non cristiane, le civiltà antiche consideravano normale, che la vita di una persona non finiva qui, che quella che per noi è la fine, per loro era solo un passaggio naturale in un'altra dimensione mentre l'esistenza di una persona continuava altrove. Ecco perché avevano bisogno di questi oggetti, per potersene servire laddove andavano. Penso allora che oggi dovremmo semplicemente ricordare i defunti, quelli che sono andati altrove, che non vediamo qui accanto a noi, ma non morti... In fondo sappiamo che siamo di passaggio e il passaggio non significa solo la fine, ma anche un nuovo inizio, sempre.