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domenica 29 gennaio 2023

ritorna a te

Mt 5,1-12


Guardiamoci. Siamo poveri da tanti punti di vista, piangiamo, siamo ingenui, rincorriamo la giustizia, siamo indulgenti, cerchiamo di perdonare, ci sforziamo di vivere onestamente, stringiamo i denti, cerchiamo di passare oltre tante cose... e c'è sempre qualcosa che non va.  Con tutto ciò, ci sembra di essere sempre in minoranza. Rileggiamo allora le beatitudini. Non siamo un po' tutti lì dentro? Davvero non possiamo rientrare in qualcuna delle categorie che Gesù presenta e di cui dice che la gente così è beata? E allora se ci vediamo invece nominati lì dentro, come è che noi non ci sentiamo per niente beati? Alle volte occorre scendere dentro al nostro cuore, ritornare dentro noi stessi e, invece di concentrarci sulla condizione di disgrazia che stiamo vivendo, verificare come la stiamo vivendo. Beati in questo Vangelo significa felici. Si può essere felici mentre si è in pianto, mentre si è miti, mentre si è perseguitati? 
Evidentemente sì. E noi delle volte commettiamo l'errore fondamentale, quello di fuggire non solo dalla nostra condizione di vita, ma anche da noi stessi. Sei mite? Questo ti ha creato un sacco di guai nella vita? OK, accetti il fatto di essere mite oppure preferiresti essere prepotente, arrogante, violento, per farla pagare a tutti quelli che si sono approfittati nel tempo della tua mitezza? Sei nel pianto? Accetti di dover piangere ora oppure cerchi a tutti i costi di mostrare la faccia dura e far finta che quel che dovrebbe far scendere le tue lacrime, non ti fa per nulla male? Dov'è la tua autenticità? La verità dell'uomo è che ognuno di noi ha qualche debolezza, difficoltà, lato ombroso. E mentre esso ci causa spesso vergogna, noi cerchiamo di fuggire, non far capire, non far vedere e... fuggiamo per tutta la vita dalla verità su noi stessi. E... non siamo mai felici. Invece, beati noi oggi se riusciamo ad essere  noi stessi, perché questa è la vera santità! E oggi penso quanto il cammino della santità stia proprio in questo: diventare sempre più, semplicemente noi stessi... per tornare alla vita vera, semplice, incondizionata e totalizzante nella sua semplicità: la vita eterna. Buon cammino di ritorno a noi stessi e all'eternità a tutti! 

giovedì 21 maggio 2020

trasformazione

Gv 16,16-20

Sicuramente oggi anche tu hai qualche tristezza dentro di te. Se non una che ti opprime, una importante, probabilmente ne hai una piccola oppure una che ti porti dal passato, tipo quella tristezza che ti viene, quando ti ricordi una cosa, una persona, un evento... un qualcosa che punge al cuore. E' segno che sei tu il destinatario delle parole di Gesù di oggi nel Vangelo. Perché la sofferenza, ogni sofferenza, è destinata ad essere tramutata in gioia, nella misura in cui in essa entra la grazia di Dio. Ci sono quelle tristezze grandi, che sembra non possano essere colmate, ad esempio la persona cara che se ne va... al momento quando succede, pensiamo che ci stia crollando il mondo addosso e che non riusciremo mai a tornare alla vita normale. E invece nella maggior parte dei casi succede il contrario e molte volte la memoria che conserva il bene, l'amore ricevuto, trasforma l'esperienza del dolore, nel calore che si infonde nel cuore al pensiero della persona amata. Altre volte il pensiero di questa persona, ci sprona ad essere coraggiosi, migliori, a interrogarci... ecco che la tristezza si trasforma in gioia, non quella euforica che è risata superficiale, ma quella profonda, che ci fa tornare alla consapevolezza, che anche nel dolore, c'è un senso. E questa è la vera gioia, perché è risposta alla domanda sul male e sulla morte, la rassicurazione che esse non hanno l'ultima parola. E se non l'hanno oggi, possiamo già gioire per quel domani, che sarà il giorno dell'Eternità. Lo Spirito che presto ci verrà in dono, ci porta proprio lì. 




sabato 2 novembre 2019

passaggi

2 novembre cos'è? È il giorno dei morti, ovviamente. Oggi riflettevo su cosa dovesse significare questo... Stiamo ricordando coloro che fisicamente non sono più qui in mezzo a noi. E li chiamiamo "morti"... ma è un nome appropriato? Delle volte quando siamo stanchi, noi diciamo che siamo "morti", quando ci arriva una notizia inaspettata, negativa, diciamo che per un momento "siamo morti" al sentirla. Se ci guardiamo bene in giro (e forse anche dentro di noi, chissà), noi scopriamo che ci sono tante persone morte, eppure viventi. Sì, perché nel loro cuore, nella loro vita, hanno seppellito qualcosa, l'hanno messo a tacere, abbandonando la speranza. Al di là di questa triste condizione in cui versano molte persone, mi stavo domandando: ma sono davvero "morti", quelli che noi festeggiamo oggi? Non è per caso meglio chiamarli "viventi in eternità", o al limite "defunti", cioè quelli che semplicemente hanno compiuto qui la loro parte e sono passati altrove? 

Mi hanno sempre colpita molto quelle necropoli antiche, in cui quando si va a visitarle, nelle tombe si trovano gli scheletri con delle stoviglie o comunque oggetti utili per la vita quotidiana. Sebbene non cristiane, le civiltà antiche consideravano normale, che la vita di una persona non finiva qui, che quella che per noi è la fine, per loro era solo un passaggio naturale in un'altra dimensione mentre l'esistenza di una persona continuava altrove. Ecco perché avevano bisogno di questi oggetti, per potersene servire laddove andavano. Penso allora che oggi dovremmo semplicemente ricordare i defunti, quelli che sono andati altrove, che non vediamo qui accanto a noi, ma non morti... In fondo sappiamo che siamo di passaggio e il passaggio non significa solo la fine, ma anche un nuovo inizio, sempre.

martedì 3 ottobre 2017

se n'è andato e... c'è!

A Lui, eternamente vagabondo e per sempre presente... (Transito 2017)

Solo una piccola porzione
per amore di colui
che è Tutto
che con la sua Croce
tutto ha compiuto
Compiuta la sua parte
le mani inchiodate le braccia incrociate
il cuore consegnato la speranza non delusa
Sì, la speranza è tutta proprio qui
E di nuovo Assisi sul tuo cielo
una stella fulgente conclude e vola
verso Colui che è Santo forte, grande
altissimo e onnipotente
che è rifugio, fortezza
mitezza e dolcezza
Si chiude l’occhio si schiude il cielo
festa della speranza che nei figli
durerà in terra per sempre
che regna invincibile
nella sera e nella mattina che furono
nel primo giorno
Giorno dell’Eternità