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lunedì 8 novembre 2021

nel traffico della vita

Lc 17,1-6

Non dimenticherò mai le raccomandazioni del mio istruttore alla scuola guida, il quale spesso mi ripeteva: 
"ricordati che mentre guidi devi stare attenta a te stessa, a ciò che fai tu ma devi stare altrettanto attenta o ancora di più, a quello che fanno gli altri. Insomma, sappi che sempre, in ogni circostanza, anche quando l'altro ha torto, tu, se hai il senso di responsabilità, puoi evitare dei disastri". 
E non potevo non ricordarmelo oggi, alle parole di Gesù sullo scandalo: state attenti a voi stessi. In effetti, lo sappiamo, disgraziatamente, quante volte succede che degli autisti  semplicemente vedano delle persone in difficoltà le persone in strada oppure addirittura provochino degli incidenti e non si fermino, se ne vadano come se nulla fosse. E' forse questo il modo in cui "stare attenti a sé stessi"? Decisamente no. 
E nella vita? Ci pensiamo quante volte può succedere che, anche involontariamente, causiamo un "incidente" e ci passiamo sopra, come se niente fosse? Lo scandalo  non sta nel fare un incidente, se pensiamo che tutti siamo fallibili, ma nel fatto che passiamo oltre senza voler indagare sulle nostre responsabilità compiute o non compiute. Ma c'è di più: Gesù parla dello scandalo verso i piccoli. E in effetti è più facile ancora non accorgersi o far finta di nulla, quando abbiamo a che fare con i piccoli, di tutte le categorie possibili e immaginabili. I bambini "tanto non capiscono ancora", per cui spesso vengono esposti dagli adulti a delle cose pericolose, per non dire abominevoli, perché "cosa vuoi che capiscano?" I poveri, nemmeno li notiamo, ormai assuefatti all'abisso che spesso c'è tra la nostra vita e la loro. Ognuno percorre la propria corsia, non ci incrociamo, ergo: l'incidente non c'è. E l'incidente è proprio nel fatto che non troviamo un incrocio, una rotonda per tornare indietro e tendere la mano... Poi ci sono i poveri in spirito: siccome non pretendono, non alzano la voce, siccome spesso tacciono, non si lamentano, diventano loro "la nostra corsia", lo spazio sopra cui transitiamo con le nostre pretese, le nostre rivendicazioni, i nostri presunti diritti... I bambini sono sempre più feriti sin dall'infanzia, i poveri sono sempre più poveri, i deboli, i fragili, sono sempre più tali. E Gesù non mette nessun dolcificante, dice che chi, nel traffico della vita, non sa stare attento a se stesso e di conseguenza è colui che non bada a nessun'altro, non ha ragioni per vivere. In effetti, se ci pensiamo: la vita è un fluire di relazioni. Più stai attento a te stesso, più sei a contatto profondamente con te stesso, più sarai capace di relazioni con gli altri, più ti sentirai vivo e il "traffico" delle nostre vite, sarà più sereno e ordinato. 

lunedì 9 agosto 2021

accesi o spenti?


Mt 25,1-13 

Non leggi anche tu qualcosa di strano in questa parabola? A me fa l'effetto quasi di imbarazzo o comunque mi ci soffermo e dico: mah, strano tutto ciò. Lo sposo prima tarda, poi non aspetta le ritardatarie e gli chiude la porta. Le vergini cosiddette sapienti, si fanno esclusivamente i fatti loro senza pensare ad aiutare le altre. Quelle che stanno lì aspettando senza olio... stendiamo un velo pietoso. 
Una serie di situazioni paradossali per noi che ragioniamo per logica e in maniera lineare. Certo, per capire meglio quello che l'Evangelista Matteo ci propone, bisognerebbe comprendere meglio le usanze del tempo e della sua cultura e magari allora si spiegherebbero molte cose. Tuttavia il nostro sguardo va più in profondità, nella profondità della nostra vita. Lo Sposo che tarda possono essere tutti i nostri piani che non si realizzano secondo il calcolo matematico da noi predisposto, che fanno i conti con gli imprevisti. Quando chiude le porte a chi non ha l'olio, è perché la vita non obbedisce a noi e ci vuole trovare pronti, perché il Signore passa laddove e quando meno ce l'aspettiamo. Le vergini sapienti possono essere tutti quegli aiuti che ci aspettiamo ma che non riceviamo, possono generare la delusione, ma ci ricordano le nostre responsabilità e ci restituiscono il fatto che siamo noi ad essere i primi responsabili per la nostra felicità. Infine attendere senza olio... fa pensare a un certo "tipo di fede", vissuta in attesa della salvezza che ci cade addosso, cioè quel "Dio ci penserà" detto senza impegno e con la pretesa di essere graziati in automatico. Ecco dunque la scelta: vivere spenti, cioè sempre in attesa di qualcosa che non arriva, senza attivarci, senza vigilare, senza gustare la dinamica della vita, e quindi esporci al non-senso. Oppure vivere accesi: vigilanti, flessibili, pronti a cogliere il bello in ogni cosa, pronti a raccogliere l'opportunità anche in mezzo alle difficoltà, con i piedi sempre in cammino, per andare verso le nozze, già qui in terra e poi quelle eterne. E il pensiero va inevitabilmente verso Edith Stein che la Chiesa festeggia oggi, patrona d'Europa. La sua esistenza sempre contrastata e martirizzata, eppure splendente, infiammata d'amore per Dio e per i fratelli. Vita infiammata che finisce trasformando il suo corpo in cenere, per amore. 






lunedì 3 maggio 2021

hai visto Dio

Gv 14,6-14

La meditazione di oggi può essere molto breve e concisa. Semplice, se vogliamo. Tutti vogliamo vedere qualcosa in più rispetto a ciò che ci è dato di vedere, comprendere, soprattutto nei momenti difficili. Vorremmo vedere il senso... Filippo dice oggi a Gesù, che, se Egli mostra loro il Padre, questo a loro basterà. Basta per che cosa? Basta per saziare che cosa? La semplice opzione: inserisci la moneta e ottieni il prodotto, non funziona. Anche perché, il "prodotto" ce l'hanno davanti agli occhi già da un bel po'. E tu ti ricordi quando hai visto Dio? Sì, anche tu, anch'io, come Filippo, possiamo vederlo tutti i giorni... nei fratelli, nei volti di conosciuti e sconosciuti che tutti i giorni si affacciano alla finestra della nostra vita. Si potrebbe fare questa sorta di esercizio-gioco: cercare cosa nelle persone oggi, giorno dopo giorno, mi ha parlato della presenza di Dio. In questo modo si potrebbe passare dal lamentarsi per ciò che non si ha, ad apprezzare ed essere grati per ciò che il Signore ci regala ogni giorno. Sì, anche tu hai visto Dio. L'hai guardato bene? 

sabato 19 dicembre 2020

zitti per amore


Lc 1,5-25

Alle volte la nostra vita ha bisogno di essere zittita. Quando in essa si affaccia qualcosa che umanamente risulta incomprensibile, di fronte alle nostre mille argomentazioni, Dio trova il modo per zittirci. E ci fa capire chiaramente, come ha fatto con Zaccaria, che lo fa per amore. Perché il progetto più grande di noi, più bello di qualsiasi nostra capacità di immaginazione, rischia di rimanere soffocato dai nostri calcoli e dalle nostre logiche. Per questo, adesso è il tempo di tacere, finché le cose non avvengano. Forse questo vale mille volte di più nel tempo della frenesia natalizia. E non per mortificarci, ma per liberare la mente e il cuore affinché sappiano farsi spazio per l'essenziale: per accogliere Colui nel quale ogni silenzio e ogni parola acquistano il vero senso. Facciamo silenzio, dunque, perché sta per succedere un miracolo, sta per succedere di nuovo LA VITA.

giovedì 21 maggio 2020

trasformazione

Gv 16,16-20

Sicuramente oggi anche tu hai qualche tristezza dentro di te. Se non una che ti opprime, una importante, probabilmente ne hai una piccola oppure una che ti porti dal passato, tipo quella tristezza che ti viene, quando ti ricordi una cosa, una persona, un evento... un qualcosa che punge al cuore. E' segno che sei tu il destinatario delle parole di Gesù di oggi nel Vangelo. Perché la sofferenza, ogni sofferenza, è destinata ad essere tramutata in gioia, nella misura in cui in essa entra la grazia di Dio. Ci sono quelle tristezze grandi, che sembra non possano essere colmate, ad esempio la persona cara che se ne va... al momento quando succede, pensiamo che ci stia crollando il mondo addosso e che non riusciremo mai a tornare alla vita normale. E invece nella maggior parte dei casi succede il contrario e molte volte la memoria che conserva il bene, l'amore ricevuto, trasforma l'esperienza del dolore, nel calore che si infonde nel cuore al pensiero della persona amata. Altre volte il pensiero di questa persona, ci sprona ad essere coraggiosi, migliori, a interrogarci... ecco che la tristezza si trasforma in gioia, non quella euforica che è risata superficiale, ma quella profonda, che ci fa tornare alla consapevolezza, che anche nel dolore, c'è un senso. E questa è la vera gioia, perché è risposta alla domanda sul male e sulla morte, la rassicurazione che esse non hanno l'ultima parola. E se non l'hanno oggi, possiamo già gioire per quel domani, che sarà il giorno dell'Eternità. Lo Spirito che presto ci verrà in dono, ci porta proprio lì.