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lunedì 29 agosto 2022

libertà o prigionia?

Mc 6,17-29

Conosciamo tutti quella stretta allo stomaco, quando all'improvviso ci accorgiamo che ci manca l'aria della vera libertà. Fingersi Dio promettendo qualsiasi cosa... porta alla schiavitù di ritrovarsi incastrati in tante richieste e promesse e non poter fare nulla. E in una profonda tristezza, come quella di Erode. Si, anche a Giovanni Battista è mancato il respiro... per mano di Erode... ma lui fino alla fine aveva respirato a polmoni pieni la libertà di chi ha il coraggio di chiamare le cose per nome. Di rischiare la propria pelle sapendo che si è veramente liberi e viventi solo quando si ha qualcosa di prezioso per cui donare la propria vita. 

sabato 17 luglio 2021

puoi andartene

Mt 12,14-21


Mi piace oggi guardare come si atteggia il Signore con le persone che sono i suoi cosiddetti "nemici". Certamente tutti abbiamo nella nostra vita delle presenze che o non ci stanno simpatiche oppure le percepiamo come persone che fanno di tutto per contrastarci. Spesso lo fanno nel nome di una legge, del rispetto di un insieme di regole, spesso le loro intenzioni sono buone, eppure noi ci sentiamo annientati dalle loro azioni, parole, atteggiamenti. Così Gesù ci fa vedere che questo è capitato pure a Lui. Addirittura, un gruppo sociale si riunisce per cercare il modo per metterlo alla morte... questo forse a noi non capita, per fortuna. Comunque, sono cose pesanti, indubbiamente. Possiamo ricordarci questi tipi di situazioni e di persone e vedere, come reagiamo. Resta sempre valida una regola d'oro: le persone non cambiano, ma siamo noi che abbiamo il potere sulla nostra vita e, a partire dai dati di fatto, possiamo decidere cosa fare. C'è chi si ritiene eroe e resta in delle situazioni veramente pesanti, dicendo di farlo per amore, o perché non si sa cosa direbbe la gente, o perché pensiamo che la virtù in queste situazioni sta nel continuare a soffrire, anche con le più alte motivazioni spirituali. Ebbene, certamente la capacità di sopportare pazientemente le persone moleste, o le situazioni contrarie, appartiene alla nostra vita da cristiani, ma solo fino a un certo punto. E oggi il Signore ci dice con molta chiarezza qual è questo punto. I farisei si riuniscono per metterlo alla morte. Ma qui non si tratta solo di una morte fisica. La morte è il limite della nostra vita, della nostra vitalità. Quando tu senti che una situazione di sofferenza, magari subita e non per colpa tua, ti toglie la serenità minima, la tua abituale vitalità, allora è il momento di reagire. Attenzione però, ci sono almeno due cose da ricordare. La prima è la capacità e il coraggio di manifestare alle persone che ci fanno soffrire, il nostro disagio, cioè un sereno confronto. La seconda è la necessità di guardarsi dentro, perché quando una cosa o persona ci fa soffrire molto, può essere che tocca qualche punto debole o qualche ferita nostra e... potrebbe essere un'occasione per guarire. Considerate queste due cose, quando la certezza interiore è che abbiamo fatto quel che dovevamo, occorre prendere delle decisioni per il nostro bene. L'atteggiamento cristiano verso chi ci crea difficoltà, tuttavia, è questo: avere coraggio di pensare che nessuno mi fa del male apposta. Questo aiuta a non coltivare la rabbia e lo sdegno, a non portare rancore in futuro. In poche parole: aiuta a far entrare la risurrezione in questa piccola morte relazionale. Ed ecco Gesù: avendo saputo che volevano farlo morire, si allontanò. Si mostrò essere colui che Isaia aveva annunciato: non grida, non spezza la canna incrinata. Sì, perché ci sarebbe un ultimo elemento da considerare nelle nostre relazioni. Alle volte ci facciamo del male a causa delle cose che sono dentro di noi e di cui non ci accorgiamo. Non spezzare la canna incrinata in questo caso significa non gridare in faccia a chi mi fa del male, ciò che posso intuire come causa del male che mi fa. Proprio perché le persone si spezzano alle volte scoprendo la loro stessa debolezza. E ad essa devono arrivare gradualmente, non con la violenza di chi gliela grida in faccia. Resta sempre attuale che le persone non cambiano perché le rimproveri, ma perché le ami. E capita che questo debba significare allontanarsi, cambiare rotta, andare via. Fa male, ma può essere una scelta per la vita, come oggi il Signore ci mostra con il suo comportamento. Non temiamo, dunque. Possiamo andarcene, ma solo se questo significa ricominciare a vivere, non per vendetta, non per rabbia. 

giovedì 11 febbraio 2021

il coraggio delle briciole



Mc 7,24-30

C'è un'umanità. Un'unica umanità. Eppure ci sono delle umanità e a quanto pare delle sotto-umanità. Non voglio aprire le discussioni sugli "stranieri" che popolano le nostre strade...(anche perché sarei anch'io una di loro ;-)). Il punto è che c'è in questa umanità chi mangia il pane e ne butta via l'eccesso... e c'è chi non mangia nemmeno le briciole. Noi, più ricchi, veniamo così confermati nella nostra falsa identità di abbienti, i poveri invece nella loro altrettanto falsa identità di sottocategoria di coloro che non hanno nulla e non hanno diritto di avere nulla. False identità significano false società. E vice versa. Ci vuole tanto coraggio per ritrovare le vere identità che porteranno alla costruzione delle società rinnovate...ci vuole proprio il coraggio della donna cananea. Coraggio della battuta pronta, capacità di riconoscerci per quello che siamo, per farci riconoscere tali dagli altri. Si, con Dio bisogna litigare e bisogna sapergli rispondere: quando ce vò, ce vò! La stessa cosa vale per i potenti, i falsi ricchi... che forse alle volte si credono di essere Dio. Il Signore stesso loda la madre del Vangelo per la sua risposta pronta, per l'audacia di rivendicare ciò che si deve a lei e a sua figlia. E noi? Assuefatti alla prepotenza di chi dovrebbe servire, educati alla falsa umiltà che non risponde alle umiliazioni per non passare per i superbi della situazione. Ogni cosa va vagliata e sottoposta al discernimento. Ma lo Spirito ci muove sempre a mettere al centro l'uomo e le sue necessità. L'uomo come tale, non uomo appartenente ad una data circoscrizione geografica. L'augurio oggi è proprio questo: che anche le briciole abbiano il coraggio di riconoscersi pane, che cadano le nostre false sicurezze e sappiamo rispondere, con prontezza e chiarezza di fronte a un'occasione per amare.

domenica 24 gennaio 2021

quando il gioco si fa duro...

Mc 1,14-20
C'è qualcuno che va controcorrente.  E che esige che si vada controcorrente. Alcuni lo chiamano "fissato", altri "testardo", altri ancora "asociale". Ma lui va convinto. Tutto perché distrugge gli schemi su cui va la maggioranza. Tutto perché non si conforma. Tu sai dentro di te, che dovresti fare come lui, uscire dalla folla di quelli che cavalcano l'onda. Ma l'educazione, la paura di essere giudicato presuntuoso o superbo e... i risultati che vedi, cioè che chi va controcorrente, non è considerato, anzi forse anche viene perseguitato e condannato, ti fanno venire fuori tutte le paure nascoste nelle pieghe più profonde della tua umanità. Non così Gesù. Rinchiudono Giovanni, lui invece di tirarsi indietro, raccoglie la sua testimonianza di anticonformista e va, verso le periferie più impensabili. E lo dice a voce alta con parole, ma ancora di più con la sua vita: convertitevi. E c'è qualcuno che fa proprio la "conversione" e gli viene dietro. Perché quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. E' duro, sì, dare la testimonianza del bene, fare un'inversione, cambiare rotta, perché questo significa la conversione. Tutto questo mette alla prova la nostra umanità, è un grosso rischio. E solo Dio sa come andrà a finire. Si, solo Lui. E questo basta, e avanza.

martedì 15 dicembre 2020

perché no? perché sì?

 




Mt 21,28-32

Ti ricordi quella volta (almeno una), in cui hai detto di Sì a una richiesta, a una persona, a cui in realtà non avevi nessuna voglia di dire di sì. E, chissà, forse non eri nemmeno costretta/o dalle circostanze (ad esempio lavorative)? Ma l'hai detto. Perché? Cosa sarebbe successo se quella volta, quando dopo quel sì, hai sofferto e hai dovuto affrontare delle situazioni che ti stavano scomode, avessi invece detto di no? Cosa avresti perso? Cosa avresti guadagnato? Quale sarebbe stato il bilancio, un possibile scenario? Moltissimi di noi vengono dalle generazioni educate a dire sempre di "sì". Siamo abituati a mettere sempre le richieste e i bisogni degli altri davanti ai nostri. I guadagni sono vari, spesso quello più forte e quello che ci paralizza dentro, è il guadagno affettivo. Se dico di "sì", mi vorranno bene, mi considereranno persona buona, educata, disponibile. Ma ti sei mai domandata/o, cosa sarebbe successo se dicessi alle volte di "no" e perdessi questa considerazione? La risposta sarà certamente personalizzata... se nel rispondere sentiamo che ci manca la terra sotto i piedi, dobbiamo seriamente domandarci dov'è l'affetto che dovremmo nutrire verso noi stessi... Sì, perché i primi a farci stare in piedi dovremmo essere noi stessi, e nello specifico caso di noi, che crediamo, la consapevolezza dell'amore di Dio, sempre presente e che ci accompagna al di là dei nostri "sì" e nostri "no". 
Il Vangelo di questa domenica ci ricorda proprio questo. Esistono nella nostra vita tanti "sì" costretti, non scelti. Il figlio che dice al padre che è disposto ad andare a lavorare nella vigna, fa esattamente questo: vuole guadagnare la considerazione, solo quello gli importa. Poi, siccome vive nella speranza di non essere scoperto, non ci va. Il suo parlare è "sì" e il suo fare è "no". E si rischia una vita schizofrenica: emotivamente impossibile da sostenere e generante delle relazioni che si basano sulle paure, sulle non trasparenze. Forse invece dobbiamo imparare di più a dare spazio a quel bambino ribelle dentro di noi, che dice di "no", quando sente che le cose non gli stanno a genio. Quando sente che ha bisogno di quel "no" per essere coerente con se stesso, per mostrarsi per quello che veramente è e non per quello che gli altri si aspettano da lui. Ecco perché i pubblicani e le prostitute passano davanti a noi nel Regno: il loro sì al Signore parte dalla consapevolezza della loro estrema miseria. Ed è questa consapevolezza che permette a ciascuno di noi di dirsi: non posso dire sempre di "sì" perché non sono Dio. Difficile... ma realizzabile! 

giovedì 21 maggio 2020

trasformazione

Gv 16,16-20

Sicuramente oggi anche tu hai qualche tristezza dentro di te. Se non una che ti opprime, una importante, probabilmente ne hai una piccola oppure una che ti porti dal passato, tipo quella tristezza che ti viene, quando ti ricordi una cosa, una persona, un evento... un qualcosa che punge al cuore. E' segno che sei tu il destinatario delle parole di Gesù di oggi nel Vangelo. Perché la sofferenza, ogni sofferenza, è destinata ad essere tramutata in gioia, nella misura in cui in essa entra la grazia di Dio. Ci sono quelle tristezze grandi, che sembra non possano essere colmate, ad esempio la persona cara che se ne va... al momento quando succede, pensiamo che ci stia crollando il mondo addosso e che non riusciremo mai a tornare alla vita normale. E invece nella maggior parte dei casi succede il contrario e molte volte la memoria che conserva il bene, l'amore ricevuto, trasforma l'esperienza del dolore, nel calore che si infonde nel cuore al pensiero della persona amata. Altre volte il pensiero di questa persona, ci sprona ad essere coraggiosi, migliori, a interrogarci... ecco che la tristezza si trasforma in gioia, non quella euforica che è risata superficiale, ma quella profonda, che ci fa tornare alla consapevolezza, che anche nel dolore, c'è un senso. E questa è la vera gioia, perché è risposta alla domanda sul male e sulla morte, la rassicurazione che esse non hanno l'ultima parola. E se non l'hanno oggi, possiamo già gioire per quel domani, che sarà il giorno dell'Eternità. Lo Spirito che presto ci verrà in dono, ci porta proprio lì. 




mercoledì 6 maggio 2020

al bivio (5): il coraggio

Se qualcuno di voi sta scegliendo o ha scelto di vivere seguendo Gesù Cristo (indipendentemente dal carattere della scelta), si sarà accorto che non è una strada sempre facile e piacevole. 
Certamente è la strada piena di gioia e di felicità, ma le sono estranei l'eccessiva sicurezza, comfort e una vita "sistemata". La strada che si fa con il Signore, richiede una dose di follia, che magari all'inizio nemmeno ci immaginavamo. Se uno pensa che la fede è per le persone deboli, di certo non ha mai provato a realizzare quello che ci propone la Parola di Dio. Dio ci invita costantemente al viaggio verso l'ignoto. Era così sin dai tempi di Abramo, quando egli disse: vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre (Gen 12, 1). Non sai ancora dove devi andare e cosa succederà per strada, ma esci e ti fidi che Lui ha le risposte alle tue domande. La vita è piena di svolte, di più grandi o più piccoli drammi, ma se ci siamo davvero fidati di Dio, sappiamo con quella certezza che viene dalla fede (quindi dalla relazione, dall'ascolto della sua voce, e da tutto ciò di cui abbiamo parlato nelle puntate precedenti), che andrà tutto a buon fine. Non ci è stato promesso un viaggio tranquillo, ma un sicuro arrivo, come già disse qualcuno. 
Questo vale per ogni vocazione, per la vita consacrata, missionaria o sacerdotale vale ancora di più. Per questo ogni scelta richiede coraggio. Con l'attenzione posta su cosa sia il coraggio. Esso infatti non è spavalderia, ma esercizio di fiducia. Questo tipo di coraggio può esserci una buona guida nella vita, in quanto ci sintonizza sulle frequenze dello Spirito e ci guida nella lettura dei molteplici segni che ci si presentano tutti i giorni. Restare senza troppe sicurezze, significa vivere vigili e attenti, pronti a cogliere qualsiasi manifestazione della voce di Dio. L'evangelista Giovanni riporta proprio queste parole di Gesù a Nicodemo: il vento soffia dove vuole e ne senti la voce ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito. Fidiamoci, allora! Il Buon Pastore non mancherà ad esserci, in qualsiasi valle oscura che possa capitarci di attraversare. 





domenica 3 maggio 2020

al bivio (2): una voce

Abbiamo cominciato, nella puntata precedente, a considerare come solo a partire da una relazione possiamo stare al bivio chiamato "vocazione" e sentire una voce. Per approfondire questo particolare aspetto, andiamo a vedere alcuni passaggi degli Atti degli Apostoli. In questo libro della Bibbia troviamo varie storie riguardanti appunto quelli che sono stati più vicini a Gesù. Da un lato raccontano cose affascinanti e curiose. Dall'altro però possono sembrare cose astratte e impensabili. Filippo sente e va e agisce, come pure Anania. Pietro ha una visione... insomma, sembra fantascienza. O meglio, pensiamo spesso: queste cose oggi non succedono. Ok avere qualche relazione con Dio, provare a parlare con Lui, sforzarsi di riconoscere la sua presenza, ma proprio sentire le voci? No, per carità, sono fiabe. Ed è vero! La voce di Dio dentro di noi è soave, per questo fatichiamo nel sentirla. Possiamo proporci tre passaggi per aiutarci in questo. Fermati, fai silenzio e guardati dentro. Che proposta ti sembra in un mondo in cui ci viene insegnato da tutte le parti di correre con le cuffie nelle orecchie e di guardare più fuori che dentro di noi? Un po' controcorrente forse... Ma non deve essere necessariamente così, però. Se tu davvero vuoi scegliere la giusta direzione, mentre senti di trovarti al bivio, puoi iniziare dal dedicare del tempo per fermarti con Dio e con calma guardare i tuoi sentimenti e i tuoi pensieri e cominciare a comprendere, cosa Egli ti dice attraverso di essi. 
Forse ti è capitato di aver fatto sforzo a lungo per sentire la voce di Dio, ma non hai visto risultati. Non è motivo per scoraggiarsi, anzi, vedrai che la tua perseveranza ti ripagherà, quando finalmente i tuoi tempi si incroceranno con quelli di Dio. Hai un'importante certezza: Lui è Dio e non ti abbandona nemmeno quando a te sembra di non sentire quando Lui parla. Sii paziente con te stesso. Ma tieni le "antenne" e gli occhi del tuo cuore sempre vigilanti. 
La voce che indica la direzione, la vocazione, appunto, può risultare molto particolare. Anzi, c'è di più: delle volte è una voce anche molto forte, che noi cerchiamo di silenziare a tutti i costi. Se dentro di te qualcosa ti "disturba", in un misto di fascino e paura, non abbassare il volume, ma tendi l'orecchio. Ascolta, non te ne pentirai. 👂


martedì 21 aprile 2020

da dove vieni? dove vai?

Gv 3,7-15 

Certo che il discorso che Gesù sta facendo a Nicodemo, può risultare ancora incomprensibile. Ed è anche legittimo che sia così. Egli infatti all'improvviso gli presenta un'entità che è completamente nuova, quella dello Spirito. E lo Spirito porta con sé una nuova logica, completamente diversa dalla logica di chi, facendo riferimento alle proprie origini, tutto vede attraverso di esse. L'uomo anzitutto fa esperienza della terra, dell'appartenenza al mondo materiale ed è per questo, specie a quei tempi, quando certe filosofie e religioni ancora non c'erano, che si percepisce in una logica lineare. Nascita - crescita - maturità - vecchiaia - morte. Non vi rientra nessuna rinascita, in questa sequenza di eventi della vita, che fanno riferimento quasi esclusivamente alla vita corporea. Ma esiste un'altra vita... ed è quella che a volte ci fa ringiovanire e altre volte ci fa diventare vecchi prima. 
Lo Spirito, dice Gesù, non sai da dove viene e dove va. A noi sembra di sapere già, appunto da dove veniamo e quindi dove andiamo, secondo la logica della sola carne. Eppure  la domanda sulle nostre origini è sempre trampolino di lancio verso la risposta o le risposte su dove realmente andiamo, che direzione prendere. Se scadessimo nella sola logica di appartenenza alla terra, non conterebbe praticamente null'altro, ma lo Spirito c'è. E ci spinge oltre questo, secondo quanto dicevamo ieri, che la rinascita dallo Spirito non conosce l'età ed è possibile sempre. In pratica cosa significa tutto questo? Che c'è sempre qualche passo in più da fare. Ma occorre avere coraggio di fermarsi a guardare negli occhi del Signore, anche quando ciò che "sentiamo" ci pare incomprensibile. E' di solito lì, che ci viene chiesto un passo in più. E questo passo può riguardare qualsiasi dimensione della nostra vita, che oggi non riusciamo ad inquadrare con le nostre logiche. 




venerdì 17 aprile 2020

dalla parte fragile

Gv 21,1-14

La solita storia. Tu ti sforzi in tutti i modi, ci metti ore, impegno, sudore e magari anche lacrime. Non ci riesci. E poi arriva il tuttologo. "Come mai non ci riesci?" E viene la voglia di prenderlo a schiaffi o mandarlo a quel paese. Mettere il dito nella piaga, è esattamente ciò che Gesù fa a Pietro e ai suoi compagni pescatori. Arriva, si direbbe, dopo che gli altri hanno faticato, a vedere cosa gli danno da mangiare. Succede, anche nelle migliori famiglie! Tuttavia Gesù, come lo conosciamo, non è esattamente uno che cerca di riempirsi la pancia, magari umiliando pure chi non gli porta nulla da mettere in tavola. In effetti per i pescatori, se non portano nulla dopo una lunga fatica notturna, è un fallimento importante. E' in gioco la vita. Non peschi? Non mangi. Ecco, come tante famiglie oggi in cui improvvisamente non si lavora. Non lavori, non mangia la tua famiglia. Per non contare cosa succede dentro a colui cui unico mestiere, l'unica cosa che davvero sa fare, è proprio questo. E tira remi in barca (figurativamente ma anche alla lettera) dopo un'intera notte di ricerche. Cosa vuoi Gesù? Perché ancora sottolinei quello che già è una vergogna e una sconfitta? Il cibo è aggregazione, è riunione, è gioia, è condivisione, è sentirsi al sicuro. è creare famiglia (e ne sappiamo qualcosa noi che in quarantena cuciniamo e sforniamo talmente tanto da far sparire dal mercato il lievito!). Il testo greco parla addirittura di companatico. Se non c'è il pesce da mettere in mezzo al pane... resta solo il pane, senza granché di sapore... c'è da accontentarsi. Si mangia in silenzio e nella tristezza. Ecco, Gesù sottolinea che sta venendo il meno il sapore, il gusto della vita. E allora occorre prendere una decisione. Occorre essere disposti a cambiare rotta. Se non c'è, dopo tanto impegno e tanta fatica, la gioia, la serenità, si deve passare dall'altra parte, gettare le reti appunto dall'altro lato. Chissà quali benedizioni gli mandavano in cuor loro i pescatori, che si sentivano dire, da professionisti del mestiere, quali erano, questo tipo di baggianate, da uno che non solo non era pescatore, ma non ne sapeva proprio nulla, dato che il suo padre era addirittura falegname... Gettare le reti dalla parte fragile, quella che di pesci non ne porta sicuramente, quella assurda, perché non sapevano usare bene le braccia per gettare la rete da quel lato, erano abituati al contrario... ma, ancora, sulla paura di "essere finiti", falliti, prevale la fiducia nelle parole del Signore. Perché sì, evidentemente si fidano molto di lui. Ed è altrettanto ovvio, che il contrario della paura non è un coraggio astratto, come idea, ma è proprio fiducia, che poi genera il coraggio di passare dal lato fragile, di buttarsi lì, dove non avremmo mai pensato di buttarci, magari ancora di passare in quella zona da cui da tempo scappiamo. Sì, occorre farlo, perché ciò che di grande si realizza, come questa pesca miracolosa, non viene da noi, ma da Lui, senza cui "non possiamo far nulla". 

martedì 24 marzo 2020

tu ce la fai!

Gv 5,1-16

Nei Vangeli le persone vivono la guarigione sempre a contatto con qualcuno. Essendo l'uomo un essere in relazione, non può prescindere dalla relazione, per essere risanato. Sia che la guarigione debba essere un dono ricevuto dalle mani di Gesù, sia che la guarigione avvenga affrontando insieme la ferita, ci vuole un'altra presenza. Infatti quando oggi Gesù chiede al malato, se vuole guarire, sembra che non senta proprio la domanda, ma che risponda con una lamentela che denota, più che la malattia, la mancanza di relazione. Non ho nessuno che mi immerga nella piscina. Non ho nessun aiuto, una persona che veda e guardi la mia fragilità, la ami e per questo amore mi sia strumento di risanamento. Lui pensava infatti di dover per forza arrivare alla piscina, di dover cercare un rito di mediazione per riprendersi. Invece ci voleva una persona che gli dicesse: muoviti, ce la puoi fare! Sì, perché dopo 38 anni in queste condizioni forse era ormai assuefatto alla sua condizione e forse in realtà non sperava più. E questa è la cosa peggiore: non avere più speranza. Non credere più di potercela fare. O addirittura dare la colpa agli altri, nel proprio non sentirsi aiutati. Non sappiamo la storia dell'infermo. Non sappiamo se e quante volte effettivamente abbia chiesto aiuto... oppure se per caso abbia sempre sperato che qualcuno lo vedesse e l'aiutasse a prescindere. Chiedere aiuto in realtà è un grande atto di coraggio perché espone la persona a vedersi negato quell'aiuto che solo potrebbe riportarla alla vita. E questo spesso significa ferita su ferita. Tuttavia ci riporta alla verità sulla relazione che guarisce. L'aiuto non sempre è quello di ricondurre la persona alla piscina. Delle volte è proprio il saperle dire: guarda che sai camminare solo che non c'hai mai provato. E la persona si scopre capace. Qualsiasi aiuto infatti che ci possiamo dare reciprocamente, non è un mettersi al posto dell'altro e vivere la sua vita al posto suo. E' invece saper dare questo spazio che serve all'altro affinché possa tirare fuori le proprie risorse. Esattamente come fa Gesù che ascolta e senza perdersi in chiacchiere, gli dice tu sei capace. E il sentirsi guardato e amato raddrizza le gambe del malato e fa sì che egli comincia a camminare da solo. A noi le ulteriori considerazioni su vari momenti ed eventi della nostra vita e delle nostre relazioni. Soprattutto in questo momento difficile che stiamo vivendo, in cui l'essere in relazione è messo seriamente alla prova, ma può rivelarsi una grande risorsa per la nostra crescita. 

venerdì 5 aprile 2019

sprigionare la libertà

Gv 7,1-2.10.25-30

Una lezione di libertà dietro all'altra, nel brano di oggi. Se ci pensiamo, esistono delle persone che non hanno paura di parlare apertamente e, sebbene la verità faccia male, non gli viene detto né fatto nulla. E, di solito queste persone, riprendendo il pensiero di ieri, non hanno bisogno di urlare, non intimidiscono per essere ascoltate. Semplicemente parlano. E la veridicità delle loro parole, fa effetto da sé. Vi siete mai domandati, perché alcuni quando aprono bocca, vengono subito contestati e schiacciati e altri no? Saranno probabilmente i modi, utilizzati a lungo dalle persone, che creano un certo tipo di effetto. Non c'è niente da fare, aveva ragione quella persona che disse che possiamo sentirci veramente liberi di essere quello che siamo, solo in presenza delle persone veramente libere dentro. E quando accade questo, non ci sono più barriere, ci si può dire quello che si pensa e quello che si è, sia che si tratti di contatto "a quattro occhi", sia quando c'è una grande quantità di gente. Sei veramente te stesso quando non ti senti giudicato, né condannato per la tua possibile fragilità ecc. 
Ma la domanda sul comportamento di Gesù oggi va oltre. Chi è Lui?  Beh, si dicono: se è veramente l'inviato di Dio, allora sì capisce, bisogna ascoltarlo. E' proprio così: tu ascolti o meno una persona in base all'importanza che le dai. Ma, tornando a ciò che abbiamo appena detto: dai importanza alla persona presso la quale ti senti stimato per quello che sei. 
E ancora un altro gradino di libertà, ci propone Gesù. Sapendo cosa pensano su di lui, punta proprio lì. Ha proprio quel coraggio che le persone libere hanno, di dire: bene, visto che le cose sono contorte e complicate, quando chiuse all'interno delle menti umane, portiamole alla luce, in modo che si semplifichino e siano limpide. Questo poi, a chi non ha realmente sperimentato il suo amore e la sua presenza liberatoria, suona scomodo, perché colpisce in quel qualcosa che doveva rimanere oscuro e non essere manifesto. Dunque cercano di fargli uno sgambetto. E non ci riescono. 
La libertà e la verità vanno a braccetto. Non conoscono le barriere delle contorsioni mentali, dei sospetti inutili, delle intuizioni non verificate. Sono semplici e luminose e "si riproducono" velocemente in quanti sono disposti ad uscire allo scoperto. A noi la scelta.