Visualizzazione post con etichetta tristezza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tristezza. Mostra tutti i post

giovedì 21 maggio 2020

trasformazione

Gv 16,16-20

Sicuramente oggi anche tu hai qualche tristezza dentro di te. Se non una che ti opprime, una importante, probabilmente ne hai una piccola oppure una che ti porti dal passato, tipo quella tristezza che ti viene, quando ti ricordi una cosa, una persona, un evento... un qualcosa che punge al cuore. E' segno che sei tu il destinatario delle parole di Gesù di oggi nel Vangelo. Perché la sofferenza, ogni sofferenza, è destinata ad essere tramutata in gioia, nella misura in cui in essa entra la grazia di Dio. Ci sono quelle tristezze grandi, che sembra non possano essere colmate, ad esempio la persona cara che se ne va... al momento quando succede, pensiamo che ci stia crollando il mondo addosso e che non riusciremo mai a tornare alla vita normale. E invece nella maggior parte dei casi succede il contrario e molte volte la memoria che conserva il bene, l'amore ricevuto, trasforma l'esperienza del dolore, nel calore che si infonde nel cuore al pensiero della persona amata. Altre volte il pensiero di questa persona, ci sprona ad essere coraggiosi, migliori, a interrogarci... ecco che la tristezza si trasforma in gioia, non quella euforica che è risata superficiale, ma quella profonda, che ci fa tornare alla consapevolezza, che anche nel dolore, c'è un senso. E questa è la vera gioia, perché è risposta alla domanda sul male e sulla morte, la rassicurazione che esse non hanno l'ultima parola. E se non l'hanno oggi, possiamo già gioire per quel domani, che sarà il giorno dell'Eternità. Lo Spirito che presto ci verrà in dono, ci porta proprio lì. 




martedì 5 maggio 2020

al bivio (4): la gioia

Se sbirciamo un po' nella Bibbia, nello specifico nel capitolo 17 del vangelo secondo Giovanni, scopriamo che lì Gesù fa una lunga e bellissima preghiera, chiamata dalla tradizione "preghiera sacerdotale". In questa preghiera Egli chiede per noi fondamentalmente tre cose: unità, verità e gioia. Ecco perché spesso la tentazione o le visioni passate della chiesa, sembrano di provocarci a pensare che Dio voglia la nostra eccessiva serietà, quasi tristezza (trascuro il fatto che molte persone della chiesa stessa ancora spesso si mostrano proprio tristi). Molte volte ancora, quando ci sentiamo felici, o dal di dentro di noi o dal di fuori, ci viene quel dubbio nel cuore: ma a Dio piacerà questa cosa? Invece non è affatto vero che Dio ci ama solo se siamo penitenti, facciamo digiuni, silenzi e preghiere!!! 
Non è stato forse Gesù a dire di essere venuto affinché le sue pecore abbiano la vita in abbondanza? Ma cos'è la vita vera è gioia in abbondanza! Gioia nonostante tutto: nonostante la sofferenza (che non è il suo contrario!!!), nonostante lo scoraggiamento... siamo stati fatti nella e per la gioia!
Le penitenze vengono con la vita stessa e non è necessario cercarsene ancora di più. Direi che si potrebbe rischiare l'affermazione che sia più vicino a Dio chi tralascia le "pratiche religiose" ma vive una vita serena e contagia di gioia, che non colui che si nega queste gioie e diventa progressivamente sempre più acido, triste, invidioso e scostante. Basta a questo proposito guardare il figlio maggiore della parabola del Padre Misericordioso (Lc 15,11-32)... 
E torniamo al discorso sulla vocazione. Qualsiasi strada tu non scelga, sarà sempre un offrire la tua vita: o a colui/colei che sposerai o a coloro che avvicinerai nella tua professione o a Dio servendolo nella chiesa. Attenzione però a quando vengono i pensieri di tipo: "ora mi chiudo in convento così mi separo da questo mondo schifoso", oppure "ora sposo lui, così mi darà sicurezza e mi proteggerà dai problemi"... Questi pensieri non vengono esattamente da Dio. 
L'autenticità della scelta viene provata proprio dalla gioia, che rimane, come strato che riveste la profondità del tuo animo, anche quando si presentano le inevitabili difficoltà. E' un'avventura folle, la scelta di vita con Lui, ma sempre contrassegnata dalla gioia. 



venerdì 27 dicembre 2019

volare alto

Ecco che Giovanni ci spiega con chiarezza e semplicità la ragione per cui troviamo in giro tanti credenti tristi e almeno apparentemente infelici... lui stesso condivide la sua esperienza di Cristo, quell'esperienza vitale che rende la testimonianza vivace e credibile e dice: lo faccio perché la mia gioia sia piena. Non c'è dunque una gioia autentica che non comporti la condivisione dell'esperienza che ognuno di noi fa di Cristo, vivo e operante nella nostra vita. Dunque, un credente triste è uno che o non ha incontrato davvero Cristo o non condivide con gli altri l'esperienza di questo incontro. Non dimenticando che c'è un duplice effetto: testimoniamo perché siate in comunione con noi (e quindi con il Padre, il Figlio e lo Spirito) e perché la nostra gioia sia piena. Il mondo infatti non ha bisogno di maestri che trasmettano i saperi più o meno sofisticati, ma di testimoni appassionati, che trasmettano la loro esperienza di Dio, ciò che noi abbiamo udito, veduto, che conteplammo, che le nostre mani toccarono. Condivisione quindi significa vantaggi per tutti. Condivisione significa volare alto, come Giovanni, non a caso chiamato "aquila". Condivisione significa più gioia e meno tristezza per i credenti in Cristo e per coloro che incontrano la loro testimonianza! 

lunedì 21 agosto 2017

quando ti manca la mancanza...

Che dire? Di fronte ad un Vangelo come quello di oggi, mancano pure le parole... :-) Un ragazzo a quanto pare perfetto, quel "bravo ragazzo" che probabilmente ogni ragazza vorrebbe sposare... si comporta correttamente, osserva tutte le regole, è abbiente, insomma, da cercare con la candela! Ma lui... vuole la vita eterna. Insomma, non gli basta quel che già ha? Pure la vita eterna vuole? Mah... In effetti Gesù non è proprio molto diretto con lui, non gli dà nessuna ricetta. Chissà cosa realmente voleva... forse la conferma che era già a posto così? Forse voleva "una cosa in più" che potesse coronare l'opera? Abituato a riempirsi, di cose e di regole, sentiva qualche vuoto. Senza rendersi conto, che quel che gli mancava era esattamente la mancanza. Non a caso se n'è andato triste. Sembra uno a cui Gesù ha precluso la possibilità di felicità. Ma no! Non è per nulla così! Anzi, occorre notare e sottolineare che il ragazzo se ne andò triste! Bella cosa no? Vedere che si gira e se ne va rattristato... Direi proprio di sì... può sembrare assurdo e crudele, ma basta che capiamo meglio i sentimenti. Perché la tristezza, oltre ad essere sintomo ovvio di una mancanza, cos'è? E' condizione indispensabile per la felicità. Se tu non sei mai triste e se non senti nessuna mancanza, non sarai mai felice. Perché tra la gioia e la felicità c'è questo passettino, che segna la trasformazione, ed esso si chiama proprio TRISTEZZA. Quindi, ora è chiaro: una mancanza che provoca la tristezza, nella vita ci deve stare. E' quando ti manca qualche mancanza, che entri in una vita astratta ed invivibile. Vorremmo infatti tutti essere felici nella concretezza della nostra vita, vero? Vorremmo vivere il nostro quotidiano, potendo dire: sono una persona felice. Ecco, dipende da noi. Dipende dalla nostra accettazione delle mancanze nella vita. Dipende, alle volte, da quante cose siamo disposti a "toglierci di mezzo", quando la mancanza non è sufficiente. Si, così come Gesù ha detto al ragazzo: ti manca solo una cosa, una maggiore mancanza: vendi tutto e dallo ai poveri, vieni e seguimi.  Se il giovane se ne fosse andato arrabbiato, sarebbe più pericoloso, non sarebbe infatti predisposto al cambiamento. Invece lui, triste, ha ancora una grande possibilità di ritorno. Ed è proprio la tristezza che gioca a suo vantaggio. Permettere a se stessi di provare la tristezza significa entrare con tutto se stesso nella realtà della vita e poterla accettare così come è. Sfuggire la tristezza significa voler vivere ubriachi di gioia, quella falsa, voler restare "instupiditi" e quindi non vivere coi piedi per terra. Non illudiamoci: la persona matura emotivamente sperimenta la tristezza e la sente con tutta se stessa (così come, del resto, tutte le altre emozioni). Chi se ne vuole andare da ogni situazione accontentato, resterà con il suo contentino, che presto finirà... e che non durerà quanto la vita eterna, preceduta dall'esperienza della mancanza.