Visualizzazione post con etichetta ricchezza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ricchezza. Mostra tutti i post

giovedì 8 luglio 2021

senza attrezzi



Mt 10,7-15

E' abbastanza evidente come Gesù, facendo l'invio missionario, non lasci loro nessuna attrezzatura o ricchezza particolare. Quanti missionari, nella storia, sono stati tanto coraggiosi da partire verso lo sconosciuto, spogli di ogni sicurezza e appoggio! Non procuratevi... gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Quando l'amore ti invia, non guardare né a destra né a sinistra, non pensare cosa dovresti procurarti o cercare, per essere "efficiente". Il Signore ha fatto di te una meraviglia, così come sei, hai ricevuto abbastanza per donare, per distribuire. Perché, come diceva san Massimiliano Kolbe, quando il fuoco dell'amore si accende non può chiudersi nei limiti del cuore, ma divampa al di fuori, ed incendia, assorbe e divora altri cuori... La nostra testimonianza quotidiana non richiede studi, grandi parole o scervellamenti vari, ma si nutre della fiammella che viene coltivata dentro di noi, sorgente della vita, sorgente dell'affezione profonda verso il mondo, cui siamo parte, il mondo amato da Dio. E sì, possiamo farcela senza argento e oro, perché essi sono nulla di fronte a Colui che abita il nostro cuore. 

giovedì 11 febbraio 2021

il coraggio delle briciole



Mc 7,24-30

C'è un'umanità. Un'unica umanità. Eppure ci sono delle umanità e a quanto pare delle sotto-umanità. Non voglio aprire le discussioni sugli "stranieri" che popolano le nostre strade...(anche perché sarei anch'io una di loro ;-)). Il punto è che c'è in questa umanità chi mangia il pane e ne butta via l'eccesso... e c'è chi non mangia nemmeno le briciole. Noi, più ricchi, veniamo così confermati nella nostra falsa identità di abbienti, i poveri invece nella loro altrettanto falsa identità di sottocategoria di coloro che non hanno nulla e non hanno diritto di avere nulla. False identità significano false società. E vice versa. Ci vuole tanto coraggio per ritrovare le vere identità che porteranno alla costruzione delle società rinnovate...ci vuole proprio il coraggio della donna cananea. Coraggio della battuta pronta, capacità di riconoscerci per quello che siamo, per farci riconoscere tali dagli altri. Si, con Dio bisogna litigare e bisogna sapergli rispondere: quando ce vò, ce vò! La stessa cosa vale per i potenti, i falsi ricchi... che forse alle volte si credono di essere Dio. Il Signore stesso loda la madre del Vangelo per la sua risposta pronta, per l'audacia di rivendicare ciò che si deve a lei e a sua figlia. E noi? Assuefatti alla prepotenza di chi dovrebbe servire, educati alla falsa umiltà che non risponde alle umiliazioni per non passare per i superbi della situazione. Ogni cosa va vagliata e sottoposta al discernimento. Ma lo Spirito ci muove sempre a mettere al centro l'uomo e le sue necessità. L'uomo come tale, non uomo appartenente ad una data circoscrizione geografica. L'augurio oggi è proprio questo: che anche le briciole abbiano il coraggio di riconoscersi pane, che cadano le nostre false sicurezze e sappiamo rispondere, con prontezza e chiarezza di fronte a un'occasione per amare.

lunedì 21 agosto 2017

quando ti manca la mancanza...

Che dire? Di fronte ad un Vangelo come quello di oggi, mancano pure le parole... :-) Un ragazzo a quanto pare perfetto, quel "bravo ragazzo" che probabilmente ogni ragazza vorrebbe sposare... si comporta correttamente, osserva tutte le regole, è abbiente, insomma, da cercare con la candela! Ma lui... vuole la vita eterna. Insomma, non gli basta quel che già ha? Pure la vita eterna vuole? Mah... In effetti Gesù non è proprio molto diretto con lui, non gli dà nessuna ricetta. Chissà cosa realmente voleva... forse la conferma che era già a posto così? Forse voleva "una cosa in più" che potesse coronare l'opera? Abituato a riempirsi, di cose e di regole, sentiva qualche vuoto. Senza rendersi conto, che quel che gli mancava era esattamente la mancanza. Non a caso se n'è andato triste. Sembra uno a cui Gesù ha precluso la possibilità di felicità. Ma no! Non è per nulla così! Anzi, occorre notare e sottolineare che il ragazzo se ne andò triste! Bella cosa no? Vedere che si gira e se ne va rattristato... Direi proprio di sì... può sembrare assurdo e crudele, ma basta che capiamo meglio i sentimenti. Perché la tristezza, oltre ad essere sintomo ovvio di una mancanza, cos'è? E' condizione indispensabile per la felicità. Se tu non sei mai triste e se non senti nessuna mancanza, non sarai mai felice. Perché tra la gioia e la felicità c'è questo passettino, che segna la trasformazione, ed esso si chiama proprio TRISTEZZA. Quindi, ora è chiaro: una mancanza che provoca la tristezza, nella vita ci deve stare. E' quando ti manca qualche mancanza, che entri in una vita astratta ed invivibile. Vorremmo infatti tutti essere felici nella concretezza della nostra vita, vero? Vorremmo vivere il nostro quotidiano, potendo dire: sono una persona felice. Ecco, dipende da noi. Dipende dalla nostra accettazione delle mancanze nella vita. Dipende, alle volte, da quante cose siamo disposti a "toglierci di mezzo", quando la mancanza non è sufficiente. Si, così come Gesù ha detto al ragazzo: ti manca solo una cosa, una maggiore mancanza: vendi tutto e dallo ai poveri, vieni e seguimi.  Se il giovane se ne fosse andato arrabbiato, sarebbe più pericoloso, non sarebbe infatti predisposto al cambiamento. Invece lui, triste, ha ancora una grande possibilità di ritorno. Ed è proprio la tristezza che gioca a suo vantaggio. Permettere a se stessi di provare la tristezza significa entrare con tutto se stesso nella realtà della vita e poterla accettare così come è. Sfuggire la tristezza significa voler vivere ubriachi di gioia, quella falsa, voler restare "instupiditi" e quindi non vivere coi piedi per terra. Non illudiamoci: la persona matura emotivamente sperimenta la tristezza e la sente con tutta se stessa (così come, del resto, tutte le altre emozioni). Chi se ne vuole andare da ogni situazione accontentato, resterà con il suo contentino, che presto finirà... e che non durerà quanto la vita eterna, preceduta dall'esperienza della mancanza.