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sabato 20 agosto 2022

tra il dire e il fare

Mt 23,1-12

Vi siete mai chiesti perché ci sono alcuni insegnanti esigenti amati dagli alunni e che ottengono i risultati con loro, e altri altrettanto esigenti che non riescono nel loro lavoro? Annessa a questo ci potrebbe essere la domanda: meglio essere esigenti o indulgenti, nell'impegno educativo? Dipende da quanto sono impegnati gli alunni, da quanto hanno la voglia di essere educati/formati? Tornando alla prima domanda: la stessa enfasi, la stessa alta considerazione di ciò che si vuole trasmettere... eppure risultati così differenti... Credo che ognuno di noi ha avuto modo di sperimentare la differenza tra chi educa con passione propria di quelle persone che non soltanto sanno delle cose, ma le hanno vissute, masticate e personalizzate e poi le propongono, e chi usa tante parole e non comunica una vita vissuta in quel che verbalizza. Un'enorme differenza. Un educatore che trasmette le cose attraversate dal suo vissuto, è testimone, è leader si potrebbe dire, è colui che per primo si è sporcato le mani, spesso tra fatiche e umiliazioni, per poter dopo esigere dagli altri. Al contrario quel sedicente educatore che si mette lì e chiede cose impossibili, perché un abisso separa ciò che egli esige e ciò che realmente sa definire in termini di "coerenza di vita". 
Esattamente la stessa differenza tra il dire e il fare del Vangelo di oggi. Fate quel che vi dicono ma non imitateli. Pessimi capi. Sanno comandare ma non sanno vivere. In questi casi vale appunto solo quello: saper riconoscere il valore di quello che dicono e separarlo dalla loro vita concreta. Non cadere nella trappola della ripicca: non lo fa? allora non lo faccio nemmeno io. Ricordiamoci la responsabilità per la propria vita, che ognuno ha nelle sue mani. E allora forse così si spezza la catena di incoerenze... Se io faccio invece di obiettare sempre, intanto bado a me stesso, alla mia coerenza, e poi imparo, mi faccio esperienza e posso in seguito diventare un leader, uno che trasmette davvero la vita. E' vero che tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare. Ma di mezzo ci può essere il camminare e l'accettare. Perché resterà sempre vero che parlare dell'incoerenza altrui, non aiuta alla nostra. Mentre concentrarci su quella nostra, può far crescere noi, gli altri, coloro a cui saremo testimoni, il mondo. Essere dunque esigenti con noi stessi, farà di noi dei possibili testimoni esigenti, che avranno successo nel trasmettere esperienze di vita, di fede... A noi il coraggio di scegliere. 

martedì 31 maggio 2022

sudata, sporca e gonfia

Lc 1,39-45
Non temere, lo Spirito scenderà,
ancora rimbombano
nelle orecchie le parole, 
nelle vene il sangue
batte allo stesso ritmo del cammino

La sua ombra stenderà, 
attraverso le montagne,
alla loro ombra.
Il refrigerio dell’anima
e del corpo nel cammino.
Il bambino nascerà
Il grembo che pian piano 
si curva, si riempie,
fa rallentare per amore 
il cammino.
Figlio dell’Altissimo, 
come è possibile?
Non conosco il mistero...
è ormai giunto il termine del cammino

Elisabetta, il mio battito, lo scalciare del precursore.
La mia ombra, refrigerio, maternità condivisa.
Il bambino, mio, suo, del mondo.
Io, Madre del suo Signore

Sudata, sporca e gonfia dello Spirito.

mercoledì 10 novembre 2021

il miracolo del cammino


Lc 17, 11-19 

I lebbrosi oggi ci insegnano con il loro esempio, una cosa importante. Se tu decidi di fermarti per vedere chissà quali meraviglie, ricordati: il miracolo è quando cammini. Quando tu cammini con la consapevolezza di camminare verso di Lui. E' nel movimento che il sangue scorre più velocemente, e avviene la purificazione di tutto noi stessi. E se tu pensi che, una volta avvenuto il miracolo, puoi stare comodo, ricordati: è solo un gioioso inizio.

Perché il tuo camminare deve produrre ancora molti miracoli, i passi dei piedi o i passi del cuore, non importa. Va' e torna. Muoviti. Mostrati grato, cioè disponibile al nuovo miracolo, perché riconoscente del fatto che non hai nulla di tuo, che sia in grado di compierlo, ma tutto ti è stato donato. 


 

lunedì 30 agosto 2021

partendo dal ciglio

 

Lc 4,16-30
Grosso modo, tutti conosciamo questa dinamica. Non tutti vogliono sentirsi dire alcune delle cose che gli altri pensano. Anche ciascuno di noi che oggi riflettiamo su questo Vangelo, certe cose non vorrebbe sentirsele dire. E probabilmente, specie a chi ha il ruolo di vegliare sugli altri, di guida di qualsiasi tipo, molte volte non vorremmo dirgli determinate cose, che sappiamo possano toccare in profondità l'altro e suscitare reazioni non prevedibili. Così Gesù. Parla di sé, suscita ammirazione. Dopo svela alcune dinamiche finora intoccabili, in più appartenenti ad un passato che era sacro per il popolo d'Israele. Il passato, a noi noto dalle pagine dell'Antico Testamento, che parlano ad esempio della storia di Elia (cf. 1 Re 17), che lasciava già presagire quelle che sarebbero state le logiche realizzatesi poi con l'incarnazione di Gesù. Nel caso specifico riguardanti la fede dei piccoli, dei poveri, dei pagani,  a cui viene mandato il profeta, perché sono gli unici che sanno accogliere la parola di Dio, che viene attraverso quel profeta. Queste parole sono dure per chi basa la sua fede sull'osservanza e rimane nella certezza che così si salva. Gesù puntualizza proprio questo e suscita scandalo. Tanto che lo portano sul ciglio del monte e vogliono spingerlo giù. Ma la forza del vero profeta, quello che agisce in vera fede e per amore, sta proprio lì. Egli parte dal ciglio del monte, da quell'istante in cui gli può sembrare che la sua profezia e il suo proclamare la Parola, è stato vano e non è stato accolto e anzi, lo porta verso la morte. Egli sa che capitano tanti di quei cigli del monte, quando si sta per cedere, per essere spinti giù, solo perché si cerca l'autenticità. Sa e non si lascia scomporre, la sua fede in Dio gli dà la forza per passare ancora in mezzo alla folla furiosa e andarsene. Sa che Dio è con lui e che la sua vita finisce spesso al ciglio, ma questo diventa come un punto di ripartenza, secondo quanto fece Gesù: passando in mezzo a loro, si mise IN CAMMINO. 
Dunque il cammino riparte da lì. Così è il cammino di chiunque cerchi sinceramente l'autenticità.  

mercoledì 28 luglio 2021

la caccia al tesoro


Mt 13,44-52

Alle volte mi faccio tante domande su questo uomo del Vangelo di oggi, che per prendersi il tesoro
nascosto nel campo, va e compra tutto il campo. Non sarebbe stato più facile pigliare il tesoro e scappare? Tra l'altro così fanno tutti i cercatori del tesoro: fanno a gara e chi prima arriva, vince e si porta via il suo bottino, senza voler né dover rendere conto a nessuno. E qui? Quello non solo nasconde un'altra volta il tesoro ma pure va e si dà tutta la fatica di acquistare il campo intero, e anzi, vende prima tutti i suoi averi! Rischia dunque: c'è infatti un intervallo del tempo, tra la vendita di tutto ciò che si possiede e l'acquisto effettivo del campo, che si chiama 'insicurezza'. E' quel momento in cui non hai materialmente nulla, se non il denaro. Qualsiasi cosa può succedere, qualsiasi ladro te lo può rubare, nel cammino verso l'acquisto. Ma corri il rischio. Evidentemente c'è qualche cosa di molto più importante, sicuramente il tesoro ma probabilmente anche il campo. 
Misteriosa questa cosa... eppure mi ricorda tanto una ricerca vocazionale con i suoi momenti. C'è infatti sempre quel periodo in cui tu hai già deciso, hai percepito in qualche maniera la voce che ti chiama e sai più o meno in quale direzione muovere il passo. Ti resta da concludere i dettagli. Ma nel frattempo sai che il campo attende di essere comprato. E sai che devi percorrere quel tratto di strada, che può essere l'incontro con la persona giusta, o con una forma o famiglia consacrata adatta a ciò che Dio dice nel tuo cuore... Ti senti fragile, senti che nel cuore qualcosa urge, eppure sai che ci sono dei passi da fare, con attenzione e ascolto, e che le cose non vanno fatte con un salto da sbadati, perché la vita nel suo ordinario va a passi. E' un tempo da vivere con molta cura, perché sebbene possa far sentire dentro un vuoto (scegliere significa sempre abbandonare altre possibilità infatti), ti porta verso il tesoro. E qui c'è da fare attenzione: se inciampi e cadi puoi perdere "il denaro" destinato all'acquisto del campo, se non sei attento, verrai derubato. E' tempo di massima cura verso se stessi e verso il tesoro al quale si è orientati. 
Ma torno al fatto strano per cui non ci si piglia solo il tesoro, ma tutto il campo. Si dice che nella vita il successo non va commisurato alle altezze raggiunte, ma alla quantità di persone che hai portato con te. Si, e questo precisamente significa "avere campo". Il tesoro è cuore, e ciò che orienta, il campo è quello spazio in cui poi gli altri vengono, attratti dal tesoro che tu hai scelto e acquistato. Solo così ha senso avere un tesoro. Se non compri il campo, sei semplicemente un ladro e presto ti accorgerai che in fondo non sei orientato verso il tesoro ma verso il suo possesso, che è l'esatto contrario alla logica del Vangelo. Quanto è largo dunque il tuo campo, quanti passi hai fatto nella tua caccia al tesoro? Quante persone sono o potranno essere attratte ed entreranno nel tuo campo, per godere con te del Tesoro più prezioso?



sabato 22 maggio 2021

sul tuo sentiero

Gv 21,20-25

La vita è tutta un'arte di equilibrio tra il prenderci cura di noi stessi e dei fratelli, senza andare negli eccessi. Quando ci curiamo eccessivamente di noi stessi, diventiamo potenzialmente egoisti, quando lo facciamo con gli altri, scattano vari meccanismi, tra cui il cosiddetto "farsi gli affari degli altri". Gesù probabilmente trova questo sbilanciamento in Pietro oggi, e vuole farlo ritornare sul suo sentiero. Pietro vuole sapere cosa sarebbe successo con il "discepolo amato"... chissà per quale motivo. Forse davvero perché si preoccupa di lui, forse perché sono amici, forse per una semplice curiosità... in ogni caso Gesù è chiaro: "a te che importa? tu seguimi!" Cura per primo il tuo cammino, perché da questo dipenderà poi l'incisività della tua vita in quella degli altri, il tuo essere vero amico e fratello degli altri. Pietro, tra una caduta e un inciampo, ci è riuscito così bene, da vedersi affidato tutto il gregge di Dio. Significa, decisamente che, in questa ricerca di equilibrio, ce la possiamo fare anche noi!

giovedì 18 marzo 2021

in discussione=in cammino

Gv 5,31-47 



Delle volte, di fronte ad una Parola come quella di oggi, mi domando intanto che immagine di Dio ho
dentro di me. Oppure che immagini, perché magari mi aggiusto un dio per ogni circostanza. Qual è quel Dio che in generale ci sarebbe più "comodo" alla nostra vita? Delle volte le persone si nascondono dietro un insieme di regole religiose e pensano di essere a posto, ma soprattutto vivono in un'illusione di falsa sicurezza. Ma Dio mai è esattamente quello che noi pensiamo Egli sia. Se noi pensassimo ad un Dio che persiste nella sua incolumità, potremmo rimanere sorpresi, leggendo questo brano di Giovanni. Di per sé Dio non ha bisogno delle conferme dell'uomo né delle sue lodi. Eppure Gesù oggi si riferisce a una testimonianza che un altro sta dando di lui. Questo non di certo perché Egli si senta in dovere di confermarci qualcosa... piuttosto svela la bellezza di un Dio che non vuole essere un mago e che vuole insegnarci un gran bell'atteggiamento: quello di sapersi mettere in discussione. E dire: ciò che dico è verità perché non sono solo io a dirlo e a testimoniarlo, ma c'è chi, con la grazia di Dio lo vede. E poi le opere... noi viviamo in un'epoca in cui la generazione giovane rivendica le opere che vadano a conferma delle chiacchiere degli adulti. Ma anche in un'epoca in cui la fragilità umana è molto rimarcata e moltissimi vanno dietro a dei gurù che parlano molto, parlano forte, anzi, urlano, e trascinano le folle... Gesù parla con le opere del Padre. Non è presuntuoso e non pretende di trascinare le persone solo a forza di parole. Forse sarebbe questo il giusto modo di relazionarsi. Forse questi sarebbero i leader per oggi, quelli che, pur sapendo di essere capaci di trascinare, non vogliono fare da calamite, ma vogliono semplicemente stare affianco alle persone, mostrarsi uguali a loro e aiutare accompagnando, facendo vedere che per essere guide, non hanno bisogno di gridare, ma di mettersi umilmente al servizio. 

sabato 8 agosto 2020

sempre la stessa storia

 Mt 17,14-20

Una reazione tanto simpatica, quella di Gesù nel Vangelo di oggi, tanto umana e tanto conosciuta a ciascuno di noi. "Fino a quando dovrò sopportarvi?" Un Gesù scocciato insomma. Certo la scocciatura espressa con il linguaggio diverso da quello che quotidianamente usiamo noi, ma il senso resta lo stesso. Portatelo qui, ci devo per forza pensare io perché voi non ce la potete fare. E quindi la domanda che sorge è: ma poteva Gesù esigere dai suoi discepoli che facessero un miracolo? Dio davvero esige questo da noi? Probabilmente la risposta ciascuno di noi può trovarla da solo. Ciò che il Signore chiede ad ognuno di noi, in termini di fede, può essere diverso, perché ogni cammino è diverso e non ce ne sono due uguali. Ma la mancanza di fede che fa sì che non cresciamo, non avanziamo nel nostro cammino e solo continuiamo sullo stesso piano, che prima o poi, diventa piatto, è un ritornello ricorrente a cui corrispondono appunto le parole di oggi di Gesù. Uffa! Ma perché non fai quello sforzo di fede in più, che potrebbe cambiare la qualità della tua vita? La fede infatti non è l'andare in chiesa o il dire determinate preghiere, ma è la capacità di affidarsi completamente a Dio, quando le cose sembrano irragionevoli. E continuare a camminare, senza lasciarci portare dall'autocommiserazione, senza sederci per strada con la scusa di non riuscire perché "non capiamo". La guarigione, la liberazione dal demonio, nel caso del Vangelo di oggi, è un atto di fede. Non è magia, ma è fiducia, non sono formule da recitare, ma il cuore che si abbandona. Ecco perché, paradossalmente, la reazione di Gesù non è solo o non è tanto un rimprovero, quando un promemoria. Senza di Lui non possiamo far nulla. La fede è relazione con Lui, è capacità di ricorrere a Lui in necessità. E non potremo mai fare a meno di questa relazione. Anche perché questa relazione è quella che porta guarigione all'altro. Se ci fidiamo solo di noi stessi, ci indeboliamo e falliamo, e i miracoli non succedono. Mentre con quest'altra "storia di sempre", quella che ci fa tornare sempre a Lui, possiamo vivere nella certezza che nulla accade a caso e che, se glielo chiediamo, non saremo mai lasciati alle nostre sole forze. Ben venga allora la scocciatura che Gesù esprime, perché ci stimola a ritornare sempre a Lui! 

mercoledì 10 giugno 2020

verso l'essenziale

Mt 5,17-19

Si cammina comodamente, quando qualcuno ci dice esattamente dove mettere i piedi. Non sbagli, non sbordi, non ti rimprovera nessuno, non rischi insomma. Beh insomma comodamente però solo fino a un certo punto. Mettere i piedi esattamente laddove ti dicono, richiede molte energie e ci stanca. E all'improvviso potremmo trovarci non liberi, e cioè con un senso della schiavitù dentro. Il cammino della vita, lungi dall'essere tutto preordinato, dovrebbe essere un cammino nella libertà, la quale sceglie sempre il bene e la vita. E già da qui capiamo che la schiavitù non va dunque d'accordo con questo tipo di cammino. E parliamo evidentemente del cammino cristiano. L'antico popolo d'Israele camminava su due certezze: la legge e i Profeti. E guai a chi sbordava. E poi nacque Cristo. E quando uscì a fare la sua attività dopo trent'anni a Nazareth, fu subito scomodo perché man mano percepito come quello che trasgrediva la Legge. Il capitolo 5 di Matteo che leggiamo in questi giorni, se ci ricordiamo, inizia col il discorso della montagna. E' un modo nuovo di vedere la vita e le leggi. Noi diciamo che lui era trasgressore, bene, dopo il brano che leggiamo oggi Gesù sembra che non solo riprende la legge ma entra proprio dentro e regala il senso profondo di essa. Quindi non più la lettera, la forma, ma il contenuto, non norme osservate, ma motivazioni. Vuole sensibilizzare la nostra coscienza, il nostro cuore, vuole che lo mettiamo in moto insieme al cervello. Vuole sottolineare che camminare in una legge è scegliere la vita. Non discutere con le leggi e le prescrizioni, ma semplificarle, in modo da tornare pian piano all'essenziale, cioè quello da cui è tutto iniziato: amerai il Signore tuo Dio e il prossimo come te stesso. Ecco perché Gesù si affretta a dire oggi che vuole compiere la legge e i Profeti e non abolirli. Perché ogni compimento nella nostra vita sta nel tornare all'essenziale. Siamo stati costretti abbondantemente a questo, con la pandemia. E' proprio per questo che siamo chiamati a "dare compimento", cioè a scegliere insieme ciò che favorisce la nostra vita (personale, familiare, comunitaria). A fare una sorta di imbuto, appunto, scartando ciò che complica e restando su ciò che importa: l'amore verso Dio e verso gli altri. 

martedì 20 novembre 2018

una vista superiore

Si tratta sempre della vista... ieri il cieco di Gerico che pur non vedendo, ha fissato gli occhi più profondi  in Gesù e non ha smesso di gridare finché il Signore non l'ha ascoltato... eh, si, forse vedeva meglio di quanto ce lo potremmo aspettare! 
Oggi Zaccheo che per vedere sale sul sicomoro e,  se anche fosse salito lì per curiosità, lo sguardo di Gesù rivolto verso di lui, gli ha fatto cambiare la rotta... La salvezza per tutt'e due! 
Dicono che una cosa è la fede e un'altra è la visione. Ma la fede ha occhi che scorgono molto di più di quei due di cui è dotato il nostro corpo. Questi occhi vedono la salvezza e permettono di correre nella sua direzione.  Ci doni il Signore gli occhi che penetrando la realtà, saranno in grado di scorgere in essa i segni dell'opera salvifica a cui siamo chiamati a collaborare, guardando nella fede quei frutti che sono già e non ancora. 

sabato 11 novembre 2017

ricordati di camminare

Se tu decidi di fermarti per vedere chissà quali meraviglie, ricordati: il miracolo è quando cammini. Quando tu cammini con la consapevolezza di camminare verso di Lui. E' nel movimento che il sangue scorre più velocemente, e avviene la purificazione. E se tu pensi che, una volta avvenuto il miracolo, puoi stare comodo, ricordati: è solo l'inizio. Perché il tuo camminare deve produrre ancora molti miracoli, i passi dei piedi o i passi del cuore, non importa. Va' e torna. Muoviti. Mostrati grato, cioè disponibile al nuovo miracolo, perché riconoscente del fatto che non hai nulla di tuo che sia in grado di compierlo, ma tutto ti è stato donato. Gratuitamente. E alla gratuità corrisponde solo la gratitudine. E la percezione della gratuità muove i tuoi passi grati verso Colui che dona gratuitamente. E questo è il vero miracolo, le mani aperte per ricevere e i piedi che camminano. Così poco e invece è così tanto, nella percezione del continuo miracolo che è la vita.

martedì 25 luglio 2017

tuona, Giacomo, tuona...

Quando penso alla figura di Giacomo il fratello di Giovanni, che oggi festeggiamo, mi vengono in mente alcune immagini. Anzitutto l'ambiziosità. Noi spesso pensiamo male delle persone che mostrano di voler arrivare ad una meta che ci sembra alta. Le consideriamo superbe oppure troppo sicure di sé. E alle volte sarà anche vero. Resta però che chi non ambisce, non ottiene nulla, e se nella vita non si prova, certamente non si arriva. Ma sorrido pensando a come "osano" Giacomo e Giovanni. Facile attaccarsi alla gonna della mamma e anzi, mandarla in avanscoperta per sondare le reazioni di Gesù... come dire: quando sentiamo il grembo materno in cui eventualmente nasconderci, vicino, osiamo tanto perché ci sentiamo al sicuro. Alle volte forse sarebbe meglio non dire certe cose, perché dopo, quando ci manca improvvisamente "la mamma", cioé la presenza rassicurante, ci ritroviamo sulle sabbie mobili. Altre volte va bene invece che si dicano cose importanti e azzardate, perché il Signore non le dimentica. Sebbene pronunciate nella situazione di sicurezze umane, se sono desideri veri, Dio le potrà portare a compimento, purificandole prima. Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro, le famose parole dicono proprio questo. Tu, che sei Giacomo, che sei Giovanni, che hai desideri belli e grandi, ora datti da fare, per compierli, nella fiducia in Dio. Giacomo così diventa il primo apostolo martire... perché chi ha molto ricevuto e ha molto coraggio, avrà molto da dare.
Un'ultima cosa che mi viene in mente è inevitabilmente il cammino di Santiago. C'è che sogna di farlo, c'è chi riesce a farne un pezzo alla volta per completarlo in un secondo momento, c'è chi lo fa tutto subito per intero. Ma non è la lunghezza o il tempo che contano, ma il camminare, il muoversi verso... Il coraggio dell'amore sta proprio qui: guardare in alto e coltivare i desideri belli, grandi. E obbedire alla vita, facendo un passo alla volta, sapendo che nessun sogno al cospetto di Dio resta deluso.
Sarà che essere il figlio del Tuono, significava per Giacomo avere come missione illuminare e far risuonare la terra della voce della Parola di Dio, attraverso questi desideri forti e belli? Beh, in ogni caso: Giacomo, insegnaci il tuo coraggio nell'essere testimoni. Possa il tuono del tuo coraggio risuonare all'interno delle nostre vite affinché insieme sappiamo dare testimonianza, perché no, da grandi sognatori, ma capaci di un passo illuminante e tuonante alla volta.


lunedì 19 giugno 2017

la doppia distanza del cammino

Solitamente quando una cosa ci pesa in modo particolare, cerchiamo con tutto noi stessi di evitarla...o almeno di dimezzare in qualche modo la fatica o la scomodità che sentiamo nell'affrontarla. Così anche quando si tratta di qualche relazione particolarmente difficile e spiacevole. Entra qui in atto l'arte del discernimento, la capacità di domandarsi dove stia la fatica, il perché di essa e se sia lecita oppure tocchi qualcosa di bruciante dentro di noi. Discernere dunque i nostri sentimenti e regolare di conseguenza il nostro agire. Per quanto sia "naturale" che cerchiamo di scegliere nella vita le cose e le persone più facili e più piacevoli, alle volte occorre soffermarsi sul significato dello scomodo nella nostra esistenza. E' precisamente ciò che il Signore ci dice oggi nella sua Parola. Beh, ci sembra esagerato perché dice addirittura di non opporsi al malvagio. E' come se volesse dire: non fuggire dalla parte faticosa della tua vita, non scappare sempre. Accetta l'incompletezza della tua esistenza e amala lo stesso. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. 
Si, cammina:
- con chi ti costringe con forza cammina affinché impariate che la forza eccessiva si può vincere e disarmare con la mansuetudine;
- con chi ti chiede nelle lacrime di accompagnarlo, cammina per comprendere la ragione del suo pianto e per consolarlo;
- con chi te lo chiede buttandosi ai tuoi piedi, cammina per capire come mai si sente così poca cosa, e per poterlo alzare quando cade;
- con chi ti trascina sulla strada, senza che tu te ne possa difendere, cammina per vincere te stesso e per fargli capire quanta solitudine c'è nella sua insistenza;
- con chi si alza e triste inizia il suo miglio, senza invitarti, cammina per capire la ragione della sua tristezza e fargli vedere che  camminare insieme è bello e meno pesante;
- con chi vorrebbe salire in macchina, cammina per fargli comprendere che le cose nella vita vanno affrontate senza fretta e alle volte lentamente;
- con chi parte pensando già a fare quattro miglia, cammina, affinché non si ritrovi solo quando dopo un miglio si accorgerà di non avere più forze;
- con chi dice che non ce la fa a fare un miglio cammina affinché si accorga che camminando insieme il tempo scorre più veloce e la fatica si dimezza, e per fargli vedere quanta strada sa fare;
- con chi parte nella direzione sbagliata, cammina accompagnandolo, di modo che al momento opportuno tu possa aiutarlo a capire di dover tornare indietro;
E se sei tu quello che costringe l'altro ad accompagnarlo... approfitta del fatto che qualcuno si fa trascinare, perché in questo potrebbe esserci qualche bel tesoro per il tempo del vostro camminare.

Cammina semplicemente, con l'animo pronto per tutto, cammina insieme, assaporando la gioia e la fatica del vivere umano. Cammina quando c'è il sole e quando piove. Fai due miglia perché dove le cose sono condivise, la gioia si raddoppia.