Lo sapevi che sei l'infinito? Si, l'infinito, edizione limitata! Qui troverai e, spero, condividerai, tutto ciò che Dio depone nel nostro cuore!
martedì 26 luglio 2022
per tutti, per uno solo
sabato 4 dicembre 2021
le mappe della tua vita
Lc 3,1-6
Quanto
sono dettagliate le informazioni che ci fornisce oggi l’evangelista Luca, per
contestualizzare l’inizio dell’attività pubblica di Giovanni il Battista.
Davvero siamo sicuri che queste ci servono? Nella sola prima frase, abbiamo
chiara l’immagine politica della Palestina. In mezzo a tutti questi nomi,
quali: Ponzio Pilato, Erode, Anna, Caifa… che forse non ci fanno venire in
mente niente di buono, si fa strada la parola di Dio. Essa però, stranamente,
non viene in una città o anche qualsiasi altra località, ma raggiunge il
deserto e in esso, Giovanni. Sembra che Luca voglia operare un’analogia con il
Verbo, cui incarnazione ha appena raccontato e che avviene a Betlemme, nella
piccolezza (cf Mi 5,1). Hai mai pensato all’analogia che tutto questo potrebbe
avere con la tua vita? Oggi è il giorno in cui fare memoria del momento in cui
hai fatto il tuo incontro, forse quello decisivo o forse il primo importante,
con Gesù, il Verbo, appunto. Oggi è il giorno, in questo cammino che ci prepara
alla sua nascita, di riprendere questo evento e fare come fa Luca. Puoi
visitare con la memoria del cuore, le regioni della tua esistenza, per vedere
come e da “chi” erano governate, domandarti su cosa stava succedendo nella
“politica” del tuo vivere di quel periodo. Puoi infine individuare il punto,
dove la Parola venne a visitarti. Forse scoprirai che anche in te e nella terra
e nella storia che sei, Egli preferì andare oltre tutti gli ambiti conosciuti
per nome, visitati, inquadrabili nella tua geografia, per impiantarsi in una
tua periferia, in un qualche margine della tua persona. Sicuramente ti
ricorderai questo primo amore e lo zelo che ne conseguì. Questo incontro
produce sempre una sovrabbondanza che sfocia nel fervore, che anche a Giovanni
ha spinto a camminare e gridare quell’Amore che sta per raggiungere tutti. Fai
un secondo step. Guarda al presente. Dove sei oggi? Che posto ha in te e nel
tuo cuore, Colui che hai incontrato con così tanta forza? In quale regione del
tuo essere Egli dimora? Ha già preso possesso di tutto/a te stesso/a? Sei
ancora disposto/a ad andare e dire con la tua vita la sua Presenza vivificante,
rallegrante, totalizzante? Ricordati che nei momenti di stasi, di crisi, di
ripensamento, nell’esperienza del non-senso, che sono in fondo tutti nomi dei “deserti”
che attraversiamo nella nostra vita, la strada c’è. Ed è quella di ritornare
all’Amore conosciuto, a Colui che sa raddrizzare, riempire, abbassare,
spianare, che ti fa di nuovo vedere la salvezza. Nel nostro cammino
di Avvento, non lasciamoci scappare la preziosa possibilità di tracciare la
cartina generale della nostra vita presente. In primis quella geografica, per
comprendere i luoghi che oggi hanno più bisogno di essere la culla del
Salvatore, ma anche quella fisica, per sentire nel cuore quanto i nostri
sentieri, burroni, monti, colli, vie, hanno bisogno di Lui.
sabato 9 ottobre 2021
un parto soprannaturale

sabato 11 settembre 2021
un ascolto che scava
Lc 6,43-49
Nel brano di oggi mi colpisce particolarmente un'espressione, usata da Gesù. Egli dice che chi ascolta le sue parole è come se stesse scavando molto in profondità per porre le fondamenta e poi costruire la propria casa. Scavare nella profondità della roccia, è un lavoro molto molto arduo, che richiede tanta forza e tanta perseveranza, oltre che tempo. Quasi un lavoro impossibile, assurdo e irrealizzabile da soli. Precisamente come quando come ci mettiamo a scavare nel nostro cuore. Ci passa la voglia, ci perdiamo in mezzo ai nostri pensieri, desideri, emozioni, sentimenti. Non sappiamo da quale punto iniziare, ci disperiamo, magari riusciamo a scavare un pochino, dopo però ci sembra di nuovo troppo dura, ci tiriamo indietro, ci diciamo "ora basta", oppure ci facciamo a un certo punto la convinzione che "è sufficiente" così e ci accomodiamo su ciò che abbiamo "raggiunto". Fino alla prossima ondata violenta del fiume, di qualcosa che ci investe fortemente dal di fuori, che ci mette in discussione, che ci crea un'interiore "scomodità". Allora appare il bruciore interiore, qualcosa vacilla, nascono emozioni improvvise, quali rabbia, sconcerto, sorpresa. Segno che qualcosa non è stato approfondito sufficientemente. Allora forse si ricomincia a scavare un po' di più. Oppure no. Si può anche far finta di nulla, lasciar passare l'emozione e andare avanti facendo finta di nulla, fino alla prossima ondata. La casa della nostra vita, pur dando apparenza di stabilità, sarà sempre più o meno vacillante, ci piaccia o no. Ma si può rafforzare, se abbiamo la tenacia di andare in profondità, scavando. E al contrario, si può indebolire se non lo facciamo.
Ci sono tanti modi di vivere la nostra fede. Ne voglio sottolineare 4. Ci sono persone che hanno sempre Dio e il Vangelo sulla bocca, ma la vita è un'altra cosa, purtroppo. Poi ci sono quelli che parlano di Dio e la loro vita è coerente con ciò che dicono (nel limite dell'umano ovviamente). E ancora abbiamo quelli che di Dio non parlano o quasi mai. Tra di loro quelli che non ne parlano perché non lo considerano e quelli che non ne parlano, perché la loro vita ne parla sufficientemente. Qual è la modalità giusta? Non lo so, dato che poi ci sono anche tante altre modalità, sfumate. Ma mi sembra di capire che, se è come dice Gesù oggi, che ognuno dal tesoro del proprio cuore trae ciò che è coerente con la sua vita, allora molte parole in realtà non servono, perché vengono comunque risciacquate dalle onde del fiume in piena. Mentre se con l'ascolto della parola del Signore, stiamo scavando abbastanza, allora prevale proprio quello, l'ascolto, e quello dà frutti visibili.
sabato 24 aprile 2021
sembra il cinese
venerdì 5 giugno 2020
una risposta sempre pronta
martedì 24 settembre 2019
chi è dentro, chi è fuori?
Una delle cose peggiori che possono succedere quando tu stai in compagnia. Arrivano i tuoi e ti richiamano, ti vogliono tirare fuori. Peggio ancora: non entrano ma mandano qualcuno a chiamarti. Forse un po' di rabbia e scocciatura ci sta. Ma Gesù sembra che non si lasci scomporre da queste possibili istintive reazioni. Fa direttamente una mossa che da un lato potrebbe sconvolgere di più, dall'altro lato svela la sua estrema libertà interiore che si manifesta proprio nel fatto che lui non si altera. In queste situazioni, noi ci arrabbiamo perché ci sentiamo trascinati o vincolati da dei legami, giustamente, avendo a che fare con i nostri familiari. Il punto è restare, come Gesù, dentro e dentro di sé. Se dentro di te c'è la sufficiente sicurezza, quella buona, che non è sfacciataggine, tu non ti scomponi, ma rimani dentro, presente a te stesso, anche quando da fuori ti richiamano, rifacendosi ai legami più legittimi di questo mondo. I legami sono fatti per la vita e non la vita per i legami. L'uomo è un essere sociale per poter vivere ha bisogno dell'altro, ma non di dipendere morbosamente dall'altro. Chi è "dentro", come Gesù, vede quali sono le relazioni più vitali, quelle appunto che coinvolgono interiormente, all'ascolto di una Parola che dà vita. Le voci da "fuori", che sono lì, pronte addirittura a dirti che sei tu quello pazzo e "quello fuori", sì, forse danno un po' fastidio, dispiacciono, ma non sconvolgono la vita vera. L'amore non sta infatti nel fermarsi fuori a richiamare. Il vero legame è quando tu hai coraggio di entrare dentro la vita del fratello, non in quello che tu pensi che egli sia, ma in quello che egli davvero è. E questo significa davvero sapersi mettere in ascolto di quella Parola, che lo abita.
giovedì 20 dicembre 2018
l'ultima parola
martedì 25 luglio 2017
tuona, Giacomo, tuona...
Sarà che essere il figlio del Tuono, significava per Giacomo avere come missione illuminare e far risuonare la terra della voce della Parola di Dio, attraverso questi desideri forti e belli? Beh, in ogni caso: Giacomo, insegnaci il tuo coraggio nell'essere testimoni. Possa il tuono del tuo coraggio risuonare all'interno delle nostre vite affinché insieme sappiamo dare testimonianza, perché no, da grandi sognatori, ma capaci di un passo illuminante e tuonante alla volta.







