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martedì 30 novembre 2021

lasciare tutto per ritrovare tutto...

Mt 4,18-22

Non ha detto Gesù ad Andrea o a Pietro: guarda siccome io ti ho scelto, tu non puoi più essere pescatore. No, no! Tu, Andrea, Pietro, sarai ancora pescatore, perché questo è il tuo mestiere e va rispettato anche come una chiamata. Ma il tuo lavoro sarà trasformato dalla presenza di Dio, pescherai per lui! Quindi lascia le tue reti, per ritrovarle! Ne avrai di altre, per continuare a pescare. Da qui il nostro impegno secolare: trasformare tutte le realtà della nostra vita, compiendo ogni cosa per portare l'amore di Dio ai fratelli tra cui viviamo il nostro quotidiano, anche o soprattutto nel nostro lavoro, che spesso ci occupa la gran parte delle nostre giornate. Così, senza che nessuno se ne accorga, nemmeno noi, Dio potrà essere sempre di più tutto in tutti. La nostra missione d'amore verso il mondo sarà compiuta. 

sabato 9 ottobre 2021

un parto soprannaturale

 


Lc 11,27-28

Leggendo il Vangelo di oggi, occorrerebbe domandare alle donne che sono madri, qual è il compito secondo loro più importante e quale quello più arduo per una madre. La donna che grida dalla folla verso Gesù, mette in risalto la benedizione che è scesa sulla sua madre, col solo fatto di esserlo biologicamente: grembo che l'ha portato e seno che l'ha allattato. E noi, che conosciamo chi è la mamma di Gesù, Maria, sappiamo quanto lei sia stata cosciente di questa benedizione. Ma sappiamo anche quanto Ella sia rimasta attonita e stupita davanti alla vocazione ad essere la Madre di Dio, sappiamo quanto non se ne sentiva all'altezza. Probabilmente Maria aveva in parte coscienza e in parte intuizione, che appunto il suo compito verso il Figlio di Dio, quel Compito supremo, non era affatto darlo alla luce e farlo crescere, ma qualcos'altro. 
Maria, quando suo figlio è cresciuto, ha sofferto tantissimo per lui. Specie all'inizio per la sua mancanza, per la mancanza delle notizie su di Lui. Ma probabilmente il parto più grande e più doloroso, era quello interiore, dell'accettazione del compimento della Parola di Dio su di Lui. Ecco cosa risponde il Signore alla donna: beati coloro che ascoltano la Parola e la osservano. Beati coloro che si concentrano su ciò che Dio opera nella loro vita attraverso la sua Parola, che non si soffermano solo sul livello materiale, ovviamente necessario e "primario", ma sanno elevare anche la relazione così stretta, come quella materna, ad un livello diverso. Ognuno di noi infatti è madre di Dio, nella misura in cui è in grado di cercare e di trovare la Presenza di Dio nella propria vita quotidiana. A cosa pensa una mamma, infatti, se non al proprio figlio, tutti i giorni? Ecco la nostra chiamata. Essere madri di quel dio che abita il nostro mondo e la nostra storia, alle volte di nascosto, altre volte manifestamente, ma che dispiega la sua presenza nella Parola che trasforma verso il bene la nostra esistenza. Perché la Parola di Dio è sempre quella che ci spinge al bene e alla costruzione del mondo. Ecco, questa va osservata, per la beatitudine "materna" che Gesù oggi ci presenta. 






domenica 2 maggio 2021

fatti coltivare

Gv 15,1-8

Alle volte è purtroppo vero che noi ci dimentichiamo che il nostro compito di crescita, è per tutta la vita.  Nel senso che non ci sono nella vita punti d'arrivo che non siano insieme dei punti di partenza. Altrimenti il Padre non potrebbe essere agricoltore. E Gesù ce lo presenta così oggi. Rimanere in Lui, che è il terreno fertile su cui solo si può verificare una crescita vera della persona umana. Non cresce, appunto chi non rimane in Lui. Tante sono le terre in cui ogni tanto ci trapiantiamo, oppure viti su cui ci vogliamo innestare, credendo pure di operare dei discernimenti per la nostra vita. E invece si tratta di assecondare semplicemente la vita così come Dio ce la dona ogni giorno. Con tutto ciò che Egli vuole e che riusciamo a intuire, e con ciò che Egli permette, laddove noi, o chi per noi, non riesce a fiutare la sua presenza. Entrare nella profondità della vita quotidiana, assaporarla, incontrare l'agricoltore operante nelle azioni più raffinate riguardanti la coltivazione della nostra vita e della Vita in noi. Il tralcio che non porta frutto, è quello appunto che continuamente cambia il ramo in qui è innestato, oppure, invece di essere impegnato ad osservare in profondità l'azione di Dio nella sua vita, che per sua natura è continuativa, si lascia portare dagli slanci momentanei, guardando al di fuori di sé: verso quelle terre che secondo lui lo porterebbero alla massima fecondità. E non si accorge, che nel frattempo non lascia passare la linfa che Dio, nel segreto dei vasi capillari della sua vita, Dio continuamente immette. Si taglia così da solo fuori da questa continua azione nutritiva. Nulla di strano se poi ogni tanto ci sentiamo buttati via e bruciati nel fuoco. Se ci stacchiamo dalla vite, perdiamo la Vita e ci diamo da soli il destino di questo genere. Altra cosa è la potatura. Questa si verifica proprio quando rimaniamo nella Vite, anche se questo non ci dona la "novità" oppure quando questa "novità" non la vediamo. E' esattamente nella routine della nostra vita, che Dio ci coltiva e ci fa crescere. Così come del resto si verifica nella normale procedura della crescita di una persona umana: un bambino non cresce di 5 centimetri in una notte, ma si allunga a poco a poco, in una maniera impercettibile (e quante volte in presenza di dolori ossei, e quante volte facendo capricci perché i vestitini preferiti non li può più portare oppure perché il cibo che deve cominciare a mangiare è ora più sostanzioso e non sempre gli piace!). Che uno sia cresciuto, si costata solo a una distanza di tempo. E spesso perché ce lo dicono gli altri. Sì, perché rimanere in Dio, nella vite, significa essere collegati con gli altri. Chi è sapiente ed abituato a farsi coltivare a volta sua, saprà scorgere anche i pochi millimetri di una crescita. E il frutto sta proprio lì: in quella gloria di Dio che si realizza alla nostra insaputa, e che, quando si manifesta, scatena in noi l'infinita gratitudine, segno evidente di un cammino verso la maturità, cioè la pienezza della nostra umanità, in Dio. 

giovedì 15 aprile 2021

l'alto o il basso?

Gv 3,31-36

Molto curiose le parole di Gesù nel Vangelo di oggi. Sembra che stia facendo delle distinzioni tra quel che appartiene "all'alto" e "al basso". Per cui chi viene dall'alto è al di sopra e chi viene dalla terra, appartiene alla terra. Due possibilità, o dall'alto o dal basso. Tuttavia poi guardiamo Colui che ci dice queste cose... Dio, quindi proveniente figurativamente dall'alto ma anche uomo, per cui appartenente alla terra. Questa è la grandezza del nostro Dio, che non troveremo da nessun'altra parte, è un Dio incarnato. Egli appartiene al cielo, difatti parla del suo legame indissolubile col Padre, ma appartiene anche così tanto alla terra, che si lascia seppellire nel grembo di essa, dopo la morte del suo corpo umano. Come dunque è con noi, che siamo i figli adottivi, fratelli del Figlio? Certamente non nello stesso grado, ma anche noi apparteniamo al cielo e alla terra. La nostra vita, a discapito di tutto ciò che qualcuno vuole dire, non è determinismo. Il nostro "essere della terra" è bello proprio perché illuminato dalla nostra appartenenza alla patria celeste. E il nostro "essere del cielo" santifica la nostra dimensione terrena. Come la santifica? Attraverso le scelte che facciamo tutti i giorni e che possono appunto appartenere alla cosiddetta bassezza oppure ad una prospettiva alta, quella di donne e uomini della risurrezione. E non si tratta di chissà quali decisioni, si tratta delle piccole cose di ogni giorno. Attraverso le mie azioni, i miei atteggiamenti io comunico un'appartenenza, comunico il cielo o la terra. Torniamo a dire: tutto ciò non è predeterminato, ma ogni mio moto interiore, che sia pensiero o emozione, è soggetto a ciò che la mia volontà farà con esso. Decido tutti i giorni cosa fare con la mia gioia (se esprimerla, condividere, o tenere per me), cosa fare con la mia rabbia (se trasformarla in un'energia buona oppure ferire gli altri), con i miei pensieri creativi (se reprimerli oppure sfruttarli per il bene mio e degli altri) e potremmo moltiplicare gli esempi. Questa è la distinzione tra l'alto e il basso, nella nostra vita, nei fatti.