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martedì 27 dicembre 2022

corse natalizie, corse pasquali

Gv 20,1-9

Quanto corriamo di solito quando abbiamo a che fare con un evento particolare? Se pensiamo che ormai si dice spesso che "corriamo sempre", figuriamoci, se deve succedere qualcosa di particolare, una festa, un evento per cui ci teniamo. Quante energie mettiamo nella preparazione di esso... Forse però non viene da correre o da affrettarsi, quando andiamo a trovare un caro defunto al cimitero, soprattutto se è appena scomparso. Probabilmente anzi, il cuore si sente appesantito e non sappiamo, dal punto di vista emotivo, cosa può comportare una tale visita. In effetti, nemmeno Maria di Magdala corre al mattino verso il sepolcro (perlomeno non da quanto vi riferisce Giovanni). Invece comincia a muovere le gambe, quando non trova più il corpo di Gesù. Ecco che comincia a correre. Cercava un morto ed egli non c'è. Si interrompe una depressa quiete delle giornate lunghe e insopportabili dopo la morte di una cara persona. Si interrompe bruscamente e succedono delle cose strane. Il lutto è lì, già iniziato, la persona umana vive anche dal punto di vista psicologico il suo processo di accoglienza e di riconciliazione con una grave mancanza. Ed improvvisamente: si corre! La tomba è aperta, il corpo non c'è. Sconcerto, confusione, disperazione, insicurezza: tutti questi sentimenti fanno sì che si corre, si cerca aiuto. Appare una necessità quasi fisiologica di condividere questo fatto con gli altri, immediatamente, affinché ci si aiuti nella lettura del fatto. Ma gli altri hanno bisogno di vedere anche loro, per poter procedere ad una valutazione. Quindi probabilmente non è che Pietro e Giovanni non credono alla donna che li precede al sepolcro, è che hanno proprio bisogno di prendere le loro misure, o meglio, affrontare di persona il dato di fatto, per poi poter procedere a dargli un nome. Corre Giovanni: snello, veloce, davanti al sepolcro frena e viene sopraffatto dallo sconcerto. Corre Pietro: più lento, arriva dopo, ma senza indugio entra nella tomba e costata fino in fondo il fatto che Gesù non è più lì! Corrono i pensieri, i sentimenti, saltano fuori i ricordi, le parole udite: il Maestro aveva parlato del fatto che sarebbe risorto. E non si sa come calmarsi. Non ci sono punti di riferimento. Se anche aveva detto che sarebbe risorto, non si capisce cosa significhi, non ne esiste nessuna esperienza. Si va, si torna al e dal sepolcro, c'è chi si ferma e chi se ne va. Il NUOVO che improvvisamente entra nella storia, nella vita di ognuno dei "corridori"... sconvolti da questa novità. 
E a noi, quanto ci fa correre il Natale, la Pasqua? Lasciamo da parte finalmente tutte le frenesie di preparazione alle feste, le scadenze ecc. Quanto ci smuove interiormente, l'andare incontro al Signore appena nato e poi risorto? 

domenica 2 maggio 2021

fatti coltivare

Gv 15,1-8

Alle volte è purtroppo vero che noi ci dimentichiamo che il nostro compito di crescita, è per tutta la vita.  Nel senso che non ci sono nella vita punti d'arrivo che non siano insieme dei punti di partenza. Altrimenti il Padre non potrebbe essere agricoltore. E Gesù ce lo presenta così oggi. Rimanere in Lui, che è il terreno fertile su cui solo si può verificare una crescita vera della persona umana. Non cresce, appunto chi non rimane in Lui. Tante sono le terre in cui ogni tanto ci trapiantiamo, oppure viti su cui ci vogliamo innestare, credendo pure di operare dei discernimenti per la nostra vita. E invece si tratta di assecondare semplicemente la vita così come Dio ce la dona ogni giorno. Con tutto ciò che Egli vuole e che riusciamo a intuire, e con ciò che Egli permette, laddove noi, o chi per noi, non riesce a fiutare la sua presenza. Entrare nella profondità della vita quotidiana, assaporarla, incontrare l'agricoltore operante nelle azioni più raffinate riguardanti la coltivazione della nostra vita e della Vita in noi. Il tralcio che non porta frutto, è quello appunto che continuamente cambia il ramo in qui è innestato, oppure, invece di essere impegnato ad osservare in profondità l'azione di Dio nella sua vita, che per sua natura è continuativa, si lascia portare dagli slanci momentanei, guardando al di fuori di sé: verso quelle terre che secondo lui lo porterebbero alla massima fecondità. E non si accorge, che nel frattempo non lascia passare la linfa che Dio, nel segreto dei vasi capillari della sua vita, Dio continuamente immette. Si taglia così da solo fuori da questa continua azione nutritiva. Nulla di strano se poi ogni tanto ci sentiamo buttati via e bruciati nel fuoco. Se ci stacchiamo dalla vite, perdiamo la Vita e ci diamo da soli il destino di questo genere. Altra cosa è la potatura. Questa si verifica proprio quando rimaniamo nella Vite, anche se questo non ci dona la "novità" oppure quando questa "novità" non la vediamo. E' esattamente nella routine della nostra vita, che Dio ci coltiva e ci fa crescere. Così come del resto si verifica nella normale procedura della crescita di una persona umana: un bambino non cresce di 5 centimetri in una notte, ma si allunga a poco a poco, in una maniera impercettibile (e quante volte in presenza di dolori ossei, e quante volte facendo capricci perché i vestitini preferiti non li può più portare oppure perché il cibo che deve cominciare a mangiare è ora più sostanzioso e non sempre gli piace!). Che uno sia cresciuto, si costata solo a una distanza di tempo. E spesso perché ce lo dicono gli altri. Sì, perché rimanere in Dio, nella vite, significa essere collegati con gli altri. Chi è sapiente ed abituato a farsi coltivare a volta sua, saprà scorgere anche i pochi millimetri di una crescita. E il frutto sta proprio lì: in quella gloria di Dio che si realizza alla nostra insaputa, e che, quando si manifesta, scatena in noi l'infinita gratitudine, segno evidente di un cammino verso la maturità, cioè la pienezza della nostra umanità, in Dio. 

venerdì 23 ottobre 2020

discerniamo insieme

 


Lc 12,54-59

Gesù oggi fa una domanda che potrebbe risuonare molto seria dentro ciascuno di noi. Come mai, questo tempo non sapete valutarlo? Credo che ciascuno di noi, in questi mesi, più di una volta si è detto o ha detto anche ad altri: non ci capisco nulla di ciò che sta succedendo. Ovviamente, di fronte ad una novità, un elemento completamente sconosciuto, cade tutta la nostra capacità di discernimento, perché il nostro discernimento si appoggia sugli elementi che abbiamo già dentro di noi, strutturati e definiti. Quando arriva qualcosa di nuovo, dobbiamo imparare a conoscerlo e ad inquadrarlo, per poi utilizzarlo nella valutazione della nostra realtà. Gesù è precisamente colui che mette "in crisi" le persone, perché costringe loro ad una novità inaspettata e chiede loro di inglobare questa novità, che è il vero e proprio rovesciamento delle logiche del suo tempo, nella loro vita, per renderla nuova. Forse a qualcuno di noi può far male in questo periodo questa domanda provocatoria: come mai non sappiamo ancora inquadrare la situazione creatasi a seguito dello scoppio della pandemia? Ma non è mica colpa nostra... Credo che oggi ci viene ribadito ancora una volta il concetto fondamentale e vitale della fratellanza. Non potremo mai inquadrare la situazione, se non INSIEME. Ecco perché Gesù fa l'appello a tutti di cercare sempre l'accordo con l'altro, in mezzo alle questioni scottanti, perché solo insieme si riesce a trovare la soluzione migliore. In fondo, se ci pensiamo, tutto ciò che oggi ci viene chiesto di rispettare e fare, è a tutela dell'altro. E sì, non sapremo mai valutare bene le cose, senza il riferimento alla relazione. Dio è relazione, nasciamo dalla relazione ed essa dovrebbe essere il nostro primo e l'ultimo riferimento. Lo è davvero?



domenica 15 marzo 2020

dove passa Dio?

Gv 4,5-42

Avevo in mente oggi quei passaggi di personaggi importanti, quando devono visitare una città o c'è un evento, tipo il Papa, e si passa la parola: guarda che il Papa passa di quà e... tutti si dirigono in quella direzione...
Avete mai pensato cosa sarebbe successo se si dicesse oggi: guarda, a quell'ora Dio passa in quel luogo. Ci andremmo tutti? Io penso di sì, chi per fede, chi per non-fede, cioé perché scettico (tipo io), chi per curiosità, chi per relazionare sui raduni ecc. Beh, Dio di certo prende le strade che non necessariamente conosciamo. Cosi Gesù dalla Giudea si dirige verso Galilea e... non si capisce perché, passa per la Samaria. Non c'era mica bisogno di passare di là, non soltanto per la strada da fare, ma anche perché Samaria, si sa, non era un ambiente frequentato dai giudei... Eppure lui sceglie di passare proprio lì. A che scopo, a mezzogiorno? Se non c'è nessuno in giro? (come in questi giorni sulle nostre strade)... Siccome lui è uno che non perde nemmeno una pecora del suo gregge, va dove c'è una che ha un bisogno vitale di Lui. Eh si, Lui sa che lei esce negli orari più impensabili, perché per la gente e una poco di buono. E come se questo non bastasse, lei è la prima alla quale Gesù si autorivela, cioé la prima alla quale è lui a dire di se stesso, di essere Messia. Esagerato? 
Beh guardiamoci attorno... non abbiamo messe, siamo spaventati perché non accediamo ai sacramenti e temiamo per le nostre anime. Eppure, come disse già qualcuno c'è una crepa in ogni cosa e da lì entra la luce. La crepa della nostra insicurezza in questi giorni, si fa spazio per Dio. Egli si fa un giro diverso e inaspettato, entra nelle nostre vite e nelle nostre case attraverso gli schermi, attraverso delle condivisioni che altrimenti non avremmo forse fatto, attraverso i sentimenti di debolezza e di abbandono a Lui. Si fa presente, non ci abbandona. Per la Samaritana è il peccato in cui vive, per noi è questa vulnerabilità che diventa strada, anzi diventa porta per Lui. E finalmente non siamo noi a dire: Dio di qua, Dio di là (come succede nei Vangeli, quando dopo le guarigioni o gesti come quello di Cana, sono gli altri a riconoscere la messianicità di Gesù), ma è Lui che si mostra nella sua potenza e nel suo essere Lui quello che ama il mondo anche nell'ora più rovente, in questo mezzogiorno che stiamo vivendo, sterile, silenzioso, scottante. E parla, come ha parlato alla Samaritana. Le dice tutta la sua vita e fa di lei la sua messaggera. Cosa ci dice della nostra vita, nel silenzio di questi giorni, quanto lo ascoltiamo? E' tempo di preprazione per essere messaggeri anche noi, per poter dire: anche questo mi è servito, per portare la sua vita nel mondo.

mercoledì 17 aprile 2019

sono proprio io

Mt 16,14-25


Se guardiamo bene la nostra vita, anche quella molto quotidiana, di solito quando succede qualcosa che "non va", e lo notiamo, senza sapere chi ne è l'artefice, la domanda che scatta immediatamente è: "chi l'ha fatto?" Come se fosse così estremamente importante trovare sempre il colpevole. Come se stessimo sempre a dire: io ho notato questa cosa fatta male e ora la faccio pagare a chi l'ha fatta. Come se nella nostra natura fosse in qualche maniera scritto in profondità, che occorre punire il "peccatore", altrimenti non si espia il peccato. E' sempre la logica dell'incapacità di separare il peccato dal peccatore. In fondo è una logica che viene superata nella Pasqua. 
Forte e impressionante la domanda che oggi si pongono i discepoli riuniti nel Cenacolo. 
Forte soprattutto proprio perché già comincia a rovesciare questa logica. All'annuncio del tradimento, i discepoli cominciano immediatamente a rivolgere la domanda a loro stessi: "sono forse io?". Quindi non più: "chi sarà?", oppure "sarà sicuramente...", ma il rovesciamento a 180°. L'ammissione della possibilità che sia proprio io quel che tradisce. E quindi, secondo la logica della legge del taglione, sono io a dover pagare. E poi la Pasqua porta un ulteriore rovesciamento: sì, sei proprio tu colui che tradisce, ma non devi pagare, perché paga il tradito. Ed è proprio per questo che puoi ammetterlo, puoi dirlo, guardando il tuo proprio riflesso e scorgendo in esso i tratti della misericordia, grazie alla quale vivi. Puoi dirlo forte a te stesso e poi anche agli altri: sì, sono proprio io. Cerco di non tradire, ma tradisco e sono perdonato. Perché anche nella notte del mio peccato, nell'oscuro sentimento di essere nudo e disprezzato per la mia debolezza, risplende un abbraccio nuovo. E il Risorto mi avvolge nella Risurrezione. 

mercoledì 3 aprile 2019

tutto diventa giovane [4]

Cristo vive! No, non sono auguri pasquali in anticipo. Sono le prime parole dell'appena uscita esortazione apostolica. 

Non l'ho ancora letta tutta... (299 paragrafi fanno un po' paura :D ). Ma leggo le prime frasi. E queste sono per me già una buona novella. 

Cristo vive! Egli è la nostra speranza, e la più bella giovinezza di questo mondo. Tutto ciò che lui tocca diventa giovane, diventa nuovo, si riempie di vita. Perciò, le prime parole che rivolgo a ciascun giovane cristiano sono: Lui vive e ti vuole vivo!

Non sono sicura di appartenere ancora alla categoria dei giovani cristiani. Strano pensare che Gesù, quando è morto aveva più o meno la mia età. So che vorrei che queste parole siano per me, proprio perché tutto ciò che viene toccato da Dio, ringiovanisce e non c'è più bel desiderio di quello di essere toccati da Lui, e ricolmati della sua Vita. Lui infatti non vuole la morte del peccatore ma che EGLI VIVA! Credo sia una bellissima notizia, a questo punto del cammino quaresimale. 

Sono molto curiosa delle cose che ci suggerisce Francesco per conservare sempre un cuore giovane, aperto e pronto a collaborare al disegno della salvezza. Conoscendo il nostro Papa, saranno di certo delle indicazioni molto concrete, che toccano da vicino la nostra vita. 
Buona lettura a noi, allora. La prospettiva è meravigliosa: arrivare alla ennesima Pasqua della nostra vita, con il pensiero di poter ringiovanire ancora una volta, perché sebbene sia vero che gli anni passano, è altrettanto vero che la vita si rinnova, proprio con la Risurrezione di Cristo. A noi la voglia di rispondere al dono di questa Vita! A noi scegliere di essere giovani, donne e uomini della Risurrezione.