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lunedì 12 luglio 2021

una crisi perenne

Mt 10,34-11,1

E' una parola che ci fa paura, che ci fa venire l'ansia, che vogliamo evitare, che ci parla di instabilità, di incertezza, insomma, per la maggior parte di noi o per la maggior parte dei tempi della nostra vita, non è una parola gradita. La crisi. Peccato che raramente prendiamo in considerazione, che il termine viene dal greco κρίσις cioè scelta, decisione. Insomma, opportunità di fare quella svolta che cambierà effettivamente la nostra vita. Ed è esattamente dove ci manda il Vangelo di oggi. Dice il Signore: sono venuto a portare la spada, non la pace. Chi ama il padre e la madre più di me, non è degno di me. Chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Crisi. Ma Gesù non era quello che doveva rappacificare tutto? Non era quello che avrebbe reso più leggera la nostra croce? Evidentemente non nel senso in cui noi ce lo aspetteremmo. Gesù è soprattutto per smuovere le nostre logiche, le nostre continue voglie di inquadrare dentro queste logiche le persone, le situazioni; è per farci sperimentare che la vita non si consuma negli angoli retti dei nostri schemi, ma che è quella che si svolge nelle pieghe dei nostri programmi quotidianamente compilati. E che la vera vita sta laddove noi riusciamo a vedere e portare Dio nel quotidiano, anche senza grandi trasporti di sentimenti o misticismi. I cristiani siamo donne e uomini sempre in crisi, sempre pronti a crescere, a interrogarsi, ad andare oltre, a perdere il controllo, a lasciarsi portare dallo Spirito... e tutto perché è discepolo di un Dio che ha talmente "rovesciato" la sua divinità da diventare l'uomo e immettersi nella storia, con tutte le sue debolezze e incertezze. Un Dio così siamo chiamati a seguire, consapevoli dell'amore suo, che si riversa ogni giorno su di noi, certo anche quando non percepibile, per il bene del mondo. 

venerdì 23 ottobre 2020

discerniamo insieme

 


Lc 12,54-59

Gesù oggi fa una domanda che potrebbe risuonare molto seria dentro ciascuno di noi. Come mai, questo tempo non sapete valutarlo? Credo che ciascuno di noi, in questi mesi, più di una volta si è detto o ha detto anche ad altri: non ci capisco nulla di ciò che sta succedendo. Ovviamente, di fronte ad una novità, un elemento completamente sconosciuto, cade tutta la nostra capacità di discernimento, perché il nostro discernimento si appoggia sugli elementi che abbiamo già dentro di noi, strutturati e definiti. Quando arriva qualcosa di nuovo, dobbiamo imparare a conoscerlo e ad inquadrarlo, per poi utilizzarlo nella valutazione della nostra realtà. Gesù è precisamente colui che mette "in crisi" le persone, perché costringe loro ad una novità inaspettata e chiede loro di inglobare questa novità, che è il vero e proprio rovesciamento delle logiche del suo tempo, nella loro vita, per renderla nuova. Forse a qualcuno di noi può far male in questo periodo questa domanda provocatoria: come mai non sappiamo ancora inquadrare la situazione creatasi a seguito dello scoppio della pandemia? Ma non è mica colpa nostra... Credo che oggi ci viene ribadito ancora una volta il concetto fondamentale e vitale della fratellanza. Non potremo mai inquadrare la situazione, se non INSIEME. Ecco perché Gesù fa l'appello a tutti di cercare sempre l'accordo con l'altro, in mezzo alle questioni scottanti, perché solo insieme si riesce a trovare la soluzione migliore. In fondo, se ci pensiamo, tutto ciò che oggi ci viene chiesto di rispettare e fare, è a tutela dell'altro. E sì, non sapremo mai valutare bene le cose, senza il riferimento alla relazione. Dio è relazione, nasciamo dalla relazione ed essa dovrebbe essere il nostro primo e l'ultimo riferimento. Lo è davvero?



venerdì 8 maggio 2020

al bivio (7): la decisione

Se c'è qualche grande crisi che fa strage nel mondo di oggi (oltre quella economica), è certamente crisi della capacità decisionale e della responsabilità per le decisioni prese. Lo si vede chiaramente nei casi delle persone che non riescono a decidere un percorso di studi, o di sposarsi, o di avere un figlio, o della banale destinazione per la vacanza. Poi invece si accorgono che le occasioni sfuggono, il tempo passa...ma è pur vero che oggi tutto è diventato molto più complicato, e la vita esige da noi tanti calcoli complessi. Invece Dio è semplice e ci dice: prosegui avanti. Non restare al bivio perché esso non è luogo in cui costruirsi un nido. La mancanza di decisione è pure una decisione. Purtroppo la peggiore di tutte, perché spesso in questa maniera la nostra vita finisce tra le mani di chi, sulla nostra indecisione, vuole guadagnarci. Se ci sembra che non decidendo, lasciamo a Dio la realizzazione della sua volontà, potremmo sbagliare di grosso. Non confondiamo la libertà, di cui abbiamo parlato nella puntata precedente, con l'eterna sospensione, soprattutto quando già intuiamo la direzione da prendere.
Ogni scelta è di per sé dolorosa perché comporta la mancanza di ciò che non scegliamo. In questo senso, la scelta della vita dedicata a Dio e ai fratelli, può essere particolarmente sfidante: richiede di abbandonare i sogni su una famiglia da crearsi o spesso anche su una stabilità di luogo. Ma è un abbandonare qualcosa di prezioso per una preziosità maggiore. Tuttavia tante e troppe persone so fermano proprio qui, dove sembra ormai che manchi solo l'ultimo passettino. Molte e fantasiose sono le scuse con cui lo fanno. Dalla mancanza di certezza assoluta (impossibile!) alla mancanza di mezzi economici (per coloro che dovrebbero sposarsi, scusa reale ma un tantino esagerata, nella prospettiva dell'esistenza della Provvidenza), alla salute, al parere condizionante degli altri ecc ecc. Ricordati: 
se il processo di discernimento e il cammino sono autentici, questo piccolo passo, sarà solo una meravigliosa conferma di quanto già intuito nel cuore.