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sabato 1 maggio 2021

gli etichettati

Mt 13,54-58

Quanto suona familiare il Vangelo di oggi. Si sa! Tanti cassetti colorati sono utili per mettervi una persona, chiuderla bene dentro e non permettere che esca nemmeno per un centimetro. 
Lui è, in sequenza: figlio del falegname, figlio di Maria, fratello dei suoi fratelli e delle sue sorelle, conosciuti persino per nome; insomma è un paesano, sappiamo come sono fatti loro, beh quindi? Cos'è che combina? Diagnosi: impossibile che abbia questa sapienza e compia questi prodigi. Perché? Perché è così. Noi sappiamo chi è lui ed è impossibile. Dunque, ci sarà un complotto o comunque qualcosa di sospetto da scoprire... che poi potrà essere anche fonte di bei pettegolezzi creati a misura. 
Quante volte ci sentiamo imprigionati nei pregiudizi e nelle precomprensioni degli altri? Quante volte siamo noi a creali e a categorizzare, anche senza volerlo o accorgercene, le persone? Chi lo faceva con Gesù rimaneva stupito al vedere di cosa era capace. Ma pochi sono/siamo disposti a lasciarci sconvolgere queste precomprensioni. Perché in fondo è più facile relazionarci con coloro che sono già dentro di noi inquadrati. E' più facile avere in pugno le persone, se le etichettiamo, ci crea più sicurezza e ci sentiamo meno scomodati.
Invece il mondo e la vita sono belli proprio solo quando smettiamo di rapportarci con le immagini che abbiamo noi nella testa, delle altre persone e cominciamo a lasciarci stupire positivamente da ciò che loro tirano fuori. E' un'esperienza meravigliosa e che dobbiamo permetterci sempre più spesso nella vita: quella di fare spazio dentro di noi alla novità di quello che l'altro è. Perché si può tirare fuori cose nuove e inaspettate, solo se si viene accolti per quello che si è e non per le inquadrature già fatte. I cassetti imprigionano, gli spazi di accoglienza danno libertà. Dunque, io e te. possiamo oggi scegliere se dare agli altri la libertà di essere ciò che sono e così permettere loro di crescere esattamente come sono: altri da noi. 

lunedì 19 aprile 2021

quali relazioni?

Gv 6,22-29 

Il Vangelo di oggi sembra darci l'occasione per una verifica semplice e chiara, delle nostre relazioni. Gesù non la manda a dire. Mentre è chiamato a "fare i discepoli", per cui avere seguaci dovrebbe per lui essere un segno della riuscita della sua missione, sa distinguere una sequela vera da quella "interessata". Voi mi cercate perché avete mangiato... E noi? Perché cerchiamo veramente Dio? Per caso lo cerchiamo solo e perché è in grado di fare dei miracoli per la nostra vita? Lo cerchiamo perché abbiamo bisogno che qualcuno sazi una nostra fame (che in diversi periodi della vita può essere diversa)? E poi, scendiamo ad un livello più "basso". Che relazioni abbiamo? Quante delle nostre amicizie sono dei veri scambi, gratuiti, disinteressati, pronti al sacrificio senza ritorno? Quanti rapporti invece, anche molto sottilmente, si basano sul reciproco appagamento dei bisogni, tante volte inespressi e sottili? Sono riflessioni da fare con cognizione di causa. E' chiaro che qualsiasi nostra relazione è basata sul bisogno che tutti abbiamo, di essere amati. Ma forse la domanda è: amati come? Gesù dona gratuitamente la sua vita per noi. Puntualizza perciò, che non ha bisogno di seguaci che vengano dietro a lui solo perché lui "dà loro da mangiare". E noi? Sappiamo scegliere quelle relazioni che hanno il sapore della gratuità e non quelle che convengono? 




mercoledì 31 marzo 2021

un incontro mancato


Mt 26, 14-25

Oggi viene un po' di paura al sentire le parole di Gesù, che per l'uomo che l'ha tradito, venduto, sarebbe stato meglio non essere mai nato... Ma che cosa è realmente successo a Giuda? Oppure forse potremmo riflettere sul che cosa non è successo nella sua vita...? Ogni persona umana nasce da una relazione e vive a partire dalle relazioni che intesse. C'è un sacco di gente oggi in giro che si finge autosufficiente, confondendo l'autosufficienza propria di ogni essere umano maturo, con l'individualismo che porta alla morte, perché interrompe la relazionalità che è fondamento della vita umana. La stessa cosa vale non solo a livello interpersonale ma anche quando parliamo della relazione fondamentale per la nostra vita, quella con Dio. Ed è qui che sta l'insufficienza di Giuda. Ma come? - potrebbe domandarsi qualcuno - ma Giuda non era stato scelto tra i 12, quelli più vicini a Gesù, i suoi discepoli? Certamente. Ed è per questo che la sua situazione è ancora più pesante e tragica. Ci fa vedere come anche noi, scelti per essere amici di Dio, possiamo scivolare se... non lo incontriamo veramente nella nostra vita. In che senso incontrarlo? Ma non lo incontriamo noi credenti nella Parola, nell'Eucarestia ecc? Sì. Tuttavia spesso questo incontro si riduce a un Dio che si dona a noi mentre noi vaghiamo da qualche parte, assenti. Forse oggi, durante le varie restrizioni, (quando non si sa se andare o meno in chiesa, oppure se semplicemente ci stiamo tutti durante queste feste già vicine) in qualcuno di noi si sveglia ancora questa coscienza del dono che sono i sacramenti, che è la Parola di Dio... forse ci rendiamo conto che non apprezziamo abbastanza questa Presenza nella nostra vita, fino a quando non comincia a mancare. Ma colui/colei che ha davvero incontrato il Signore nella propria vita, oggi, quando per caso non può ricevere l'Eucarestia, vive del ricordo, che, attenzione, non è un andare con la mente per dire "ah che bello era quando...". Ri-cor-dare, significa ridare al cuore, o più precisamente significa "ripassare dalle parti del cuore", ritornare al primo amore, quello forte, totalizzante, che è incontro autentico con Lui. Per questo la prima domanda per tutti noi oggi è: dove e quando ho incontrato il Signore, tanto da aver sentito il mio cuore invaso dalla sua Presenza...? Spesso questo momento coincide con il nostro cuore spezzato e ferito. Infatti il cuore ferito si apre... si dispone alla Presenza del Signore, diventa indifeso, non si oppone più, molla le resistenze e allora... l'Incontro può avvenire, perché Dio finalmente trova la porta aperta. 
Non so se c'abbiamo mai fatto caso che nei Vangeli appaiono di qua e di là i nomi dei Dodici, ma praticamente mai, fino al momento della passione di Gesù, quello di Giuda. Come se appunto non l'avesse mai seguito fino in fondo, come se non si fosse mai lasciato scomodare da questa presenza del Signore, che scomoda davvero! E quindi appare ora, pronto a tradire, mostrando la superficialità del suo rapporto con Gesù, facendoci vedere cos'è mancare all'appuntamento con Lui. Il frutto di questo incontro mancato è... la morte. E' una meccanicità della sequela di Gesù che porta a cercare qualsiasi distrazione dalla routine, e porta purtroppo anche ai gesti della portata di quello di Giuda. Egli stesso ci conferma la distanza che lo separa da Gesù, quando a differenza degli altri, mentre domanda ironicamente a Gesù "sono forse io", non lo chiama come altri discepoli "Signore", ma solo "Rabbì", maestro. E intuiamo immediatamente la differenza di relazione tra una persona e il suo Signore e una persona e il suo maestro. E' vero che Gesù è maestro, ma per un discepolo è anche molto di più. E' appunto Colui che, quando lo si incontra, cambia la nostra vita e la riporta alla Vita vera, alla prospettiva di vita eterna. Possa essere questa Pasqua, una festa del RICORDO, come ci propone la Chiesa, un riportare alla realtà il Mistero e col cuore che si immerge di nuovo in questo Incontro che ridona il senso e la vitalità alla nostra esistenza. 

sabato 2 maggio 2020

al bivio (1): una relazione

Oggi e nei prossimi giorni volevo soffermarmi su un bivio, che riguarda tutti noi, senza eccezione. Questo bivio ha un nome, che definisce una "cosa" che ad alcuni fa paura, solo al pensiero, per altri è una "cosa" riservata ai preti, suore e frati. E invece questa "cosa" va molto oltre il solo ambito religioso e non va temuta. Basta lasciarla crescere e chiamarla per nome, per scoprire, che c'è e ci è sempre stata, anche se tante volte nascosta e non ascoltata. E che significa tante, ma proprio tante cose. 
Stiamo parlando della VOCAZIONE. Una parola forse sconosciuta, forse arcaica, incomprensibile, eppure è una delle parole della nostra vita. Non riporto i significati dei dizionari, ve li potete cercare da soli. E non do nessuna definizione compilata da me. Spero che dopo qualcuna di queste brevi riflessioni che condivideremo, ognuno potrà trovarne una propria, pregna di significati e di vissuti. Iniziamo!

Oggi ci soffermiamo su un concetto basilare, per parlare della vocazione. E' la relazione. Non c'è cristianesimo senza la relazione fondante, quella con Dio. E' tanto ovvio per quanti la coltivano, quanto incomprensibile e astratto per coloro che non ce l'hanno. Come si coltiva una relazione? Ovviamente frequentandosi, parlandosi e conoscendosi sempre di più. Come è frequentare Dio? Beh c'è chi dice che a Dio si parla in una forma di monologo e si spera che senta qualcosa o che voglia ascoltare. Altri dicono che si sentono ascoltati da lui, che lo incontrano quotidianamente in ciò che vivono. Certo, se pensiamo che Dio "non sia di questo mondo", diventa dura, stabilire una relazione con qualcuno che vive solo oltre la nostra realtà e in qualche distante "al di là". Forse qualcuno ce lo vuole anche far credere o forse troppo spesso ci ritroviamo proprio a crederlo già dentro di noi. E allora si fatica a stabilire e mantenere questa relazione. Perché non è nemmeno cristianesimo, l'osservanza delle leggi, della moralità, la frequentazione dei sacramenti o di qualsiasi rito, se dietro non c'è una Persona. Una Persona alla quale tende tutto questo e che dona senso a tutto ciò.  

Certo, è difficile perché Dio è una persona che non possiamo toccare, guardare negli occhi, ascoltare con le orecchie. Tante volte anche se crediamo in qualche maniera nella sua presenza, fatichiamo, perché può sembrare distante. E invece Egli è più vicino a noi di quello che potremmo mai immaginare. Tutte le barriere invece vivono nella nostra testa, alle volte nel nostro cuore. Forse occorre ascoltare qui proprio ciò che Gesù stesso ci dice: "se non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno dei cieli" (Mt 18,3). Se ci fai caso, è proprio il bambino che ha la capacità di oltrepassare il limite, che per noi spesso è muro, tra il materiale e lo spirituale, fino a quando non gli inculchiamo, che è vero solo quel che è tangibile, percepibile con i nostri sensi. E invece: sorpresa! Anche la nostra anima possiede i sensi: sa udire, vedere e sentire una presenza, delle volte anche più intensamente di quella fisica. A noi sta utilizzarli e acutizzarli, questi sensi. 
Solo attraverso di essi possiamo stabilire la vera relazione con Dio, davvero rapportarci quotidianamente con Lui, ovviamente dedicandogli del nostro tempo (che poi è suo!)
All'inizio della nostra riflessione su cosa sia la vocazione, dobbiamo tenere ben presente che tutto inizia da questa relazione, dall'amore che ricambiamo all'amore infinito di Colui che ci ha creati. Allora, dentro questa relazione possiamo piano piano scoprire cosa è questa vocazione, cioè quella "cosa" a cui non solo siamo "chiamati" (da: vocare, chiamare in latino), ma anche quella "cosa" che ci chiama dal di dentro, dal nostro cuore. E non ci lascia in pace, finché non l'ascoltiamo. 
Ma di questo parleremo nella prossima puntata! 😊

lunedì 20 aprile 2020

la fine e l'inizio


Gv 3,1-8


Nicodemo è una figura curiosa. Va da Gesù di notte, quindi è evidente, che non vuole che si sappia che lo sta frequentando. Non avrebbe nessun senso che ci andasse, se non avesse poi dei desideri profondi, delle domande interpellanti. In fondo era un fariseo, di certo per via di questa appartenenza, non avrebbe avuto nessun bisogno di andare da Gesù, soprattutto non per un confronto. Invece lo fa, ma alla sua maniera simpatica. L'atteggiamento che assume è visibilmente distante. Dalle sue prime parole traspare che vorrebbe far finta di non volersi coinvolgere. Viene e fa un discorso di tipo: io so già chi sei tu, quindi sta' buono. Verrebbe da chiedersi: allora perché vai a trovarlo, se le prime cose che hai da dirgli sono quelle che tu "già sai" sulla sua identità e sul suo rapporto con Dio... Nicodemo di certo in parte lo sa, cosa vuole sentirsi dire, altrimenti non partirebbe in quinta, ma forse da qualche parte in fondo al cuore, c'è un desiderio della verità che egli ancora non sa chiamare per nome, perché non riesce a passare dal cervello al cuore. E infatti non appena Gesù gli parla della rinascita dall'alto, lui comincia a mettere in moto la pura razionalità, cioé è logico che un uomo anziano non può rientrare nel grembo della madre, per cui che storie sono quelle sulla rinascita? Gesù sale di gradino, lo porta su dei messaggi che parlano del mistero, gli parla dello Spirito... cose tutte certamente incomprensibili... ma questo, stranamente non scoraggia Nicodemo, come ci possiamo accorgere, scorrendo i versetti a seguire. 
Quante volte capita anche a noi ad accostarci alle persone con un'idea già ben precisa di quel che esse sono e anche delle loro capacità/incapacità/relazioni? Quante volte vogliamo racchiudere le persone nella pura logica consequenziale? Quanto poi è faticoso ammettere che la vita umana non procede per logiche e che le persone che abbiamo inquadrato in una certa maniera, non sono quello che noi pensiamo di loro e non camminano secondo le logiche che noi misuriamo con la nostra piccola mente? Ecco dunque che laddove finisce un ragionamento logico, dove esso risulta inefficace, inizia la rinascita. Perché è lì che permettiamo al mistero di Dio e dell'uomo a manifestarsi liberamente. Così può rinascere la persona che abbiamo davanti ma possiamo rinascere anche noi, con occhi nuovi. E non ci sono i limiti di età. Qualcuno dice che ciò che per il bruco è la fine del mondo (la fine effettiva della sua vita) è l'inizio della vita di una bellissima farfalla. Dunque, coraggio, dobbiamo dire a Nicodemo che siamo: nessuno è troppo anziano per rinascere. Perché la salvezza, quella che Dio ci offre, ma anche quella che ci possiamo offrire reciprocamente, non conosce l'età.


mercoledì 20 marzo 2019

uomo, non Dio [2]

Ci siamo fermati nella prima riflessione dicendo che possiamo costruire le vere relazioni solo svelando il nostro vero io.
Dobbiamo ricordarci che allacciare i rapporti porta con sé un certo rischio, quello di aggrapparci poi alle persone e cercare in loro il compimento dei nostri desideri. Diventiamo dipendenti dagli altri, forse delle volte senza accorgerci che li cerchiamo per colmare le nostre lacune. Se non abbiamo un forte e costruttivo legame con Cristo, sarà senz'altro faticoso instaurare delle sane relazioni con le persone. Nessuno vive per andare incontro ai nostri bisogni. Come nessuno potrà mai dirci cosa è meglio per noi e come scoprire i nostri desideri più profondi. Ovviamente possiamo e dobbiamo ascoltare i consigli che ci vengono dati, ma sempre ricordandoci che essi provengono da un'esperienza individuale della vita di quella persona. Possono servire a noi, ma la responsabilità per la nostra vita, resta sempre personale e come tale, sta nelle nostre mani. Ognuno di noi, infatti ha una sensibilità e un vissuto differente. Di certo vale anche al contrario: non posso esigere che una persona si comporti in quel modo che per me è stato utile nella vita, perché è la persona stessa che, in fin dei conti, deve decidere cosa è bene per lei. Posso aiutarla, ma mai esigere che faccia ciò che dico, altrimenti limito la sua libertà. 
Ci dobbiamo ricordare sempre che "riempirsi di una persona", è sempre un'esperienza e, nel caso, un antidoto passeggero per le nostre tristezze e per i nostri dolori. A lungo andare questo atteggiamento porta alla profonda delusione, perché prima o poi ci accorgiamo che le persone non sono in grado di colmare certi vuoti che abbiamo dentro. Così il fatto di avere delle attese o addirittura delle pretese verso l'altro, è fonte di frustrazione soprattutto per noi stessi. Siamo capaci anche di andare avanti cercando di convincere noi stessi che va bene appoggiarsi su una persona, fino a quando non arriva la grande delusione, quando non otteniamo ciò che stiamo cercando. Capita pure, che spostiamo l'attenzione su un'altra persona, senza accorgerci dello schema che stiamo riproducendo, che ci porta di frustrazione in frustrazione. Esso ci allontana dalla vera realizzazione dei nostri desideri e, di certo anche da Dio, che, mentre dovrebbe essere al centro della nostra vita (se siamo cristiani), viene sostituito da un surrogato umano. 

[continua]