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giovedì 6 aprile 2023

il sapore del pane

Giovedì Santo

La fame. Una condizione del nostro corpo che noi, da questa parte del mondo conosciamo oggi poco, ma forse in questa quarantena segnata dal calo economico, qualcuno un po' di più... Per la maggior parte conosciamo il languorino che si fa sentire quando il livello di zuccheri nel nostro sangue si abbassa a tal punto da segnalare al nostro sistema nervoso che bisognerebbe mangiare qualcosa. Ma in fondo è più questo: vedi di mettere qualcosa nello stomaco. Non: cerca qualcosa da mangiare altrimenti muori. E penso a tutti quelli che al Sud del mondo non sanno cosa sia il languore, perché non conoscono la sensazione della sazietà. Si sa, le due cose vanno in coppia, come molte altre nella vita, e senza conoscere una non puoi conoscere o accorgertene dell'altra (tipo il cieco nato non sa cosa significa vederci). Mangiare significa alla base una cosa: vivrai ancora (fisicamente). Mangiare in compagnia significa: vivrai ancora da persona umana, in relazione. Dar da mangiare è l'espressione più basilare dell'affetto, come fa la madre col suo figlio appena nato. Dar da mangiare se stessi significa: io ti amo e farò di tutto affinché tu non muoia, a costo di sacrificare me stesso. Questo è esattamente quello che fa Dio per noi. E lo fa proprio perché delle volte non sappiamo nemmeno di avere fame. Oggi è giovedì santo. Cristo si spezza per noi, per ricordarci la nostra fame. Si presenta sul piatto della mensa, sperando di risvegliare la nostra fame di Lui, della pace, della fratellanza. Per ricordarci quel sapore del pane fresco, genuino, che riveste la nostra vita di sentimenti di serenità, di reciproca accoglienza. Oggi è la giornata per tenere in bocca, e nella nostra memoria affettiva il sapore del Pane spezzato per noi. Possiamo guardarlo, possiamo sentire il profumo, possiamo infine sentire il suo sapore, assaggiandolo o divorandolo, secondo la misura del nostro "digiuno". Buon giovedì santo, allora, dal sapore del pane che sa di un'infinita nostalgia della vita. 

mercoledì 1 luglio 2020

la prima fame

Mt 8,28-34
Ehm... Gesù, come possiamo spiegartelo... a noi questo prosciutto serviva per sfamare un sacco di gente...ma i porci sono affogati tutti nel mare! Va bene che tu salvi delle anime, ne siamo pure convinti che una presenza come la tua, che allontana il male, ci vuole, ma dai...non esageriamo! Non è che non ti vogliamo, ma forse sai, potevi avvisarci prima che saresti passato di qua, in effetti forse sei un poco "prima del tempo". Si, sei sempre avanti...arrivi prima che noi riusciamo a capire che c'è una fame che viene prima di quella che si calma con il prosciutto, ed è quella dell'Amore, Amore che ci fa uscire dai sepolcri, nei quali ci nascondiamo gli uni dagli altri, uscire dai sepolcri cioè risorgere con te e andare e vivere da risorti.

domenica 14 giugno 2020

tu sei quel che mangi




Gv 6,52-59


Una solennità del Corpus Domini che non dimenticheremo, per la mancanza della consueta processione. Forse un'occasione in più per confrontarci con il significato di questa giornata. Ci sarebbero ad esempio oggi alcune differenze da considerare. Tipo quella tra la fame e la voglia di mangiare qualcosa. Oppure quella tra l'abbuffarsi e il saziarsi e tra il riempirsi e il mangiare. No, non intendo fare ciò che compete ai nutrizionisti e nemmeno proporre una dieta più o meno salutare. Tuttavia è simpatico osservare le nostre abitudini alimentari, per capire come va la nostra vita. Anzi, forse potrebbe essere una nuova angolatura per guardarla. Sappiamo infatti, che il mangiare è collegato immediatamente con la nostra vita affettiva. Non a caso il primo modo per esprimere l'amore materno è nutrire il proprio figlio. Così nella vita prenatale e così dopo. Per esprimerci l'affetto reciprocamente, noi ci raduniamo attorno ad una tavola imbandita o "andiamo a prenderci qualcosa" e in questa circostanza, ci raccontiamo e ci ascoltiamo. Quando nella nostra vita ci sono degli squilibri affettivi, spesse volte li compensiamo con il mangiare o il non mangiare (dipende da altri fattori poi). Da qui poi la necessità di prendere o perdere il peso.  Addirittura, quando tutto ciò diventa molto grave, oscilliamo con il nostro peso corporeo. Notate pure, che quando uno si sacrifica per l'altro, si dice che si è consumato, cioè "ha mangiato se stesso", per darsi all'altro. Oppure, in qualche modo si può dire, che l'altro l'ha consumato, perché ha usufruito delle energie dell'altro per vivere/crescere/avere l'aiuto necessario. Questo tipo di dinamica ha una doppia faccia: può parlare della bellezza della donazione reciproca o del dono che una persona fa di se stessa, oppure dell'eccesso, quando uno si dona e si "dissangua", perché non ama se stesso (che sono poi quei casi che noi chiamiamo burnout). 
Di cosa parla oggi Gesù? Come può costui darci la sua carne da mangiare? chiedono giustamente i giudei. E chi gliel'ha chiesto, dal momento che è diventato chiaro che alcuni  lo seguono, perché lui procura loro il cibo, lo moltiplica ecc... Fa ribrezzo al primo pensiero: non siamo mica cannibali. Ma certo, siamo in grado di succhiare la vita dagli altri, approfittandocene in varie circostanze della vita. Qui invece c'è uno che dona gratuitamente se stesso e anzi, dice che se non mangiamo la sua carne, non avremo in noi la vita. La vita, quella vera, eterna. E lo sentiamo bene, nello sperimentare le differenze di cui parlavamo all'inizio. Come mi sento quando mi sono abbuffato, perché avevo una fame da lupi, e invece quando mi sazio per lo stesso motivo? Pesantezza, incapacità di reagire, abbiocco, intorpidimento generale, "non l'avessi fatto", "da domani la dieta". E dall'altro lato, quando siamo sazi: "che bello, ho mangiato bene ma non mi sento pesante". Malessere e benessere. E sì, si tratta pure del peso. Peso che aumenta, man mano che mangiamo la sua carne. Perché peso in ebraico è kabod, è gloria. E la gloria di Dio è l'uomo vivente, quello, appunto che si sazia quotidianamente della sua carne e vive, vive per sempre. Ed è questo il peso giusto, che permette a noi di avere quelle energie, che poi servono per essere speso per amare gli altri, per condividere e accrescere in loro il peso della gloria, cioé la bellezza di vivere già in questa vita rivolti verso l'eternità. Non più chiusi nella pesantezza da indigestione dei propri giorni, non più consumati dal non-amore verso noi stessi nascosto nell'apparenza del servizio, ma viventi, sazi della sua carne, per la vita nostra e quella del mondo. Perché tu sei quel che mangi. E se mangi Lui, riempi il mondo della presenza di Dio. 


giovedì 30 aprile 2020

il buco nel cuore

Gv 6,44-51

Avete presenti quelle giornate in cui uno si aggira per la casa... avrebbe voglia di qualcosa, non si sa se da mangiare o meno, insomma una sensazione che qualcosa ci manca. Sperimentiamo questo vuoto, che alle volte pensiamo sia un buco nello stomaco: avrei voglia di assaporare qualcosa, ma non so cosa... provo con una cosa, poi con l'altra, non sono soddisfatto. Sappiamo bene che l'alimentazione nella nostra vita è legata strettamente agli affetti, alle relazioni, all'amore che ci scambiamo. Spesse volte il vuoto che proviamo, il nostro gironzolare in cerca di qualcosa... ci richiama al fatto che siamo incompleti in questa vita. Che c'è una nostalgia dentro di noi, che c'è qualcosa che ci attira, ma sentiamo di non poterlo raggiungere pienamente ancora. Ce lo spiega oggi Gesù nel Vangelo. E' il Padre che ci attira a sé, attraverso quel Pane che è Gesù. Forse in molti sentiamo in quarantena la fame di quel Pane. Ecco. Lui dice di essere il Pane vivo  e che chi ne mangia, raggiungerà quella sazietà che si realizza nella vita eterna. Non c'è da scappare, se sentiamo questa inquietudine, questo buco nel cuore,  questa fame, questo desiderio. Non c'è da preoccuparsi. C'è invece da guardarla profondamente e da prendere coscienza che noi siamo davvero fatti per l'eternità, e che questa vita è veramente un passaggio per quella che è la nostra vera patria, la nostra vera realizzazione, il nostro vero compimento. Ma solo guardando con attenzione questa fame, potremo raggiungere il traguardo, come dice un canone solo la sete ci illumina, ci guida. Se scappiamo, rischiamo di andare in cerca dei surrogati, mentre non siamo chiamati a questo. Sì, è proprio questo desiderio, che ci fa andare nella direzione giusta, laddove c'è la verità del nostro essere noi stessi, nella pienezza della nostra bellezza, la bellezza con la quale ci ha creati Dio. 

sabato 24 febbraio 2018

sabbia alzata dal vento


Perché dovrebbero dire “dov'è il suo Dio?”
Il mio Dio è nel deserto, cammina con i piedi scalzi,
sulla sabbia bollente il mio Dio si lascia tentare
Rifiuta di avere tutto ciò che vede
perché l’essenziale è Lui
Non cerca come saziarsi perché il vero cibo
il solo che basta è Lui
Non vuole la potenza perché quella vera,
che sta nella debolezza, è Lui

Il mio Dio è nascosto.
La sabbia alzata dal vento
non me lo fa vedere.
E solo mi chiama a cercarlo,
perché in questo silenzio
Lui possa trovarmi.

mercoledì 6 dicembre 2017

A come attesa


Aspetto te,
Pane gonfio, maturo,
cotto, ripieno 
di ogni questione umana 

Amante diurno e notturno,
che risvegli 
i moti più profondi
e più sconvolgenti 
del mio essere affamato

Sposo mio, Creatore, che risorgi:
spalanchi l'abisso di luce
spaventosamente deviando 
la direzione dell'oscuro andare,
mutando in legame ogni distanza
in gravidanza ogni sterilità
in amore ogni paura.

Trasformando in vita
ogni tomba segretamente custodita,
gelosamente bisognosa
del solo tuo sguardo, 

che fa rinascere e risorgere, 
riportando tutto 
al primo Amore.