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domenica 3 aprile 2022

responsabile per me, responsabile per tutti

Gv 8,1-11

In questi giorni si parla tanto della responsabilità. All'improvviso abbiamo un esempio chiaro e forte di quanto la responsabilità personale non sia più un fatto tanto personale, ma si estenda su tutti. E' sempre stato così, ma forse in generale come esseri umani, abbiamo un po' perso nel tempo questa consapevolezza. Senso di condivisione, dell'aver bisogno dell'altro, del sapere di non poter sopravvivere senza l'aiuto dell'altro, o, come disse il Papa, che nessuno si salva da solo... tutto ciò, con l'avvento o meglio con un certo utilizzo del benessere dominante, si è smarrito. Siamo bravi a guardare e coltivare il nostro giardino, ma all'occorrenza a guardare quello dell'altro, non appena vi spunta quella che noi interpretiamo come zizzania o qualche cosa che minaccia la nostra incolumità. Ed eccola, la nostra zizzania del Vangelo di oggi: l'adultera. Peccatrice. Senza dubbio. Ma, guarda caso, il suo peccato non è un peccato di quelli invisibili, compiuti al di là degli sguardi degli altri. Al suo peccato ha partecipato anche qualcun altro. Ma nessuno lo guarda e lo accusa. Insomma la colpa sta solo da una parte. Però il giudizio è della folla. Manca la responsabilità dell'uomo, con cui la donna ha compiuto l'adulterio. Ma non solo. Ci sono tutti quegli occhi rivolti all'esterno, a lei, per giudicarla ma... non troppo. Cioè loro vedono che lei ha peccato. Tuttavia siccome vogliono mettere alla prova Gesù, non applicano la legge che conoscono, ma chiedono a lui di dare la sua risposta. Qualsiasi cosa egli non dica, comunque potranno rigirarlo contro di lui. E' il classico esempio di come il peccato porti con sé il peccato, di come il male viene strumentalizzato per un altro male. Insomma... la domanda che mi viene alla fine è questa: ma dov'è in tutto ciò la responsabilità personale? E penso a Giuseppe... che avrebbe ripudiato Maria, se avesse applicato alla lettera la legge... ma si è preso la responsabilità personale per colei che era parte di lui. E penso agli accusatori, che non stanno dentro il loro cuore ma puntano il dito. E penso alla donna che si ritrova da sola con tutto il peso della colpa. E penso all'uomo che ha abusato di lei, il quale semplicemente sparisce. Sono tutti giochi di responsabilità. Allora ci potremmo chiedere anche noi oggi, come viviamo la nostra responsabilità personale. Perché il benessere e la pace per tutti cominciano con la responsabilità personale di ognuno. Infatti, l'unica persona su cui noi abbiamo davvero il "potere" siamo noi stessi. Se tutti partiamo oggi da questo principio, senza voler cambiare o salvare il mondo, senza accorgercene, cambieremo il mondo e parteciperemo all'opera della salvezza, che Dio sta compiendo, nonostante tutto, nella sua fedeltà.  





giovedì 17 settembre 2020

l'oggettività del profumo

Lc 7,36-50 


Parlare dell'oggettività, oggi è molto rischioso, me ne rendo conto. Purtroppo spesso, troppo spesso, si confonde la libertà con il libero arbitrio e l'interpretazione di un dato di fatto altera la realtà, sotto la copertura della tolleranza e del: ognuno è libero di pensare ciò che vuole. A me piace un profumo che forse a te non piace, sei libero di non mettertelo addosso, tuttavia, se è un profumo piacevole, dovresti saper dire: è un bel profumo (inteso: non è una puzza), anche se non corrisponde ai miei gusti. E' come quando dico in una discussione: ciò che dici è un'ipotesi possibile, anche se per me non è quella più plausibile. Dove voglio arrivare? Al fatto che il profumo buono e prezioso che la donna del Vangelo di oggi riversa sui piedi di Gesù, resta quello, al di là di chi fa il gesto. Gesù è il Signore e riconoscere questo, legittima "lo spreco" di quella sostanza più pregiata che forse quella donna avesse in quel momento. I farisei però non vogliono vedere questo: loro guardano alla persona con disprezzo. Insomma per loro quel gesto è sporco, perché è sporca per loro la protagonista. Non così Gesù. Lui separa le persone dal male che possono aver commesso e le qualifica dal bene che fanno. Non vede in lei una peccatrice, anche se sa che lei è anche questo. Lui vede una donna che fa un gesto oggettivo: esprime l'amore. E vuole vederla attraverso questo gesto, dato che l'amore a parole vale poco, ma con i fatti molto. Di più: egli fa capire come un peccatore può amare infinitamente di più rispetto al cosiddetto uomo retto. Perché il peccatore compie gesti clamorosi d'amore, mentre quello abituato ad ospitare il Signore, potrebbe non compierne nemmeno uno... E noi, che sguardo abbiamo? Vediamo le persone a partire dal loro peccato o a partire dall'oggettività del buon profumo che sono comunque capaci di spargere, anche quando noi non siamo in grado di vederlo? Amare si può, è una scelta nella libertà. Riconoscere l'oggettività dei fatti si deve, abbandonando gli occhiali della nostra emotività ferita, bramosa di perfezionismo. 

martedì 7 aprile 2020

amico nemico

Gv 13,21-38 

Sicuramente a ciascuno di noi è capitato nella vita di dover stare accanto, alla stessa tavola, a lavorare, nella stessa casa, con una persona di cui sapevamo che non era sincera nei nostri confronti. Poteva essere una persona che sparlava di noi dietro le nostre spalle, poteva essere qualcuno che inavvertitamente faceva delle cose che ci facevano male. Ma l'importante è che tu stavi lì accanto, senza poter andare via, dovendo anche fare finta di non sapere nulla o di non essere condizionato/a da questa presenza. Fa male, crea disagio, fa gustare fino in fondo l'amarezza, ci occupa i pensieri e i sentimenti, tanto, che delle volte diventiamo inefficienti in quel che facciamo, perché appunto i nostri "dispositivi interiori" sono occupati in altro. Nulla di strano e nulla di peccaminoso. Siamo fatti così. E... è capitato anche al Figlio di Dio. Il racconto di Giovanni di oggi, sebbene metta una certa enfasi sulla presenza del primo traditore, colui che avrebbe venduto Gesù per pochi soldi, ci fa vedere anche il secondo traditore, quello stesso che era uno dei più grandi amici del Signore. Qual è la delusione più grande? Essere traditi da Giuda o da Pietro? Il fatto sta che l'ultima cena, quella più importante, quella ce si fa con gli amici per dire addio, Gesù l'ha condiviso con due traditori...e senza poter allungare le distanze. Si, perché l'uomo è fatto così. Quando entra in conflitto o in tensione con l'altro, ha bisogno di allargare lo spazio. E' per questo che dopo aver litigato noi ci allontaniamo l'uno dall'altro, sempre, anche se dovesse essere solo per pochi minuti. Abbiamo bisogno di incontrare noi stessi, prima di riavvicinarci all'altro. Qui non c'è tempo né spazio per questo. Due traditori da cui non si scappa, come Gesù non scappa dalla sua passione. 
Anche noi in questo tempo viviamo distanze molto accorciate. Forse tante tensioni sulle quali non abbiamo modo di respirare e che diventano fonte di stress per la nostra vita in quarantena. Forse è tempo di rinnovato perdono, di definire le nostre relazioni con più cura. Sappiamo bene, quanto è veloce il passaggio da amico a nemico... esattamente la cosa che è capitata a Gesù. Perdonare chi sta accanto a te e mangia con te, sapendo che ti ha tradito. Non spegnere il lucignolo fumigante nemmeno in chi non si rende conto che sta per tradire, come Pietro, che dichiara che avrebbe dato la vita per Lui. Gesù non gli dice: figurati che fesserie stai dicendo. No, lui sa che l'uomo perdonato può essere ancora amico, sa che Pietro davvero darà la sua vita per lui, perché toccherà con la mano il perdono. Ed è spesso qui che sta la differenza tra amico e nemico. Nemico può essere uno che mi sembrava amico fino a ieri, basta una cosa che ci divide. Ma amico, amico vero, non superficiale, è sempre quello che sa il sapore del perdono, il sapore dell'umanità che mentre ha bisogno di essere accolta, ha consapevolezza di essere sempre imperfetta e sempre, potenzialmente capace di non essere all'altezza delle attese dell'altro. Allora il perdono e la misericordia nascono proprio da qui: dalla continua consapevolezza che le persone con cui abbiamo a che fare sono imperfette come noi. E che, come noi vanno amate proprio così come sono.