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domenica 6 febbraio 2022

una fiducia ordinaria


Lc 5,1-11

Un giorno normale. Un giorno normale dei pescatori che fanno il loro lavoro. Ci sono alti e bassi, come in ogni vita, come in ogni lavoro. Sfiniti, dopo la notte di "bassi", all'improvviso arriva una richiesta/proposta sfacciata... da uno che della pesca non ne sapeva proprio nulla. Uno sforzo estremo per rispondere con umiltà a questo maestro che, meritava rispetto, ma, appunto con tutto il rispetto, non se ne intendeva del loro mestiere. Infine il consenso folle. Rifare la stessa cosa che si è fatta già per tutta la notte... mannaggia, tutto da capo, mentre stavano già lavando le reti... 
Il consenso decisivo, quello della fiducia. Una fatica ordinaria ma da affrontare come gli straordinari. 
E la fiducia fa miracoli. Nelle occupazioni ordinarie e nel meccanico ripetere degli stessi passaggi, ecco un miracolo. Una novità. La novità che prende inizio dall'atteggiamento di fiducia. E se tu ti fidi, vedrai questo. Vedrai come la tua routine quotidiana produce piccoli, forse alle volte impercettibili miracoli, che forse si accumulano nella rete come i tanti pesci... ma forse sei abituato a vedere quelle notti in cui le reti sembrano vuote e non vuoi riprovare durante il giorno, sulla sua parola, ancora una volta con la stessa quotidiana fatica, ma con fiducia. 
Il Signore passa lì, in quell'angolino del tuo cuore in cui tu ridai le decisioni del tuo quotidiano a Lui e da cui poi avviene che tu getti le reti e scopri che i pesci ci sono, solo ti eri dimenticato della fiducia. E ti ritrovi ad essere pescatore di uomini, perché pescatore di cose umanamente essenziali, tra cui appunto, la fiducia in Lui. Se ti fidi, non puoi non essere testimone, perché una persona che persevera nella fiducia, non lo fa con le proprie forze, ma con quelle che vengo da Colui senza il quale "non possiamo far nulla". Dunque non tu, ma Lui, nell'ordinario della tua vita, opera, anche in quelle notti in cui tu sei convinto di non pescare assolutamente nulla. E no, non fare come Pietro, non chiedergli di allontanarsi da te...sai che non lo farà, perché Lui non abbandona mai. Non aver paura del risultato della tua fiducia, ma quel giorno in cui la pesca è abbondante, godine, e ringrazia.  

lunedì 8 marzo 2021

i profeti in fuga

Lc 4,24-30

Nessun profeta è ben accetto nella sua patria... Ogni tanto ci penso e mi domando la ragione di questa cosa tanto vera. Credo che in fondo noi siamo ancora come l'antico popolo d'Israele e in fondo pensiamo e ci aspettiamo che Dio debba agire con potenza, tanto di spettacolo e dentro una presunta perfezione. Nella propria casa noi conosciamo la "difettosità" della vita e delle persone. E non crediamo che attraverso questa debolezza Dio può parlarci, può compiere opere che Egli vuole, che si può rivelare a noi. Non crediamo che nell'ordinaria "noia" degli eventi, delle interazioni con gli altri, lui parla. E andiamo a cercare altrove, fuori dalla nostra patria, inconsapevoli che la novità sta esattamente laddove Dio ci pone e che dobbiamo solo trovarla. I profeti non possono stare nella propria patria perché noi, che siamo della loro stessa patria, pensiamo di conoscere già sufficientemente le persone, anche con le loro debolezze e non ci immaginiamo che Dio possa parlare attraverso di esse e soprattutto come possa farlo. 
Ma ci scandalizziamo e ci meravigliamo poi, quando quelli che noi non riconosciamo profeti, e che vivono accanto a noi, sono strumenti di Dio, nel compiere le opere che per gli altri risultano importanti, altrove, quando diventano profeti in fuga. E diciamo, sentendone parlare bene: ma non è quella persona che io conosco..., quella ha tutti i difetti di questo mondo: sarà schizofrenica? Sarà disonesta? E lasciamo che la diffidenza abiti le nostre case proprio laddove potrebbe abitare la salvezza se fossimo capaci di scorgere in chi ci sta accanto il raggio di luce di verità e di sapienza, attraverso le quali Dio ci salva.

martedì 2 febbraio 2021

Profumate e sporche del mondo

Le foto di gente vestita con l'abito religioso di qua e di là... oggi nella Presentazione del Signore si celebra la giornata dei consacrati e... sorrido ricordandomi alcune volte quando...
"Cosa? Cosa sei? Una consacrata secolare? Che cos'è?" Non è sempre semplice spiegare alle persone che sono incuriosite nel conoscere una "suora in pantalone", cosa veramente è la nostra vocazione. Forse non è semplice nemmeno per noi, comprendere, perché il Signore ha suscitato nella chiesa questa forma di vita consacrata, che non va associata ad un abito, ad un convento, alla cosiddetta separazione dal mondo. Anzi, su quest'ultima...proprio tutt'altro. Mi piace ricordare oggi le parole che in qualche maniera sono eredità da vivere per noi, consacrati nel mondo. Le scrisse Madeleine Delbrel: 
Ci sono luoghi in cui soffia lo Spirito, ma c'è uno Spirito che soffia in tutti i luoghi. C'è gente che Dio prende e mette da parte. Ma ce n'è altra che egli lascia nella moltitudine, che non «ritira dal mondo». E' gente che fa un lavoro ordinario, che ha una famiglia ordinaria o che vive un'ordinaria vita da celibe. Gente che ha malattie ordinarie, lutti ordinari. Gente che ha una casa ordinaria, vestiti ordinari. E' la gente della vita ordinaria. Gente che s'incontra in una qualsiasi strada. Costoro amano il loro uscio che si apre sulla via, come i loro fratelli invisibili al mondo amano la porta, che si è rinchiusa definitivamente dietro di loro. Noialtri, gente della strada, crediamo con tutte le nostre forze che questa strada, che questo mondo dove Dio ci ha messi è per noi il luogo della nostra santità.
Si, queste parole parlano di noi. Noi, consacrate e catapultate per e nel mondo. Noi, donne che del mondo dobbiamo fare un grembo in cui ancora oggi Dio possa nascere, crescere e manifestarsi. Noi, che camminando per le strade, improvvisamente cadiamo nella contemplazione, perché vediamo che Lui è presente dovunque. Una normale vocazione. Una vocazione che non conosce la perfezione, ma che si trova perfettamente nella propria e altrui fragilità, perché sa che le ferite sono feritoie. Una come tutte, e diversa da tutte. Forse assomiglia a quella di Simeone...che da sempre vive la sua vita per e con Dio, eppure...anch'egli lo accoglie tra le braccia. Perché ha bisogno di sentire che il suo Signore ha una carne umana, che abita i nostri tempi e i nostri spazi, che non si sottrae alle normali leggi della vita. E lì si compie la sua chiamata. Nel bambino vede la salvezza, nel povero vede la pienezza, nel proprio peccato, l'infinita misericordia di Dio. Siamo donne coscienti di essere chiamate ad essere spose di un Dio geloso di diventare tutto in tutti. Si, ci piace sporcarci del mondo e che il mondo si sporchi di noi, perché crediamo nel suo profumo e siamo certe che che quando una donna con un gesto d'amore mette la sua mano in quella di Cristo, il suo potere non ha più limiti (p. Luigi Faccenda) 
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