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mercoledì 1 settembre 2021

il male che parla di Dio


 

Lc 4,38-44

Leggendo e rileggendo la Parola di oggi mi colpisce vedere su cosa si concentra Gesù. Entra nella casa di Simone e, vedendo la suocera sofferente, comanda alla febbre. Successivamente, guarendo molte persone, minacciava i demoni. Non si rapporta (e non considera un problema), la persona in sé. ma la malattia, il male. Questo è già un grande insegnamento per noi, per quei momenti in cui, per via di una "malattia", difetto, incomprensione, differenza, ecc., abbiamo la voglia istintiva di "buttare via" tutta la persona, tutta una relazione. Il Signore ci insegna che la persona è preziosa, che ha un valore inestimabile, che è stata salvata da Lui. Quel che Egli fa oggi è separare la persona dal suo male e guarire il male, per aiutare la persona ad essere se stessa. Un compito tutto cristiano, non pretendere la perfezione e comprendere, a partire dallo sguardo introspettivo su noi stessi, di non essere tutti feriti e "malati" di qualcosa. E, paradossalmente, sono proprio questi lati bui della nostra vita, che parlano di Dio e della necessità di accogliere la sua salvezza in ogni angolo della nostra vita e della nostra persona. Se facciamo questo cammino, allora saremo capaci di accogliere, sebbene spesso con fatica, gli altri, portatori di "malattie" e disfunzioni. I demoni chiamano Gesù svelando la sua vera identità, esattamente così come le nostre difficoltà e problemi, che sono lì in attesa di incontrare la salvezza, nella quale Dio si rivela quello che è, perché se non avessimo lati negativi, non avremmo bisogno di Lui e della sua salvezza. La preziosità della persona umana sta infatti non nella mancanza dei difetti, ma nella capacità di accogliere Dio e la sua azione, che svela il lato buono e bello di ogni cosa. 

lunedì 8 marzo 2021

i profeti in fuga

Lc 4,24-30

Nessun profeta è ben accetto nella sua patria... Ogni tanto ci penso e mi domando la ragione di questa cosa tanto vera. Credo che in fondo noi siamo ancora come l'antico popolo d'Israele e in fondo pensiamo e ci aspettiamo che Dio debba agire con potenza, tanto di spettacolo e dentro una presunta perfezione. Nella propria casa noi conosciamo la "difettosità" della vita e delle persone. E non crediamo che attraverso questa debolezza Dio può parlarci, può compiere opere che Egli vuole, che si può rivelare a noi. Non crediamo che nell'ordinaria "noia" degli eventi, delle interazioni con gli altri, lui parla. E andiamo a cercare altrove, fuori dalla nostra patria, inconsapevoli che la novità sta esattamente laddove Dio ci pone e che dobbiamo solo trovarla. I profeti non possono stare nella propria patria perché noi, che siamo della loro stessa patria, pensiamo di conoscere già sufficientemente le persone, anche con le loro debolezze e non ci immaginiamo che Dio possa parlare attraverso di esse e soprattutto come possa farlo. 
Ma ci scandalizziamo e ci meravigliamo poi, quando quelli che noi non riconosciamo profeti, e che vivono accanto a noi, sono strumenti di Dio, nel compiere le opere che per gli altri risultano importanti, altrove, quando diventano profeti in fuga. E diciamo, sentendone parlare bene: ma non è quella persona che io conosco..., quella ha tutti i difetti di questo mondo: sarà schizofrenica? Sarà disonesta? E lasciamo che la diffidenza abiti le nostre case proprio laddove potrebbe abitare la salvezza se fossimo capaci di scorgere in chi ci sta accanto il raggio di luce di verità e di sapienza, attraverso le quali Dio ci salva.