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sabato 8 gennaio 2022

l'invito ad un compleanno

INNAMORARSI DELLA VITA

Questo è l’invito ad un compleanno. Anzi, visto che la festa è a sorpresa, fammi un piacere: vai a comprare le candeline, ne servono… 128. Non fare quella faccia 🙂 Non è che proprio ti sto invitando a festeggiare un vecchietto. Prendilo come invito a celebrare la vita, una vita vissuta in pienezza. Scommetto che anche tu vorresti che in futuro qualcuno, ripensando a te, possa dire: questo sì che ha vissuto appieno la sua esistenza. E, perché no, fatti passare davanti agli occhi del cuore tutti i tuoi desideri più profondi.


 

Alla ricerca della felicità

Sai, penso che questo potrebbe essere il regalo più bello che tu oggi possa fare a Massimiliano, se sei d’accordo di partecipare alla festa del suo compleanno. Lui infatti è stato proprio così, come te. Un giovane innamorato della vita, che desiderava la felicità, desiderava sempre di più. Sai cosa ripeteva Lui durante tutta la sua vita? “La felicità non sta fuori, ma dentro di noi”. E, a chi ha voluto condividere qualche avventura di cui fu piena la sua vita, diceva che bisognava portare tutta l’umanità alla felicità. E che bisognava iniziare da se stessi. Ma chi è lui? Si chiama Massimiliano Kolbe, poi hanno aggiunto pure “san” davanti al suo nome. Un ragazzo proveniente da una famiglia povera, senza grandi prospettive. Un ragazzo che ha capito che la sua felicità sarebbe stata nel fare della propria vita un dono. Ha viaggiato molto nella sua vita, ha lasciato tanti pezzi del suo cuore in varie parti del mondo fino all’ultimo viaggio. Dopo la Polonia, dove era nato, ha girato l’Italia, il Giappone, le Indie… sognava altri viaggi. Voleva insegnare a tutti che la felicità era dentro di loro.


 L’amore ad Auschwitz

 Ma probabilmente non si sarebbe aspettato che la sua ultima destinazione sarebbe stata una piccola cella di Auschwitz, il cuore dell’inferno della II Guerra Mondiale. Sai che questa buia e sporca stanza viene chiamata oggi Cella dell’Amore? Sì, perché lui sapeva che non bastava dire di cercare la felicità, ma che bisognava amare nel concreto le persone che gli stavano accanto, anche quelle incontrate per caso, di qualsiasi provenienza, età… e allora l’uomo, sentendosi amato, trova la felicità. E quindi ha deciso di amare anche ad Auschwitz, anche immediatamente prima della morte, per fame. I suoi compagni di prigionia si sono sentiti toccati dalla sua tenerezza e… sono passati all’altra vita mentre il canto che avevano sulle labbra si stava trasformando nel sorriso, segno evidente che hanno saputo trovare serenità anche in questo luogo più orribile che si possa immaginare.


 Il vero dono

Facciamo così: andiamo a questo compleanno, tu ed io: facciamoci questo regalo. Troviamo dove sia, nella nostra vita, quella cella dell’amore, quel luogo dove risiede la felicità; quello spazio del cuore in cui puoi sempre tornare per attingere le forze. Perché se lo ritrovi e ogni tanto ci torni, capirai che il vero dono sei tu, e che facendo della tua vita un dono troverai la felicità, anche nelle più piccole pieghe della tua vita quotidiana. Buon compleanno di Max, allora e… cin cin, alla nostra salute e felicità!

giovedì 27 agosto 2020

olio extra-vergini

Mt 25,1-13

Ogni volta che lo si legge, il Vangelo di oggi suscita qualche perplessità o al limite si presta a qualche distorsione...
'Ste disgraziate di vergini che avevano la scorta dell'olio, non potevano condividerlo con quelle poverette a cui ne era mancato??? Non sarebbe stato un gesto di fraternità, di gioia condivisa, di aiuto fraterno, di accompagnamento reciproco incontro al Signore? Boh... Perché viene lodato l'atteggiamento di quelle che si tengono il loro olio e non ne danno ad altre? 
Occorre andare al nocciolo della questione. Fondamentalmente non ci sono differenze tra le prime 5 e le altre 5. Nessuna differenza, tranne quel piccolo vasetto d'olio, riserva di sostanza che è substrato per l'incontro vitale con lo Sposo. Mentre penso a questa scena, mi viene inevitabile in mente la frase di san Massimiliano Kolbe, che diceva che la sorgente della felicità sta dentro l'uomo, non fuori, un po' alludendo a ciò che già Agostino, cui festa ricorre oggi, diceva Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai. Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori. Lì ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature. Eri con me, e non ero con te. Mi tenevano lontano da te le tue creature, inesistenti se non esistessero in te. Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, e respirai e anelo verso di te, gustai e ho fame e sete; mi toccasti, e arsi di desiderio della tua pace.
Proprio per questo le 5 vergini stolte non possono incontrare lo Sposo. O meglio, non si danno da sole la possibilità di vederlo, di vivere con Lui, perché non hanno l'olio. L'olio è quella felicità dell'incontro costante con Lui, che non dipende dai nostri compagni di viaggio, di chi si trova accanto a me in questo momento, chiunque esso sia, anche l'amico più grande. E' qualcosa che sgorga dalla mia intimità e che mi tiene attaccato a Dio e grato per ogni occasione per incontrarlo. Ora se uno ha trovato dentro di sé questa felicità, non può dimenticarsi l'olio. E non può nemmeno pretenderlo dagli altri. Perché tutto ciò che umanamente preteso dall'altro, finisce presto e distorce quella che è la felicità stessa, cioé una condizione permanente sia nella gioia del momento, sia nella tristezza. Come dire: non potevano veramente le vergini stolte "spremere" le loro colleghe (ed estrarre da loro l'olio, per dire così, farne un olio extra-vergini) per attingere da loro. Sarebbe fare parassiti sulla felicità altrui, credendo che questa possa venire da fuori. Si, la gioia contagia, la felicità pure, per cui io vedendo una persona felice posso andare alla scoperta di felicità, ma quella viene sempre dal di dentro di me.

venerdì 14 agosto 2020

creare senza limiti

Oggi è la festa di san Massimiliano Kolbe. E mentre nel mio cuore ripercorro il suo messaggio pieno di vitalità e di amore a Dio e al mondo mi viene in mente un episodio di parecchi anni fa. In un campo estivo con i giovani che seguono la spiritualità di Kolbe, oppure che si vogliono accostare ad essa, dopo la giornata dedicata al transito del Santo di Auschwitz, una giovane, cui ero animatrice allora, andò in crisi. Abbiamo trascorso quasi tutta la notte a parlare, perché improvvisamente a lei parve assurdo il gesto estremo di amore compiuto da Massimiliano quel giorno in cui si offrì per morire a posto di un padre di famiglia. La giovane continuava a ripetere che ha un grosso dubbio: che forse lui era stremato dal dolore e in questa maniera voleva farla finita ed era il modo più "consone" a quelle condizioni. Continuava anche a chiedermi come potessi essere convinta che non era così. Quel che non comprendeva era il passaggio di cui Giovanni Paolo II ha gridato scandendo le parole, nell'omelia della canonizzazione di Kolbe, che egli non morì ma diede la vita. Un passaggio fondamentale che non è avvenuto solo in quel momento della sua vita, ma che ha accompagnato tutta la sua esistenza, mentre faceva esperienza, come disse lui stesso, che solo l'amore crea. Morire dunque, riflettevamo quella notte con la ragazza dubbiosa, significa interrompere, significa annientare, cancellare, significa non essere più. Mentre dare la vita significa il massimo della libertà umana: prendere in mano la propria vita e farne un regalo all'altro, cioé continuare a vivere, nel dono, essere ed esserci ancora. E anche noi, quella notte eravamo lì a chiacchierare su queste cose importanti, proprio come frutto della sua vita donata. Solo l'amore poteva spingere Kolbe a fare ciò che fece. Tanto da creare una "novità" inaudita, da avere coraggio di uscire dalle file dei prigionieri, senza la paura di perdere la vita all'istante, come sarebbe dovuto succedere, dato che nessuno di loro poteva fare nemmeno un cenno. Tante sono le testimonianze sugli ultimi giorni di Massimiliano nella cella del bunker della fame, tanti i testimoni della vita che egli irraggiava anche in quelle condizioni della massima umiliazione dell'umanità. Lui ha amato ed ha creato fino all'ultimo. La sua vita donata a Dio quotidianamente e donata ad Auschwitz, fece nascere altre vite, tante altre, diede un senso a molti di noi, che cerchiamo nel nostro piccolo, di seguirlo. Dio stesso si preoccupò affinché il suo creare non trovasse limite nella sua vita terrena, ma che potesse continuare a creare anche nel momento della morte e molto, molto dopo. Ho capito, mi disse infine la ragazza, la differenza tra volerla fare finita e il dono che fece di sé padre Kolbe. La differenza sta nell'amore. Il risultato apparentemente è lo stesso, ma dai frutti si riconosce quanto abbia amato. Sì, anche questa è creatività, perché contribuisce alla diffusione della vita nel mondo. 
Abbiamo dormito solo due ore, quella notte. Ma lei si è svegliata con un nuovo senso di libertà nel cuore. Con la consapevolezza che l'opera creatrice di Dio che ama, non ha barriere. E che davvero, l'amore che crea va molto oltre ciò che possiamo immaginare. E compie tutto ciò che vuole.

martedì 12 settembre 2017

un nome, una garanzia

Sarà una coincidenza che oggi, festa del Nome di Maria, nel Vangelo c'è tutto un elenco di nomi di coloro che sono stati scelti da Gesù per essere suoi apostoli? Beh, forse Qualcuno semplicemente ci vuole far riflettere sull'importanza del nome. Ripeti nel tuo cuore il tuo nome. Lo senti tuo? Senti che sei questa persona: Agata, Domenico, Paolo, Salvatore, Antonella, Francesco, Chiara... Senti anche che la tua persona è nel tuo nome ma anche oltre? Si, oltre, perché c'è un nome nuovo, preparato da te da sempre. Ce ne parla chiaramente la Parola di Dio. Ma... si, quando Dio chiama, vuole una risposta e ti chiama proprio con il tuo nome "vecchio", affinché tu piano piano diventi quella persona che ha un nome nuovo. Si potrebbe dire, che inizia così il viaggio verso il nome nuovo.
Oggi è una giornata in cui potremmo desiderare che questo nome nuovo suoni come "Maria"... si, il suo nome, anche se non ci è stato dato al battesimo e non risulta così all'anagrafe. Come si fa? Beh, ci viene in aiuto san Massimiliano, mentre spiega con termini di un innamorato, la sua proposta spirituale: 
appartenere a Lei, approfondire la donazione illimitata a Lei, stringere il vincolo d'amore con Lei, divenire Lei stessa, affinché Ella possa agire attraverso essi e nelle loro anime. Forti parole, eh? Il punto è che lui ha ragione... appartenere a Maria, come modalità di appartenenza a Cristo, significa essere una presenza materna, tenera (secondo la rivoluzione della tenerezza alla quale ci invita Papa Francesco), e premurosa, nel mondo, nel nostro quotidiano. Farsi carico del fratello, un po' come fa la donna in foto, chiunque egli sia, in qualunque modo, alla faccia di tutto quel mondo che ci insegna di curarci e curare solo noi stessi: ecco come diventiamo Maria. Ecco come dopo il nostro nome: Riccardo, Tommaso, Cristina, Valentina, Roberto...all'improvviso, a nostra insaputa, appare il nome di Maria. Perché, senza accorgercene, diveniamo portatori di Cristo e indirizziamo le persone verso di Lui. Questa è la proposta di san Max, questo è il senso con cui possiamo tutti celebrare la festa di oggi. Non temiamo! Tra i nomi degli apostoli scelti dal Signore c'è anche Giuda. Se era degno lui di stare vicino a Gesù e di essere suo testimone per chiamata, lo saremo anche noi. A Maria chiediamo di insegnarci a non trasgredire questa dignità. Sì, perché Maria è un nome, una garanzia! 

lunedì 14 agosto 2017

figlio, non schiavo

Oggi, come molti sanno, si celebra san Massimiliano. Lui, che ci insegna a partire dalla propria esperienza, che la felicità e la libertà vengono dal di dentro di noi stessi, oggi mi parla particolarmente di questo. Specialmente quando leggo il Vangelo di questo lunedì.
Ripenso alla vita di padre Kolbe e a quante opere ha realizzato attraverso il suo entusiasmo apostolico, passione per Dio, spinto dall'amore per l'Immacolata, la sua Mamusia (mammina), come spesso la chiamava. Ripenso a come 76 anni fa, in quel terribile luogo che era campo di concentramento, ha compiuto il sommo atto di libertà, ha donato la vita fino in fondo, regalandola ad un fratello che, seppur sconosciuto, ha considerato più importante di sé.
Gesù nel Vangelo di oggi chiede a Simone se i figli dei potenti debbano pagare le tasse o no. E la risposta è ovvia. Così come ovvio era che Massimiliano ad Auschwitz non era costretto a pagare con la propria vita. Ma Gesù la tassa, ha deciso di pagarla, per sé e per Pietro. E Kolbe la vita, ha deciso di donarla, a Francesco di cui posto ha preso al momento della condanna a morte e per tutti coloro che a seguito del suo atto sommo di testimonianza, avrebbero creduto al fatto che l'amore vince sempre e che anche ogni luogo più orribile, può trasformarsi in luogo in cui vince la vita.
Mi sembra tutto molto significativo. Certamente Gesù non ha pagato perché aveva paura dei potenti, da schiavo... come sicuramente Massimiliano non ha donato la vita rassegnato alla morte certa (come molti che al campo di concentramento credevano che prima o poi sarebbero stati uccisi). No, abbiamo davanti agli occhi due atti di massima libertà. Gesù che liberamente, da Dio che è, si sottomette alle leggi umane, per il bene di molti (come dice: affinché nessuno si scandalizzi), Massimiliano offre la vita per una testimonianza che oltrepasserà i suoi tempi e i luoghi fisici. Così funziona: avere davanti una questione importante, prendere in mano la propria vita, fare una scelta di amore, consapevolmente scegliere ciò che è contrario ad una scelta che in quel caso sarebbe stata "automatica". Si, perché la felicità non sta nell'allontanarsi dalla propria interiorità, fuggendo il vero appello del cuore per cercarla al di fuori di sé. La felicità e la libertà, sono scelte precise, compiute e rinnovate ogni giorno, per una persona, cui bene più grande è Dio e a partire dalla sua dimora in noi. Anche quando questa comporta, totalmente o parzialmente, l'offerta di sé stessi. Scelta da figli, non da schiavi.