Questa settimana è santa. Così la chiamiamo, perché crediamo che ogni suo giorno è carico di messaggi spirituali che ci guidano verso la verità sulla nostra vita, tanto da noi temuta, quanto desiderata: la verità che siamo fatti per la vita, per la vita eterna. Questa settimana, come vediamo nella Parola che ci accompagna, Gesù vive un ventaglio direi completo dei sentimenti umani. E' dunque santa, perché mette a fuoco tutto ciò che è umano e assunto da Dio, fino al punto in cui ci sembra di vedere una separazione provvisoria, appunto dell'umano dal divino, in Gesù, per rendere possibile il ritorno grande e definitivo dell'umanità a se stessa, cioè a Dio. Mentre Gesù sulla croce spira, restituisce l'alito di vita, donato all'inizio dei tempi al primo uomo, al Padre, per significare che dopo questo resta solo la risurrezione, che completerà l'opera di Dio in noi. Mi viene da gridare allora GRAZIE al Signore, che mi chiama verso la sua croce, per rivivere con lui tutti i sentimenti umani, fino al ritorno fecondo di ogni cosa al suo posto! Si, tutti i sentimenti, anche quelli che contrassegnano la fragilità della creatura umana. Perché dov'è il suo posto, se non proprio qui: tra la morte e la risurrezione, nel già e non ancora? La fragilità mi rimanda alla possibilità o forse alla necessità della morte e così mi apre alla Pasqua! Senza la fragilità che sperimento e che posso accogliere, io non ho bisogno della Pasqua. Se non l'accolgo come mia condizione normale, non potrò resistere alla tentazione del fai-da-te, quella stessa che raggiunge Gesù quando lì sulla croce gli viene detto di scendere, se ne ha il potere. Si, Egli accoglie il raggio della fragilità, illuminazione grigia del momento in cui non c'è nulla da fingere e quindi anche Dio grida il suo sentirsi abbandonato... Si, perché in quel buio di mezzogiorno Dio si rivela, nello squarciarsi del velo del Santo dei Santi, luogo riempito della sua presenza. E forse luogo da cui liberare finalmente i sentimenti di finta riverenza e distanza e lasciare che Dio entri ancora nel mondo, nel nostro grido di aiuto. Alcuni studiosi dicono appunto che il grido di Gesù è espressione del momento in cui le sue due nature hanno sperimentato più divisione. Non sappiamo... ma una cosa è certa: Venerdì Santo puoi... puoi permetterti di sperimentare la divisione tra quei contrasti che ti abitano: tra la forza e la debolezza; tra la decadenza e l'ascesa; tra la bellezza e la bruttezza. E puoi sentire la misericordia che ti invade e riunisce in te tutto ciò che sei. Venerdì Santo puoi finalmente domandare: perché mi hai abbandonato?, nella consapevolezza di essere amato, finalmente senza paura di rivelare con la domanda la tua debolezza, il tuo non essere arrivato. Venerdì Santo puoi ammettere che sei anche tu un discepolo impaurito che fugge; che sei anche tu Pietro che pur sentendosi guardato e visto, rinnega; che sei anche tu Giuda che tradisce, Pilato a cui non importa altro che mantenere calmi gli animi, e non vuole prendere posizioni; Erode che sa ridurre al nulla la persona umana; Barabba che se ne approfitta della morte dell'innocente; folla che sragiona. Si, puoi dirlo: anche io e te siamo tutto ciò. Puoi ammetterlo e prenderne coscienza, perché quel sangue che sgorga dalla croce ti dice: ti amo proprio così, e ancora, e ancora... E, presa coscienza di quello che sei, puoi essere anche tu un raggio della luce. Passa ora al secondo giorno, quello in cui le donne in silenzio preparano gli unguenti e i profumi, sostanze che accompagnano lo sposalizio della risurrezione. Prepara nel silenzio la tua vita alla risurrezione da ciò che ti impedisce l'unione con lo sposo. E apri, apri, non rinchiuderti più nel sepolcro, appesantito di ciò che sei. Solo credi che sei amato così come sei. "Fagli spazio nel tuo disordine"...Da oggi, per sempre, tu puoi...
Lo sapevi che sei l'infinito? Si, l'infinito, edizione limitata! Qui troverai e, spero, condividerai, tutto ciò che Dio depone nel nostro cuore!
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venerdì 18 aprile 2025
domenica 9 luglio 2023
abbandonarsi
Mt 11,25-30

Infanzia e anzianità. Due fasi della vita in cui siamo o diventiamo dipendenti da qualcuno. Due fasi particolari della vita, importantissime. Qualcuno dirà: bella l'infanzia, brutta la vecchiaia. E qui ci sarebbe da riflettere tanto. Ci sono i pro e i contro in ogni fase della vita, dipende da come guardiamo la vita stessa. Di certo c'è una cosa felice che accomuna le due fasi e cioé la capacità di prendere l'esistenza con semplicità, proprio esattamente come quando ci si deve abbandonare a qualcuno, perché si è coscienti (più o meno) che da soli non ce la si fa. Ecco che risuonano intanto le parole di Gesù: senza di me non potete far nulla. Ma ecco che salta fuori anche il Vangelo di oggi, da comprendere bene. Gesù non sta esaltando il Padre perché egli effettivamente e attivamente ha rivelato qualcosa ad alcuni e ha nascosto queste cose ad altri. Lui sta lodando il Padre, perché vede che ci sono persone che hanno deciso di vivere una vita semplice, trasparente e per questo hanno spazio dentro di sé per accogliere Dio e le sue logiche, molto di più di chi si vuole scervellare per "capire Dio". La benevolenza di Dio decide per noi la possibilità di vivere fino in fondo le sue logiche, così poco logiche per noi, se noi ci lasciamo guidare, nella semplicità e togliendoci man mano le sovrastrutture che negli anni della vita ci costruiamo. E allora, semplici come bambini o come anziani, ci lasciamo guidare, fino a conoscere sempre meglio Dio stesso.
martedì 17 agosto 2021
sforzarsi di mollare

Mt 19,23-30
Quanto occorre sforzarsi per ottenere la salvezza? Quanti meriti bisogna accumulare? Come calcolare tutto questo? Che misure prendere per piacere a Dio?
Queste precisamente sono le preoccupazioni dei discepoli del Vangelo di oggi. Pare che si siano fatti già degli schemini, dei loro calcoli, per essere sicuri di poter fare determinate cose e così entrare nel Regno dei cieli. Eppure... Gesù gli smonta tutto questo ragionamento, chiarendo subito che un ricco difficilmente entra nel Regno. E di certo non parla principalmente di un ricco nel senso materiale. Accumulare meriti, come si insegnava una volta, significa anche questo una ricchezza, che fa sì che "ingrassiamo" e siamo come quel cammello che non passa per la cruna di un ago. Accumulare può significare tante cose. Ma significa di certo una cosa di fondo: un'ipertrofia dell'avere, cioè un prevalere dell'avere sull'essere. Ed è spesso questo che ci impedisce la felicità, cioè ci disturba nel poter pregustare quel Regno che è presente tra noi da quando Dio si è incarnato. Se teniamo presente che la sua incarnazione è in funzione della salvezza, sappiamo che non servono i nostri sforzi per essere salvati, ma solo la risposta, la corrispondenza della nostra vita al dono della salvezza che ci è stato già fatto. E la risposta migliore è rivestita di gratitudine. Gesù spiega con chiarezza che da soli non possiamo nulla, ma per Dio niente è impossibile. Lasciare, non accumulare, è la risposta al dono della salvezza. Lasciare che Dio ci ami, lasciarci amare. Lasciare da parte i nostri calcoli, i nostri giudizi, su noi stessi e sugli altri. Lasciare tutto quel che ci viene da accumulare, pensieri che occupano la nostra mente, sentimenti negativi che avvelenano la nostra vita, per avere un cuore libero e disponibile ad essere riempito di tutti i doni che Dio ci fa ogni giorno. A Dio noi siamo cari esattamente così come siamo, gli piacciamo proprio così, altrimenti non ci avrebbe salvati morendo per noi sulla croce. Tocca a noi saperci amare come ci ama Lui, riconoscendo che senza di Lui non possiamo nulla, ma con e in Lui, ogni nostra piccola quotidiana risposta alla sua salvezza, l'accettazione della nostra vita così com'è con ogni gioia e ogni dolore, diventa salvezza compiuta, per noi e per il mondo. Alcuni santi lo chiamavano "abbandono", quell'atteggiamento di mollare le difese, atteggiamento di riconoscimento che, grato per la salvezza ricevuta, risponde con la consapevolezza della propria piccolezza, infinitamente amata.
lunedì 5 luglio 2021
tornare alla vita
Mt 9,18-26
Tutte e due le donne del Vangelo di oggi, sia la piccola che la grande, meritano un'attenzione particolare. Ma facciamo intanto uno zoom sulla emorroissa, figura tanto conosciuta e tanto osservata, specie dai biblisti. Una donna che perde sangue, ininterrottamente, da anni e anni, nel popolo d'Israele è una donna costantemente impura, cioè non atta a nessun tipo di relazione. Il vero dramma per lei è che ormai da tantissimo tempo, non si rapporta con nessuno. La malattia le ha impedito di vivere ciò senza cui una persona umana non può vivere e non può essere pienamente umana. E il forte richiamo a quella vita che le è stata negata per anni, fa sì che ella rischi.
Non è in grado di prevedere cosa succederà, probabilmente teme le conseguenze. Sa che sta facendo una cosa illecita, infatti non deve toccare nessuno. Potrà succedere di tutto, quando se ne accorgeranno. Ebbene, il rischio, ella decide di abbracciarlo. Sa bene dentro di sé, che vale la pena rischiare anche tra la paura e l'insicurezza. Ha attirato su di sé lo sguardo del Signore. E sta tornando a vivere, guarita dalla sua fede. Ogni rischio di abbandonarsi nelle mani di Dio, di gridare ancora una volta a Lui, al di là dei pareri e della disapprovazione di chiunque, porta con sé una liberazione, se sappiamo prenderlo. E ci permette di vivere sempre più pienamente. lunedì 25 maggio 2020
la divisione dei compiti
Gv 17,1-11
Hai presente quando sai che c'è una cosa importante da compiere e sai che il tuo compito in essa non è indifferente? Il sentimento del voler fare le cose al meglio ti porta a quella sorta di premura che ti farebbe fare di tutto per far andare tutto al meglio. Eppure c'è una divisione dei compiti, che fa sì, che tu debba riconoscere che a un certo punto il tuo compito termina, per dare spazio e possibilità di contribuire ad altri e, infine, a chi deve terminare l'opera, che fa quel passo che completa il tutto. Questo è esattamente ciò che sta facendo Gesù, nel Vangelo di oggi. Sta consegnando il tutto nelle mani del Padre che è l'unico artefice e così riconosciuto anche l'unico che può portare al termine tutta l'opera. Gesù, pur essendo lui stesso Dio, sta facendo un atto di abbandono al Padre. Riconosce che l'eternità non è concludere questo pellegrinaggio terreno e andarsene all'altro mondo, ma l'eternità è farsi da parte e far conoscere il Padre, perché solo il Padre poi dà, attraverso lo Spirito, la possibilità di conoscere chi sia realmente il Figlio. Distaccarsi da ciò che si è, da ciò che si ha... riconoscersi parte di un insieme più grande. Sono grandi compiti anche per tutti noi. Come si vede dagli esempi degli ultimi mesi, si può fare qualcosa di buono e di grande, se ci riconosciamo in un'esistenza "a catena", dove ogni anello è importante, ma è più importane la catena tutta, che crea un insieme forte e irresistibile, spazio di sostegno reciproco. Questo è ciò che anche oggi sta ricostruendo il nostro mondo: dare ciascuno il proprio, consapevole di costruire un importante insieme per il bene di tutti.
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venerdì 27 marzo 2020
l'unica certezza
Gv 7,1-2.10.25-30
Man mano che si avvicina la Pasqua e, prima di essa, i momenti della Passione, vediamo nei racconti del Vangelo, lo stringersi delle argomentazioni e l'irrigidirsi sempre più grave della categorizzazione della persona di Gesù. Pochi ragionamenti ormai, molta voglia di incastrare il tutto dentro le conoscenze previe, tipo: ma costui sappiamo di dov'è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia. Ecco come efficacemente calmare la propria coscienza e giustificare la propria insicurezza, la necessità che scatta , di arginare e, possibilmente, eliminare ciò che mette in crisi la concezione ordinaria della vita e della fede. Sappiamo, tutto questo porterà alla morte di Gesù. Egli, d'altro canto, è sempre più spoglio anche lui, delle sicurezze terrene (ammesso che ne abbia mai avute) e dei ragionamenti convincenti. Ormai resta solo il saper da dove si è venuti e dove si va. L'unica sicurezza, quella cintura che resta per reggere la sua umanità di fronte al pericolo della morte imminente: l'appartenenza al Padre e il compimento della sua missione. Il suo ruolo cruciale nella storia della salvezza. Anche a noi in questo tempo difficile, restano pochissime sicurezze, sperimentiamo angosce, incertezze, non sappiamo come pensare al domani. Lezione di abbandono nelle mani di Dio, che porta la storia del mondo e dell'umanità, nonostante le resistenze e le interpretazioni umane, lontane dalla sua "logica". Beh allora non resta altro che inserire la linguetta della Cintura nel foro, avviare la fede, provare la solidità dell'unica sicurezza che possiamo avere in questo tempo e che in molti, non credenti, non hanno. Ci tocca farlo per noi e per l'umanità. Certi che dopo ciò che sperimentiamo come morte, verrà la risurrezione. Perché "andrà tutto bene" non è necessariamente vero, mentre "tutto concorre al bene di coloro che amano Dio", sì.
Man mano che si avvicina la Pasqua e, prima di essa, i momenti della Passione, vediamo nei racconti del Vangelo, lo stringersi delle argomentazioni e l'irrigidirsi sempre più grave della categorizzazione della persona di Gesù. Pochi ragionamenti ormai, molta voglia di incastrare il tutto dentro le conoscenze previe, tipo: ma costui sappiamo di dov'è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia. Ecco come efficacemente calmare la propria coscienza e giustificare la propria insicurezza, la necessità che scatta , di arginare e, possibilmente, eliminare ciò che mette in crisi la concezione ordinaria della vita e della fede. Sappiamo, tutto questo porterà alla morte di Gesù. Egli, d'altro canto, è sempre più spoglio anche lui, delle sicurezze terrene (ammesso che ne abbia mai avute) e dei ragionamenti convincenti. Ormai resta solo il saper da dove si è venuti e dove si va. L'unica sicurezza, quella cintura che resta per reggere la sua umanità di fronte al pericolo della morte imminente: l'appartenenza al Padre e il compimento della sua missione. Il suo ruolo cruciale nella storia della salvezza. Anche a noi in questo tempo difficile, restano pochissime sicurezze, sperimentiamo angosce, incertezze, non sappiamo come pensare al domani. Lezione di abbandono nelle mani di Dio, che porta la storia del mondo e dell'umanità, nonostante le resistenze e le interpretazioni umane, lontane dalla sua "logica". Beh allora non resta altro che inserire la linguetta della Cintura nel foro, avviare la fede, provare la solidità dell'unica sicurezza che possiamo avere in questo tempo e che in molti, non credenti, non hanno. Ci tocca farlo per noi e per l'umanità. Certi che dopo ciò che sperimentiamo come morte, verrà la risurrezione. Perché "andrà tutto bene" non è necessariamente vero, mentre "tutto concorre al bene di coloro che amano Dio", sì.
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