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sabato 14 maggio 2022

mai 'na gioia... piena

Gv 15,9-11
Mai 'na gioia... si continua a ripetere spesso in questo tempo, soprattutto tra i giovani. Ed è già una cosa importante, se sappiamo esprimere questa fondamentale mancanza. Tuttavia ci piace cogliere qualsiasi occasione per divertirci, per stare insieme, per lo svago (tutto giustissimo e legittimo). Ecco, bisognerebbe probabilmente leggere profondamente nel cuore, che tipo di effetto ci fanno questi momenti di "evasione", per capire come realmente viviamo e quindi come mai così spesso sentiamo che davvero non c'è mai una gioia, una soddisfazione. Potremmo forse scoprire, che mentre noi cerchiamo 'na gioia, questa è perfettamente inutile da rincorrere, quando non c'è di fondo 'na gioia piena oppure la Gioia. Può sembrare tragico, forse sorprendente, ma è "purtroppo" vero. E riguarda tutti gli ambiti della nostra vita, in primis quello spirituale. E' esattamente questo il meccanismo: andiamo vagando, cercando, inseguendo cose contingenti, acchiappando di qua e di là, tappando i buchi, intervenendo sulle urgenze... e quello di cui dovremmo essere più convinti e a cui dovremmo essere più legati, ci scappa. Appunto, quello che ci porta la gioia vera, sfugge dalle nostre mani, dai nostri cuori. Solo quando noi siamo pienamente convinti che la gioia vera non viene dal riempirci il cuore e il tempo di "cose", che possono essere materiali, che possono essere eventi, che possono essere relazioni senza significato, che possono essere piccole soddisfazioni o (da fare attenzione!!!) emozioni passeggere, anche quelle che noi leghiamo alla nostra vita spirituale, allora comincia la profondità. Quando noi siamo pienamente convinti che la gioia vera e duratura ci viene dal mistero di Cristo morto e risorto per noi, allora noi cominciamo a chiedere il Padre di riempirci la vita con la vita del Figlio. E questo significa la fine del gioco della farfalla che salta da un fiore all'altro, laddove in quel preciso momento troviamo più profumo e più nettare, che comunque tra un minuto saranno già esauriti e non ce ne ricorderemo manco più. Ma questa, senza pretendere la perfezione e l'inamovibile stabilità da nessuno, è attitudine del cuore che ha incontrato Cristo. Ed è allora che il mai 'na gioia, di una vita apparentemente fatta di routine e senza grandi slanci, diventa la pienezza di Gioia. E non si va a cercare altro, che non soddisfa pienamente il cuore, perché il cuore, anche quando afflitto, è già colmo.




lunedì 25 ottobre 2021

la posizione eretta

Lc 13,10-17

Gli anni passano e nella nostra vita continuano ad esserci cose, sulle quali non abbiamo coraggio di "alzare lo sguardo"... O meglio, non è che non abbiamo coraggio, è che piuttosto non ci poniamo più la questione. Magari poi abbiamo attorno a noi anche delle persone che ci confermano nella nostra posizione "curva", come quella della donna del Vangelo di oggi. Forse è capitato più volte nella nostra vita che nel giorno, momento, circostanze, luogo, in cui avremmo voluto rialzarci, ci è stato sempre detto che era "sabato" e in quel dato momento non era il caso di prendere le decisioni, di prendere insomma in mano la nostra vita e cambiarla. 
Così si giunge a vivere con lo sguardo rivolto verso il basso. E se dicessimo: "basta!" ? Forse è proprio oggi quel giorno, quel sabato, appunto, in cui il Signore viene a guarirci e attende che, invece di ascoltare tutte le voci (quelle interiori e quelle esteriori), che ci confermano nell'impossibilità più o meno assoluta di alzare lo sguardo, di "raddrizzarci", di risorgere. Vivere da risorti si può quando decidiamo davvero di non continuare più a piegarci davanti alle nostre debolezze o sensi di colpa di fronte alla vita o alle persone. Oggi è il giorno in cui posso cambiare davvero la mia vita, oggi di nuovo Gesù passa accanto a me per guarirmi e rendermi dritto. Non importa che tutti mi dicano che in questo momento, tempo e con queste persone non è possibile. Sono io che ho la responsabilità per la mia vita e io decido quando rispondere all'invito del Signore che mi vuole in posizione eretta, con lo sguardo rivolto verso di Lui, verso l'alto. Non c'è legge umana che regga, di fronte alla possibilità che abbiamo, di risorgere ogni giorno. E chi ci dice il contrario, è bugiardo e non lo si deve ascoltare. Chi non mette sopra ogni cosa la vita dell'uomo e la sua vita in pienezza, non ha capito per cosa è venuto Cristo sulla terra. Con questa certezza domandiamoci oggi: qual è la mia gobba? Da cosa Dio vuole rialzarmi, in cosa raddrizzarmi? Cosa mi impedisce di lasciarmi toccare da lui? Quale legge del sabato metto prima della mia dignità di persona? Perché permango nella convinzione che sono mento importante delle leggi che non hanno nulla a che fare con l'amore? Siamo chiamati a vivere nella posizione eretta, lasciamoci raddrizzare da Colui che si è alzato persino dalla tomba, per darci la vita piena. 

martedì 20 luglio 2021

l'umanità

Mt 12,46-50

Mi è sembrata una bella immagine, questa, costruita proprio per questi tempi della crisi dell'umano, dell'umanità... Gesù che prende in braccio e fa sua proprio l'umanità. La sottolineatura della sua piena accoglienza dell'umanità in sé. Essa è diventata sin dall'incarnazione, la sua lei, la sposa del suo corpo e del suo cuore. Assunta e vissuta pienamente, nella volontà del Padre. Ci deve essere qualcosa nella nostra umanità, che ci lega strettamente al compimento di ciò che Dio ci chiede. Sarà la bellezza che salva il mondo, l'uomo bello, neonato, appena uscito dalla mano di Dio, sua immagine e somiglianza. Sarà l'uomo creato gratuitamente, destinatario dell'amore sovrabbondante di Dio. Sarò io, sarai tu, suo fratello, sorella e madre. 

martedì 3 novembre 2020

il vuoto o la pienezza?


 Lc 14,15-24

Occorre solo scegliere: il vuoto o la pienezza. Il vuoto che sta nel non rispondere all'invito del Signore, rifugiandosi nel proprio ristretto spazio di vita, lasciando vuoto il salone in cui Lui stesso ci prepara un ricco banchetto. La pienezza dell'aggregazione di chi riconosce la propria povertà e il bisogno che ha dell'altro, della condivisione. Questa pienezza, per assurdo fa sì che c'è sempre il posto per qualcuno ancora e ancora. Perché ciò che si condivide, consapevoli della nostra povertà, si moltiplica, ne basta per molti. Mentre ciò che viene conservato nella chiusura delle proprie ristrettezze, lascia solo il vuoto. 

sabato 4 luglio 2020

fare senza volere

Mt 9,14-15

La simpatica domanda che i discepoli di Giovanni rivolgono oggi a Gesù, probabilmente può richiamare alla nostra memoria tantissime situazioni vissute nel nostro quotidiano. Con curiosità osserviamo altre persone, appartenenti ad altre famiglie, gruppi sociali, religiosi ecc e raramente ci domandiamo a che scopo osserviamo. Non di rado le nostre silenziose osservazioni producono giudizi ma in alcune occasioni producono anche confronti e paragoni. Il pensiero porta poi con sé il sentimento, direbbe forse sant'Ignazio. Ma restiamo diplomatici. Quando facciamo o osserviamo delle cose in cui non c'è il nostro cuore, quando dunque le facciamo per una sorta di rituale appreso, "perché si è sempre fatto così", perché "cosa dirà la gente se non faccio così", nascono mosse diplomatiche come quella del Vangelo di oggi. Verbalizziamo e razionalizziamo un pensiero che sotto sotto cela un sentimento di rifiuto, in qualunque sua sfumatura. "Come mai noi facciamo questo <sottointeso cosa buona che ci pone sul gradino superiore rispetto ad altri> e quelli no?" Il ché tradotto razionalmente dovrebbe significare: come mai noi agiamo "correttamente" e quelli no e "se la cavano"? Invece, in molti (anche se non tutti) casi esprimiamo una protesta: come mai io/noi devo sono costretto a fare questo e loro no? Diventa così chiaro che da qualche parte in tutta questa contestazione, si nasconde un po' di invidia. Io agisco secondo un DOVERE che però non interiorizzo e non faccio mio, per cui non appena vedo qualcuno che fa diversamente, mi si attiva dentro il rifiuto che in fondo ho di questa dimensione. 
Dunque, due spunti di riflessione... Il primo: c'è ogni tanto da interrogarsi su quali regole/consuetudini vivo e per quale motivo lo faccio... Il secondo: cosa me ne faccio, soprattutto di quelle che magari mi stanno scomodi, ma so che le rispetto in vista di un bene più grande, cioè, le subisco oppure so farne delle risorse? O anche un terzo spunto: vivo appieno la mia vita, dando testimonianza delle scelte compiute, oppure preferisco perdere tempo guardando dentro la vita degli altri ed esprimendo cosa ne penso? Tutto ciò condito dall'unica consapevolezza: sono io l'artefice della mia vita e ogni giorno decido cosa e come vivere, in vista della felicità. 








sabato 3 novembre 2018

il vuoto o la pienezza?

Occorre solo scegliere: il vuoto o la pienezza. Il vuoto che sta nel non rispondere all'invito del Signore, rifugiandosi nel proprio ristretto spazio di vita, lasciando vuoto il salone in cui Lui stesso ci prepara un ricco banchetto. La pienezza dell'aggregazione di chi riconosce la propria povertà e il bisogno che ha dell'altro, della condivisione. Questa pienezza, per assurdo fa sì che c'è sempre il posto per qualcuno ancora e ancora. Perché ciò che si condivide, consapevoli della nostra povertà, si moltiplica, ne basta per molti. Mentre ciò che viene conservato nella chiusura delle proprie ristrettezze, lascia solo il vuoto.