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mercoledì 22 novembre 2023

ho molto e avrò di più

 


Lc 19,11-28

Non sembra giusta questa storia. Noi gridiamo che ai poveri bisogna donare quello che a loro appartiene, quello che a loro manca, quello che non hanno. Cioè a chi non  ha bisogna dare, e così finalmente avrà, non, come dice il brano di oggi a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quindi, come la mettiamo? Si ripresenta sempre la questione della gestione. C'è chi ha poco ed è felice, e chi ha molto e non lo è. C'è chi è in grado di moltiplicare il suo poco e moltiplicare il benessere, attraverso una vita semplice e onesta, invece c'è chi riduce il suo tanto, sperperandolo. Chi è allora realmente colui che ha molto? E' colui che per questo molto ha molto lavorato. E non è questione di quantificazione. Il mio molto non è lo stesso tuo, eppure nessuno può mettere in discussione che sia molto. Siamo una piccolezza e un poco che è chiamato ad essere molto, secondo la propria misura, quella molto personale. Questa è precisamente la ragione per cui a chi ha, sarà dato di più. Attenzione non dice: a chi ha molto, ma semplicemente a chi ha. Per non cadere nella contabilità. Ma se tu "hai", ne sei consapevole e te ne prendi cura, di quel che hai, avrai in abbondanza, perché lo vivrai in profondità, godendone appieno, e non devono essere per forza i beni materiali, ma anche i tuoi doni naturali. Se invece non hai , cioè non prendi consapevolezza di ciò che è tuo e di ciò che fa sì che tu sei tu, sarai sempre più povero, ti sentirai sempre più vuoto. Tutto sta nel guardarci dentro e vedere cosa abbiamo, per avere di più. 






giovedì 16 giugno 2022

poche parole

Mt 6,7-15

Penso che ciascuno di noi ha sperimentato quel tipo di amicizia, in cui non c'è bisogno di tante parole, anzi, bastano poche parole chiare, e il resto può anche essere silenzio. E' una sorta di culla, in cui la nostra vita respira e può sbocciare. Molte volte le persone non sanno come stare davanti al Signore, pensano di dover parlare, fare, produrre... si frustrano magari, perché si ritrovano piccole davanti a Lui...  Gesù nel Vangelo di oggi ci insegna proprio questa grande verità: e cioè che non c'è bisogno di tante parole, ma solo di quelle che mantengono il riconoscimento di ciò che l'altro è per noi. Ci dice di pregare Dio con semplicità, chiamandolo Padre nostro. Infatti pregare non è altro che stare in relazione con Lui e questo spesso non richiede tanti raggiri di parole e pensieri. E' un silenzio legittimo, quello tra te e Lui. E' un guardarsi reciprocamente, che apporta molto di più alla tuta vita interiore che non la continua produzione di parole o concetti, anche i più belli. E' stare nel braccio del Padre, al sicuro, al caldo, tanto da potersi persino addormentare, in massima fiducia e abbandono. Possa questo silenzio o questa preghiera semplice di figli, avvolgerci ogni tanto, per permetterci di respirare la sua presenza semplice e vivificante.