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domenica 11 ottobre 2020

non pervenuti



Mt 22,1-14

Preferiamo essere invitati al banchetto o essere costretti a parteciparvi? Nel primo caso rischiamo di non gustarlo, perché all'invito siamo liberi di rispondere o meno...e non ci basta essere invitati dallo stesso Dio, ancora sappiamo trovarci delle scuse. È meglio essere costretti, rimanere nella categoria di quelli che non sarebbero “degni” di parteciparvi, ma vengono perché “costretti” dall'amore di Dio, il quale, rovesciando le logiche del mondo, per primo accoglie tutti i disgraziati?  Quando l’Amore ci costringe scopriamo di essere tutti ciechi, storpi, zoppi... ma non c’è più vergogna, perché  il banchetto ristora, ridona vita e dignità. Ecco perché “gli invitati” non arrivano... perché il Signore non è venuto per coloro che si ritengono sani, ma per i malati!

martedì 28 aprile 2020

un peso per riposarsi

Mt 11,25-30


Assurdo. Invitare uno che è stanco e sfinito a riposarsi e subito dopo dirgli di prendere su di sé un peso... tuttavia è pure vero che quando noi nel nostro quotidiano torniamo a casa, e vogliamo deporre i pesi della giornata, ci togliamo i vestiti "ufficiali", ce ne mettiamo di altri: il pigiama, la vestaglia, la tuta. La vita umana è sempre rivestita. E siamo sempre noi a decidere ciò che "ci mettiamo addosso". Infatti l'invito che ci fa oggi il Signore, non è un riposo di inerzia, il non fare nulla, quello vuoto, che dà l'impressione di essere spazio di rilassamento, ma in realtà è solo un cessare di agire, con la speranza di recuperare le forze. Siamo invece invitati a rivestirci di quel peso leggero che, mentre ci permette di staccarci da ciò che ci appesantisce la vita, perché la distrae dal suo centro, cioé dall'unico punto di riferimento che è Lui. Questo tipo di distrazione, cui siamo spessissimo sottoposti, produce una stanchezza moltiplicata, una dispersione di energie,  fino a quando non ricentriamo la nostra vita sull'unico vero centro. A questo tra l'altro nel nostro cammino spirituale, serve l'esame di coscienza: per poter leggere le nostre giornate illuminando la loro lettura, col mettere al centro il faro, il peso della sua presenza, il kabod, la gloria, e riorientare tutto attorno a Lui. Allora si ritorna pure alla mitezza e all'umiltà del cuore, perché si scopre che senza di Lui non siamo/possiamo/abbiamo nulla. E anche quando ci sentiamo elefanti, come nella foto, sappiamo che è Lui che ci porta, come quel pallone aerostatico colorato e coraggioso, che con la sua leggerezza, ci rende leggeri, nella misura in cui ci lasciamo portare da Lui.