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domenica 10 novembre 2024

un "tutto" limitato

Mc 12,38-44 

Ed eccoci di nuovo nel Tempio con Gesù, di fronte al tesoro, ad osservare la gente. I ricchi, allora come oggi, sfilano per far vedere quanto denaro danno per il Tempio. Tuttavia danno poco, perché non danno quel che realmente potrebbero. La vedova viene e getta tutto quello che ha per vivere. E ci insegna una cosa importantissima. Lei dona tutto, proprio perché è consapevole di quel che ha e di quel che non ha. Non puoi dare tutto se non sei consapevole di ciò che possiedi e di ciò che non è tuo. La capacità di donare tutto/donarci tutti interi, si basa sulla presa di coscienza di ciò che abbiamo e di dove sia invece il limite e "la nostra miseria". Perché donando tutto, rendendoci conto che invece non siamo tutto, apriamo uno spazio di necessità di aiuto, di una mano, della reciprocità, della complementarietà... spazio in cui subentra l'altro, necessario al completamento del tutto, che io da solo non posso colmare. Ma posso certamente disporre del mio e dare tutto, quando mi rendo conto di quanto ho. E ovviamente non stiamo parlando del denaro, ma della nostra vita, delle nostre energie, dei nostri talenti. Nessuno di noi è chiamato a fare tutto, colmare ogni bisogno, altrimenti saremmo Dio (l'unico che tutto può). Allo stesso modo nessuno può esimersi dal dovere di donare se stesso e il massimo di sé, fin dove può. La storia e la storia della salvezza si compiono proprio così: nel quotidiano adempimento della "nostra parte", di quel "tutto" individuale limitato, che è necessario alla costruzione del mondo.

venerdì 18 novembre 2022

...e tu cosa vendi?

Lc 19, 45-48 

E' naturale e normale l'esperienza del limite nella nostra vita. Siamo limitati ed ogni cosa che viviamo e compiamo, ha un suo limite. Questo non significa che le cose non vadano compiute fino in fondo. Forse però occorrerebbe chiarire cosa significhi questo fino in fondo. Non è il mio obiettivo certamente, fare delle considerazioni filosofiche su cosa intanto sia per noi il "fondo" delle cose, dei vissuti. Tuttavia la nostra tendenza ad andare sempre oltre (che in fondo è l'essenza del nostro tendere verso Dio), alle volte ci fa dei brutti scherzi e, appunto, dimentichiamo che non siamo "onni-" (potenti, presenti, scienti ecc.ecc.). Come quelle magliette con la scritta: Dio c'è, ma non sei tu, rilassati. Ecco, difatti possono esserci due esiti quando ci accorgiamo che siamo molto più limitati forse anche di quanto pensavamo... il primo è la capacità dell'abbandono, appunto, un rilassarsi, fiduciosi in Dio. Però potrebbe esserci anche una specie di depressione: quella grandezza che pensavo di essere, all'improvviso crolla. Perché si è oltrepassato un qualcosa di invalicabile e ora sono cavoli amari. 
Così i venditori al Tempio. Non è vero che erano lì illegittimamente. Loro dovevano stare lì, anzi, dovevano anche vendere lì e guadagnarsi la vita lì. Ma sono andati oltre quello che era loro permesso. Hanno approfittato dello spazio donato loro, per farne un mercato, probabilmente fatto anche della concorrenza, della "pubblicità" dei propri "prodotti". Dallo spazio sacro che fa convivere le dimensioni normali e importanti della vita umana, è diventato spazio di chi si approfitta dei poveri, di chi semplicemente chiede ciò che non gli è lecito chiedere. Insomma all'improvviso si sono messi al posto di Dio. E, chi arrivava al Tempio, doveva dipendere in qualche maniera dai loro capricci... del resto sono meccanismi che conosciamo molto bene, inutile spendere altre parole su questo. 
La domanda che mi resta nel cuore, riguarda invece ciò che a questi comportamenti esterni, corrisponde nell'uomo interiormente. Il Tempio di Dio, con tutti i suoi atri e cortili, siamo noi, è la persona , è la complessità dell'essere umano. Quale privilegio e fortuna, pensare che queste parole, che i discepoli si sono ricordati, vedendo Gesù furioso, vanno attribuite ad ognuno di noi! "Lo zelo per la tua casa mi divora"! E' Dio stesso che è divorato dallo zelo per ognuno di noi, per la dimora che ha dentro di noi! E' quel famoso Dio geloso della sua creatura! Venga ancora Gesù a rovesciare qualche bancarella alla quale sfruttiamo noi stessi e gli altri, a partire dai nostri atteggiamenti o dalle nostre abitudini interiori. Ma sarebbe anche bello, sapersi fare spesso un giro per il nostro "mercato interiore" e vedere cosa realmente noi "vendiamo": sono cose necessarie per il culto di Dio, cose che gli danno il primo posto nella nostra vita? Oppure abbiamo spesso da offrire qualche cosa di esageratamente "chiassoso" e pesante, che mette in primo piano noi e non Lui? Dunque, domandiamoci: e tu, cosa vendi? Sapendo, che più spazio c'è per Dio, più ce ne sarà per i fratelli.

martedì 9 novembre 2021

tutto posso

 Gv 2,13-22


E' una questione piuttosto semplice. Certo che tutto si può. Da tener presente però che ogni cosa ha un limite o ha dei limiti. Così è fatto questo mondo, così siamo fatti noi. E saperlo, saper definire il limite, si chiama consapevolezza. Non coscienza, cioè non solo l'essere presenti a se stessi, ma essere presenti e ragionare. Sapere che fin lì si può arrivare, e oltre no. Perché oltre non c'è quel che vorremmo che ci sia. Un limite non siamo noi a stabilirlo, ogni cosa che noi sperimentiamo nella nostra vita, ha già un suo limite. Possiamo provare ad oltrepassarlo, laddove questo è possibile e ragionevole. Ma non sempre. E la sapienza ci porta nella vita proprio nella direzione della comprensione di questo confine invalicabile. Alle volte però, non ne siamo in grado. Ed ecco entra in scena Gesù. Forse al Tempio si poteva pure tollerare la presenza dei cambiamonete, per i tributi che dovevano essere versati... forse... ma non i mercanti. Il limite. Certo che si può portare al Tempio ogni sorta di animale che magari poi sarà pure sacrificato, per venderlo, ci sono tante "giustificazioni" per farlo. Tuttavia non è il loro posto. Esiste un confine, che la gente non ha capito. 
Passiamo dunque al nostro tempio interiore. Si, possiamo metterci dentro ogni cosa. Possiamo far entrare, attraverso la porta dei nostri sensi soprattutto, qualsiasi cosa. Tante cose avranno pure delle valide giustificazioni. Ma dopo noi diventiamo, interiormente, un mercato: confusione, chiasso, conflitti, interessi, bancarelle che fanno a gara per vedere quale urla di più... tutto si può, davvero. Ma non sei più tempio. Non sei più luogo di incontro con Dio e luogo in cui amarlo e, perché no, anche sacrificare qualcosa per Lui. Sei un mercato, sei un caos, giustificato purtroppo non di rado proprio con la presenza di Dio (io questo lo faccio per usare i miei doni, quest'altro per avvicinare le persone al bene, corro perché qualcuno ha bisogno...ecc.ecc.). E nel frattempo siamo un pasticcio che, in quanto pasticcio, cioè un miscuglio di tante cose, contenitore di tante voci, non ha la sua identità. Non ti meravigliare, se viene quel giorno in cui il Signore decide di entrare, ma non è una visita esattamente piacevole, perché deve rovesciare e creare ancora più confusione, affinché tu ritorni a Lui, causa del rovesciamento e principio con il quale le cose tornano al loro posto, perché se Dio è al centro e al primo posto, tutte le cose nella vita tornano al loro posto.  

giovedì 24 giugno 2021

una misteriosa insistenza

Lc 1,57-66.80

Nelle nostre vite succedono alle volte delle cose che rimangono impresse nel nostro intimo così profondamente, da essere capaci di cambiare non solo noi interiormente, ma anche il nostro modo di stare al mondo, il nostro futuro. Sono cose potenti nel significato, che spesso si dispiega nel corso del tempo, per condurre la nostra vita altrove. Delle volte questi vissuti li chiamiamo "traumi", quando ci portano in una direzione negativa. Ma poi ci sono anche altre tipologie di cose. Come ad esempio quella che è successa a Zaccaria. Quale esperienza più "mistica" che l'entrare, nel turno sacerdotale, nel luogo più centrale del Tempio, e stare in quello che Israele chiamava "santo dei santi", spazio riservato, alla presenza di Dio? Eppure sembra che c'è qualcosa in più. A Zaccaria appare l'angelo. Gli parla, Dio gli parla attraverso un inviato. E' un evento che non lascerà mai più la sua vita e che determinerà la vita della sua famiglia, e poi anche quella dell'umanità, attraverso la nascita del precursore di Cristo, Giovanni, che festeggiamo oggi. Zaccaria e Elisabetta insistono nel volergli dare un nome che nella sua famiglia non c'è mai stato. Insistono nonostante lo scandalo che questo crea ai vicini e ai parenti. Non spiegano però da dove viene questa misteriosa insistenza. Cambia il loro atteggiamento, diventano fermi nella loro posizione, non sottostanno più a questa tradizione che doveva essere osservata. I cambiamenti. Le persone cambiano, spesso le vediamo cambiare e non ci spieghiamo come mai. Non necessariamente cambiano in meglio o in peggio, semplicemente cambiano i loro modi e poi noi li interpretiamo. Esistono nella vita di ciascuno di noi queste misteriose insistenze, che sono frutto di una vita vissuta o di un particolare incontro con Dio. Sì, perché quando si incontra davvero il Signore, non si può più essere gli stessi. Si comincia anche a tentare imprese impossibili, forti della sua Presenza costante. Oggi forse ci conviene richiamare alla mente e al cuore questi tempi e spazi di incontro "decisivo" con lui. E ci conviene ricordare che, quando vediamo dei cambiamenti nelle vite delle persone, forse invece di voler subito giudicare o valutare, potremmo fare un passo indietro e aspettare, rispettosi del cammino dell'altro, perché potremmo avere davanti a noi un'opera di Dio, senza esserne coscienti. 




sabato 17 agosto 2019

domanda e/o risposta

Lo scarto del tempo tra la domanda e la risposta: ecco lo spazio per la fiducia. E diventa spazio tanto più sacro, quanto più coltivi la memoria di questa domanda (nella logica del ricordare: ripassare dalle parti del cuore). E diventa tanto più profondo quanto più permetti che l'attesa diventi fonte di felicità nella tua vita. Perché l'attesa è già un punto d'arrivo, concepito ma non ancora nato. Si nutre di fiducia per crescere. Tu forse attendi che nasca come una risposta certa, una scelta sicura. Ma quando avrai atteso, nell'abbandono, verrà il tempo e mi dirai: non sono certo, sono felice; non sono sicuro ma il mio amore ha finalmente una forma.