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martedì 9 febbraio 2021

cose o persone?


Mc 7,1-13


È sempre più comodo trattare con una cosa che non con una persona. Una persona è un mistero ed è imprevedibile, devi sforzarti molto per capirla e convivere con lei. Dio è una persona e, dal punto di vista dell'impegno, è molto più difficile convivere con Lui che compiere determinati riti automaticamente. Dio è una persona ed è invisibile o, meglio, visibile nel cuore e con il cuore puro e sincero. Per convivere con Lui bisogna continuamente sforzarsi con tutta la vita di essere vivi, di avere il cuore vivo e docile alla Sua voce e al Suo insegnamento. Chiaramente il motore di questa convivenza è l'amore: l'amore infinito di Dio e il mio amore, finito ma pur sempre unito all'infinito desiderio di Dio vivo. La convivenza vera esclude automatismi, perché tutto dipende dalla lettura della sempre nuova situazione che devo affrontare. Questa lettura avviene nel cuore umano che deve essere vivo, sensibile e pieno d'amore. È come nel matrimonio, l'uno chiede all'altra, continuamente, essendo nelle nuove situazioni: "amore mio che facciamo adesso?" Così è nella convivenza con Dio: o Dio, Amore mio adesso che facciamo? Questa ricerca della giusta decisione costa una fatica, ma è indispensabile perché restiamo vivi e veri. Altrimenti comincio a crearmi la mia religione composta da prescrizioni vuote da eseguire. Anch'io devo stare attento ad essere vivo e autentico nella mia fede. Finché sono innamorato di Dio e Gli chiedo: "Amore mio che facciamo?", posso stare anche tranquillo per le mie scelte. Ma questo cammino esige un dialogo continuo nel mio cuore con Colui, che essendo innamorato di me, vuole continuamente comunicarmi non solo la luce per le mie scelte, ma soprattutto il Suo amore che mi dona la forza per affrontare le fatiche del cammino della vita.

mercoledì 23 settembre 2020

un sacchetto semivuoto

 


Lc 9,1-6

Hai presente come fa il bambino quando si trova in un posto in cui ci sono tante cose belle? Vorrebbe prenderle tutte, si riempie le mani di ogni cosa che gli piaccia, però... dopo percepisce il limite, non solo non può più prendere tutto ma ad esempio non può abbracciare la mamma. 
Alle volte, leggendo il brano del Vangelo come quello di oggi, noi consideriamo erroneamente la povertà, specie quella fatta dalle persone consacrate, come voto, con la mancanza delle cose o con la privazione dalle cose. Gesù dice di non prendere molte cose, quando vieni chiamato ad annunciare il Regno di Dio. In effetti, si potrebbe pensare che uno per essere ascoltato e attenzionato, deve mostrarsi poco abbiente, così tutti lo guardano, ammirano la sua povertà e diventa testimone (oppure un fenomeno da guardare, dipende). Ma il senso vero non sta esattamente qui. Piuttosto ci viene restituito dall'esempio del bambino. Uno che nella vita deve annunciare il Vangelo (cioé ogni cristiano), non deve essere "pieno di cose", dove per le cose si intenda non solo cose materiali, perché la missione dell'annuncio gli dona infinitamente tanto e molto di più, secondo la promessa di Gesù di ricevere il centuplo. La missione non è solo dare, ma è anche o alle volte, soprattutto, ricevere. Gesù non dice di passare di casa in casa, dire due cose e andare avanti. No, no: dice di entrare nella casa e fermarsi. E quando si entra in una casa, si viene accolti e si riceve. Proprio secondo quanto è stato detto dopo la Risurrezione: Egli vi precede in Galilea, cioé è già presente laddove tu vai. E il trattenersi con le persone, fa svelare la sua presenza in mezzo a noi, perché Egli si manifesta dove due o tre sono riuniti. Allora il bambino comprende che è più importante l'abbraccio della mamma, delle cose stesse di cui possa riempirsi. Allora noi comprendiamo che la povertà è una rinuncia, sì, ma rinuncia per un bene più grande: per il regalo del Signore che si dona nell'incontro coi fratelli. Allora il senso della missione ci si presenta molto più chiaro e molto più semplice di quel che vi potremmo immaginare: essere un sacchetto in cui ci sono poche cose, saper donare quelle poche cose e soprattutto restare disponibili ad essere riempiti della sua Presenza. 






giovedì 30 novembre 2017

insistere o/e perseverare?

Con la perseveranza è così: davvero essa salva la nostra anima. Perché una cosa è insistere e un'altra perseverare. Insistere è da carro armato. Non ci piace insistere, soprattutto a vuoto, e non ci piace che qualcuno sia insistente con noi. Ma perseverare sottintende l'amore. Si, persevera solo la persona che è amata e ama. Per questo si verifica nella vita che se tu insisti affinché le persone e le situazioni cambino, questo non succede. Può essere che alla tua insistenza manchi quella dose di amore che la renderà perseveranza. Perché le cose e le persone cambiano, solo quando si sentono scaldate dall'amore, che, direbbe san Paolo, è paziente. Qualunque cosa debba succedere, c'è la garanzia per eccellenza, legata alla perseveranza: nemmeno un cappello del nostro capo andrà perduto. E questa è una promessa d'amore, è un amore che dà sicurezza sufficiente per poter perseverare. Proviamo a sentirci amati e ad amare... evidentemente questo è ciò che poi salva.