mercoledì 7 febbraio 2018

colpa degli alimenti


Mt 7,14-23

Viviamo in un'epoca in cui tutti parlano degli alimenti biologici, quelli che fanno bene alla salute, ma in cui paradossalmente siamo abituati a farci delle mangiate infinite in compagnia, sapendo che il giorno dopo staremo male... basta aprire qualsiasi rete sociale magari nei giorni dopo le feste, per vedere quanti di noi si fanno male consapevolmente... beh, certo, sono tradizioni. Tutti lo facciamo. Così poi possiamo dire che siamo dei poveracci, perché se ingrassiamo o sale il colesterolo, è colpa delle feste. Come se le feste ci costringessero a qualcosa o il cibo ci saltasse da solo nella bocca. Interessante il discorso di Gesù, in questo senso. Ciò che entra dalla bocca dell'uomo, non ha nessuna colpa. E se usa la similitudine degli alimenti, non è un caso. Oltre alle leggi dell'epoca, sull'impurità di alcuni cibi, c'è anche che tutto ciò è collegato alla sfera affettiva. Sappiamo bene, infatti, che il primo modo per esprimere affetto è dar da mangiare, come fa la madre col suo neonato, per fargli sperimentare ancora la sua massima vicinanza, anche corporea. 
Effettivamente il cibo, che è espressione dell'amore, non ha nessuna colpa. Ciascuno di noi è libero di scegliere con cosa alimentarsi. E se questo vale a livello fisico, tanto più vale a livello spirituale! Quando noi stiamo male interiormente, nella maggior parte dei casi siamo pronti a indicare la causa del nostro male. Di solito infatti puntiamo il dito per dire: è colpa di... è responsabilità di... Nulla di più sbagliato e ingenuo. Continuare a ripetere a se stessi che il nostro malessere dipende dall'esterno, è perpetuare un inganno verso se stessi. Le situazioni della vita sono le più svariate, possono essere e spesso sono oggettivamente stancanti e difficili, ma nessuno e nulla è in grado di toglierci la gioia e la libertà, se non glielo permettiamo noi. Cioè la nostra ricettività. E ciò che ne consegue. Io sono l'unico responsabile della mia felicità. E lo si sente all'esterno da quanta ne semino in giro. Infatti se sono felice, contagio. Se non lo sono, ha ragione  Gesù: dal cuore dell'uomo viene ciò che lo rende impuro. O meglio, ciò che rivela la sua insoddisfazione e incapacità di felicità.
La vita cambia quando noi la prendiamo nelle nostre mani, consapevoli che è stato Dio per primo a farlo. E che, nella gran parte dei casi, abbiamo abbastanza potere su di essa, per essere felici. Non gli alimenti in sé, dunque, ma ciò che ne facciamo, ciò che consapevolmente assumiamo e ciò che vogliamo fare nostro e poi restituiamo, rende la nostra vita una lode in più (o in meno) a Dio.

martedì 6 febbraio 2018

creativi per vocazione

(Mc 7,1-13)


Ti è mai capitato nella vita di sentire una stretta al cuore oppure sentirsi alle strette interiormente (e forse anche esteriormente), nonostante ciò che tu stia vivendo e compiendo, sembri essere buono e corretto? Hai presente quando sembra che vada tutto bene, ma dentro di te non sei felice e non ti senti vivo, ma appassito? Forse intellettualmente non riesci a comprenderlo, ma il tuo cuore ti sta dando così i segnali chiari di stanchezza. Da dove viene questa stanchezza? Da quello che Gesù riassume così nel Vangelo di oggi: "siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione". Ma come? - dirai. Il punto sta proprio lì, cioè che io seguo il comandamento di Dio... ma sto male lo stesso. Ecco: non ti accorgi che stai invece seguendo una tua tradizione. Ti trascini dietro degli schemi imparati da sempre, che diventano come un peso insopportabile, ormai da tanti anni, con tante energie assopite che non si esprimono. E utilizzando quelle "solite" energie che ti portano dovunque e ti fanno prendere qualsiasi traversa, pur di arrivare dove sempre sei arrivato. Forse Dio ti dà tutti i segnali stradali ma tu non consideri che la destinazione non necessariamente è quella "di sempre". Il cuore si stanca, sfiorisce. Esso infatti ha bisogno della benzina che si chiama fantasia dell'amore. Perché la fantasia qui diventa l'opposto del rifiuto. Quindi il contrario del rifiuto non è più accoglienza ma proprio fantasia. Dio ci chiede di seguire il suo comandamento che è amore. Ed esso, lo sappiamo, non è statico e non riesce a stare fermo. L'Amore è Spirito, quello Spirito che è sempre in movimento e che è creatività di Dio. Dunque, se senti un peso al cuore, se sembra che esso si stia addormentando, guarda bene dentro, fai un po' di cardiochirurgia. Scopri dove hai frenato la fantasia, la tua creatività, quella alla quale sei chiamato per vocazione. Sì, essere figlio di Dio è una chiamata alla creatività, all'andare per quella strada che sebbene possa richiederci più energie, ci colma del senso di pienezza e libertà. Forse qui sta il senso di ciò che ci voleva dire sant'Agostino, quando diceva: ama e fai ciò che vuoi. Questo significherà la massima creatività, il massimo grado di cooperazione alla creazione di Dio. E saremo capaci di immettere tanta vita nel mondo, a partire dal nostro cuore, che finalmente viaggerà senza il freno a mano.






mercoledì 31 gennaio 2018

è lecito meravigliarsi?

Mi domando quante volte nella vita abbiamo detto finora la famosa espressione: dopo questa non mi meraviglierà più nulla; oppure quante volte abbiamo chiesto a qualcuno: ma ti meravigli ancora? Il punto è che sia nel primo che nel secondo caso, sappiamo che poi verrà quel momento in cui si, ci meraviglieremo ancora, sperimentando quello stupore misto alla delusione, o a tante domande... 
Ma vediamo prima quell'altro stupore, quello che sa di incredulità, quello cui oggetto è Gesù nel Vangelo di oggi. Anche a noi succede: cosa vuoi... lo conosco tanto bene, non può essere vero. E sappiamo svalutare e negare pure i fatti, pur di restare nelle nostre sicurezze, che riguardano i pregiudizi che abbiamo sulle persone. Sappiamo subito trovare delle spiegazioni e se per un attimo si impossessa di noi questo stupore, subito parte qualche razionalizzazione capace di scacciare la novità. Purtroppo con questo chiudiamo la porta al vero stupore e la apriamo a quella meraviglia di cui parlavamo prima. Sarebbe tanto rassicurante non ricevere più delusioni. Tante volte facciamo finta che una cosa non ci tocca in profondità eppure nascondiamo i nostri sentimenti veri. Un grande insegnamento appare oggi davanti ai nostri occhi: anche Dio incarnato, è rimasto deluso, e ha saputo meravigliarsi dell'incredulità delle persone nei suoi confronti. Non ha fatto l'eroe, come facciamo spesso noi, dicendo che non ci importa dell'accoglienza o della valutazione dell'altro. Ci importa eccome! E importava anche a Gesù! Si trattava di portare il bene, attraverso la sua presenza che è Vangelo. Ma loro rifiutavano di credere in ciò che Egli stava compiendo. Umanamente parlando, il sentimento può essere quello di sentirsi svalutati e, appunto non accolti. E Gesù ci dice che è un sentimento lecito, da non reprimere! Ma egli non si tira indietro: compie quel bene che le condizioni gli consentono. Ecco la duplice dinamica che ci vuole insegnare: non c'è da nascondere la propria delusione, essa infatti è segno che l'uomo è fatto di speranza e che anche se in passato è stato ferito anche più volte, continua a sperare nell'altro essere umano, a sperare nel suo amore e nella sua accoglienza. Ma se questa non c'è, esiste la forza del bene che deve comunque vincere. Da qui la sapienza della maturità umana che ci porta a sperare nell'uomo ma anche e soprattutto in Dio. Questo fa sì che, anche quando delusi, non smettiamo di compiere il bene, perché lo facciamo non in dipendenza dagli esseri umani, ma da Dio. Allora sì, è lecito meravigliarci, ricordandoci che se questo accade,  è perché crediamo ancora nel bene e il nostro cuore resta vivo e in cammino.

martedì 9 gennaio 2018

accorciare le distanze

Sembra impossibile... un'autorità che accorcia le distanze. Sentivano che lui non parlava come quelli che si riempiono la bocca di bla, bla, bla e poi razzolano male. Percepivano un'autorevolezza nel suo parlare. Eppure, proprio da questa autorevolezza veniva la guarigione. Quante persone che incontriamo quotidianamente sono afflitte da questi "demoni", che impediscono loro di essere avvicinate. Le frasi dette come autodifesa, per porre una barriera alla grazia della vicinanza... Gesù ci fa vedere come rispondere. Non discorsi e persuasioni. Semplicemente vicinanza. Perché è quello di cui tutti hanno bisogno, nella giungla delle proprie difese e della finta forza che si crede di avere, nell'eccessivo distacco dall'altro. Un attimo molto breve basta per accorciare le distanze. E nell'abbraccio, nello sguardo affettuoso, nell'esserci, i demoni fuggono, si sentono appunto "rovinati". C'è infatti un'autorità nella capacità di accorciare le distanze. Ed è l'unica vera e autentica autorità, che possiamo avere e che dobbiamo rivendicare sugli altri.

martedì 19 dicembre 2017

in silenzio per amore

Alle volte la nostra vita ha bisogno di essere zittita. Quando in essa si affaccia qualcosa che umanamente risulta incomprensibile, di fronte alle nostre mille argomentazioni, Dio trova il modo per zittirci. E ci fa capire chiaramente, come ha fatto con Zaccaria, che lo fa per amore. Perché il progetto più grande di noi, più bello di qualsiasi nostra capacità di immaginazione, rischia di rimanere soffocato dai nostri calcoli e dalle nostre logiche. Per questo, adesso è il tempo di tacere, finché le cose non avvengano. Forse questo vale mille volte di più nel tempo della frenesia natalizia. E non per mortificarci, ma per liberare la mente e il cuore affinché sappiano farsi spazio per l'essenziale: per accogliere Colui nel quale ogni silenzio e ogni parola acquistano il vero senso. Facciamo silenzio, dunque, perché sta per succedere un miracolo, sta per succedere di nuovo LA VITA.

domenica 10 dicembre 2017

la culla dell'attesa

Preme tanto la vicinanza di Dio all'uomo. C'è un pre-cursore, che ci porta e ci trasporta ad immergerci nell'intimità Dio-uomo, quasi compiuta. Giovanni si fa spazio del "già e non ancora", dell'anelito, finché non nasca il più piccolo nel regno dei cieli, il Bambino. Perché Dio si è annidato già nella culla dell'attesa, grembo di una ragazza. E,  "se lo vogliamo accogliere", Giovanni siamo noi, se leggiamo in lui il desiderio di Dio, quello di farsi prossimo e farsi uno con l'uomo. Per questo noi siamo al mondo: per farne esperienza ed essere luogo di incontro dell'uomo con Dio. Nell'invisibilità di un'esperienza che un giorno avrà il suo compimento.

#grazieGiovanni

mercoledì 6 dicembre 2017

A come attesa


Aspetto te,
Pane gonfio, maturo,
cotto, ripieno 
di ogni questione umana 

Amante diurno e notturno,
che risvegli 
i moti più profondi
e più sconvolgenti 
del mio essere affamato

Sposo mio, Creatore, che risorgi:
spalanchi l'abisso di luce
spaventosamente deviando 
la direzione dell'oscuro andare,
mutando in legame ogni distanza
in gravidanza ogni sterilità
in amore ogni paura.

Trasformando in vita
ogni tomba segretamente custodita,
gelosamente bisognosa
del solo tuo sguardo, 

che fa rinascere e risorgere, 
riportando tutto 
al primo Amore.