sabato 25 gennaio 2020

convertiti dal nemico

At 9,1-22
Hai presente quella medicina disgustosa che però sei costretto a prendere se vuoi guarire? Magari ancora non hai realizzato bene di essere malato, di aver bisogno delle cure...e già ti rifilano un farmaco schifoso da prendere, peggio ancora se per via orale, così gusti bene il sapore insopportabile... Dopo però guarisci e dici che ne è valsa la pena di averlo preso. Si, c'è qualcosa di nemico in questa guarigione. Tu non guarisci nel momento in cui ti sei accorto dalla malattia, sebbene questo sia il momento cruciale per il processo di ripresa. Invece ti riprendi quando cominci a ricevere la sostanza che sconfigge i batteri, i virus, distrugge le cellule malate. Paolo si era prodotto tutto un tessuto canceroso, che come spesso nei tumori, si attacca a qualcosa di sano, mascherandosi per tanto tempo. Finalmente il momento della diagnosi, si cade dal cavallo, ma non è ancora lì la conversione. Anzi, sembra uscirne ancora più confuso, come di solito capita anche nella vita. Ma c'è sempre un Anania, della squadra nemica, che tu hai stavi combattendo, quel medicinale ripugnante...Pronuncia le parole dell'accoglienza e tu torni sano. Cosa c'è nella mia vita, che istintivamente respingo, mentre forse nel profondo del cuore so, che, anche se indesiderato, potrebbe aiutarmi a fare un passo in avanti? Qual è la mia conversione di oggi e attraverso quale nemico può avvenire?

venerdì 10 gennaio 2020

il compiuto

Lc 4,14-22

Corriamo. Sempre corriamo. In qualunque direzione. Ripetiamo spesso: chissà dove corriamo? E continuiamo a correre. Come se fossimo dominati continuamente dal senso dell'incompiuto e quando raggiungiamo una, anche la più piccola meta, non ci possiamo fermare, ma dobbiamo aver già individuato dapprima un nuovo obiettivo e correre ed affannarci... Beh, in parte è normale. Ma in parte introiettiamo semplicemente il messaggio di tipo: devi rendere meglio e di più. Non ti fermare sull'obiettivo raggiunto, ma prosegui. Magari va anche bene... ma ti ricordi il Creatore cosa fece alla fine dell'opera della creazione? Si fermò e guardò, e vide che ciò che aveva fatto era cosa molto buona (es: Gen 1,31). Per quale motivo si fermò Dio? Non poteva andare avanti, proprio Lui che non ha i nostri problemi di potenziale possibilità di un esaurimento, che non fa errori ecc.? Si fermò, perché sapeva che riconoscere un obiettivo raggiunto e una cosa compiuta, va bene, che è un bene e che bisogna farlo. Ci ha insegnato così a farlo. Gesù nel Vangelo di oggi fa in parte proprio questa cosa. Legge delle parole che lo riguardano, non si sbilancia nei commenti. Legge e costata che sono parole che oggi si sono adempiute. E se si sono adempiute, bisogna dirlo e riconoscerlo. Un minuto di silenzio. E' vero che la gente si meravigliava delle parole che Lui diceva, ma è anche vero che subito dopo si domandavano tra loro, da dove venisse tutto ciò, dato che era "solo" figlio di Giuseppe... I veri guai sono iniziati dopo. 
Ma torniamo a noi. TI ricordi l'ultima volta in cui, dopo aver compiuto una cosa, ti sei fermato per dire: ecco, anche questa è fatta, ma senza affanno e senza la sensazione di esserti tolto un grande peso, ma con la felicità di chi si permette di guardare la propria opera (anche la più piccola, perché di queste è fatta la nostra vita) e di ringraziare per averla compiuta? Forse ci conviene farlo. Anche a costo di essere guardati con sospetto o essere considerati quelli che "si danno le arie". Certamente non stiamo parlando dell'orgoglio. Parliamo invece del superamento di quel timore di poterci dire di essere capaci di fare cose buone e belle, che spesso si cela nel cuore di chi è abituato a correre per soddisfare le mille richieste che gli vengono da fuori. Può essere bello accettare anche il ringraziamento. Cioè sentirsi dire GRAZIE e sorridere alla vita e dire: "è stato un piacere", invece del "no, figurati, niente proprio", che spesso ripetiamo. E' bello infatti avere il senso del compiuto, perché questo ci dà consapevolezza di essere aiutanti del Creatore che fa il bene e che si ferma a contemplarlo.

venerdì 27 dicembre 2019

volare alto

Ecco che Giovanni ci spiega con chiarezza e semplicità la ragione per cui troviamo in giro tanti credenti tristi e almeno apparentemente infelici... lui stesso condivide la sua esperienza di Cristo, quell'esperienza vitale che rende la testimonianza vivace e credibile e dice: lo faccio perché la mia gioia sia piena. Non c'è dunque una gioia autentica che non comporti la condivisione dell'esperienza che ognuno di noi fa di Cristo, vivo e operante nella nostra vita. Dunque, un credente triste è uno che o non ha incontrato davvero Cristo o non condivide con gli altri l'esperienza di questo incontro. Non dimenticando che c'è un duplice effetto: testimoniamo perché siate in comunione con noi (e quindi con il Padre, il Figlio e lo Spirito) e perché la nostra gioia sia piena. Il mondo infatti non ha bisogno di maestri che trasmettano i saperi più o meno sofisticati, ma di testimoni appassionati, che trasmettano la loro esperienza di Dio, ciò che noi abbiamo udito, veduto, che conteplammo, che le nostre mani toccarono. Condivisione quindi significa vantaggi per tutti. Condivisione significa volare alto, come Giovanni, non a caso chiamato "aquila". Condivisione significa più gioia e meno tristezza per i credenti in Cristo e per coloro che incontrano la loro testimonianza! 

venerdì 20 dicembre 2019

i segni di una nascita

Lc 2,12

Oggi mi piace condividere con voi la rielaborazione di una riflessione che ho ascoltato, sui simboli
del Natale.

Nella Scirttura c'è una grande attenzione ai segni. Per quanto riguarda il racconto della nascita di Gesù, gli evangelisti si muovono diversamente l'uno dall'altro. Ma oggi ci soffermiamo principalmente sul Vangelo di Luca e in parte di Matteo. Ci sono segni "classici" che noi conosciamo, di Natale. Poi ci sono quei segni che Dio usa al di là dei canali che noi ci aspettiamo. Così accade nella nostra vita e nei racconti dei Vangeli. Luca ci parla di un decreto. Il decreto è stimolo per Giuseppe per muoversi, mettersi in cammino. Verso dove? Verso Betlemme... che è il posto più dimenticato e deriso, un paesino qualsiasi, che fa ridere a tutti, il più piccolo capoluogo di Giuda. Ecco un canale allora inaspettato: l'umiltà. Una nullità che diventa luogo di un importante decreto e dopo, della nascita di Gesù. Ecco la nostra chiamata: non solo tenere gli occhi ben aperti, ma saperci girare come il gufo, a 360°, i segni di Dio sono da tutte le parti. In questa piccola realtà povera, non c'è spazio per il Signore. Dunque Maria e Giuseppe si ritrovano sul retro di una casa: grotta o capanna che sia. E' come i nostri garage in cui teniamo di tutto, in cui deponiamo qualsiasi cosa, che non ci sta più altrove... (e intanto la macchina non ci sta per cui la teniamo in strada ;-)). Ecco, è uno spazio del disordine, della confusione, in cui è difficile trovare un senso... E' lì che viene Gesù: nel tuo, nel mo disordine. Lui viene in questo garage della mia vita.
Qual è il garage della tua vita, quel disordine in cui farlo entrare? 
Maria, dopo il parto, per forza di cose doveva fermarsi, per fare i suoi 40 giorni di purificazione, la quarantena. Così avveniva fino a non molti anni fa anche da noi. I battesimi si facevano senza la madre, che non doveva uscire. Giuseppe l'avrà risistemato, quel retrocasa, in 40 giorni, per la ua famiglia, no? Allora a noi conviene che Gesù nasca nel nostro disordine... perché lo rimette un po' a posto.

C'è poi un segno per i pastori: la mangiatoia. Betlemme significa casa del pane. Tutto ciò ci rimanda al cibo che Gesù si fa. I pastori vengono ad adorare, ad-orare, significa "portare alla bocca". Vengono nella casa del Pane, alla mangiatoia, per nutrirsi. I pastori mangiano già questo Pane, che noi riceveremo poi in Eucarestia. E' Lui che prepara se stesso come cibo per noi. Noi di solito ci esauriamo nei preparativi più svariati, anche del cibo natalizio, ma ci ricordiamo che Lui è il vero cibo? Ma dobbiamo muoverci come loro: senza indugio. Alle volte noi non riusciamo a riconoscere il dono ricevuto, come quelle persone che vincono a superenalotto e la schedina se la sono dimenticati in qualche taschino e... non sanno nemmeno di aver vinto. Vale anche per il dono della fede. Dobbiamo essere svegli e reagire senza indugio, altrimenti perdiamo il dono, la strada. Maria, Giuseppe, pastori, magi, sono tutti persone che si muovono alla svelta.

L'Evangelista Matteo ci parla anche del segno della stella. E' quella che sta sopra le teste di tutti. Gli angeli che annunciano il Natale, vanno solo dai pastori? Sono schiere di angeli... forse provano ad andare anche da altre categorie... ma forse trovano gente che crede di essere "già imparata", di conoscere le Scritture, di non aver tempo ecc. I pastori invece sono umili, occupati in una cosa sola e liberi nel cuore. Possono accogliere. E noi? Se siamo già pieni di cose, di pensieri, di saperi, rischiamo che il Natale ci scivoli addosso...
I magi non erano re e non erano tre. Erano astrologi, non erano poveri, portano doni da ricchi. Erano persone abbienti e intelligenti. Tuttavia anche loro erano umili! Hanno visto una stella che era per loro sconosciuta, si sono messi in movimento per scoprire il suo mistero. Uno scienziato, se crede di essere già arrivato, allo stesso momento smette di essere uno scienziato, perché non è più in ricerca. Vale anche per noi cristiani. Se siamo già arrivati, non abbiamo bisogno di Dio, non abbiamo bisogno del Natale. Non così per i Magi. La stella è indicazione: essa si ferma sulla capanna. La stella è un ammasso di gas, emana la luce come risultato delle quantità di energie liberate nei movimenti che si susseguono all'interno del suo nucleo. La stella che si muove, si ferma sopra la capanna, perché ha trovato la fonte vera della luce. Gesù è venuto a portare il fuoco. Se noi non abbiamo il fuoco dentro, saremo sempre in cerca della luce altrui, da riflettere. E finché ci dicono "bravo", staremo a brillare, ma quel giorno in cui non avremo conferme umane, saremo oscurità. La luce di Cristo dona la luce al tuo nucleo. La stella cometa si ferma al "distributore di energia", da dove attingere. Natale è tempo per fermarci davanti al Mistero per ricaricarci. Si, perché noi dobbiamo ardere. Nessuno guarda fisso il sole, ma tutti godiamo della sua luce. Sia il sole che una semplice candela, per illuminare e produrre il calore, si deve consumare. Anche tu. E non dire: Dio mi sta chiedendo troppo, perché se Lui ti chiede, ti darà Lui stesso l'energia e la luce per rispondere alle sue richieste. 

Ecco che la Chiesa oggi forse non è chiamata a valutarsi a partire dai numeri, ma dall'intensità del calore che rilascia. Cosa brucia dentro di me? Cosa mi muove? Il voler apparire ad altri oppure l'amore di Dio che ha amato il mondo così tanto che ha fatto diventare il suo Figlio, bambino? E mentre ci muoviamo, perché l'amore suo ci brucia dentro, non dimentichiamo una cosa. La macchina dal motore più potente è quella che sa anche rallentare, darsi una regolata e, quando occorre aspettare e accompagnare qualcuno che va più lento. I piccoli motori non lo sanno fare: quando il loro bruciare non produce il movimento, si annientano con il proprio calore e la propria energia, implodendo. Noi siamo chiamati a Natale e sempre, ad essere motori grandi, capaci di grandi movimenti, ma anche di rallentare il passo, per andare insieme














mercoledì 18 dicembre 2019

il trasgressivo

Gesù sarà un trasgressivo e di questo lo accuseranno. Ma intanto c'è Giuseppe, padre e non padre...provocato a trasgredire dall'inizio della vita del figlio di Dio. Non si può negare che Giuseppe, uomo giusto, va contro le prescrizioni della Torah. Ma non è immediato capire che invece Egli entra proprio nel cuore di Dio e per questo rimane giusto, anche se contro la legge. E proprio in questo apre pure la strada a Gesù, quello che, secondo alcuni, sarà il grande trasgressore (da buon figlio di suo padre!!!). L'arte del vivere... andare fino in fondo, scegliere la fatica di scendere nelle profondità del cuore di Dio, piuttosto che accettare le sicurezze delle leggi umane che, per quanto sia doveroso rispettarle, non vanno mai messe al centro a prescindere dalla persona umana, essa stessa messa al centro da Dio, proprio in questi giorni in cui Lui si incarna.

martedì 19 novembre 2019

la nostra folla quotidiana



Ieri ero in un aeroporto e vi ho trascorso una buona parte della giornata... in questi contesti, osservando i volti, vedendo i transiti, ascoltando le varie lingue, mi domando sempre, se sono favorevoli per incontrare il Signore, che c'è anche lì, oltre ogni vero o presunto ostacolo. O meglio, la domanda è se siamo disponibili ad incontrarlo. Poi facevo questa riflessione, ricordandomi di Zaccheo...
Ci sembra tante volte di non riuscire a vedere il Signore a causa della "folla" costante nella nostra vita...persone, cose, impegni, avvenimenti, frastuoni, doveri: tutto ciò affolla la nostra esistenza in modo tale che l'unica soluzione che ci sembra utile è quella di fuggire salendo su un albero e sperando di vedere da lì Dio. E Dio lo sa. Non appena si presenta vivo e vero, immediatamente ci riporta giù, in mezzo alla nostra folla, affinché noi impariamo che vivere e creare le condizioni di accoglienza di Lui, significa guardare in faccia la nostra folla, darle delle dimensioni, saperla gestire...sapere dove bisogna dare la propria metà e dove restituire. Affinché la vita sia più leggera, non occorre innalzarsi al di sopra di ciò che ce la riempie, ma saperci mettere proprio lì in mezzo, per scorgere in ogni cosa l'armonia, che è dimora del Signore che si ferma nella nostra casa. 

giovedì 14 novembre 2019

i caldomorbidi

Le relazioni mutano. Questo ci entusiasma, ci spaventa oppure lo consideriamo naturale? Senz'altro ci può essere in ogni caso d'aiuto, questa favola che mi piace riportare qui sotto. 

C'era  una  volta  un  luogo,  molto,  molto,  molto  tempo  fa,  dove  vivevano  delle  persone  felici.  Fra queste  persone  felici  ce  n'erano  due  che  si  chiamavano  Luca  e  Vera.  Luca  e  Vera  vivevano  con i  loro  due  figli  Elisa  e  Marco.   Per  poter  comprendere  quanto  erano  felici,  dobbiamo  spiegare  come  erano  solite  andare  le cose  in  quel  tempo  e  in  quel  luogo. Vedete,  in  quei  giorni  felici,  quando  un  bimbo  nasceva  trovava  nella  sua  culla,  posto  vicino  a dove  appoggiava  il  suo  pancino,  un  piccolo,  soffice  e  caldo  sacchetto  morbido.  E,  quando  il bambino  infilava  la  sua  manina  nel  sacchetto,  poteva  sempre  estrarne  un…  "caldomorbido". I  caldomorbidi  in  quel  tempo  erano  abbondantissimi  e  molto  richiesti  perché,  in  qualunque momento  una  persona  ne  sentisse  il  bisogno,  poteva  prenderne  uno  e  subito  si  sentiva  calda  e morbida  a  lungo.   Se,  per  qualche  motivo,  la  gente  non  avesse  ricevuto  con  una  certa  regolarità  dei caldomorbidi,  avrebbe  corso  il  rischio  di  contrarre  una  strana  e  rara  malattia.  Era  una  malattia che  partiva  dalla  spina  dorsale  e  che  lentamente  portava  la  persona  ad  incurvarsi,  ad  appassire e  poi  a  morirne. In  quei  giorni  era  molto  facile  procurarsi  i  caldomorbidi:  se  qualcuno  li  chiedeva,  trovava sempre  qualcun  altro  che  li  dava  volentieri.  Quando  uno,  cercando  nel  suo  sacchetto,  tirava fuori  un  caldomorbido,  questo  aveva  la  dimensione  di  un  piccolo  pugno  di  bambina  ed  un colore  caldo  e  tenero.  E  subito,  vedendo  la  luce  del  giorno,  questo  sorrideva  e  sbocciava  in  un grande  e  vellutato  caldomorbido. E  quando  era  posto  sulla  spalla  di  una  persona,  o  sulla  testa,  o  sul  petto,  e  veniva  accarezzato, piano  piano  si  scioglieva,  entrava  nella  pelle  e  subito  la  persona  si  sentiva  bene  e  per  lungo tempo. La  gente  a  quel  tempo  si  frequentava  molto  e  si  scambiava  reciprocamente  caldomorbidi. Naturalmente  questi  erano  sempre  gratis  ed  averne  a  sufficienza  non  era  mai  un  problema. Come  dicevamo  poc'anzi,  con  tutta  questa  abbondanza  di  caldomorbidi,  in  questo  paese  tutti erano  felici  e  contenti,  caldi  e  morbidi  per  la  gran  parte  del  tempo. Ma,  un  brutto  giorno,  una  strega  cattiva  che  viveva  da  quelle  parti  si  arrabbiò,  perché,  essendo tutti  così  felici  e  contenti,  nessuno  comprava  le  sue  pozioni  e  i  suoi  unguenti. La  strega,  che  era  molto  intelligente,  studiò  un  piano  diabolico. Una  bella  mattina  di  primavera,  mentre  Vera  giocava  serena  in  un  prato  con  i  bambini, avvicinò  Luca  e  gli  sussurrò  all'orecchio: "Guarda  Luca,  guarda  Vera  come  sta  sprecando  tutti  i  caldomorbidi  che  ha,  dandoli  a  Elisa. Sai,  se  Elisa  se  li  prende  tutti,  può  darsi  che,  a  lungo  andare,  non  ne  rimangano  più  per  te". Luca  rimase  a  lungo  soprappensiero.  Poi  si  voltò  verso  la  strega  e  disse:  "Intendi  dire  che  può succedere  di  non  trovare  più  caldomorbidi  nel  nostro  sacchetto  tutte  le  volte  che  li cercheremo?". E  la  strega  rispose:  "Proprio  così.  Quando  saranno  finiti,  saranno  finiti.  E  non  ne  avrete assolutamente  più". Detto  questo  volò  via,  sghignazzando  fra  sé. 
Luca  fu  molto  colpito  da  quanto  aveva  detto  la  strega  e  da  quel  momento  cominciò  ad osservare  e  a  ricordare  tutti  i  momenti  in  cui  Vera  dava  caldomorbidi  a  qualcun  altro. Di  lì  in  poi  divenne  timoroso  e  turbato,  perché  gli  piacevano  i  caldomorbidi  di  Vera  e  non voleva  proprio  rimanere  senza.  E  pensava  pure  che  Vera  non  facesse  una  cosa  buona  a  dare tutti  quei  caldomorbidi  ai  bambini  e  alle  altre  persone. Cosi  cominciò  ad  intristirsi  tutte  le  volte  che  vedeva  Vera  elargire  un  caldomorbido  a  qualcun altro.  E  poiché  Vera  gli  voleva  molto  bene,  essa  smise  dì  offrire  così  spesso  caldomorbidi  agli altri,  riservandoli  invece  per  lui. I  bambini,  vedendo  questo,  cominciarono  naturalmente  a  pensare  che  fosse  una  cattiva  cosa dar  via  caldomorbidi  a  chiunque  e  in  qualsiasi  momento  venissero  richiesti  o  si  desiderasse farlo  e,  piano  piano,  senza  quasi  nemmeno  accorgersene,  diventarono  sempre  più  timorosi  di perdere  qualcosa. Così  anch'essi  divennero  più  esigenti.  Tennero  d'occhio  i  loro  genitori  e,  quando  vedevano  che uno  di  loro  donava  un  caldomorbido  all'altro,  anche  loro  impararono  a  intristirsi.  Anche  i  loro genitori  se  ne  scambiavano  sempre  di  meno  e  di  nascosto,  perché  così  pensavano  che  non  li avrebbero  fatti  soffrire. Sappiamo  bene  come  sono  contagiosi  i  timori.  Infatti,  ben  presto  queste  paure  si  sparsero  in tutto  il  paese  e  sempre  meno  si  scambiarono  caldomorbidi. Nonostante  ciò  le  persone  potevano  comunque  sempre  trovare  un  caldomorbido  nel  loro sacchetto  tutte  le  volte  che  lo  cercavano,  ma  essi  cominciarono  a  estrarne  sempre  meno, diventando  nel  contempo  sempre  più  avari. Presto  la  gente  cominciò  a  sentire  mancanza  di  caldomorbidi  e,  di  conseguenza,  a  sentire meno  caldo  e  meno  morbido.  Poi  qualcuno  di  loro  cominciò  ad  incurvarsi  e  ad  appassire  e talvolta  persino  a  morire.  Quella  malattia,  dovuta  alla  mancanza  dì  caldomorbidi,  che  prima della  venuta  della  strega  era  molto  rara,  ora  colpiva  sempre  più  spesso. E  sempre  di  più  la  gente  andava  ora  dalla  strega  per  comprare  pozioni  e  unguenti,  ma, nonostante  ciò,  non  aveva  l'aria  di  star  meglio. Orbene,  la  situazione  stava  diventando  di  giorno  in  giorno  più  seria.  A  pensarci  bene  la  strega cattiva  in  realtà  non  desiderava  che  la  gente  morisse  (infatti  pare  che  i  morti  non  comprino balsami  e  pozioni),  così  cominciò  a  studiare  un  nuovo  piano.  Fece  distribuire  gratuitamente  a ciascuno  un  sacchetto  in  tutto  simile  a  quello  dei  caldomorbidi,  ma  questo  era  freddo  mentre l'altro  era  caldo.  Dentro  il  sacchetto  della  strega  infatti  c'erano  i  "freddoruvidi".  Questi freddoruvidi  non  facevano  sentire  la  gente  calda  e  morbida  ma  fredda  e  scontrosa.  Comunque fosse,  i  freddoruvidi  un  effetto  ce  l'avevano:  impedivano  infatti  che  la  schiena  della  gente  si incurvasse  più  di  tanto  e,  anche  se  sgradevoli,  servivano  a  tenere  in  vita  gli  abitanti  di  quel paese  che  una  volta  era  stato  felice. Così  tutte  le  volte  che  qualcuno  diceva:  "Desidero  un  caldomorbido",  la  gente,  arrabbiata  e spaventata  per  il  loro  rarefarsi,  rispondeva:  "Non  ti  posso  dare  un  caldomorbido,  vuoi  un freddoruvido?". E,  a  volte,  capitava  persino  che  due  persone  a  passeggio  insieme  pensavano  che  avrebbero potuto  scambiarsi  dei  caldomorbidi,  ma  una  o  l'altra  delle  due,  aspettando  che  fosse  l'altra  ad offrirglielo,  finiva  poi  per  cambiare  idea,  e  si  scambiavano  dei  freddoruvidi. Stando  così  le  cose,  ormai  sempre  meno  gente  moriva  di  quella  malattia,  ma  un  sacco  di persone  erano  sempre  infelici  e  sentivano  molto  freddo  e  molto  ruvido. E'  inutile  dire  che  questo  fu  un  periodo  d'oro  per  gli  affari  della  strega. La  situazione  peggiorava  ogni  giorno.  I  caldomorbidi,  che  una  volta  erano  disponibili  come l'aria,  divennero  merce  di  grande  valore  e  questo  fece  sì  che  la  gente  fosse  disposta  ad  ogni sorta  di  cose  pur  di  averne.  In  certi  casi  i  caldomorbidi  venivano  estorti  con  l'inganno,  in  altri con  violenza  e,  quando  ciò  avveniva,  succedeva  una  cosa  strana:  questi  non  sorridevano  più, sbocciavano  poco  e  diventavano  scuri.   Prima  che  la  strega  facesse  la  sua  apparizione  la  gente  era  solita  trovarsi  in  gruppi  di  tre  o  di quattro  o  anche  di  cinque  persone  senza  minimamente  preoccuparsi  di  chi  fosse  a  dare  i caldomorbidi.  Dopo  la  venuta  della  strega  la  gente  cominciò  a  tenere  per  sé  tutti  i  propri caldomorbidi,  e  a  darli  al  massimo  ad  un'altra  persona.  Qualche  volta  succedeva  che  quelli  che davano  a  persone  esterne  dei  caldomorbidi  si  sentivano  in  colpa  perché  pensavano  che  il proprio  partner  molto  probabilmente  ne  sarebbe  stato  dispiaciuto  e  geloso.  E  quelli  che  non avevano  trovato  un  partner  sufficientemente  generoso  andavano  a  comprare  i  loro caldomorbidi  e  questo  gli  costava  molte  ore  di  lavoro  per  racimolare  il  denaro. Un  altro  fatto  sorprendente  ancora  succedeva.  Alcune  persone  prendevano  i  freddoruvidi,  che si  trovavano  facilmente  e  gratuitamente,  li  camuffavano  ad  arte  con  un'apparenza  piacevole  e morbida  e  li  spacciavano  per  caldomorbidi.  Questi  caldomorbidi  contraffatti  venivano  chiamati caldomorbidi  di  plastica  e  finirono  per  procurare  guai  ulteriori. Per  esempio,  quando  due  persone  si  volevano  scambiare  reciprocamente  dei  caldomorbidi pensavano,  è  ovvio,  che  si  sarebbero  sentiti  bene,  ma,  in  realtà,  nulla  cambiava  e continuavano  a  sentirsi  come  prima  e  forse  anche  un  pochino  peggio.  Ma,  poiché  pensavano  in buona  fede  di  essersi  scambiati  dei  caldomorbidi  genuini,  rimanevano  molto  confusi  e disorientati,  non  comprendendo  che  il  loro  freddo  e  le  loro  sensazioni  sgradevoli  erano  in  realtà il  risultato  dell'essersi  scambiati  caldomorbidi  di  plastica. Così  la  situazione  si  aggravava  di  giorno  in  giorno. I  caldomorbidi  erano  sempre  più  rari  e,  a  volte,  anche  guardati  con  sospetto,  perché  si confondevano  con  quelli  di  plastica,  contraffatti.  I  freddoruvidi  erano  abbondanti  e  sgradevoli  e tutti  pareva  volessero  regalarli  agli  altri.  C'era  molta  tristezza,  paura  e  diffidenza  e  tutto  questo era  iniziato  con  la  venuta  della  strega,  che  aveva  convinto  le  persone  che,  a  forza  di  scambiarsi caldomorbidi,  un  giorno  non  lontano  avrebbe  avuto  la  sorpresa  di  scoprire  che  erano  finiti. Passò  ancora  del  tempo  e,  un  giorno,  una  donna  florida  e  graziosa,  nata  sotto  il  segno dell'Acquario,  giunse  in  quel  paese  sfortunato,  portando  il  suo  sorriso  limpido  e  cordiale. Non  aveva  mai  sentito  parlare  della  strega  cattiva  e  non  nutriva  alcun  timore  che  i  suoi caldomorbidi  finissero.  Li  dava  liberamente,  anche  quando  non  erano  richiesti.  Molti  la disapprovavano  perché  pensavano  che  fosse  sconveniente  per  i  bambini  vedere  queste  cose  e temevano  per  la  loro  educazione Ma  essa  ai  bambini  piacque  molto,  tanto  che  la  circondavano  in  ogni  momento.  E  anche  loro cominciarono  a  provare  gusto  nel  dare  agli  altri  caldomorbidi  quando  gliene  veniva  voglia.  I benpensanti  corsero  ben  presto  ai  ripari  facendo  approvare  una  legge  per  proteggere  i  bambini da  un  uso  spregiudicato  di  caldomorbidi.  Secondo  questa  legge  era  un  crimine  punibile  dare caldomorbidi  ad  altri  che  non  alle  persone  per  cui  si  avesse  avuto  una  licenza.  E,  per  maggiore garanzia,  queste  licenze  di  darsi  caldomorbidi  si  potevano  avere  per  una  sola  persona  e  spesso duravano  tutta  la  vita. Molti  bambini  comunque  fecero  finta  di  non  conoscere  la  legge  e,  in  barba  a  questa, continuarono  a  dare  ad  altri  caldomorbidi  quando  ne  avevano  voglia  o  quando  qualcuno  glieli chiedeva.  E,  poiché  c'erano  molti,  molti  bambini  -  così  tanti  forse  quanto  i  benpensanti  - cominciò  ad  apparire  chiaro  che  la  cosa  era  molto  difficile  da  contenere. A  questo  punto  sarebbe  interessante  sapere  come  andò  a  finire.  Riuscì  la  forza  della  legge  e dell'ordine  a  fermare  i  bambini?  Oppure  furono  invece  i  benpensanti  a  scendere  a  patti?  E  Luca e  Vera,  ricordando  i  giorni  felici  dove  non  c'era  limite  di  caldomorbidi,  ricominciarono  a  donarli ancora  liberamente? La  ribellione  serpeggiava  ovunque  nel  paese  e  probabilmente  toccò  anche  il  luogo  dove  vivete. Se  voi  volete  (e  io  sono  sicuro  che  voi  lo  volete),  potete  unirvi  a  loro  a  offrire  e  a  chiedere caldomorbidi  e,  in  questo  modo,  diventare  autonomi  e  sani  senza  più  il  rischio  che  la  vostra schiena  si  ripieghi  per  la  sofferenza  e  rischi  di  raggrinzirsi. 

Claude  Steiner,  1969