martedì 9 gennaio 2018

accorciare le distanze

Sembra impossibile... un'autorità che accorcia le distanze. Sentivano che lui non parlava come quelli che si riempiono la bocca di bla, bla, bla e poi razzolano male. Percepivano un'autorevolezza nel suo parlare. Eppure, proprio da questa autorevolezza veniva la guarigione. Quante persone che incontriamo quotidianamente sono afflitte da questi "demoni", che impediscono loro di essere avvicinate. Le frasi dette come autodifesa, per porre una barriera alla grazia della vicinanza... Gesù ci fa vedere come rispondere. Non discorsi e persuasioni. Semplicemente vicinanza. Perché è quello di cui tutti hanno bisogno, nella giungla delle proprie difese e della finta forza che si crede di avere, nell'eccessivo distacco dall'altro. Un attimo molto breve basta per accorciare le distanze. E nell'abbraccio, nello sguardo affettuoso, nell'esserci, i demoni fuggono, si sentono appunto "rovinati". C'è infatti un'autorità nella capacità di accorciare le distanze. Ed è l'unica vera e autentica autorità, che possiamo avere e che dobbiamo rivendicare sugli altri.

martedì 19 dicembre 2017

in silenzio per amore

Alle volte la nostra vita ha bisogno di essere zittita. Quando in essa si affaccia qualcosa che umanamente risulta incomprensibile, di fronte alle nostre mille argomentazioni, Dio trova il modo per zittirci. E ci fa capire chiaramente, come ha fatto con Zaccaria, che lo fa per amore. Perché il progetto più grande di noi, più bello di qualsiasi nostra capacità di immaginazione, rischia di rimanere soffocato dai nostri calcoli e dalle nostre logiche. Per questo, adesso è il tempo di tacere, finché le cose non avvengano. Forse questo vale mille volte di più nel tempo della frenesia natalizia. E non per mortificarci, ma per liberare la mente e il cuore affinché sappiano farsi spazio per l'essenziale: per accogliere Colui nel quale ogni silenzio e ogni parola acquistano il vero senso. Facciamo silenzio, dunque, perché sta per succedere un miracolo, sta per succedere di nuovo LA VITA.

domenica 10 dicembre 2017

la culla dell'attesa

Preme tanto la vicinanza di Dio all'uomo. C'è un pre-cursore, che ci porta e ci trasporta ad immergerci nell'intimità Dio-uomo, quasi compiuta. Giovanni si fa spazio del "già e non ancora", dell'anelito, finché non nasca il più piccolo nel regno dei cieli, il Bambino. Perché Dio si è annidato già nella culla dell'attesa, grembo di una ragazza. E,  "se lo vogliamo accogliere", Giovanni siamo noi, se leggiamo in lui il desiderio di Dio, quello di farsi prossimo e farsi uno con l'uomo. Per questo noi siamo al mondo: per farne esperienza ed essere luogo di incontro dell'uomo con Dio. Nell'invisibilità di un'esperienza che un giorno avrà il suo compimento.

#grazieGiovanni

mercoledì 6 dicembre 2017

A come attesa


Aspetto te,
Pane gonfio, maturo,
cotto, ripieno 
di ogni questione umana 

Amante diurno e notturno,
che risvegli 
i moti più profondi
e più sconvolgenti 
del mio essere affamato

Sposo mio, Creatore, che risorgi:
spalanchi l'abisso di luce
spaventosamente deviando 
la direzione dell'oscuro andare,
mutando in legame ogni distanza
in gravidanza ogni sterilità
in amore ogni paura.

Trasformando in vita
ogni tomba segretamente custodita,
gelosamente bisognosa
del solo tuo sguardo, 

che fa rinascere e risorgere, 
riportando tutto 
al primo Amore.

giovedì 30 novembre 2017

insistere o/e perseverare?

Con la perseveranza è così: davvero essa salva la nostra anima. Perché una cosa è insistere e un'altra perseverare. Insistere è da carro armato. Non ci piace insistere, soprattutto a vuoto, e non ci piace che qualcuno sia insistente con noi. Ma perseverare sottintende l'amore. Si, persevera solo la persona che è amata e ama. Per questo si verifica nella vita che se tu insisti affinché le persone e le situazioni cambino, questo non succede. Può essere che alla tua insistenza manchi quella dose di amore che la renderà perseveranza. Perché le cose e le persone cambiano, solo quando si sentono scaldate dall'amore, che, direbbe san Paolo, è paziente. Qualunque cosa debba succedere, c'è la garanzia per eccellenza, legata alla perseveranza: nemmeno un cappello del nostro capo andrà perduto. E questa è una promessa d'amore, è un amore che dà sicurezza sufficiente per poter perseverare. Proviamo a sentirci amati e ad amare... evidentemente questo è ciò che poi salva.

martedì 14 novembre 2017

quando non serve servire

Quanta paura al pensarci inutili... Tutti sperimentiamo qualche volta, abituati alle corse quotidiane, quello smarrimento strano di quando all'improvviso si presenta un momento in cui non abbiamo nulla da fare! Come se la nostra identità si dovesse costruire e mantenere in piedi a partire dal nostro fare... Eppure Gesù ci suggerisce che beati sono quei servi che sanno essere inutili, cioé sanno dire: ecco, ora ho finito, non devo cercare altri motivi per correre ancora. Si, ci vuole il coraggio per essere inutili. Inutili, inutilizzabili, senza utilità. Perché la nostra vita non è da utilizzare. Siamo fatti per stare, "inutilmente" davanti al Signore, per lasciarci riempire da Lui. Riposare in Lui, in questo senso, è indispensabile per saper invece servire davvero, quando è tempo di servire. Perché se è vero che si impara a servire, servendo, è altrettanto vero che si serve con tutto se stessi, quando la condizione ordinaria di vita non è il vortice del fare, come modo di fuggire dal senso di essere inutili. Se il lavoro è il prolungamento e la partecipazione all'opera della creazione, allora è legittimo ciò che Dio fece, quando si fermò nel creare e vide che tutto ciò che fece era una cosa buona. E questa bontà e bellezza si possono scorgere solo se l'animo si ferma sull'importanza dell'essere che viene prima del fare.

sabato 11 novembre 2017

ricordati di camminare

Se tu decidi di fermarti per vedere chissà quali meraviglie, ricordati: il miracolo è quando cammini. Quando tu cammini con la consapevolezza di camminare verso di Lui. E' nel movimento che il sangue scorre più velocemente, e avviene la purificazione. E se tu pensi che, una volta avvenuto il miracolo, puoi stare comodo, ricordati: è solo l'inizio. Perché il tuo camminare deve produrre ancora molti miracoli, i passi dei piedi o i passi del cuore, non importa. Va' e torna. Muoviti. Mostrati grato, cioè disponibile al nuovo miracolo, perché riconoscente del fatto che non hai nulla di tuo che sia in grado di compierlo, ma tutto ti è stato donato. Gratuitamente. E alla gratuità corrisponde solo la gratitudine. E la percezione della gratuità muove i tuoi passi grati verso Colui che dona gratuitamente. E questo è il vero miracolo, le mani aperte per ricevere e i piedi che camminano. Così poco e invece è così tanto, nella percezione del continuo miracolo che è la vita.