mercoledì 1 luglio 2020

la prima fame

Mt 8,28-34
Ehm... Gesù, come possiamo spiegartelo... a noi questo prosciutto serviva per sfamare un sacco di gente...ma i porci sono affogati tutti nel mare! Va bene che tu salvi delle anime, ne siamo pure convinti che una presenza come la tua, che allontana il male, ci vuole, ma dai...non esageriamo! Non è che non ti vogliamo, ma forse sai, potevi avvisarci prima che saresti passato di qua, in effetti forse sei un poco "prima del tempo". Si, sei sempre avanti...arrivi prima che noi riusciamo a capire che c'è una fame che viene prima di quella che si calma con il prosciutto, ed è quella dell'Amore, Amore che ci fa uscire dai sepolcri, nei quali ci nascondiamo gli uni dagli altri, uscire dai sepolcri cioè risorgere con te e andare e vivere da risorti.

sabato 27 giugno 2020

un deposito comune

Mt 8,5-17 


Ci deve essere sicuramente un deposito comune di fede nell'uomo, nella nostra natura umana. Sarà metafisica, sarà mistica, sarà istinto di autoconservazione della specie...non importa perché qualunque cosa sia, a livello fenomenologico, sicuramente è dono gratuito di Dio. Il fatto è che dall'impossibilità umana di dire: "sono perdonati i tuoi peccati" o "va’, avvenga per te come hai creduto", parte un filo sottile e robusto, che connette questa impossibilità alla necessità divina dell'amore che non può negare la sua natura e perciò salva. Sarà una specie di cordone ombelicale che ci collega tra noi e in cui fluisce la fede, in modo che chi è più paralizzato, ne riceva dai fratelli, e Dio fornisca la linfa della nuova vita.

venerdì 26 giugno 2020

come sotto esame!

Mt 8,1-4

Non dimenticherò mai uno dei miei primi esami universitari. Il professore, di cui tutti avevamo una paura bestiale, mi fece una prima domanda. Io, molto sicura di me stessa, sono partita a rispondere con l'intenzione di costruire un discorso con tanto di introduzione, sviluppo e conclusione. Dopo due frasi il professore, visibilmente spazientito, mi disse: per favore, rispondi alla mia domanda. Dunque, spiegandogli che ci stavo arrivando, ma un po' confusa dalla sua reazione, ripresi il mio discorso, e dopo altre due frasi, il professore, ormai scocciato, ha alzato un po' la voce e mi disse: per favore, dimmi la risposta! Questa volta davvero spaventata, tirai fuori l'unica parola che mi venne in mente. E lui: oh, finalmente! Questa è la risposta, ora vai, sparisci! E mi fece il cenno di andare via. Esattamente come fece Gesù oggi con il lebbroso guarito: "lo cacciò via" e gli disse di non dilungarsi nel raccontare a tutti ciò che gli era successo, ma di andare al sodo, di far quel che occorreva fare in quelle circostanze. Mi domando cosa pensasse Gesù, quando seppe che l'uomo graziato era andato a raccontare a tutti l'accaduto. Forse era spazientito come mio professore, soprattutto costatando di doversi allontanare dalle città? Il Signore ci insegna a rimanere sull'essenziale. Non perché sia stato male andare a proclamare il bene ricevuto, anzi. Ma l'essenziale si è manifestato: "se tu vuoi, puoi purificarmi!" Lui volle e lo fece, senza tanti discorsi o pubblicità. L'essenziale è il suo volere, è la sua Parola. All'ex-lebbroso è andata bene questa volta: si è messo a spargere la voce con tutto il relativo chiasso. Ma in questo, per fortuna, è riuscito a volgere tanti all'essenziale, cioè all'incontro con Lui. 

giovedì 25 giugno 2020

una nuova autorità

Mt 7,21-29
Oggi mi sono soffermata sull'ultima frase del Vangelo... mi ha colpito che l'evangelista riposti che Gesù insegnava come uno che ha l'autorità, non come gli scribi... Arduo e triste comunque il compito di chi, tutti i giorni, scruta la legge e cerca di applicarla alla vita di ogni giorno facendo la ginnastica interpretativa e non di rado... applicandola alla vita altrui, ovviamente. E soprattutto quando in tutto ciò non si arriva a quello che fa Gesù che non applica, né interpreta, ma insegna, e non solo a parole ma con l'esempio. E forse è proprio questo che fa effetto a chi ascolta. Non: prendiamo la legge e spieghiamo come bisogna vivere, ma: prendiamo la vita e vediamo e scopriamo che essa ha in sé una legge, che essa ci insegna con i fatti e che, anche nella sua assurdità, c'è un'autorità, ma quella fatta delle scelte dell'Amore che per noi qualcuno ha già compiuto in questa legge scritta con la A maiuscola, che genera lo stupore.  

sabato 20 giugno 2020

impigliati

Mt 10,26-33


E' curioso osservare quanto tempo ed energie dedichiamo alla cura della nostra esteriorità, per apparire "come si deve" (e come si deve???). 
E' curioso vedere come spesso non ci permettiamo di essere noi stessi, ci neghiamo certe espressioni della nostra personalità (ovviamente quelle che non nuocciono agli altri), perché magari non sono gradite a qualcuno oppure creano scompiglio nei nostri rapporti sociali. Come se in noi restasse una sorta di timore di non essere considerati, riconosciuti ecc ecc... Oggi nel Vangelo Gesù ci dice di non preoccuparci di chi ci "uccide" o fisicamente o comunque esteriormente... ma di preoccuparci quando qualcuno ci tiene legati dentro, capace di "ucciderci" interiormente. Questo succede quando siamo succubi delle persone, quando facciamo cose per piacere agli altri, rinunciano alla fedeltà a quello che siamo e pensiamo davvero. Questo succede quando siamo talmente dipendenti dalle opinioni, da seguire i pensieri degli altri, per incastrarci perfettamente in ciò che a loro piace. E, attenzione, spesso chiamandolo "carità". "Lo faccio per questa persona per farle un atto di carità"... e intanto in realtà continuo ad andarle dietro, indovinando i suoi desideri e i suoi pensieri e rinunciando alla mia vita. Quasi certamente ognuno di noi è impigliato in una cosa del genere: chi più e chi meno. Oggi la domanda che ci possiamo porre, riguarda proprio questi nodi presenti nella nostra vita: dove sono bloccato, in una relazione o in delle relazioni, in rapporto ad una cosa/a delle cose, tanto da non essere libero interiormente? A noi la risposta, per poterci slegare, e volare verso una libertà sempre maggiore. 

martedì 16 giugno 2020

"imperfezione divina"

Mt 5,38-48

Quando leggo questo e qualche altro angelo, mi pongo sempre la stessa domanda. Mi colpisce infatti leggere: "siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste". Com'è la perfezione di Dio? Ha tutto, è tutto, perché è Amore. Eppure gli manca la possibilità di intervenire a livello della libertà umana. Dunque la domanda è: è perfetto o non lo è? Una cosa è certa: a noi viene chiesto di essere come Lui. Anche in quello che "gli manca", di cui si è privato per amore, cioè in forza dell'essere quel che è. Alle volte noi facciamo l'esatto contrario. La prima cosa di cui non ci priviamo è voler avere potere sulle vite degli altri, darsi diritto di giudicarli, limitare la loro libertà... anche in nome di Dio. Perché appunto il nostro modo di dire spesso è questo: "chi sei tu per giudicare, Dio?" E invece non c'entra. Perché Lui vede i cuori e proprio per questo è misericordia. Non significa che non vede gli errori, ma è Padre e non padrone. Questa è la perfezione che ci viene chiesta. Una perfezione con una crepa d'oro, mi verrebbe da dire. Perfezione che è onnipotenza ferita dall'amore, che può anche soffrire dalle scelte errate delle persone, ma le rispetta per quel che sono e si sforza di amarle. Una bella "imperfezione divina". 

lunedì 15 giugno 2020

una vendetta senza sapore

Mt 5,38-42


Sicuramente almeno una volta ognuno di noi (anche il più santo/la più santa) ha sperimentato dentro di sé la voglia di vendetta per il torto ricevuto. C'è chi vive triste e sempre arrabbiato e proietta le proprie difficoltà sugli altri, attirandosi così le antipatie e anche i veri e propri torti che gli vengono fatti. Tutto per poter dare dopo la colpa agli altri e continuare a dar retta ai pensieri di vendetta. Queste persone sono abituate a vendicarsi, spesso anche in una maniera subdola, perché il lungo dimorare nei loro cuori di questi pensieri, raffina le modalità di agire, anche quando non se ne rendono conto. C'è infatti purtroppo un sapore di appagamento nella vendetta. Essa infatti colma quell'asimmetria che si crea quando uno fa del male all'altro, prevaricando su di lui (consciamente o meno). Sembra che la bilancia per un attimo sta in equilibrio. Ma presto scopriamo che questo è un falso equilibrio, quando si perpetua il meccanismo di ripicche oppure quando di fronte alla vendetta da noi operata, scopriamo che l'altro non si immaginava di averci fatto del male. Il sapore dunque è passeggero e dal dolce che era in bocca, diventa amaro nelle viscere... un veleno insomma. E ciò che il Signore ci insegna oggi è il modo di smascherare la presenza di questo veleno. Se al veleno infatti togli immediatamente il gusto dolce, esso non sarà più attraente e non farà il suo effetto. Ed è qui la sapienza del porgere l'altra guancia. Perché se uno ti schiaffeggia, nella sua mente o nel suo cuore avrà elaborato un motivo per farlo, che responsabilizza te. Ma tu puoi fermare il veleno, indipendentemente dalla tua reale responsabilità. Puoi cioè trasformare questa responsabilizzazione in una reale presa di responsabilità rispetto al veleno che viene messo in circolazione. Se tu porgi l'altra guancia, la cattiveria che ti viene fatta attraverso lo schiaffo, non ha più sapore... Chiaramente escludiamo qui i casi patologici e incontrollabili, parliamo della nostra vita quotidiana. Dunque grande è la nostra responsabilità personale perché in primis veniamo interpellati sulla vigilanza sul nostro cuore, affinché non siamo quelli che schiaffeggiano, che tolgono la tunica... ma anche perché possiamo fermare il circolo vizioso della vendetta, togliendo ad essa il suo falso sapore. E ridare alla stessa maniera, al cuore che cerca la vendetta, la fame del gusto vero della vita, perché no, anche a partire da una relazione rappacificata e risanata.