sabato 15 agosto 2020

donna tutta intera

Il bambino sussulta nel corpo di Maria, la sua anima magnifica Dio... E' la festa dell'Assunta... ma è anche festa della donna tutta intera, perché sia l'anima che il corpo di Maria sono quella bellezza che è desiderio di Dio...
Chiediamo la grazia, soprattutto per le donne, di vivere la propria corporeità come evento più bello e più celebrativo dello spirito, nella comprensione che l'uomo è un'unità meravigliosa!

venerdì 14 agosto 2020

creare senza limiti

Oggi è la festa di san Massimiliano Kolbe. E mentre nel mio cuore ripercorro il suo messaggio pieno di vitalità e di amore a Dio e al mondo mi viene in mente un episodio di parecchi anni fa. In un campo estivo con i giovani che seguono la spiritualità di Kolbe, oppure che si vogliono accostare ad essa, dopo la giornata dedicata al transito del Santo di Auschwitz, una giovane, cui ero animatrice allora, andò in crisi. Abbiamo trascorso quasi tutta la notte a parlare, perché improvvisamente a lei parve assurdo il gesto estremo di amore compiuto da Massimiliano quel giorno in cui si offrì per morire a posto di un padre di famiglia. La giovane continuava a ripetere che ha un grosso dubbio: che forse lui era stremato dal dolore e in questa maniera voleva farla finita ed era il modo più "consone" a quelle condizioni. Continuava anche a chiedermi come potessi essere convinta che non era così. Quel che non comprendeva era il passaggio di cui Giovanni Paolo II ha gridato scandendo le parole, nell'omelia della canonizzazione di Kolbe, che egli non morì ma diede la vita. Un passaggio fondamentale che non è avvenuto solo in quel momento della sua vita, ma che ha accompagnato tutta la sua esistenza, mentre faceva esperienza, come disse lui stesso, che solo l'amore crea. Morire dunque, riflettevamo quella notte con la ragazza dubbiosa, significa interrompere, significa annientare, cancellare, significa non essere più. Mentre dare la vita significa il massimo della libertà umana: prendere in mano la propria vita e farne un regalo all'altro, cioé continuare a vivere, nel dono, essere ed esserci ancora. E anche noi, quella notte eravamo lì a chiacchierare su queste cose importanti, proprio come frutto della sua vita donata. Solo l'amore poteva spingere Kolbe a fare ciò che fece. Tanto da creare una "novità" inaudita, da avere coraggio di uscire dalle file dei prigionieri, senza la paura di perdere la vita all'istante, come sarebbe dovuto succedere, dato che nessuno di loro poteva fare nemmeno un cenno. Tante sono le testimonianze sugli ultimi giorni di Massimiliano nella cella del bunker della fame, tanti i testimoni della vita che egli irraggiava anche in quelle condizioni della massima umiliazione dell'umanità. Lui ha amato ed ha creato fino all'ultimo. La sua vita donata a Dio quotidianamente e donata ad Auschwitz, fece nascere altre vite, tante altre, diede un senso a molti di noi, che cerchiamo nel nostro piccolo, di seguirlo. Dio stesso si preoccupò affinché il suo creare non trovasse limite nella sua vita terrena, ma che potesse continuare a creare anche nel momento della morte e molto, molto dopo. Ho capito, mi disse infine la ragazza, la differenza tra volerla fare finita e il dono che fece di sé padre Kolbe. La differenza sta nell'amore. Il risultato apparentemente è lo stesso, ma dai frutti si riconosce quanto abbia amato. Sì, anche questa è creatività, perché contribuisce alla diffusione della vita nel mondo. 
Abbiamo dormito solo due ore, quella notte. Ma lei si è svegliata con un nuovo senso di libertà nel cuore. Con la consapevolezza che l'opera creatrice di Dio che ama, non ha barriere. E che davvero, l'amore che crea va molto oltre ciò che possiamo immaginare. E compie tutto ciò che vuole.

martedì 11 agosto 2020

il luogo di fuga

 


Mt 18,1-5.10.12-14

 Oggi la mia attenzione viene ancora attratta dal pastore che lascia le pecore per andare a cercare l'unica smarrita. Dove si dirige il Signore, quando va in cerca della pecora che si è persa? A pensarci bene, ho impressione che lui già sappia dove andare a recuperarla, perché conosce perfettamente i nostri luoghi di fuga, gli spazi dello smarrimento dei nostri cuori... quindi di nuovo ci è maestro nel farci capire quali debbano essere i nostri rapporti: solo la conoscenza profonda accompagnata dal rispetto della persona che vive accanto a noi, ci spinge ad andarle dietro quando si smarrisce, perché l'amore verso chi si smarrisce ci spinge... e vice versa. Ci dia dunque il Signore il dono di questa conoscenza, che fa di noi strumenti della sua misericordia, persone pronte ad andare e a lasciare tutto ciò che, secondo una logica sarebbe assurdo lasciare, per amore, quello vero, quello che lascia andare e che è pronto a "riportare al gregge", quando ce n'è bisogno.

sabato 8 agosto 2020

sempre la stessa storia

 Mt 17,14-20

Una reazione tanto simpatica, quella di Gesù nel Vangelo di oggi, tanto umana e tanto conosciuta a ciascuno di noi. "Fino a quando dovrò sopportarvi?" Un Gesù scocciato insomma. Certo la scocciatura espressa con il linguaggio diverso da quello che quotidianamente usiamo noi, ma il senso resta lo stesso. Portatelo qui, ci devo per forza pensare io perché voi non ce la potete fare. E quindi la domanda che sorge è: ma poteva Gesù esigere dai suoi discepoli che facessero un miracolo? Dio davvero esige questo da noi? Probabilmente la risposta ciascuno di noi può trovarla da solo. Ciò che il Signore chiede ad ognuno di noi, in termini di fede, può essere diverso, perché ogni cammino è diverso e non ce ne sono due uguali. Ma la mancanza di fede che fa sì che non cresciamo, non avanziamo nel nostro cammino e solo continuiamo sullo stesso piano, che prima o poi, diventa piatto, è un ritornello ricorrente a cui corrispondono appunto le parole di oggi di Gesù. Uffa! Ma perché non fai quello sforzo di fede in più, che potrebbe cambiare la qualità della tua vita? La fede infatti non è l'andare in chiesa o il dire determinate preghiere, ma è la capacità di affidarsi completamente a Dio, quando le cose sembrano irragionevoli. E continuare a camminare, senza lasciarci portare dall'autocommiserazione, senza sederci per strada con la scusa di non riuscire perché "non capiamo". La guarigione, la liberazione dal demonio, nel caso del Vangelo di oggi, è un atto di fede. Non è magia, ma è fiducia, non sono formule da recitare, ma il cuore che si abbandona. Ecco perché, paradossalmente, la reazione di Gesù non è solo o non è tanto un rimprovero, quando un promemoria. Senza di Lui non possiamo far nulla. La fede è relazione con Lui, è capacità di ricorrere a Lui in necessità. E non potremo mai fare a meno di questa relazione. Anche perché questa relazione è quella che porta guarigione all'altro. Se ci fidiamo solo di noi stessi, ci indeboliamo e falliamo, e i miracoli non succedono. Mentre con quest'altra "storia di sempre", quella che ci fa tornare sempre a Lui, possiamo vivere nella certezza che nulla accade a caso e che, se glielo chiediamo, non saremo mai lasciati alle nostre sole forze. Ben venga allora la scocciatura che Gesù esprime, perché ci stimola a ritornare sempre a Lui! 

martedì 4 agosto 2020

lavarsi le mani, lavandosi le mani


 

Mt 15, 1-2.10-14

Si sa, bisogna sempre lavare le mani. Specie da qualche mese, siamo tutti esperti in questo, per prevenire i contagi di coronavirus... Prima di mangiare, dopo, dopo aver toccato qualsiasi cosa potenzialmente sporca, un animale qualsiasi, prima di toccare un bambino, in estate perché sudano, dopo aver fatto qualsiasi cosa con le mani, perché i batteri, i virus sono dappertutto...  finché stiamo nel normale equilibrio umano, va bene. Ma ho conosciuto una signora così ossessionata per lavare le mani, che a un certo punto aveva i palmi delle mani come un deserto screpolato, perché dal continuo contatto con l'acqua e con il sapone... le sono scomparse le ghiandole sudoripare... Morale della favola? Anche nelle buone abitudini, vale sempre il principio di sana ragione e di buon senso. Ma chiaro, se un'abitudine diventa ossessione... 
Ma è altrettanto pericoloso quando le normali abitudini, diventano leggi rigide. Quando il buon senso e la capacità di ragionare su una semplice azione quotidiana, scompaiono e prende il sopravvento l'osservanza schematica del "si fa così". E questo non solo per la pulizia delle mani. Dunque, ha ragione Gesù: non ciò che noi apprendiamo come buona abitudine, ma il modo in cui sappiamo distorcere le cose, che le rende pericolose. Ma certo, non sono solo gli apparecchi elettronici: i computer, gli smartphone, la TV, che ci offuscano la mente, che ci disattivano il cervello... C'è anche che è comodissimo lavarsi le mani dalla necessità di ragionare e responsabilizzarsi rispetto alle cose...come? Appunto lavandoci le mani. Ripetiamolo, figurativamente: sappiamo bene lavarci le mani, lavandoci le mani. Cioè ci deresponsabilizziamo, cadendo nell'automatica osservanza. Alla quale poi consegue il fatto che chi non rientra nei nostri "sacri schemi", è causa di scandalo. Ma l'umile, si sa, non si scandalizza così facilmente. Ed è certo allora che non è umile chi pretende che gli altri si sottopongano alle sue osservanze. Il momento stesso in cui uno si scandalizza, è proprio il momento dello sradicamento, come dice il Vangelo di oggi. E qui si aprono due strade: chi si scandalizza ha un'opportunità per uscire dai suoi schemi e dalle sue osservanze, oppure restare e... continuare a lavarsi le mani: dalla vita, dalla responsabilità e dal contatto con gli altri. Infatti le mani pulite e sterilizzate, sono quelle di cui Gabbani canta quando dice "mettiti in salvo dall'odore dei tuoi simili". Si, perché pur non osservando i nostri schemi e le nostre leggi, restano sempre nostri simili. A noi la scelta.

lunedì 3 agosto 2020

assenza di dubbi, assenza di fede

Mt 14,22-36
Di certo ciascuno di noi ha vissuto l'esperienza di quella sorta di "rimprovero", ricevuto da una persona per noi importante, di fronte ad un dubbio da noi espresso. "Come mai dubiti? Non ti fidi di me?" Ed è subito senso di colpa. Un misto di sentimenti che lo creano dentro di noi, di certo è frutto della relazione, di un intercorrere di reciproche attese, di giochi relazionali, di avvicinamenti e lontananze. Chissà se noi stessi o qualcuno per noi, abbiamo mai avuto il coraggio di scacciare il senso di colpa e di pensare che, se c'è il dubbio, è semplicemente perché c'è la fede, cioè nel contesto relazionale, c'è la fiducia, c'è il legame. 
Gesù fa esattamente questa domanda oggi, a Pietro, dopo averlo tirato fuori dalle acque, su cui egli aveva cominciato a camminare. L'iniziale atto di fede e di fiducia, lascia spazio alla paura, cioè al ripiegamento su se stesso, e sui limiti delle proprie possibilità, oppure su un'impossibilità... e immediatamente si sveglia la consapevolezza che senza di Lui non può nulla. Ritorna la fiducia nel Signore, viene la salvezza e arriva la fatidica domanda: perché hai dubitato? Cambierei questa domanda in: "dov'è la sorgente del tuo dubbio?" Gesù non fa la domanda per rimproverare la mancanza di fede di Pietro. Invece gli fa vedere come il ritorno a Lui è espressione di una fede che non cessa, nemmeno quando si affaccia il dubbio, frutto della debolezza umana. Se non ci fossero dubbi, significherebbe che siamo in una certezza assoluta, quella che non appartiene al nostro mondo. Se ci sono dubbi, sotto c'è la fede, anche se dovesse essere solo una scintilla. C'è. E questo basta.