martedì 20 novembre 2018

una vista superiore

Si tratta sempre della vista... ieri il cieco di Gerico che pur non vedendo, ha fissato gli occhi più profondi  in Gesù e non ha smesso di gridare finché il Signore non l'ha ascoltato... eh, si, forse vedeva meglio di quanto ce lo potremmo aspettare! 
Oggi Zaccheo che per vedere sale sul sicomoro e,  se anche fosse salito lì per curiosità, lo sguardo di Gesù rivolto verso di lui, gli ha fatto cambiare la rotta... La salvezza per tutt'e due! 
Dicono che una cosa è la fede e un'altra è la visione. Ma la fede ha occhi che scorgono molto di più di quei due di cui è dotato il nostro corpo. Questi occhi vedono la salvezza e permettono di correre nella sua direzione.  Ci doni il Signore gli occhi che penetrando la realtà, saranno in grado di scorgere in essa i segni dell'opera salvifica a cui siamo chiamati a collaborare, guardando nella fede quei frutti che sono già e non ancora. 

sabato 3 novembre 2018

il vuoto o la pienezza?

Occorre solo scegliere: il vuoto o la pienezza. Il vuoto che sta nel non rispondere all'invito del Signore, rifugiandosi nel proprio ristretto spazio di vita, lasciando vuoto il salone in cui Lui stesso ci prepara un ricco banchetto. La pienezza dell'aggregazione di chi riconosce la propria povertà e il bisogno che ha dell'altro, della condivisione. Questa pienezza, per assurdo fa sì che c'è sempre il posto per qualcuno ancora e ancora. Perché ciò che si condivide, consapevoli della nostra povertà, si moltiplica, ne basta per molti. Mentre ciò che viene conservato nella chiusura delle proprie ristrettezze, lascia solo il vuoto. 

venerdì 5 ottobre 2018

una lista sempre da rifare

Lc 10,13-16

Oggi il compito che la Parola di Dio ci pone davanti è molto semplice. Siediti con calma, prendi una penna e un foglio di carta. Fatti una lista dei tuoi beni più preziosi nella vita. Poi fatti una lista di quei beni che hai ricevuto più o meno nell'ultima settimana. Poi fanne una terza: il bene ricevuto oggi. 
Guardale, queste liste. Pensa quali chiamate nascondono. Cioè come questi doni diventano compiti per la tua vita. Perché essere destinatario di un dono, chiede una risposta. E non necessariamente la risposta di "do ut des". Si tratta di leggere in ciò che ci viene regalato gratuitamente dalla vita, da Dio, dalle persone, una chiamata. Se il regalo è la bicicletta, devi pedalare... (quindi non: io ti regalo la bicicletta, tu mi devi ricambiare con una macchina). Poi pensa a quel ragazzino magro e deperito africano, che, quando un giornalista gli ha regalato due lecca-lecca, uno se l'è messo in bocca e l'altro in un gesto connaturale a lui di condivisione, l'ha regalato ad un altro. Questo per illustrare quanto un dono si moltiplica o quanto si dovrebbe moltiplicare. Poi ringrazia: nulla ti è dovuto, nulla è scontato. Infine chiedi il dono della gratitudine e il dono di saper far fruttare tutto il bene che hai avuto dalla e nella vita. 

Poi fai lo stesso tutti i giorni. Vedrai che la tua vita cambierà e sarà sempre più bella, perché grata.

domenica 2 settembre 2018

questione di coerenza

Mc 7,1-8.14-15.21-23

Tanti discorsi nei nostri giorni si fanno sui giovani, sulla loro vita distratta, persa, senza direzione, senza valori. Tra i credenti tante parole si dicono sui giovani che "non vanno più in chiesa": affermazioni fatte spesso con tanto di meraviglia sul volto... 
Forse in tutte queste lamentele, bisognerebbe alle volte, appunto come dice Gesù, guardare a ciò che "esce da noi", cioè quanto noi siamo testimoni coerenti della bellezza della vita, della fede ecc. Resta sempre facile criticare senza una vera e propria presa di responsabilità. E la responsabilità più grande è proprio questa: iniziare ad essere coerenti nella vita. Di modo che ciò che diciamo, divenga coerente con ciò che effettivamente facciamo, gli atteggiamenti che assumiamo. E questo soprattutto quando ci permettiamo di criticare, perché la critica è un'altra di quelle cose che "escono da noi" e che ci qualificano senza che ce ne accorgiamo. Si, purtroppo spesso le persone giovani o meno, quando si chiede loro perché si allontanano dalla chiesa, dalla fede oppure perché non si avvicinano ad un'esperienza religiosa, spiegano che non vedono la coerenza tra le parole e le opere. E preferiscono fare del bene senza fare il chiasso, fuori. Giustamente. Come vediamo dalla Parola di oggi, così era nei tempi della vita terrena di Gesù, e così è anche oggi. E come ieri, così anche oggi, la responsabilità, prima di essere collettiva, è personale. 

martedì 21 agosto 2018

per vivere da risorti...


Per VIVERE DA RISORTI, attenzione ad alcuni handicap che ci portiamo:


- il bisogno di avere sempre ragione
- il bisogno di essere i primi della classe: primi a capire, a intervenire, nel servizio, anche nei ruoli ecclesiali. Dobbiamo ridere del nostro infantilismo.
- il bisogno di essere sempre in forma. Non vogliamo la debolezza.


- il bisogno di essere amati, approvati, accettati da tutti. Una pretesa infantile.

- il bisogno di cambiare la testa agli altri. Invece di accettare che ognuno sia se stesso.
- il bisogno di possedere le persone

- il bisogno di dare la colpa agli altri
- il bisogno di dominare sugli altri. Non ci basta essere 'soldati semplici', abbiamo bisogno di qualcuno cui comandare. 
- il bisogno di circoscrivere, spesso giudicando, gli altri. Invece di scegliere l'"insicurezza" del mistero dell'altro. 


sabato 21 luglio 2018

puoi andartene

Mt 12,14-21

Mi piace oggi guardare come si atteggia il Signore con le persone che sono i suoi cosiddetti "nemici". Certamente tutti abbiamo nella nostra vita delle presenze che o non ci stanno simpatiche oppure le percepiamo come persone che fanno di tutto per contrastarci. Spesso lo fanno nel nome di una legge, del rispetto di un insieme di regole, spesso le loro intenzioni sono buone, eppure noi ci sentiamo annientati dalle loro azioni, parole, atteggiamenti. Così Gesù ci fa vedere che questo è capitato pure a Lui. Addirittura, un gruppo sociale si riunisce per cercare il modo per metterlo alla morte... questo forse a noi non capita, per fortuna. Comunque, sono cose pesanti, indubbiamente. Possiamo ricordarci questi tipi di situazioni e di persone e vedere, come reagiamo. Resta sempre valida una regola d'oro: le persone non cambiano, ma siamo noi che abbiamo il potere sulla nostra vita e, a partire dai dati di fatto, possiamo decidere cosa fare. C'è chi si ritiene eroe e resta in delle situazioni veramente pesanti, dicendo di farlo per amore, o perché non si sa cosa direbbe la gente, o perché pensiamo che la virtù in queste situazioni sta nel continuare a soffrire, anche con le più alte motivazioni spirituali. Ebbene, certamente la capacità di sopportare pazientemente le persone moleste, o le situazioni contrarie, appartiene alla nostra vita da cristiani, ma solo fino a un certo punto. E oggi il Signore ci dice con molta chiarezza qual è questo punto. I farisei si riuniscono per metterlo alla morte. Ma qui non si tratta solo di una morte fisica. La morte è il limite della nostra vita, della nostra vitalità. Quando tu senti che una situazione di sofferenza, magari subita e non per colpa tua, ti toglie la serenità minima, la tua abituale vitalità, allora è il momento di reagire. Attenzione però, ci sono almeno due cose da ricordare. La prima è la capacità e il coraggio di manifestare alle persone che ci fanno soffrire, il nostro disagio, cioè un sereno confronto. La seconda è la necessità di guardarsi dentro, perché quando una cosa o persona ci fa soffrire molto, può essere che tocca qualche punto debole o qualche ferita nostra e... potrebbe essere un'occasione per guarire. Considerate queste due cose, quando la certezza interiore è che abbiamo fatto quel che dovevamo, occorre prendere delle decisioni per il nostro bene. L'atteggiamento cristiano verso chi ci crea difficoltà, tuttavia, è questo: avere coraggio di pensare che nessuno mi fa del male apposta. Questo aiuta a non coltivare la rabbia e lo sdegno, a non portare rancore in futuro. In poche parole: aiuta a far entrare la risurrezione in questa piccola morte relazionale. Ed ecco Gesù: avendo saputo che volevano farlo morire, si allontanò. Si mostrò essere colui che Isaia aveva annunciato: non grida, non spezza la canna incrinata. Sì, perché ci sarebbe un ultimo elemento da considerare nelle nostre relazioni. Alle volte ci facciamo del male a causa delle cose che sono dentro di noi e di cui non ci accorgiamo. Non spezzare la canna incrinata in questo caso significa non gridare in faccia a chi mi fa del male, ciò che posso intuire come causa del male che mi fa. Proprio perché le persone si spezzano alle volte scoprendo la loro stessa debolezza. E ad essa devono arrivare gradualmente, non con la violenza di chi gliela grida in faccia. Resta sempre attuale che le persone non cambiano perché le rimproveri, ma perché le ami. E capita che questo debba significare allontanarsi, cambiare rotta, andare via. Fa male, ma può essere una scelta per la vita, come oggi il Signore ci mostra con il suo comportamento. Non temiamo, dunque. Possiamo andarcene, ma solo se questo significa ricominciare a vivere, non per vendetta, non per rabbia.