
Ieri ero in un aeroporto e vi ho trascorso una buona parte della giornata... in questi contesti, osservando i volti, vedendo i transiti, ascoltando le varie lingue, mi domando sempre, se sono favorevoli per incontrare il Signore, che c'è anche lì, oltre ogni vero o presunto ostacolo. O meglio, la domanda è se siamo disponibili ad incontrarlo. Poi facevo questa riflessione, ricordandomi di Zaccheo...
Ci
sembra tante volte di non riuscire a vedere il Signore a causa della "folla" costante nella nostra vita...persone, cose, impegni, avvenimenti, frastuoni, doveri: tutto ciò
affolla la nostra esistenza in modo tale che l'unica soluzione che ci sembra utile è
quella di fuggire salendo su un albero e sperando di vedere da lì Dio. E Dio lo
sa. Non appena si presenta vivo e vero, immediatamente ci riporta giù, in mezzo
alla nostra folla, affinché noi impariamo che vivere e creare le condizioni di
accoglienza di Lui, significa guardare in faccia la nostra folla, darle delle
dimensioni, saperla gestire...sapere dove bisogna dare la propria metà e dove
restituire. Affinché la vita sia più leggera, non occorre innalzarsi al di
sopra di ciò che ce la riempie, ma saperci mettere proprio lì in mezzo, per
scorgere in ogni cosa l'armonia, che è dimora del Signore che si ferma nella
nostra casa.
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